io confesso regia di Alfred Hitchcock USA 1953
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io confesso (1953)

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locandina del film IO CONFESSO

Titolo Originale: I CONFESS

RegiaAlfred Hitchcock

InterpretiBrian Aherne, Karl Malden, Anne Baxter, Montgomery Clift

Durata: h 1.35
NazionalitàUSA 1953
Generegiallo
Al cinema nell'Aprile 1953

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Trama del film Io confesso

Padre Logan era stato sorpreso in compagnia di una donna sposata, prima dell'ordinazione sacerdotale, dall'avvocato Villette. Ora questi è stato derubato dal sacrestano Keller che ha agito mascherato da prete. I sospetti cadono su Logan, naturalmente, ma costui sa la verità: Keller gliel'ha rivelata, ma in confessione. Logan viene dunque processato...

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Voto Visitatori:   7,68 / 10 (17 voti)7,68Grafico
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Voti e commenti su Io confesso, 17 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Leonardo76  @  03/09/2011 14:59:19
   8½ / 10
Film avvincente, bello il pretesto per cui l'accusato non si può scagionare. Da vedere.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  30/08/2010 01:50:00
   7 / 10
Un Hitchcock minore è sempre di gran lunga più interessante di un qualunque giallo del migliore dei registi di oggi. Il suo stile è sempre raffinato e maestoso anche in questa introspettiva inchiesta su un assassinio di cui è accusato un prete, tra implicazioni etiche e responsabilità morali. Se dico che la sceneggiatura mi è sembrata un tantino fiacca e faticosa mi sento di fare un torto ad un genio indiscusso del genere, ed in effetti il film possiede comunque i suoi momenti di forte intensità. Tuttavia ritengo che i capolavori del regista siano altri. Splendida fotografia e interpreti eccellenti, anche se Clift è straordinariamente bello, forse troppo per risultare credibile in abiti talari e per di più psichicamente troppo fragile per reggere le angherie di Hitch che non nascose mai la sua insoddisfazione verso un attore imposto dalla Warner.

Someone  @  11/08/2010 15:53:43
   7 / 10
Un discreto Hitchcock minore, anche se lo stile del maestro non è identificabile come in altri suoi lavori. Molto interessante la caratterizzazione di padre Logan, che va a compensare lo sviluppo di una trama fluida e lineare ma non troppo coinvolgente.

Tutto sommato, consigliato a chi non ha troppe pretese.

dobel  @  27/06/2010 18:45:28
   8½ / 10
Un Hitchcock maggiore, tanto per cominciare. Sicuramente il livello non è quello della 'Finestra sul cortile' o della 'Donna che visse due volte', ma siamo di fronte ad un'opera inquietante, sinistra, intelligente in cui un uomo è imprigionato nel proprio stesso ruolo sociale. Quello gli impone addirittura di andare incontro alla morte pur di non venir meno al proprio ufficio. Una cosa folle, si potrebbe pensare, ma assolutamente realistica. Inutile dire quanto la regia e la fotografia siano meravigliose (certe inquadrature della chiesa dal basso verso l'alto la rendono veramente inquietante come un castello di vampiri); esse costruiscono un'impalcatura tale da risultare un'analisi lucida e disincantata del male che è insito nell'uomo. L'educazione cattolica del regista fa capolino distintamente nel tratteggiare un contesto in fondo redentivo. La morte viene vista in tutti i film di Hitchcock come un inciampo del percorso, un accidente imprevisto. Si sa che la sua mania di pianificare ogni singolo particolare della vita raggiungeva vertici maniacali: la morte rappresenta l'imprevisto, l'elemento perturbatore, ciò che scombussola tutti i piani. Per questo in Hitchcock la morte è sempre violenta, perché è violenza ad un piano altrimenti perfetto. Questo è il succo dell'educazione cattolica del regista: tutto sarebbe perfetto se la morte non fosse li a metterci i bastoni tra le ruote. E la morte non è 'l'amica' che ti prende per mano come per il nostro Vincenzo Cardarelli, bensì la violenza, la stortura di una esistenza altrimenti perfetta. In questo film, almeno, i due complici hanno il tempo di chiedere perdono... ('il perdonatore mi avrà perdonato ogni cosa?', si chiedeva sul letto di morte un grande italiano...); e anche qui fa capolino il cattolicesimo hitchcockiano: l'efficacia del sacramento, come diceva Don Milani. A chi gli chiedeva perché non lasciasse la Chiesa dopo tutti i soprusi e i maltrattamenti ricevuti da essa, lui rispondeva: 'e chi mi potrà poi rimettere i peccati, allora?'

Gruppo COLLABORATORI elio91  @  21/04/2010 16:15:57
   7 / 10
Lavoro stranamente troppo prolisso per il grande regista inglese,nonostante tutto la trama regala spunti interessanti.
Il binomio fede/dovere è ben trattato,la trama è buona anche se eccede troppo spesso nel melodrammatico. Il finale è interessante ma un pò "fuori contesto"... Non mi è piaciuta l'esplosione di follia improvvisa,non sembra attinente a tutto ciò che si è visto per quasi tutto il film.
Il protagonista abbastanza monoespressivo ma la sua interpretazione non è male.

"Io confesso",per quanto buono,non l'ho trovato degno di nota rispetto ad altro di Hitchocok.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  07/01/2009 19:53:24
   8 / 10
Questi americani degli anni 50! Così attaccati alle regole e alle convenzioni eppure così vogliosi di trasgredirle. Mai epoca ha indagato così omotivamente il conflitto fra dovere e sentimento. Hitchcock ci regala con Io Confesso un’altra delle sue perle cinematografiche che riescono a rendere questo conflitto vivo e palpabile. A lui basta semplicemente scoperchiare la pentola in ebollizione, far sentire un po’ di “odore” e poi rimettere in coperchio. Il vaso di Pandora non è stato ancora aperto (lo si farà negli anni ’70).
Hitchcock punta comunque in alto, mettendo in ballo i principi sacri dell’America: fede e famiglia. I due protagonisti del film devono affrontare prove immani. Chi ha scelto la fede deve dimostrare sulla popria pelle l’adesione interiore totale a ciò che ha accettato come regola suprema. Padre Logan è disposto pure a sacrificare la propria vita pur di restare fedele ai suoi doveri etici insindacabili. La sua figura però non appare trattata molto approfonditamente se la si confronta ad esempio con quella del Parroco di Campagna di Bresson. E’ assolutamente convinto di quello che fa? Non è sfiorato dal dubbio? Il regista e l’attore non ci aiutano molto a proposito. Sì, forse qualche occhiata a terra di Clift, qualche pausa meditativa nelle sue azioni, può indicare un conflitto, un dubbio. Troppo poco però. Il modello sembra essere più che altro gli eroi di Corneille, che non avevano dubbi e per i quali il conflitto serve solo a fortificare il valore della loro ideologia. Padre Logan in effetti agisce sempre in maniera virtuosa, retta, senza una sbavatura. Diventa una specie di eroe religioso moderno, come andavano di moda negli anni ’50 (vedi il parroco del Fronte del Porto). Bisogna però dire che non alza mai la cresta. La sua è una certezza soprattutto interiore. Non gl’importa di affermarla in faccia agli altri.
Il personaggio interpretato da Anne Baxter invece deve fare i conti con il conflitto fra il suo sentimento interiore e le norme sociali a cui è forzata ad aderire in quanto donna (e quindi moglie). Qui invece c’è dietro tutta la tradizione ottocentesca delle mogli adultere, da Mme Bovary a Anna Karenina in poi. Prima degli anni ’70 del XX secolo le soluzioni a questa situazione erano due: la rinuncia al proprio sentimento o l’espulsione completa dal tessuto sociale ufficiale. In questo caso la protagonista sceglie una specie di compromesso. Segue una via retta di assoluta sincerità con se stessa, senza però ribellarsi alla rigida codificazione sociale che vuole la donna legata indissolubilmente ad un unico uomo. L’esito finale è quello per noi paradossale di una donna che sceglie di stare con un marito che non ama. Allora però era un esito diffusissimo nella buona società borghese e per nulla contraddittorio. Il dovere andava davanti a tutto.
Il film si riallaccia allo stile delle tragedie classiche francesi del ‘600 proprio perché mette in scena il conflitto interiore alle singole persone, lasciando il mondo esterno sullo sfondo. Infatti solo nella scena del tentato linciaggio appare il mondo esterno in maniera diretta. Per il resto del film è assente ma presente dentro i protagonisti.
Hitchcock indovina lo stile giusto per esaltare questo tipo di rappresentazione artistica. Intanto fa vedere e sapere solo ciò che fa comodo in quel momento per legare lo spettatore al personaggio. Tutto si dipana in maniera coalcolata per descrivere e far vivere di riflesso nello spettatore i conflitti dei protagonisti. Forse solo il flashback mediano rompe un po’ la progressione emotiva. La tecnica di ripresa è di prim’ordine, con primi piani plastici, effetti di luce/ombra molto suggestivi e scenografie che ricordano i film espressionisti. Le inquadrature sono in genere dal basso verso l’alto e questo fa sì che le figure campeggino e quasi escano dal quadro di ripresa.
Il difetto del film è più che altro l’esigenza scenica di dover in qualche modo accomodare la storia per poter ristabilire l’ordine. La trama diventa a volte piuttosto forzata e inverosimile. Qua e là c’è anche qualche tocco melodrammatico di troppo, ma tant’è: all’epoca era difficile fare altrimenti.
Da notare che a differenza dei decenni successivi, negli anni ’50 la polizia aveva sempre un ruolo attivo e decisivo nel riportare tutto alla fine nell’alveo dell’ordine (anche se rimaneva perennemente instabile).

Max78  @  27/06/2008 16:49:46
   8½ / 10
Hitch sfrutta il meccanismo diabolico del confessionale per architettare un pregevole thriller di stampo religioso.


Confermato il detto popolare "l'abito non fà il monaco"

Invia una mail all'autore del commento wega  @  02/02/2008 15:51:55
   8 / 10
Senz'altro un hitchcock minore per l'anno di uscita ma un film dalla tematica interessantissima e coinvolgente, un uomo pronto a rinunciare, forse, alla propria libertà pur di non venir meno ai propri principi e voti sacerdotali, argomento di non facile interpretazione e di non altrettanto facili conclusioni personali cattoliche, di ognuno.
Molto buona la recitazione di Clift ed un film fotografato bene, un bel B/N.

Ch.Chaplin  @  11/06/2007 11:15:07
   8½ / 10
secondo me non è un hitch minore questo! non trovo molte assurdità nello sviluppo del plot, non più ke in altri film. risulta affascinante la trama e la regia è pur sempre quella del grande alfred. alcune inquadrature sono geniali, come la vista di lui ke scende dalla scala, il braccio di lei ke kiama al telefono e alcune altre.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  10/06/2007 09:18:42
   8 / 10
un film insolito per il grande Hitchocock, ma molto bello. mi ha preso molto e indubbiamente alcune scene sono geniali e magistrali.
(forse arriverà una recensione)

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  05/11/2006 11:30:57
   7½ / 10
a me il film è piaciuto parecchio...la trama l'ho trovata intrigante e coinvolgente...forse il finale poteva essere migliore ma salvo cmq questa opera del maestro...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  27/09/2006 22:39:12
   6½ / 10
Il tema è affascinante, ma svolto con una prolissità incomprensibile per uno come Hitchcock.
L'interpretazione di Clift sembra quasi piu' cauta, quasi sottomessa al servizio di un regista che non è nelle sue corde. Film minore

clare  @  21/09/2006 21:13:41
   6½ / 10
Questo film è un lavoro che si fa apprezzare per la regia tipica di Hitchcock, per la bravura degli attori, ma di sicuro non per la trama, tutt'altro che entusiasmante.

Gruppo COLLABORATORI paul  @  22/06/2006 14:47:46
   10 / 10
Un altro Hitchcock stratosferico, regia e storia stupende. Karl Malden lo ritroveremo ne "Il gatto a 9 code" di Argento.

Invia una mail all'autore del commento Andre82  @  10/05/2006 18:45:09
   6½ / 10
Il film è bello fino alla fine, nel senso che cade un pò nel finale, con qualche situazione un pò forzata.

Crimson  @  26/03/2006 11:43:22
   8½ / 10
Troppo bello, un altro grande film di Hitchcock che personalmente metto tra i miei preferiti.
Montgomery Clift, uno degli attori introversi per eccellenza, non poteva che essere il più adeguato per il ruolo del prete umile che pur di conservare il segreto (che gli spetta osservare di regola) mette a repentaglio la propria innocenza.
Ancora una volta conosciamo subito l'assassino per poi soffermarci a riflettere sui suoi perfidi meccanismi psicologici per fuorviare le indagini. E la sceneggiatura articolata molto bene riesce a mantenere il clima di tensione fino alla fine.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  12/05/2005 15:21:59
   6 / 10
Diciamo pure che la trama non è proprio delle migliori, lo sviluppo è un po' assurdo, e il film è un po' prolisso.
Secondo me è un Hichcock minore.
Grande Karl Marlden.

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