i misteri del giardino di compton house regia di Peter Greenaway Gran Bretagna 1982
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i misteri del giardino di compton house (1982)

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locandina del film I MISTERI DEL GIARDINO DI COMPTON HOUSE

Titolo Originale: THE DRAUGHTSMAN'S CONTRACT

RegiaPeter Greenaway

InterpretiAnthony Higgins, Janet Suzman, Anne-Louise Lambert

Durata: h 1.43
NazionalitàGran Bretagna 1982
Generedrammatico
Al cinema nell'Agosto 1982

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Trama del film I misteri del giardino di compton house

Siamo nel 1694, in Inghilterra. Neville, pittore ambizioso, accetta un curioso contratto: la signora Herbert gli commissiona dodici disegni del suo giardino, concedendogli in cambio se stessa. Al termine del lavoro, Neville si accorge che i disegni contengono gli indizi di un probabile omicidio ed ecco che Mister Herbert viene in effetti trovato morto.

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Voto Visitatori:   7,86 / 10 (18 voti)7,86Grafico
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Voti e commenti su I misteri del giardino di compton house, 18 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Romi  @  15/06/2018 20:40:07
   10 / 10
Secondo me il migliore del regista, meravigliosa la fotografia (ma non potrebbe essere diversamente), trama intrigante, cinica, tinta dalle tipiche stranezze visive del regista.

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  22/05/2016 01:10:45
   9 / 10
Grandissimo esordio di Greenaway, un compendio di perfezione artistica, visiva e musicale, in cui il rigore estetico delle immagini si fonde con le splendide musiche di Nyman a creare un quadro musicale in movimento. L'impatto di Greenaway è dirompente, e la sua idea di cinema è moderna ancora oggi.

paride_86  @  04/10/2012 22:07:18
   8 / 10
Un giallo verboso e antinarrativo: questo è "The Draughtsman's Contract" di Peter Greenaway, regista non di film, ma di vere e proprie opere d'arte.
Ogni singola inquadratura è perfetta come un quadro a se stante e conserva un fascino pittorico d'altri tempi.
Un film da vedere e rivedere.

7219415  @  24/03/2012 00:19:34
   6½ / 10
Un po' troppo lento...

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  02/03/2011 19:04:38
   7 / 10
Esordio ufficiale di Peter Greenaway sul grande schermo (in realtà il regista britannico aveva un retroterra produttivo mica da ridere, tra corti, documentari, installazioni artistiche e anche una folle riduzione filmica di un suo romanzo, "The Falls", cortometraggio della durata di tre ore suonate!), salutato a suo tempo da un incredibile giubilo della critica.
Il film è un'analisi affascinante e un pò tediosa sullo scarto inevitabile tra visione e conoscenza: può l'occhio riprodurre fedelmente quanto catturato dallo sguardo senza alcun ricorso alla ragione? Evidentemente no, dato che Greenaway imbastisce attorno a quest'idea (tutt'altro che nuova, si veda l'irrinunciabile "Blow Up" di Antonioni) tutto un racconto da giallo classico a sfondo storico con tanto di morto ammazzato e catarsi finale.
Di suo, il regista inserisce una critica alla sottomissione dell'artista nella societa, alla sua acquistabilità e al suo azzeramento di vis creativa, una sorta di prostituzione in contrasto con quella dell'acquirente, qui condannato volontariamente a pagare l'impresa artistica col proprio corpo.
Formalmente encomiabile, la fotografia di Sacha Vierny ricrea momenti di autentica arte visiva, come se lo schermo divenisse la tela del pittore, e le celebri musiche di Michael Nyman sono bellissime.
I contenuti, sebbene le apparenze altisonanti, sono il realtà pochini e il film in sé risulta snervante ed evanescente. Ha comunque i suoi meriti ed in più punti, grazie anche a qualche bel dialogo, è notevole.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  17/10/2010 22:11:32
   6½ / 10
L'esordio di Greenway è un film complesso a più livelli di lettura: una storia di profondi mutamenti sociali in cui la borghesia aspira a rivendicazioni di livello aristocratico, assumendone già i costumi ed il linguaggio forbito per quanto vuoto e fine a se stesso.
Una storia raccontata per immagini rinchiusa nei famosi 12 disegni, disseminati di piccoli e grandi indizi per la risoluzione del mistero, tipico di un giallo classico alla Agatha Christie.
Un'allegoria sul significato dell'arte, sulla sua rappresentabilità o impossibilità di rappresentare il reale.
Impeccabile dal punto di vista formale e tecnico, emotivamente freddo come può essere un esercizio di stile.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  16/06/2010 17:15:49
   7 / 10
Molto gradevole. Un po soporifero ma tutto sommato piacevole questo film in costume di Greenaway.

benzo24  @  04/02/2010 13:39:13
   8 / 10
una perla di greenaway.

gandyovo  @  25/01/2010 15:47:20
   8 / 10
altro gioiello di peter greenaway. se vi è piaciuto uno dei sui film, dovete vedere anche questo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  23/11/2009 00:01:08
   7 / 10
è il secondo lavoro di Greenaway per me dono Il ventre dell'architetto. Questa volta ci spostiamo alla fine del '700 in Inghilterra ma lo stile del regista è sempre quello. Inquadrature sontuose e pittoriche,veramente eccezionali supportate da una bella colonna sonora.
La partenza del film è fortissima:la contrapposizione della volgarità con la bellezza di inquadrature e ambienti,poi il film procede bene. La storia non è interessante,però,e caso strano proprio nella seconda parte,più da giallo,perde di interesse. Difetto non da poco perché nonostante la tecnica del regista basa il proprio lavoro soprattutto sulle immagini,c'è da dire che Il ventre dell'architetto aveva una storia più intrigante di quella di questo film. Altre cose particolari sono azzecate,come quella dell'uomo statua e il finale.
Quando vedo un film di Greenaway evito sempre di leggere la trama qui sopra:praticamente dice tutto quello che succede in suo film!
Uno di quei casi in cui lentezza è sinonimo di bellezza.

1 risposta al commento
Ultima risposta 20/11/2014 16.21.48
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phemt  @  12/07/2009 12:25:26
   7½ / 10
Dialoghi “colti” non sempre perfettamente bilanciati ma indubbiamente interessanti, fotografia di alto livello, colonna sonora sontuosa, regia “pittorica”, costumi superlativi e buona scenografia per un film di Greenway che può catturare grazie all’estetica ricercata ma che puzza un po’ di mera tecnica fine a se stessa!
Comunque indubbiamente da vedere!

Gruppo COLLABORATORI matteoscarface  @  05/05/2009 00:50:13
   10 / 10
Forse il migliore di Greenaway, perfetta commistione di immagini, musica e dialoghi. Mi ha impressionato molto, è il cinema come opera d'arte

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  07/04/2009 15:33:33
   7½ / 10
Krzysztof Kieślowski decise di abbandonare la forma documentaristica allorquando, a seguito delle riprese del cortometraggio “La Stazione”, portate avanti incessantemente per tutta una giornata, venne a sapere che in quel luogo, nello stesso giorno, era deceduta una persona. Di tale evento neanche una traccia nella sua pellicola. Da allora, constata la limitatezza che la “visuale realistica/reale” del documentario gli offriva, passò alla finzione filmica che, paradossalmente, gli consentiva, attraverso l’artificio, di indagare meglio e più approfonditamente la realtà.
Per certi aspetti analoga all’esperienza personale del Kieslowski documentarista è la testimonianza lasciata –precedentemente- da Michelangelo Antonioni in “Blow-up”, dove il protagonista, impersonato da David Hemmings, si ritrova a dover fare i conti con un caso di omicidio, per aver inconsapevolmente immortalato con la sua macchina fotografica il corpo di un cadavere. Ancora un fallimento, un altro smacco per l’artista: il fotografo che riesce a vedere oltre la superficie delle cose, che trascende i limiti dell’apparenza ma, comunque, senza risolvere alcunché.
Questo senso di disfatta, di fallimento sembra acuirsi ancora di più ne “Il mistero dei giardini di Compton House”: secondo lungometraggio della lunga e variegata carriera artistica di Peter Greenaway, nel quale si assiste a una netta cesura tra la percezione visiva della realtà e quella rielaborata con l’intelletto e la logica.
Un pittore (Mr. Neville) viene assoldato da una nobildonna (Mrs. Herbert) col compito di eseguire dodici disegni, volti a ritrarre i giardini e le diverse facciate della sua tenuta. A tale scopo egli chiede che venga rispettato un rigoroso ordine nei luoghi destinati ad essere riprodotti, ma i suoi desiderata sono in parte –e in alcuni casi quasi impercettibilmente- disattesi: durante l’esecuzione delle opere vengono disseminati gli indizi di un omicidio, che l’artista ripropone pedissequamente nei suoi disegni senza –ovviamente- sospettare il loro collegamento col misfatto (“ritrae ciò che vede e non ciò che sa"). Soltanto allorchè la figlia di Mrs. Herbert (che nel frattempo ha abusato di lui al fine di garantirsi una progenie che le assicuri la proprietà di Compton House) lo illumina circa la valenza indiziante di quegli oggetti solo apparentemente insignificanti, Mr. Neville capisce di essere invischiato in uno scabroso caso di omicidio e così comincia a perdere il controllo della situazione: ciò che presumeva di padroneggiare attraverso l’arte, dalle cose (la disposizione degli oggetti nel campo della sua visuale “pittorica”, inscritta nella precisa geometria del reticolo del foglio da disegno, ove si muove con ingannevole sicurezza la sua mano) alle persone (Mrs. Herbert, di cui si serve al livello carnale come contropartita per le sue prestazioni artistiche), gli scivola lentamente di mano fino a che egli stesso non rimarrà del tutto soggiogato dagli eventi. La realtà sfonda l’arte, e ciò che l’artista credeva di essere, cioè a suo modo un “manipolatore”, è invero un mero strumento alla mercè dei suoi committenti e delle loro infime finalità. La morte di Neville sancisce la sconfitta stessa dell’arte, piegata e svilita dalla mercificazione e da laide ragioni che esulano da quella purezza che dovrebbe, invece, costituirne il motore propulsore. E di essa cosa rimane? Forse un emulo giullaresco, i cui lazzi sembrano l’unica reazione possibile ad uno stato delle cose che è tutt’altro che ilare, e che pare richiamarsi idealmente a quella mimesi del reale con cui si chiude la succitata pellicola di Antonioni.
Un’opera grottesca, venata da una vetriolica satira sociale, che si nutre allo stesso tempo di trivialità e di bellezza estetica, coniugando i bassi istinti che muovono i vari personaggi della “mise-en-scene” alla stupefacente forma pittorica delle inquadrature fisse (secondo un’operazione assimilabile a quella precedente del Kubrick “lyndoniano”) in un connubio di toni alti e prosaici. Alcuni, probabilmente percepiranno il lavoro di Greenaway come ostentatamente pomposo e intellettualoide –e forse in alcuni momenti anche lo è; ma non si può certo negare che l’opera in questione difetti di classe, raffinatezza, ingegnosità, estro e molto moltissimo senso estetico (che dire di quella sublime inquadratura del giardino e della tenuta, illuminati gradatamente dai raggi del sole in virtù dello spostamento di un nembo).

2 risposte al commento
Ultima risposta 07/04/2009 20.10.21
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donfabios  @  31/10/2008 00:12:36
   8½ / 10
molto bello, forse risente a livello di comprensione dei tagli che hanno ridotto (per molti aspetti giustamente) la durata del film. A parte alcuni aspetti che mi rimangono nebulosi (come il significato reale dell uomo statua: nell'ultimo ritratto Neville, sempre maniaco della perfezione dei modelli e dell'immagine da ritrarre, disegna il monumento equestre SENZA l'uomo statua che vi era seduto sopra: forse non riusciva a vederlo? Cosa rappresentava quindi?).
Inquadrature superbe, colonna sonora grandiosa, ma la seconda parte a volte si perde in confusione e fronzoli inutili. Nonostante tutto un grande film.

sonhador  @  20/10/2007 11:57:03
   6½ / 10
molto molto bello fino a metà circa quando inizia a perdere ritmo diventando un po' noioso...penso che i capolavori di greenaway siano ben altri

Gruppo REDAZIONE maremare  @  14/05/2007 02:58:33
   9 / 10
Il primo lungo di Greenway. Una folgorazione.
L'esordio strepitoso di un grande regista.

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Ultima risposta 31/10/2008 01.16.23
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  18/04/2007 13:41:12
   7½ / 10
subito salta all'occhio l'ottimo modo di girare questa pellicola!inquadrature che non a caso sembrano disegni...la telecamera si muove solo in poche occasioni(quando sono a tavola per esempio)...
la prima parte a mio avviso e la piu' riuscita e cioe il momento della pittura...quando poi il film si trasforma in giallo diventa un po confuso e verso la fine cominciano gli sbadigli!
non ho capito il senso del personaggio della statua-umana!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento goat  @  16/12/2006 21:20:59
   8 / 10
film meritevole, ma forse più apprezzabile dagli amanti dell'estetica greenawayana.
inquadrature che sembrano pitture paesaggistiche, costumi minuziosamente curati e una bella fotografia.
poco digeribile, ahimè, la pervicace ricerca del diaolgo colto ad nauseam, che incuriosisce e sollecita inizialmente, ma rende il film, soprattutto se visto in lingua originale, una bella tuonata.
stupendo il personaggio di neville.

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