il signor diavolo regia di Pupi Avati Italia 2019
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il signor diavolo (2019)

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locandina del film IL SIGNOR DIAVOLO

Titolo Originale: IL SIGNOR DIAVOLO

RegiaPupi Avati

InterpretiGabriel Lo Giudice, Filippo Franchini, Cesare S. Cremonini, Massimo Bonetti, Lino Capolicchio

Durata: h 1.26
NazionalitàItalia 2019
Generehorror
Al cinema nell'Agosto 2019

•  Altri film di Pupi Avati

Trama del film Il signor diavolo

Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio MomentÚ viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, un minore ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima Ŕ molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta. Il compito di MomentÚ Ŕ quindi quello di evitare un coinvolgimento di esponenti del clero nel procedimento penale in corso.

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Voto Visitatori:   6,88 / 10 (16 voti)6,88Grafico
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Voti e commenti su Il signor diavolo, 16 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

mmagliahia1954  @  14/10/2019 20:38:53
   8½ / 10
ottimo film di un grande regista.
Attori bravissimi, bambino fenomenale, colori bassi apposta, inquadrature studiate, tema e soggetto inquietante.
Parliamo di Avati, un Regista che invecchiando, come il vino, migliora. E non è semplice migliorare un capolavorista.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  12/10/2019 15:41:01
   5 / 10
Pupi mi è sempre piaciuto, ma stavolta i figli gli hanno scritto una sceneggiatura per scherzo convincendolo che fosse un capolavoro.
Ci sono centomila difetti in questo film horror "autoriale". Di qui, un po' di spoiler.
E' pensabile nel 2019 fare uscire qualsiasi cosa senza una solida recitazione? Gli attori sembrano neanche presi dalla strada, ma direttamente da un talent per chi recita male (la dizione, tra gli attori romani e quelli veneti, lascia davvero a desiderare, certe volte non capisci proprio i dialoghi). Ci sono scelte tecniche che non ho capito: il ralenty, il riproporre la scena madre sia all'inizio che alla fine UGUALE, quindi rimontata due volte.
Il punto di forza è ovviamente l'ambientazione, la vecchia DC veneta di Mariano Rumor, tutta un'antropologia del potere (il manicomio, la parrocchia, il ministero) a cui Pupi dà uno sguardo sicuramente originale, ma che non basta a rendere questo film un film. Non ci si può annoiare vedendo un horror.
Invece ho dormito per quasi tutto il tempo, almeno fino a che il presunto villain non muore. Da lì ho trovato l'investigazione di Momentè davvero bruttina e sbrigativa, nonché piena di cliché. Peccato, l'idea era buonissima, fare un Esorcista in salsa nostrana, ma quello che ne esce è un po' un aborto, come il protagonista del film.

Sestri Potente  @  25/09/2019 15:29:57
   7 / 10
Pupi Avati ricompone in parte il cast che fece grande "La casa dalle finestre che ridono", una delle opere imprescindibili del thriller italiano.
Le atmosfere sono le stesse, la storia c'è e si "sente" già dalle prime scene.
C'è tutto, ma allora perchè questo finale così frettoloso? La storia meritava di più, ci si poteva lavorare per creare un film assolutamente geniale.
Invece finisce sul più bello... Occasione persa, peccato davvero!

tarr97  @  21/09/2019 12:15:22
   7½ / 10
dopo 43 anni Avati ritorna a Comacchio a girare un gotico dalle forme più' rurali.
simo nel 1952 il giovane funzionario del minstero della giustizia di Roma Furio Momentè viene inviato a Venezia per cercare di far calmare le acque a causa di un omicidio avvenuto in veneto che potrebbe compromettere le elezione della DC. Furio sul treno leggendo il verbale verrà a conoscenza della storia di Carlo giovane omicida
che a ucciso Emilio suo coetaneo convito che fosse il demonio, la ricca madre di Emilio molto temuta nega che Emilio fosse indemoniato e che era in realtà epilettico
dando quindi la colpa a i religiosi del paese. tuttavia rimagono ancora molti punti oscuri. come le voci che dicono che Emilio abbia ucciso la sorellina neonata nella culla o la mancata autopsia sul corpo di Emilio e la sparizione della sua denatura spaventosa. Furio sempre più' coinvolto in questa faccenda comincerà a indagare da solo in luogo dove superstizione e realtà si mescolano, tutti i personaggi che incontra sembrano che vogliano nascondergli qualcosa. Furio una volta arrivato a Lio Piccolo incontrerà la cupa figura del sacrestano che confessa che Emilio ha davvero ucciso la sorellina e che il corpo è stato occultato nella cripta della chiesa. dove Gino (il sacrestano) diceva di non entrare perché secondo lui il demonio era intrappolato li dentro, Furio si cala con una scala trova il corpo decomposto della piccola ma una volta che cerca di ritornare in superficie il sacrestano tira via la scala e lo chiude dentro, prima che la botola venga chiusa del tutto Furio alle spalle di Gino nota Carlo che sorride malignamente con la dentatura simile a quella di Emilio, probabilmente quando Carlo ha ucciso Emilio a colpi di fionda, e Emilio in agonia a supplicato di coprirlo perché aveva freddo il demonio si è trasferito dal corpo moribondo di Emilio a quello sano di Carlo che avendo ucciso e dato in pasto l'ostia al verro ora il suo corpo è pronto ad avere dentro l' estremo male. che dire davvero molto inquietante questo ultimo horror di Avati. ti lascia con una angoscia che non provavo da parecchio vedendo un horror. questo film insieme ad un altro bel horror made in italy "the nest il nido"
sono in grado di inquietare, spaventare e avere tematiche più' interessanti di molti film horror commerciali come annabelle ecc. Avati a differenza di Argento dimostra che anche ad 80 anni riesce a girare bene e saper ancora inquietare.
lo stile del film a risulta piu' simile alla casa dalle finestre che ridono, la differenza sta in una fotografia fatta col chiaroscuro che mi ha ricordato molto le pellicole di Jaume Balaguero'. e nella violenza qui molto più' esplicita. tra le tematiche che ci ho visto ne ho notata una molto simile ad una scritta di Baudelaire :" Il più bel trucco del Diavolo sta nel convincerci che non esiste" la gente del villaggio che sapeva che Emilio aveva qualcosa di demoniaco occulta tutte le varie prove per nascondere il male ovvero il demonio, abbiamo la tematica della solitudine di Furio Momentè che continua a telefonare ad un infermiera dell manicomio dove è rinchiuso suo padre per poter avere una donna con cui stare, abbiamo l' infanzia violenta di Furio con il padre che lo rinchiudeva in una stanza buia molto simile al crudele finale che Furio subirà. ora Avati a come progetto l' idea di fare un film su Dante, faccio un buon in bocca al lupo ad Avati per questo interessante progetto che ricorda vagamente il giovane favoloso di Martone.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  13/09/2019 21:21:20
   8 / 10
Ii profondo Veneto come la profonda Emilia, realtà quasi fuori dal tempo, nella cui immersione si diventa prigionieri come di una cappa opprimente e di orrore ancestrale indefinibile. Lo spaesamento di Furio Momentè non è differente da quello di Stefano della Casa dalle finestre che ridono. Venendo a contatto con quel mondo rurale più volte descritto da Avati nei suoi film gotici, i protagonisti perdono gradualmente le coordinate della razionalità ed una crescente inquietudine dettata da superstizioni e dicerie prende connotati più sinistri. Ho sempre affermato il rimpianto verso un regista che, a mio parere, si è dedicato troppo poco al film di genere, in cui a parte il mezzo passo falso di Il nascondiglio, ha sempre saputo dare un'impronta precisa e riconoscibile come in questo caso. Accompagnato dai suoi attori più fedeli e sempre all'altezza del compito (come Cavina, Capolicchio e la Caselli), Il Signor Diavolo èun signor horror, solido nella sceneggiatura, nelle sue interpretazioni e nella descrizione del contesto, quest'ultimo un elemento fondamentale come La casa dalle finestre che ridono.

Max_74  @  06/09/2019 19:04:23
   7½ / 10
Pupi Avati, dopo il periodo contemporaneo, torna a Comacchio nei suoi luoghi natii e nel passato. Storia noir dai risvolti horror apparentemente vicina a 'La casa dalle finestre che ridono' (1976) ma molto più dalle parti de 'L'arcano incantatore' (1996). Grande atmosfera, fotografia, cura per il dettaglio e per gli ambienti ma si perde in un ritmo talvolta un pò televisivo e una vicenda inutilmente poco chiara che nel finale lascia più di un dubbio. Trascurabili (gli unici due, fortunatamente) i momenti soprannaturali e un ricorso al CGI francamente fuori luogo ed evitabile (SPOILER).
Buone le prestazioni degli attori e come sempre Avati è un grande descrittore delle ombre, del silenzio, dei luoghi oscuri e decadenti, del vento, e per questo si può perdonare qualche ingenuità. Non nego che sono uscito dal cinema con un pò di inquietudine in una serata peraltro, neanche a farlo apposta, molto ventosa. E provare queste emozioni in tempi di montaggi ed effetti sfrenati (vedi il remake di IT) che sono tutto fuorchè paurosi, non è cosa da poco. Trucchi ed effetti di Sergio Stivaletti. Musiche trascurabili. Un Avati comunque di nuovo in gran forma, ma sempre una spanna sotto i suoi horror e noir più noti.

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addicted  @  02/09/2019 19:42:35
   6½ / 10
L'ultima sortita di Avati nel genere horror è un film a cui non è per niente facile dare un voto. In generale non è il suo horror migliore: a parte La casa dalle finestre che ridono, anche gli altri suoi titoli orrorifici sono meglio riusciti. Il signor diavolo soffre di una sceneggiatura confusa, che suggerisce molto, non spiega nulla e lascia troppi punti e personaggi fastidiosamente irrisolti. Il finale spiazza, ma non tanto per il colpo di scena, quanto per la confusione che genera nella testa degli spettatori. Troppe cose non hanno senso. Non dico che tutto deve sempre essere chiaro e conseguente, ci mancherebbe altro. Il mistero insiegabile è sacrosanto, però va gestito con stile. In questo caso ci di sente solo presi un po' in giro. Troppe cose vengono lasciate appese, senza portare da nessuna parte. Se fosse tutto qui sarebbe un film da 5. Ma il malefico Avati ha delle doti innegabili e comunque assesta alcuni colpi niente male. Le interpretazioni sono buonissime, soprattutto quella di Chiara Caselli, che da vita ad una darck lady indimenticabile. Ma soprattutto ci sono un paio di sequenze da puro horror che sono veramente notevoli e salvano il destino di tutto il film, almeno per gli appassionati del genere. Insomma, è pieno di difetti, ma non se ne può sconsigliare del tutto la visione.

ilgiusto  @  02/09/2019 09:21:05
   5 / 10
Pupavanata ai massimi livelli.
Un plot molto intrigante (la prima mezz'ora) che prometteva sviluppi interessanti finisce in vacca che più vacca non si può.
Il che purtroppo un è classico di Pupi Avati, regista che si conferma un onesto e capace mestierante assolutamente incapace d'innalzarsi verso livelli superiori.
Peccato perché, con un minimo sforzo, poteva venirne fuori un ottimo film, invece una volta terminata la visione si ha l'impressione (una bruciante impressione…) che il fine ultimo di questa pellicola non fosse tanto artistico quanto solamente di pagare una settimana di vacanza a Venezia al regista e al suo circolo di amici bolognesi.

cort  @  29/08/2019 00:05:52
   6 / 10
Film ben diretto con scene sempre pulite(ed alcune di forte impatto) e con una buona fotografia. Non mi è piaciuto l'attore bambino con la voce monocorda e lo sguardo sempre uguale. La trama non da grandi sussulti ed avrei preferito più horror che dialoghi(che poi non approfondiscono molto). Un horror ma anche un drammatico e nessuno dei due generi supera la sufficenza.

Sopranik  @  28/08/2019 10:10:52
   8 / 10
Da grande maestro del cinema italiano, Pupi Avati firma la regia di un film che si propone di esaminare, mantenendo i toni dei genere dell'inchiesta, la realtà locale veneta e le credenze religiose che, tra ignoranza, superstizione e false dicerie, condizionano la vita dei ceti meno abbienti.
Attraverso una fotografia grezza, che non si preoccupa di ripulire le tracce di polvere depositate sulla lente, interni decadenti, spogli, ritratto di una società in crisi, stremata dall'ignoranza e dai continui giochi di potere tra Stato e Chiesa, si sviluppa una storia che pone al centro della narrazione volti consumati di persone umili, vittime e al contempo artefici del loro stesso male, condizionate da una forza superiore in grado di tirare i fili e tessere le trame delle loro esistenze.
"Il Signor Diavolo" è un'opera complessa e coraggiosa, dalle diverse chiavi di lettura, figlia dei suoi tempi, prodotto di un complesso sistema sociale che non lascia vie di scampo e non fornisce risposte a chi, dall'esterno, prova a cercare delle soluzioni.

venetoplus  @  27/08/2019 11:40:29
   4½ / 10
Vado controcorrente... L'adattamento cinematografico al libro (xke' di libro si tratta!) tende ad autocompiacersi un po' troppo.. Ad esempio non mi e' piaciuta la scelta di una fotografia troppo offuscata e monocromatica.. Non mi e' piaciuta un ricorso a degli "effetti speciali" che forse andavan bene 30 anni fa (la scena dei denti e' uguale pari passo a quella di Demoni, non fosse altro che "l'artigiano" e' lo stesso Stivaletti.. Non ho ravvisato alcun interesse particolare nella storia trovandola anzi a volte noiosa e poco incline al "mistery e/o horror". Ma soprattutto non mi e' assolutamente piaciuto il finale che vuole "scimmiottare" il magistrale colpo di scena de "Lacasadallafinestre.."

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3 risposte al commento
Ultima risposta 29/08/2019 16.13.49
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FABRIT  @  26/08/2019 19:28:28
   5½ / 10
Un thiller/horror poco giallo e poco horror con troppi flashback, troppi intrighi e poco patos.
Deludente.

Estonia  @  26/08/2019 00:34:27
   9 / 10
In un'atmosfera densa di sinistri depistaggi e superstizioni contadine si snoda questa lugubre vicenda in cui il Male assume sembianze inaspettate. Fotografia impeccabile. Personaggi splendidamente grotteschi e come attraversati da un perenne stato febbrile. Un gotico padano con interessanti implicazioni politiche e religiose. Magicamente cupo.

adrmb  @  25/08/2019 18:54:16
   6 / 10
Mmmmh... ha alcune cose buone, ma altre non mi sono piaciute e hanno minato un po' il godimento complessivo (che non è stato elevatissimo).
Innanzittutto, io avrei eliminato completamente tutti i tocchi e scene horror: per me il film dà il suo meglio nei flashback della confessione del ragazzino, nel costruire un contesto rurale, superstizioso e apparentemente luciferino. Però per me da quando il funzionario inizia ad indagare il film non riesce a restituire lo stesso interesse e la trama si fa inutilmente intricata, il simbolo "horror" reiterato del pianto della bambina m'è sembrato un po' inserito in maniera un po' fine a se stessa, gli intrighi politici scritti un po' all'acqua di rose, a mio avviso, così come il finale che secondo me ricerca inutilmente il colpo di scena soprannaturale, che boh mi è parso "meh". Avrei preferito una narrazione più lineare e ancorata alla realtà rurale suppongo.

Non m'è piaciuta neppure la fotografia, per me troppo opaca e uniforme.

Jumpy  @  25/08/2019 11:47:02
   8 / 10
Thriller/Giallo/Horror miscelati in modo molto realistico e magistrale.
Spiazza infatti sopratutto per questo: gli elementi horror/soprannaturali sono perfettamente integrati nella trama, molto verosimile, per cui lo stesso spettatore si trova disorientato.
Fotografia perfetta: l'impatto visivo è davvero notevole, musiche (giustamente) un po' retro. Da vedere...

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  25/08/2019 00:21:46
   8 / 10
A parte il formalismo di certi dialoghi, il film è quasi perfetto. Affascinante fin dall'Ambientazione, che poi è la mia amata laguna di Venezia. Quando si libera dal manierismo nostalgico di molti suoi film Avati è inimitabile, e questo è un film Avatiano al cento per cento. Sembra la prosecuzione de "La casa dalle finestre che ridono" per intenderci, sia per gli interpreti (Capolicchio e Cavina, un poco redivivi) che per l'epilogo finale. Forse qua è là alberga un certo rigore narrativo e visivo alla Bellocchio, ma è un film di Avati e si vede. Una giostra di personaggi credibili, con la Caselli che sembra un incrocio tra Laura Betti e Caterina Boratto, e diversi caratteristi di prestigio. Un paio di sequenze agghiaccianti - una di esse sarebbe piaciuta a Peter Greenaway - e una gran bella sceneggiatura, un gran guignol maneggiato dal veterano Stivaletti ma soprattutto una forte inquietudine empatica. Mi ha ricordato che anch'io ho avuto problemi con l'ostia (?!) e che il mio parroco si chiamava proprio Don Gino. In fondo il nuovo Avati raccoglie le redini del Cinema di genere nobilitandolo con una vena gotica moderna ma assai autoriale

1 risposta al commento
Ultima risposta 31/08/2019 11.37.50
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