il figlio dell'altra regia di Mehdi Dehbi, Lorraine Levy Francia 2012
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il figlio dell'altra (2012)

 Trailer Trailer IL FIGLIO DELL'ALTRA

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locandina del film IL FIGLIO DELL'ALTRA

Titolo Originale: LE FILS DE L'AUTRE

RegiaMehdi Dehbi, Lorraine Levy

InterpretiJules Sitruk, Emmanuelle Devos, Areen Omari, Khalifa Natour, Pascal Elbé, Mahmud Shalaby, Marie Wisselmann

Durata: h 1.45
NazionalitàFrancia 2012
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 2013

•  Altri film di Mehdi Dehbi
•  Altri film di Lorraine Levy

Trama del film Il figlio dell'altra

Durante la visita per il servizio di leva nell'esercito israeliano, Joseph scopre di non essere il figlio biologico dei suoi genitori, poiché appena nato è stato scambiato per errore con Yacine, palestinese dei territori occupati della Cisgiordania. La rivelazione getta lo scompiglio tra le due famiglie, costringendo ognuno a interrogarsi sulle rispettive identità e convinzioni, nonché sul senso dell'ostilità che continua a dividere i due popoli.

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Voto Visitatori:   7,50 / 10 (8 voti)7,50Grafico
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Voti e commenti su Il figlio dell'altra, 8 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

lapensocosì  @  15/01/2014 12:12:48
   7 / 10
assolutamente concorde col commento sottostante.

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piripippi  @  05/09/2013 01:16:38
   8 / 10
il film è magnifico e la storia e bellissima quanto purtroppo inverosimile. lo scenario finale del film appare purtroppo una semplice ma bellissima utopia. film molto originale nella sua trama , ben fatto . attori bravissimi

tumbleweed  @  02/05/2013 08:42:56
   7½ / 10
Bel film, che torna ad affrontare l'astio ancestrale per una terra divisa, e le ragioni che non si vogliono o possono dimenticare...

TheLegend  @  15/04/2013 15:17:40
   6½ / 10
Un film capace di affrontare varie tematiche importanti in maniera intelligente.

marimito  @  05/04/2013 09:45:39
   8½ / 10
Il racconto di due popoli rivali, oppressi e oppressori, occupanti ed occupati costretti a viversi l'uno con gli occhi dell'altro, l'uno negli occhi dell'altro; la grandezza di due donne che realizzano la necessità dello scambio, la dolcezza ed ingenuità di due ragazzi nei quali si intravede, se non quando si vede espressamente, la voglia ed il desiderio di interagire e comprendersi, perchè nella comprensione dell'altro c'è quella di se stessi. Il tutto aldiqua ed aldilà di una linea immaginaria ma anche reale che è un check point presidiato. Assolutamente molto bello.

kako  @  23/03/2013 02:20:34
   7½ / 10
un film intenso, importante e che merita essere visto per il tema attualissimo e fondamentale che tratta. Il conflitto israelo-palestinese visto attraverso la vicenda di due ragazzi che si scoprono della fazione opposta nonostante abbiano vissuto sempre e siano cresciuti con la convinzione di essere quello che in realtà non sono. Il tema è trattato con delicatezza e intelligenza, ponendosi verso lo spettatore in maniera adeguata e affrontando le criticità di una situazione apparentemente irrisolvibile ottimamente, soffermando lo sguardo sui diversi modi di vivere e sulle reciproche accuse, coinvolgendo molto e trascinando anche emotivamente lo spettatore, senza però cadere mai ne in moralismi ne in facili sentimentalismo. Uno sguardo reale e diretto, attraverso una storia riuscita e interessante, con dei personaggi che incarnano perfettamente lo spirito delle due "fazioni", mettendo a nudo uno scenario crudo e difficile ponendo al centro le diverse vite di due ragazzi qualunque. Un film che ci vuol mostrare come prima delle rispettive convinzione debba venire l'umanità, l'essere esseri umani, dove il rapporto tra le persone deve superare le divisioni create da scelte politiche ingiuste e sbagliate. Decisamente riuscito e consigliato, perché riesce a non essere mai pesante, mai noioso e aiuta a riflettere. Condivido quanto scritto nel commento precedente sul finale un po' troppo sbrigativo. 7,5/8

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR oh dae-soo  @  19/03/2013 12:10:12
   8 / 10
I figli sono quelli che si crescono o quelli che si sono messi al mondo?
"Tu sei il mio terzo figlio" dice Orith a Joseph, il ragazzo che per lunghi 18 anni ha cresciuto credendo fosse sangue del suo sangue. Ma il sangue, in realtà, era di un'altra donna, Leila, perdipiù una palestinese, figuriamoci. E intanto Leila ha cresciuto per lunghi 18 anni Yacine credendo che fosse suo figlio, sangue del suo sangue. Ma il sangue in realtà era di Orith, perdipiù un'ebrea, figuriamoci. Ma quando ci sono di mezzo due donne, due madri, il mondo è sempre in buone mani perchè il loro amore può sorreggerlo da solo, nemmeno fosse Atlante.
In questo splendido La Figlia dell'altra (altra perla del cinema francese di cui non riuscirò mai a smettere di tessere le lodi) i concetti di madre, padre e fratelli si mixano in un maniera perfetta a quelli di Madre, Padre e Fratelli, la patria, il proprio Dio, il proprio popolo. Le basi di partenza erano quelle di una santabarbara pronta ad esplodere ma la regista (una donna, of course) riesce nel miracolo di non approfittarsi del contesto, di non cercare la tragedia o il drammone e raccontare invece tematiche anche importanti in un'atmosfera pacata, maledettamente verosimile, un'atmosfera di sentimenti instabili, di personaggi che devono scegliere, capire e aiutarsi l'uno all'altro. L'umanità, intesa come genere umano, che viene fuori dal film è orgoglio di sè stessa, tutti riescono alla fine ad ascoltare il proprio cuore e la propria testa e a capire che alla fine quello che nella vita conta di più sono gli uomini, non dove, come o con quali precetti sono cresciuti.
E non è un caso che l'attenzione maggiore, dopo la prima parte introduttiva incentrata sui genitori, sia poi spostata tutta nei figli. Il concetto di Fratello, vera e propria istituzione del popolo arabo (come l'africano) viene affrontato in tutti i versanti possibili. Ci sono Yacine e Joseph, i due ragazzi scambiati appena nati, nessuna parentela effettiva tra i due ma un senso di riconoscimento totale nel vivere la medesima condizione di figli scopertisi non naturali. E' davvero incredibile come quasi mai tra i due si instauri un processo, tra l'altro molto condivisibile, di odio o invidia per l'altro, l'altro che è in realtà il figlio naturale di quella madre che si è amata per 18 anni. La loro amicizia, quella di un palestinese che ha vissuto da ebreo (tra l'altro con un senso di appartenenza mostruoso) e quella di un ebreo che ha vissuto da palestinese (ma che L'Europa, Parigi, ha smussato nel suo lato più politico del termine) è qualcosa che, buonismo o no, fa bene al cuore. Ci sono poi Yacine e Bilal che sono cresciuti insieme e si amavano finchè Bilal non scopre la discendenza ebraica del primo. Tutto il loro legame, tutta la loro storia, tutto l'amore immenso che provavano l'uno per l'altro, tutti i loro sogni svaniscono perchè Bilal,accecato dall'odio decennale della Questione Mediorientale, dimentica in un amen (e non uso una parola ebraica a caso) la vita passata insieme al fratello. Ma, se pur in maniera un pò frettolosa, anche lui capirà e quella stretta di mano con Alon, l'ufficiale ebreo padre di Joseph (o di Yacine...) oltre che rappresentare la sequenza più tesa del film vale più di tante parole. Ci sono poi Bilal e Joseph che sarebbero fratelli di sangue ma che in realtà sono cresciuti entrambi con l'odio verso il popolo nemico. Questo, malgrado nel film sembri il contrario, è forse il rapporto più delicato, quello più denso di significati. Un canto assieme a tavola risolverà (forse) tutto. C'è poi, e nel film sono 30 semplici secondi, il rapporto fraterno più particolare, quello tra Joseph e il piccolo fratellino di Bilal e Yacine (ma in realtà suo) morto bambino, Yoseph che parla vicino quella foto, quella foto che ritrae un bambino praticamente identico a lui ha una forza spaventosa, è come se quel fratellino musulmano morto sia poi tornato nella sua terra nel corpo di un altro. Magistrale.
Il cast è sublime, la Devos vale sempre il prezzo del biglietto ma non spicca in mezzo agli altri, l'armonia del film si vede anche nelle prove recitative. Malgrado una sceneggiatura che nel finale si perde moltissimo (l'ultimo quarto d'ora è davvero troppo frettoloso, con almeno una scena sbagliata, l'accoltellamento, e risolve troppo facilmente alcuni conflitti) oltre ai superbi dialoghi splendide alcune sequenze come il padre che piange sotto l'auto, le due madri che restano sole davanti al dottore e si guardano o gli sguardi sulla porta quando la famiglia palestinese va a trovare l'altra. Le due madri tentano di guardare tutti ma i loro occhi cercano lo sguardo del figlio naturale a loro "tolto" alla nascita.
E in quella casa, vuoi per caso o per precisa scelta, si formano 4 coppie in cui ogni componente è identico all'altro. In quelle 4 coppie, a mio parere, c'è tutta la "storia" del genere umano. I due padri si parlano con l'odio e la politica, le due madri con il cuore, i due ragazzi con l'intelligenza e il tentativo di riconoscersi, le due bambine con il gioco e una bambola trovata per terra.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  18/03/2013 18:46:26
   7 / 10
T'immagini di conoscere le riserve che si prestano al gioco della critica, soprattutto se un film incentiva un'empatia ancestrale che, con tutta la buona volontà possibile, non è tollerabile. Perché non siamo coinvolti direttamente dalla questione israeliano-palestinese per giudicarla obiettivamente, o magari qualche eminenza grigia della carta stampata scoprirà un film filo-arabo. Addossando processi sommari a un'opera che non ha certe velleità reazionarie. In un caso o nell'altra, "Il figlio dell'altra" ha un primo tempo stupendo. Non è davvero così buonista la ferita che lievita in Yacine, Joseph e le rispettive "famiglie", nel cuore dei sentimenti traditi, e se qualcuno trova superficiale il dramma della riscoperta di sé si accomodi pure. Invece nulla di ciò che si rivela avviene senza traumi (ovviamente verrebbe da dire) e un cinema che ricorda vagamente il Mike Leigh di "Segreti e bugie" filtrato dal sentimentalismo sociale di un Eytan Fox.
Purtroppo un finale conciliatorio appanna il risultato che tuttavia è apprezzabile, per l'intensità della storia, per la bravura degli interpreti (sorprendenti soprattutto le figure paterne), la capacità di alludere allo scontro razziale, religioso, territoriale (cfr. lo svantaggio di scoprirsi palestinesi, il vantaggio - economico, pare - di un'identità ebraica). In entrambi i casi i giovani trovano alleati e oppositori distinti sullo stesso fronte (il "fratello" musulmano di Yacine, il severo rabbino della comunità di Joseph). Consiglio a tutti di vedere Il figlio dell'altra per altre ragioni ancora, soprattutto la capacità delle due registe di raccontare l'occupazione e due diverse forme di vita comunitaria. Certo è fatalismo pure quello che via via pervade l'epilogo, a favore di una ritrovata unità d'intenti (il tema della maternità, o al contrario lo stesso D.io Padre) ma a me ha commosso per diverse ragioni. Per le stesse di qualcuno che reputa superficiale scardinare un seme infetto in un concetto universale, ma sincero, di fratellanza.

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