cristo si e' fermato a eboli regia di Francesco Rosi Italia 1979
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cristo si e' fermato a eboli (1979)

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locandina del film CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI

Titolo Originale: CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI

RegiaFrancesco Rosi

InterpretiGian Maria Volontè, Paolo Bonacelli, Alain Cuny, Lea Massari

Durata: h 2.30
NazionalitàItalia 1979
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 1979

•  Altri film di Francesco Rosi

Trama del film Cristo si e' fermato a eboli

Il medico e pittore torinese Carlo Levi viene mandato al confino dalla dittatura fascista. La sua meta è un piccolo paese lucano dove virà tra la desolazione del paesaggio e della gente. Tornato a Torino, scriverà un romanzo sulla sua esperienza. Dal romanzo autobiografico di Carlo Levi un film che scava profondamente nell'animo umano e in quello di una nazione alla deriva.

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Voto Visitatori:   8,67 / 10 (9 voti)8,67Grafico
Miglior FilmMiglior Regia
VINCITORE DI 2 PREMI DAVID DI DONATELLO:
Miglior Film, Miglior Regia
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Voti e commenti su Cristo si e' fermato a eboli, 9 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento s0usuke  @  31/03/2010 17.10.21
   6½ / 10
Rispetto al libro di Carlo Levi... il film sembra rilassarsi più del dovuto narrativamente parlando... ma calca giustamente la mano sull'aspetto politico-sociale. Grande interpretazione di Volontè fra attori non professionisti ma impeccabilmente diretti da Rosi.

dobel  @  11/01/2010 15.12.54
   10 / 10
Opera poderosa e grandiosa di quel grandissimo maestro che è Francesco Rosi. Non siamo di fronte solo ad un film di denuncia, bensì ad uno studio sociale e storico e allo sguardo su una cultura millenaria che porta con sé saggezza e profondità. Volonté, protagonista grandissimo, recita in modo da non farci avvertire troppa differenza fra sé e gli interpreti non professionisti del paese lucano. Il film alterna momenti di riflessione storica e sociale a momenti di grande e commosso lirismo. Le due ore e venticinque minuti scorrono velocissime, in quanto fotografia, musica, recitazione e sceneggiatura formano un quadro talmente unitario da costituire un caso artistico raro.
Grazie a Rosi e grazie a Volonté, e soprattutto grazie al Dott. Carlo Levi per la testimonianza senza tempo della propria esperienza. Libro e film dovrebbero essere visti da tutti!

donfabios  @  01/12/2009 22.23.25
   9½ / 10
classico film che ti obbligano a vedere in seconda liceo quando tu pensi solo a stuzzicare la ragazza di fianco, e maledici questo genere di film.
Visto adesso, è un capolavoro, e capisci perché i professori insistessero così tanto.
volontè eccezionale.

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  28/05/2008 18.59.48
   8 / 10
Il romanzo di Carlo Levi si configura quasi come un trattato socio-antropologico su una popolazione che da sempre ha vissuto in una dimensione primordiale e "selvaggia" lontana dai canoni e dalle regole della società "civile", dalla quale è sempre stata nei secoli vessata, razziata e depredata. La civiltà rappresenta proprio un mondo, ordinato sulle prevaricazioni, che non si è mai integrato col sostrato contadino lucano, ma si è imposto su quest'ultimo spogliandolo della sua terra e, di conseguenza, della sua dignità, e sottoponendolo a indicibili umiliazioni e angherie. I "visitatori invasori" sono sempre stati, pertanto, i depositari ideali di una storia, che la gente indigena di quei "lontani luoghi" narrati da Levi non ha mai sentita come propria: essi non sono mai stati gli artefici della propria storia, ma solo gli spettatori impotenti di una lunga e tormentosa sequela di eventi determinata sempre dall'altrui volontà. A partire dalla passate conquiste (descritte dall'autore come fossero frutto dell'agire di una beffarda Fortuna) fino all'installazione del regime fascista, la mano dell'uomo civile non è mai stata benevola con la società contadina, ma sempre crudele e indifferente alle esigenze di questa. Per tali ragioni, la cultura e soprattutto la religione della civiltà sono sempre apparsi agli occhi di questa arretrata comunità come qualcosa di distante e infausto, che non si è mai tradotto per essa in un sostaziale benessere bensì in una continua e insostenibile oppressione. Di qui la metafora del Cristo che si è fermato a Eboli, che sta a testimoniare l'assenza di D.io in una terra che ha soltanto conosciuto vessazioni e depredazioni, dalle quali sono conseguiti il fenomeno del brigantaggio, come disperata ribellione alla storia, e il radicamento sempre più profondo della credenza nei riti magici pagani come forma di devozione al soprannaturale.
Il film di Rosi ripercorre egregiamente le pieghe del romanzo di Levi, dando spazio alla condizione di un'umanità martoriata dal Tempo, immortalandola all'interno di un quadro ambientale presentato in tutta la sua durezza ma anche nel fascino della sua atmosfera ancestrale. Buona anche la riproposizione delle riflessioni dello stesso Levi, interpretato da un compassato ma espressivo Volontè che, a mio avviso, nel momento dello schiaffo alla "serva" Giulia trova il suo momento recitativo più intenso e pregnante, che assurge a emblema dell' inveterato istinto prevaricatore dell'uomo "moderno" sulle masse contadine.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  06/01/2008 23.24.48
   8 / 10
Il mondo contadino sfruttato e soggiogato da secoli è il quadro che si presenta a Carlo Levi interpretato con molta misura da Gian Maria Volontè. Un mondo quasi alieno per chi, come Levi, proviene da una realtà completamente opposta. Un'altra Italia a cui Levi nel suo libro e Francesco Rosi nel film si accosta senza pietismi e compassione, ma con estrema obiettività, senza dimenticare che, purtroppo, il problema è ancora attuale. Magnifica la fotografia del film.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  18/11/2007 20.01.07
   9 / 10
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Quello che più colpisce del bellissimo film di Rosi, è appunto la capacità di far trasparire il male di vivere dai volti, dai paesaggi, dai dettagli, dalla musicalità della natura, dalle parole di un grande scrittore, dai gesti. come dice Levi nel famoso dialogo "Dove il male è solo un malessere terrestre", il centro di questo film è proprio un'insoddisfazione inenarrabile e inafferabile e inscindibile dalla nostra anima, il Male.
Si nota nella notevole interpretazione di Volontè questo elemento, quando lo guarderete recitare avrete il sentore di qualcosa che non va, ma che è stranamente affine con la poetica e l'armonia del complesso, quello è il Male.
Quando guarderete cominciare una nuova scena, vi accorgerete che non è Volontè il centro da cui questa si dipana, bensì i contadini oppure un paesaggio....questo palesa che Rosi ha superato il Ruolo ed è nel Film, non racconta la storia, ma la vive e la fa vivere, noi viviamo il Male.

Bathory  @  10/10/2007 17.44.01
   10 / 10
Capolavoro assoluto di Rosi con un Volontè eccezionale (ma non è una novità) e molto riflessivo. Film che rende giustizia ad una regione stupenda come la Basilicata troppo spesso dimenticata dai più... Film stupendo tratto da un libro superbo

Invia una mail all'autore del commento goat  @  03/01/2007 11.43.26
   8 / 10
dopo essere stato obbligato da mio padre a leggere il libro, qualche anno fa mi è capitata sotto mano la cassetta e ho deciso di vedere anche il film.
ottima opera biografica, che gioca costantemente sulla contrapposizione fra il dottore e i contadini e i loro opposti modi di vedere le cose.
da una parte l'interesse per la situazione politica, dall'altra l'ignoranza e l'isolamento, il distacco da qualcosa di astratto e lontano dalla semplicità del quotidiano. il film è abbastanza pesante, ma probabilmente io non faccio testo dato che il 90% dei film neorealisti o simili che vedo mi risultano mazzate non indifferenti.

2 risposte al commento
Ultima risposta 06/10/2007 15.00.30
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durito  @  02/08/2006 17.08.38
   9 / 10
Film italiano d'autore, dell'impegnato Rosi che ci mostra un' Italia di cui si è persa la memoria: ambientato nella Lucania del 1935 riprende uno spaccato della misera vita rurale del sud vista attraverso gli occhi di un borghese confinato dal partito fascista.
Il film è stato realizzato improvvisando come attori contadini e gente delle campagne, scelta che rende al film grande realismo e spessore.
G.M. Volontè bravo e grande come sempre interpreta il suo personaggio con intimità, in modo contentuto, quasi in punta di piedi.
Film lento, non per tutti ma che arricchisce.
Molto bella la fotografia mentre l' unico neo forse è l'eccessiva durata.

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