all that jazz - lo spettacolo continua regia di Bob Fosse USA 1979
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all that jazz - lo spettacolo continua (1979)

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locandina del film ALL THAT JAZZ - LO SPETTACOLO CONTINUA

Titolo Originale: ALL THAT JAZZ

RegiaBob Fosse

InterpretiRoy Scheider, Jessica Lange, Ann Reinking

Durata: h 2.06
NazionalitàUSA 1979
Generedrammatico
Al cinema nel Luglio 1979

•  Altri film di Bob Fosse

Trama del film All that jazz - lo spettacolo continua

E' il ritratto di un regista-coreografo che lavora con un piede nel teatro e l'altro nel cinema. Il suo rapporto con le donne, con il lavoro, con la morte.

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Voto Visitatori:   7,92 / 10 (13 voti)7,92Grafico
Migliori costumiMiglior scenografiaMiglior montaggioMiglior colonna sonora
VINCITORE DI 4 PREMI OSCAR:
Migliori costumi, Miglior scenografia, Miglior montaggio, Miglior colonna sonora
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Voti e commenti su All that jazz - lo spettacolo continua, 13 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

DankoCardi  @  31/03/2020 23:46:22
   9 / 10
Non mi piace la danza...ma questo film me l'ha fatta adorare. Al contrario ho sempre amato i musical ma classificare la presente pellicola come "musical" è estremamente riduttivo. Un superlativo Roy Scheider è qui l'ambiguo e cialtronesco regista (personaggio poi puntualmente parodiato nei Simpson) autore di uno spettacolo teatrale dove la musica è la vera protagonista: attraversando una serie di generi musicali diversi si dipana la storia un pò biografica un pò fantastica del protagonista, dei suoi rapporti con le donne e con il lavoro ma soprattutto con se stesso. In un quasi ininterrotto dialogo con una morte che ha le dolci fattezze di una Jessica Lange tra lei cui braccia tutti non vediamo quasi l'ora di cullarci un poco, prende forma uno spettacolo strabiliante e senza sosta dove si canta, si balla, si ama...si vive. Le luci della ribalta viste come metafora della vita stessa, ma di quella vita di artista che sembra sempre trovarsi in un limbo tra realtà e fantasia dove anche la dipartita può essere uno show. C'è del realismo? Si ma il minimo indispensabile per far si che questa storia non manchi proprio di nulla. Insomma una celebrazione della vita vista attraverso gli occhi della morte e dell'autodistruzione che ci induce a pensare che magari, alla fin fine, l'oscura signora non è poi così male, è solo...altra musica... e tutto quel Jazz! Bob Fosse non sbaglia di un millimetro nonostante un montaggio veloce e scattoso, le coreografie sono a dir poco perfette e la colonna sonora è più che meritevole dell'Oscar vinto. Imprescindibile per chi ama i film a base musicale.

kafka62  @  09/05/2018 13:45:18
   6½ / 10
E' nota la predilezione dei cineasti statunitensi per Federico Fellini. Artisti come Woody Allen e Paul Mazursky, per limitarci ai due casi più eclatanti, gli hanno reso un esplicito e rispettoso omaggio con "Stardust memories" e "Il mondo di Alex"; ma è forse Bob Fosse il regista che più di tutti sembra essersi ispirato all'immaginifica opera del Maestro. Se il suo esordio nel lungometraggio ("Sweet Charity") era infatti un remake in forma di musical de "Le notti di Cabiria", "All that jazz" si propone come un ambizioso tentativo di rifare "Otto e mezzo" nell'ambiente dello showbiz americano. Il film è molto diseguale e risulta soprattutto viziato da un eccesso di narcisismo, oltre che dalla presuntuosa convinzione che la messa in scena delle proprie ossessioni private sia di per sé sufficiente a compensare la mancanza di un valido ordito narrativo. Depurato dei vezzi cinefili, delle smanie esibizionistiche e dei barocchismi formali, "All that jazz" non è quindi niente di più di un prodotto luccicante e sfarzoso, ma abbastanza vuoto sotto la superficie. Non si può neppure dire che vi sia nella descrizione della vita sregolata e autodistruttiva di Joe Gideon, artista genialoide, ballista e puttaniere, un intento di critica nei confronti della falsità e della vacuità del mondo dello spettacolo, in quanto Bob Fosse, non diversamente dal suo alter ego, è in perfetta sintonia con quel mondo, lo ama, e non può fare a meno di esso. La logica del "the show must go on" non viene mai messa in discussione, al punto che il protagonista stesso, stanco e malato, si ritrova a pronunciare ogni mattina davanti allo specchio la frase "Si va in scena, signori", per trovare la forza di affrontare un'altra giornata. Prima di morire, poi, egli si immagina di dare l'addio all'esistenza con un concerto osannante ed autocelebrativo, in cui tutti i personaggi della sua vita sono presenti per rendergli omaggio, in un tripudio di scenografie kitsch, di musica rock, di luci abbaglianti e di sfrenata esaltazione divistica.
Pur opinabile sotto molti aspetti, la scelta di mettere in scena la propria vita (e perfino la propria morte) come uno show, è forse l'intuizione migliore di Fosse. Non si tratta tanto dell'aspirazione romantica e ottocentesca di fare della propria intera esistenza un'opera d'arte, quanto dell'autocompiaciuta voluttà del primattore di stare sempre sul proscenio, sotto i riflettori. Il singolare colloquio con la Morte, inscenato come un affascinante rituale di seduzione (a vestire i suoi panni è, insolitamente, una giovane e bellissima ragazza vestita di bianco) e ambientato in un luogo volutamente artificiale (tra specchi, luci azzurrognole e un décor da palcoscenico), non fa che rafforzare l'idea che la vita è una recita, è teatro, è finzione. La morte di Joe non ha quindi alcunché di realistico (e neppure di mitico), ma è semplicemente puro oggetto di consumo spettacolare, da rimuovere e dimenticare, come tale, non appena la rappresentazione ha avuto termine (non mi sembra un caso che Joe finisca, nell'ultima inquadratura, in un anonimo sacco di cellophane). E' un vero peccato che uno spunto tematico così gravido di potenziali sviluppi e riflessioni (anche extracinematografiche) venga poi banalizzato da un egocentrismo smisurato, estetizzante e pretenzioso. Fosse è un regista discreto (lo si vede soprattutto nel montaggio spezzettato e asincronico, che fa del film una sorta di lungo flashback onirico, e in alcune apprezzabili scene, come quella precedente l'attacco cardiaco in cui, durante una prova di lettura, vengono cancellati all'improvviso tutti i suoni dei presenti e rimangono in primo piano solo quelli di Joe – il rumore delle sue dita che tamburellano sul tavolo o della sigaretta che viene spenta sul portacenere -, isolati e in qualche modo ingigantiti dall'innaturale silenziosità delle facce che intorno a lui parlano o ridono), oltre che un abile coreografo (le sue composizioni spaziano, in maniera spesso assai pregevole, dal balletto classico alla danza moderna, dalle atmosfere espressioniste tipo "Cabaret" alla musica pop), ma il film in fin dei conti non riesce mai a eliminare del tutto il sospetto di essere stato girato in un delirio di narcisistica onnipotenza, senza delle autentiche motivazioni se non quella di esorcizzare l'idea della malattia e della morte (così si spiegherebbe l'autoironia necrofila del film, ribadita anche da quello sguaiato monologo del comico ripreso ossessivamente fino alle ultime sequenze).

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  24/02/2012 19:15:56
   8 / 10
Splendido musical di Bob Fosse che si ripete dopo il successo di "Cabaret" di qualche anno prima...
Shneider è l'alter ego perfetto del regista in questa parabola drammatica che ricorda in alcuni frangenti quella di Mas*****nni in "8 e mezzo"!
Spesso i musical mi sono indigesti ma in realta' in questo caso le musiche non sono assillanti e onnipresenti e le due ore scorrono con piacere!
Emozionante!

2 risposte al commento
Ultima risposta 26/02/2012 21.40.54
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thetruth34  @  11/08/2011 23:16:28
   8 / 10
davvero stupefacente!! (tanto per rimanere in tema...) se è piaciuto a me che non sono un amante dei musical figuriamoci per un appasionato, da vedere assolutamente ;-)

Lory_noir  @  25/05/2011 11:51:12
   5½ / 10
L'idea mi è piaciuta ma non com'è stata realizzata. Poteva essere molto più spettacolare.

1 risposta al commento
Ultima risposta 11/08/2011 23.22.10
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  21/10/2010 15:57:49
   9 / 10
Una brutta tosse, gli occhi arrossati, un collirio, un cachet, una doccia calda con la sigaretta ancora accesa tra le labbra, uno psicostimolante a disposizione, i violini che suonano da un mangianastri e… "si va in scena". C'è chi vive stando sulla corda, per non saper attendere. Chi preferisce un'eiaculazione precoce alla conservazione perpetua. Per fare il regista, il coreografo e il montatore scrupoloso ci vuole questo e altro: qualche bottiglia di alcool e allegre parentesi con una discreta quantità di donne.
Sto parlando di un menestrello che ha regalato tutto ciò che aveva allo spettacolo e non ha riposto niente per se stesso. Autodistruttivo per il terrore di essere convenzionale. "All that jazz", con le sue lampeggianti coreografie, il suo fervore registico e i balletti, rappresenta l'estensione cinematografica della vita di Bob Fosse. L'autore americano sceglie come suo alter-ego la cera affaticata e l'aspetto scarno di Roy Scheider, il quale interpreta sullo schermo Joe Gideon, la cui esistenza viene raccontata a ritmo di danza e di numeri musicali superbi.

La pellicola è una delle più alte e raffinate riflessioni sulla morte, e insieme un inno alla seducente dinamicità della vita. Un giocare con la falce fienaia, ma senza le prostrazioni bergmaniane, e con una messa in scena colorata, tinteggiata da personaggi brillanti.
L'idea del trapasso viene burlata a più riprese, grazie a stralci ironici di enorme rilievo (il medico che, mentre visita Joe, fuma e tossisce a ripetizione, e la sequenza nella camera d'ospedale subito dopo l'infarto), ma anche rispettata tramite un racconto spesso doloroso ed emotivamente feroce. Registicamente parlando, Fosse non è mai stato così in stato di grazia; le scene del balletto di "Air-otica" e la lettura "sorda" del copione sono idee magistrali di come andrebbe fatto il cinema.

Fotografata con acume dal nostro Giuseppe Rotunno, e inframmezzata da spezzoni di un monologo comico e di un confronto immaginario con un Angelo bianco, nonché funerea "nuova moglie", che ha l'eterea consistenza e la bellezza di Jessica Lange, la pellicola gode di un editing composto da imponenti accavallamenti.
E' interessante notare come il filmato dell'assolo umoristico venga costantemente esaminato, tagliato, allungato, rimontato, visto e rivisto, in una perenne e insoddisfacente ricerca della rappresentazione perfetta, di quel fiore immutabile e impervio che Fosse considera essere la rosa. Quello che lui consapevolmente crea è soltanto temporaneità, apparenza, e lo ammette a cuore aperto in una spietata analisi di se stesso.
Passando attraverso l'Ira, il Rifiuto, il Mercato, la Depressione e l'Accettazione, l'autore ci conduce attraverso i cosiddetti cinque stadi del processo della morte. Corteggiata, amata, odiata e poi nuovamente adulata, la dipartita è resa tra parentesi che spaziano dal cabaret allo spettacolo di varietà, dal musical al jingle pubblicitario, in una messa in scena impareggiabile, piena di arditi riferimenti all'inconscio e al surreale.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  05/10/2009 01:19:01
   8 / 10
Bob Fosse parla della sua vita attraverso il volto di un ottimo Scheider.
Ottimo

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  26/08/2009 10:21:18
   7 / 10
Conoscevo solamente le musiche di questo autoritratto o testamernto filmico di Bob Fosse. Ieri sera finalamente l'ho visto. E' un musical anomalo che mette totalmente a nudo la vita artistica e privata del regista ottimamente interpretato da Roy Scheider.
Il ritmo è coinvolgente, a tratti forsennato; nonostante tutto questo non sono riuscita a vederlo come un capolavoro.

The Monia 84  @  12/02/2009 11:13:03
   9½ / 10
Musical anomalo,autobiografico,nervoso e vitale ,eppure con la morte onnipresente a scandirne i passaggi,"All that jazz" e'un film riuscito e magistrale,con un Roy Scheider bravissimo a impersonare un artista autoindulgente, fiero delle proprie debolezze e affascinatore.
Consigliato anche a chi non ama il genere.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  23/12/2008 17:44:38
   6½ / 10
Abbastanza indifferente per questo "All that Jazz" che è stato, almeno per un periodo, il film più bello per Stanley Kubrick. Ispirato da "8 1/2" di Fellini, è una autobiografica spettacolarizzazione di sè stessi, talmente tanto spettacolarizzata da non riuscire ad emozionarmi neppure per lo stato di salute precario di Fosse/Scheider.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  06/07/2008 14:35:35
   8 / 10
Bob Fosse mette in scena se stesso: una vita fatta di lavoro per una carriera invidiabile, ma dai ritmi forsennati fra cinema (il riferimento a Lenny)e teatro ed una vita privata disastrosa. Un film dalla regia molto fluida con ottimi numeri musicali coreografati in maniera eccellente dallo stesso Fosse e la gradevole sorpresa di un Roy Scheider a suo agio come alter ego del regista e ulteriore conferma della sua poliedricità di attore.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  29/06/2008 19:56:28
   8½ / 10
E' l'"Otto e mezzo" secondo Bob Fosse: un film straordinario, kitsch, magniloquente, ricco di inventiva e di creatività. Come potrebbe essere diversamente visto che stiamo parlando del più grande ultimo coreografo della storia? Ma è anche e soprattutto, in un'excursus di indimenticabile glamour, la storia e l'immagine di Fosse che cita se stesso, impagabilmente rievocato da Scheider e dalla sua malattia, un attore di grande talento che generalmente stenta a ispirare simpatia.
Più che un musical, un testamento artistico di grande impatto (il suo ultimo vero film, "Star 80", non era un musical ed effettivamente faceva abbastanza pena)

Raggio  @  27/06/2008 12:44:54
   9½ / 10
Devo a questo film più che un paio d’ore ben spese, ma anche il superamento dell’avversità che da sempre mi portava ad ignorare i musical. Ottimo sotto molti aspetti, il film gode di una regia eccellente, coreografie straordinarie, musiche perfette ed un protagonista bravo al limite del vero. Noia? No, non ne ho provata affatto.

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