Recensione u turn - inversione di marcia regia di Oliver Stone USA 1997
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Recensione u turn - inversione di marcia (1997)

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locandina del film U TURN - INVERSIONE DI MARCIA

Immagine tratta dal film U TURN - INVERSIONE DI MARCIA

Immagine tratta dal film U TURN - INVERSIONE DI MARCIA

Immagine tratta dal film U TURN - INVERSIONE DI MARCIA
 

Il film di Stone mette a nudo l'impossibilitÓ e la vacuitÓ di ogni progetto e fine umano, tramite un'opera primastica ricca allo stesso tempo di colori frastornanti e di tinte fosche.

I Protagonisti del film sono tutti uniti dalla insaziabile voglia di dominare la propria vita e il mondo circostante, ma rimanogono sempre derubati dalle loro aspettative a e dai loro sogni dalla sorte. Elemento onnipresente nel film Ŕ il deserto, ambientazione resa evocativa dalla fotografia e dal montaggio, e vuol la metafora della vittoria della natura su ogni sforzo umano.

Il film ha un sapore agrodolce e grottesco, fin dal principio la trama del film Ŕ spezzettata periodicamente da flash back e da avvenimenti fuori trama che coinvolgono lo spettatore negli stati d'animo dei protagonisti e fanno fisicamente percepire la tensione da "catastrofe incombente" che aleggia a Superior, piccolo e dimenticato paesino nel deserto dell'Arizona in cui si svolge la vicenda. Il film non da tregua, ogni filo narrativo Ŕ spezzato al culmine ed ogni personaggio Ŕ sempre messo di fronte alla crudezza della sua esistenza. L'attenzione Ŕ catturata dalle inquadrature strettissime che riescono a concentrare tutta la forza comunicativa in pochi semplici particolari, che cambiano e dirigono la vita dei personaggi, mettendoli sempre di fronte a baratri inattesi.

U Turn Ŕ un grande esercizio di stile, riuscito benissimo, ma proprio questo Ŕ anche il neo del film, che alla fine tende a stordire pi¨ che a catturare lo spettatore.
Da segnalare l'ottima interpretazione di Billy Bob Torton gestore dell'autorimessa dove si reca Sean Penn per un guasto alla macchina che darÓ inizio all'intera vicenda.

Un film notevole, con un'ottima caratterizzazione di ogni personaggio, con un'altrettanto pregevole uso della "splendida decadenza" alla Pulp Fiction, ma che resta vittima dell'utilizzo sovrabbondante di quella regia funambolica e leziosa che Ŕ il vero soggetto del film.

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Recensione a cura di Holden - aggiornata al 08/10/2003 14.25.00

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