Recensione troppo belli regia di Ugo Fabrizio Giordani Italia 2005
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Recensione troppo belli (2005)

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locandina del film TROPPO BELLI

Immagine tratta dal film TROPPO BELLI

Immagine tratta dal film TROPPO BELLI

Immagine tratta dal film TROPPO BELLI

Immagine tratta dal film TROPPO BELLI

Immagine tratta dal film TROPPO BELLI
 

E' ormai noto da tempo che l'Italia, dal punto di vista cinematografico, non riesce più ad offrire la stessa qualità che proponeva 20-30 anni fa. Questo non vuol dire che non ci sia nessun regista talentuoso e nessun attore interessante, ma purtroppo la concorrenza a livello mondiale è diventata spietata e mette a nudo tutti i difetti e tutte le lacune dei nostri film.
L'Italia poi non vanta una protezione mediatica come quella dell'America, che può permettersi di sfornare film discreti (se non mediocri) con la solida sicurezza che a livello mondiale gli incassi saranno (quasi) sempre soddisfacenti.

"Troppo belli" di Giordani è un film che è stato proiettato nei cinema italiani nel 2005, Costantino Vitagliano e Daniele Interrante sono i protagonisti e interpretano due ragazzi abbastanza semplici che conducono una vita modesta, fatta di lavori poco gratificanti e di storie d'amore che sfociano nel nulla.
Entrambi, ma soprattutto Daniele, desiderano un'altra vita, ambiscono ad obiettivi che per il momento paiono irraggiungibili. L'occasione si presenta quando Valeria (modella-attrice) presenta i due ragazzi ad un falso agente di spettacolo che promette loro fama e notorietà a prezzi però abbastanza onerosi. L'ingenuità dei ragazzi si traduce in un prolungamento nel tempo della frode, ma la segretaria del falso agente (sua figlia Michela) è combattuta interiormente, anche per via del fatto che segretamente ama Costantino.

"Troppo belli" mette in mostra in modo perfino involontario i disgustosi criteri che stanno alla base della televisione italiana.
Salta subito all'occhio (anche allo spettatore digiuno di Cinema) la scarsa attitudine alla recitazione della coppia protagonista. Non che gli attori di contorno si distinguano per bravura ma Costantino e Daniele spiccano in negativo essendo i due personaggi principali. Da qui scaturisce in maniera piuttosto naturale una critica ovvia e doverosa:
Interrante e Vitagliano non sono attori ma semplicemente ex-tronisti che hanno ottenuto fama a livello nazionale per aver partecipato ad "Amici", notissima trasmissione televisiva condotta dalla De Filippi. Fare l'attore richiede tempo, dedizione, sforzi, anche bocconi amari da digerire, e magari senza neanche ricevere quello che teoricamente spetterebbe loro di diritto. Costantino ha invece ammesso in un'intervista di aver seguito un corso di recitazione per un anno, al fine di prepararsi per la pellicola, e inoltre è ancora più grave il fatto che vengano impiegati due volti noti con l'unico obbiettivo di portare il pubblico in sala a visionare il film.
Ma su questo punto sarà effettuata una riflessione al termine della recensione.

Un altro elemento che lascia sgomento lo spettatore è come viene tratteggiata la gioventù odierna. Nessuno mette in dubbio che la crisi italiana (che, oltre ad essere economica, è anche morale) sfiduci i ragazzi, non garantisca loro un futuro, li renda poco aperti al dialogo con i genitori e che tutto questo comporti anche un tasso elevato di disoccupazione con conseguente malcontento, ma i giovani in "Troppo belli" godono di una caricatura eccessiva, francamente irreale.
Il film si apre con una ragazza del quartiere di Costantino che si nasconde e fa di nascosto foto al ragazzo per la sua malcelata ammirazione.
Ma non è tutto.
In un altro frangente lei ruba letteralmente gli indumenti intimi di Costantino appesi fuori ad asciugare. E per terminare in bellezza l'inquietante vicenda, lo spettatore osserverà allibito frotte di ragazzine che, fuori dalla scuola, spacciano foto del protagonista, per di più a prezzi folli (50 euro per una foto).
Queste scene sono difficili da interpretare.
Il regista voleva trasmettere uno spaccato sociale focalizzato sugli adolescenti dei giorni nostri? Oppure tali scene sono state girate solo con l'infimo scopo di far risaltare le qualità fisiche dei due protagonisti? In entrambi i casi Giordani toppa totalmente e le ragioni sono così lampanti che non necessitano neanche di ulteriori spiegazioni.

Il film poi diventa perfino vettore di un messaggio a tratti pericoloso: il successo passa dalla raccomandazione.
Per un'ora e mezzo si assisterà a scene nella quale Costantino e Daniele devono districarsi dalla precarietà della loro posizione, accettando sempre offerte lavorative che passano per mezzo di raccomandazioni, o di promesse allo scopo di ottenere un qualcos'altro.
Anche qui le intenzioni del regista sono nebulose e non si riesce a comprendere se c'è una critica sociale oppure c'è un'ingenuità di fondo che getta parecchie ombre su questo tipo di pellicola, e soprattutto sui meccanismi che stanno dietro alla tv italiana. Non c'è assolutamente meritocrazia nella vicenda narrata, è assente un qualunque messaggio positivo, un'idea di fondo che possa risollevare la pellicola dal marciume in cui è inglobata.

Se dal punto di vista dell'analisi sociale il film mostra carenze allarmanti, sull'approfondimento psicologico la pellicola si adagia su indifferente mediocrità.
Costantino semplicemente non riesce neanche a caratterizzare sé stesso, quindi figuriamoci se avesse dovuto recitare una parte. In generale non ci sono sviluppi nei rapporti tra i personaggi, non ci sono interazioni volte ad evolvere la vicenda; il tutto si riduce semplicemente a Daniele che lascia lei, lei che non vuole tornare da lui, lui che litiga con Costantino perché non stanno avendo successo, Costantino che vorrebbe perdonarlo ma l'orgoglio lo frena...
Inoltre il film non possiede nemmeno il pregio di avere un taglio realistico: tante, troppe le scene nella quale i personaggi hanno un comportamento che nella vita reale nessuno potrebbe mai adottare. Tralasciando le tempistiche con cui l'ex di Costantino si sposa con il suo amico (passano forse 2-3 giorni), lascia letteralmente basiti la stupidità con la quale i due si ostinano nel proseguire in un evidente corso fittizio di recitazione.
Tutto il film è incentrato su passaggi molto macchinosi e facilmente prevedibili, e lo spettatore senza nessuna difficoltà può capire come si risolverà la vicenda. Non c'è nessun guizzo nella storia, non c'è niente che invogli a proseguire la visione già di per sé lenta e noiosa.

Il film poi è tutto un cliché.
Niente sfugge a questa parola chiave: Cliché.
Costantino e Daniele sono i due soliti bellocci che cercano il successo e l'amore, ma ripetutamente falliscono; c'è la ragazza timida ed impacciata segretamente innamorata di Costantino e che alla fine supera lo scoglio e si fa avanti; c'è il solito rapporto conflittuale padre-figlio, toccato in maniera superficiale e poco convincente; c'è la solita figura losca (napoletana, giusto per offrire ancora un po' di stereotipi) che regala sogni fasulli in cambio di soldi. Appare perfino un parrucchiere omosessuale.
Insomma, tutti gli stereotipi vengono "catturati" e letteralmente appiccicati a forza su pellicola.

Ora, in ultima analisi, ci si domanda: a quale categoria può appartenere un film del genere?
Il tutto porterebbe a dire "commedia" ma sfortunatamente il film non riesce a far ridere in nessuna sequenza. Con il termine "commedia" non vogliamo comunque intendere un film esclusivamente "da ridere". La commedia è un genere molto complesso, dove le risate devono essere accompagnate da una base di sottofondo non banale. L'esempio lampante di una commedia all'italiana che riesce a far ridere (in maniera amara ) è "Fantozzi" di Salce.
In un film di quel genere troviamo veramente una critica forte e feroce alla società italiana e ai suoi abitanti. Fantozzi personaggio diventa soltanto l'esasperazione di un'essenza che ci descrive molto da vicino.
In "Troppo belli" un italiano non può assolutamente identificarsi, il film cerca di valorizzare persone che ottengono successi non per merito ma perché possiedono una bellezza fotogenica adatta ai palcoscenici televisivi da domenica pomeriggio.

Si potrebbe quindi inquadrare il film come trash?

Purtroppo relegare "Troppo belli" nel genere trash è una cosa che offende la categoria stessa. Il trash comprende un elevato numero di pellicole che per svariati motivi non riescono ad ottenere una sufficiente comparto tecnico ma molto spesso un "film spazzatura" non gode di elevati budget, e tutto va di conseguenza. Ristrettezze economiche comportano magari attori scarsi, sceneggiature di livello non elevatissimo, effetti speciali altalenanti. Il regista poi cerca di ovviare ai difetti, e non è raro che il tutto si risolva con scene assurde che non riescono ad esplicare il messaggio del regista.
Insomma, il trash nasce dall'ingenuità spontanea, è diretta conseguenza di low budget e di limiti che magari vengono imposti dai produttori.
"Troppo belli" non riesce quindi neanche ad essere identificato come trash.

Lo scegliere Costantino e Daniele come protagonisti non sembra essere una scelta casuale ma piuttosto una ben precisa operazione di marketing che ha come scopo quello di attirare più pubblico (soprattutto ragazzine).
Quindi dietro a tutto il film non si riscontrano neanche buone intenzioni, ma soltanto la fretta e la voglia di speculare sui soldi dello spettatore, facendo leva sulla notorietà di due becere personalità televisiva.

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Recensione a cura di carsit - aggiornata al 27/01/2014 16.41.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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