Recensione l'amore non basta regia di Stefano Chiantini Italia 2008
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Recensione l'amore non basta (2008)

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locandina del film L'AMORE NON BASTA

Immagine tratta dal film L'AMORE NON BASTA

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Immagine tratta dal film L'AMORE NON BASTA

Immagine tratta dal film L'AMORE NON BASTA
 

Una giovane hostess abruzzese tenta inutilmente di tenere a galla un amore inutile e senza futuro per un giovane scrittore, disoccupato e precario. Raccoglie un diario di lui, dimenticato sull'aereo e ci prova senza alcun risultato.

Sul merito del titolo nessuno ha oggi da eccepire, in tempi di separazioni, divorzi e crisi endemica della famiglia, spentosi da tempo il sogno romantico dell'amore eterno e risolutivo di un'esistenza.
Restano dunque solo "storie in sospeso e che si perdono per strada", aumentando il tasso di confusione mentale ed esistenziale dei giovani di oggi. Ma non solo: anche la generazione precedente è ormai allo sfascio, a giudicare da altri personaggi del film, come la madre della protagonista, supertradita da un perfido Haber (nei panni di "o' malamente" della commedia napoletana, donnaiolo impenitente con l'unghia del mignolo ricurva, come un vecchio capo Rom). Per non parlare del vecchio padre del protagonista (Rocco Papaleo), in veste di ectoplasma incombente nella povera vita del figlio bamboccione troppo fragile per reggere, come il pio Enea, un tale Anchise sulle spalle. Il quale "Enea formato ridotto" si riduce infine a declamare apertamente che lui proprio non riesce a fare a meno di tale ombra eccessiva, con un volo di sapienza psicanalitica davvero risibile. Peggio ancora, da parte del giovane protagonista (Alessandro Tiberi), presentato nel film come scrittore di avvenire, sensibile, profondo e riflessivo.

Appare piuttosto evidente la fumosità dell'intreccio, tale da causare nello spettatore un profondo disorientamento nel seguire un racconto tanto prolisso e confuso; un mix insostenibile di componenti eterogenee, sovrapposte alla bell'e meglio, senza un disegno logico-estetico difendibile.
A questo si aggiunge poi un'ulteriore figura: la protagonista femminile, destabilizzata e destabilizzante, compulsivamente incline a far di tutto, senza ragioni precise: hostess sugli aerei, in eterno movimento, studentessa universitaria distratta, ma amante solo part-time (Giovanna Mezzogiorno); col risultato di apparire del tutto improbabile, anche per il look personale, da donna troppo matura (a quasi 35 anni), per affiancarsi ad un Alessandro Tiberi che, per quanto trentenne, ha l'aria da ragazzotto ultrà in crescita perenne.
I due sono validi, dunque, insieme, per tratteggiare una coppia tipo "sorella maggiore con fratellino universitario fuori corso", piuttosto che degli amanti alla prova di sentimenti maturi.

Esce male da questa prova il giovane Tiberi, figlio d'arte celebrato per le sue qualità di doppiatore, offrendo una recitazione che si vorrebbe istrionica da "povero cristo", addirittura impacciato nei movimenti, artificiosi, scomposti e sovente ridicoli; quando non, invece, sottoposto al supplizio di primi piani fissi e vacui, nel vano tentativo di esprimere un pensiero inesistente, allo stesso modo della bella Giovanna Mezzogiorno. La quale pure viene ripresa con identici primi piani, emblematici di non si sa che, evidentemente orecchiati dal giovane regista nelle scuole di cinema, da testi mal digeriti di sacri autori, dai quali diremmo che Stefano Chiantini dovrebbe imparare un segreto fondamentale: l'espressione artistica è quanto di più nativo ed immediato possa esserci, anche tra i registi più cerebrali; non nasce dalla volontà autoreferenziale di chi proclama "voglio fare dell'arte", ma deve sgorgare spontaneamente, da un terreno ricco e fertile di suggestioni inconsce, arricchite da riflessioni profonde, maturate a lungo; come un' efflorescenza improvvisa, venuta inattesamente alla luce per il provvido sortilegio di una natura armoniosa.
Il concetto che "L'amore non basta" vorrebbe veicolare potrebbe assumere ben altre valenze e spessore, ed invece fallisce completamente il bersaglio arrivando a suscitare profondi commenti negativi tra il pubblico dentro e fuori le sale.

La nota più genuina del film resta comunque l'attualità sostanziale di certi temi: nel mettere in scena lo sconcerto ed il disorientameno della situazione giovanile, in una società sempre più confusa e precaria.

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Recensione a cura di GiorgioVillosio - aggiornata al 07/05/2008

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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