Recensione inception regia di Christopher Nolan Gran Bretagna, USA 2010
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Recensione inception (2010)

Voto Visitatori:   7,99 / 10 (658 voti)7,99Grafico
Voto Recensore:   8,50 / 10  8,50
Miglior fotografia (Wally Pfister)Migliori effetti specialiMiglior sonoroMiglior montaggio sonoro
VINCITORE DI 4 PREMI OSCAR:
Miglior fotografia (Wally Pfister), Migliori effetti speciali, Miglior sonoro, Miglior montaggio sonoro
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locandina del film INCEPTION

Immagine tratta dal film INCEPTION

Immagine tratta dal film INCEPTION

Immagine tratta dal film INCEPTION

Immagine tratta dal film INCEPTION

Immagine tratta dal film INCEPTION
 

Take this kiss upon the brow!
And, in parting from you now,
Thus much let me avow-
You are not wrong, who deem
That my days have been a dream;
Yet if hope has flown away
In a night, or in a day,
In a vision, or in none,
Is it therefore the less gone?
All that we see or seem
Is but a dream within a dream.

I stand amid the roar
Of a surf-tormented shore,
And I hold within my hand
Grains of the golden sand-
How few! yet how they creep
Through my fingers to the deep,
While I weep- while I weep!
O God! can I not grasp
Them with a tighter clasp?
O God! can I not save
One from the pitiless wave?
Is all that we see or seem
But a dream within a dream?

Edgar Alla Poe, A Dream within a Dream

In un mondo in cui la tecnologia consente a più persone di condividere i sogni di un individuo e di accedere al subconscio della mente umana approfittando della vulnerabilità derivante dalla fase onirica del sonno, Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) è un ladro esperto nella tecnica di estrazione di informazioni note alla vittima. La tecnica è utilizzata spesso nello spionaggio industriale. A causa di questa sua attività Dom Cobb è braccato in molti paesi. Inoltre pende sulla sua testa un mandato di cattura, legato ad un evento del suo passato, che gli impedisce di rientrare negli Stati Uniti dove ancora vivono i suoi due bambini affidati ai nonni.
L'incontro con l'industriale giapponese Saito (Ken Watanabe) offre a Cobb una possibilità di riscattare la propria esistenza e di riabbracciare la sua famiglia. Saito promette a Cobb di risolvere i suoi problemi giudiziari, che lo costringono ad un esilio volontario, in cambio di un ultimo lavoro. Saito chiede a Cobb di compiere l'azione contraria a quella in cui si è specializzato: egli, anziché estrarre un'informazione dalla mente di un concorrente di Saito, deve innestare in essa un'idea.
Cobb accetta, ma l'intera operazione è messa a repentaglio dalla fragilità della mente di Cobb. Una fragilità che si manifesta attraverso una presenza femminile. Si tratta di Mal (Marion Cotillard), la defunta moglie di Cobb.

Christopher Nolan si è già dimostrato e si conferma uno dei cineasti più interessanti degli ultimi dieci anni. Uno dei pochi capaci di coniugare il cinema spettacolare e d'intrattenimento con un cinema personale, realizzando pellicole assai sfaccettate e con molteplici livelli di lettura. Le tematiche a lui più care sono quelle legate all'io profondo dell'essere umano. Tematiche che si estrinsecano attraverso la crisi d'identità e la scissione dell'io, la percezione soggettiva del tempo, il dolore ed il male che derivano dalla memoria, la dicotomia fra la realtà e la percezione della realtà che spesso si manifesta come un inganno dei sensi, il continuo mescolarsi fra il bene e il male, fra la luce e le ombre che albergano l'anima umana. Vi è una continuità artistica evidente nell'intera filmografia di questo autore, che oltre alla regia ha sempre firmato anche le sceneggiature delle sue opere, scrivendole generalmente insieme col fratello Jonathan. La sola eccezione è stata il film "Insomnia" (2002) che però era il remake dell'omonimo film norvegese (1997).

Con "Inception", Nolan crea un mondo personale composto da un insieme complesso di regole e lo sviluppa attraverso una progressione narrativa in realtà molto semplice e lineare, come quella di un qualsiasi film d'azione.
La trama del film, infatti, si potrebbe riassumere assai semplicemente.
Dom Cobb è un ladro di segreti industriali che viene ingaggiato da un magnate giapponese per distruggere l'impero economico del suo diretto rivale. In cambio Cobb potrà rientrare nel proprio paese e riabbracciare la propria famiglia. Cobb organizza una squadra di specialisti ed esegue la missione.
Non ci sarebbe niente di diverso da un qualsiasi capitolo di "Mission Impossible". La banalità della trama è così evidente da far apparire assai più complessi gli episodi di una qualsiasi serie televisiva americana tipo il divertente "Castle, detective fra le righe" che in soli quaranta minuti di narrazione riesce a sviluppare indagini complicate e dense di colpi di scena.
Quindi si può affermare che lo sviluppo narrativo di base di "Inception" sia sostanzialmente povero.
Questa affermazione, per quanto vera si può applicare solo se non si considera che ci troviamo di fronte ad un film di Nolan, in cui niente è mai così semplice.
A Nolan non interessava raccontare dell'impresa dell'equipe di Dom Cobb. Questa è un mero pretesto narrativo che gli ha permesso di sviluppare quel mondo che egli ha immaginato.
Nolan ha forse perso di vista il consueto approfondimento psicologico dei suoi personaggi proprio perché la sua premura più evidente è stata quella di riuscire a creare un insieme di regole coerenti fra loro e quindi credibili nel loro complesso.
Il solo personaggio completamente sviluppato è quello di Dom Cobb, ma, se lo si confronta per esempio con i protagonisti di "The Prestige" o di "The Dark Knight", il suo profilo apparirà oltremodo piatto.
Questa volta l'attenzione narrativa di Nolan non si è focalizzata su quelle tematiche inerenti all'analisi umana dei personaggi. E questo appare quantomeno paradossale dato che "Inception" parla diffusamente dell'inconscio e dei sogni. Ma l'approccio al mondo dell'Es è superficiale e quasi pretestuoso. Proprio come nel classico esempio freudiano dell'iceberg l'Es è quell'istanza psichica corrispondente alla parte sommersa, così l'approfondimento psicologico dei personaggi di "Inception" corrisponde soltanto alla parte emersa dell'iceberg.
Questa volta l'attenzione di Nolan si focalizza su altre tematiche. La prima e più evidente è quella della percezione del tempo che si presenta come un complesso sistema di scatole cinesi, perfettamente esplicitato dal differente scorrere del tempo fra i vari livelli di profondità del sogno.
Altra tematica fondamentale è quella del rifiuto di una realtà piatta, concreta e banale (in tal senso si ricordino le ultime parole di Angier in "The Prestige") attraverso la fantasia che permette di creare nuove realtà in cui rifugiarsi. Ultime due tematiche la promessa e il senso di colpa unito al relativo desiderio di espiazione. Nell'ottica delle ultime due tematiche assumono un ruolo fondamentale la memoria ed il ricordo e la loro capacità di influenzare le scelte e la vita delle persone.

Prima di analizzare tutto questo si avverte il lettore che quanto segue rivela tutti i principali colpi di scena della pellicola, incluso il suo finale. Pertanto se ne sconsiglia la lettura a chi ancora non avesse visto il film.

Per prima cosa si deve chiarire fin da subito un punto, chiudendo così la bocca a tutti quei critici che hanno voluto alzare il proprio indice contro questa pellicola omettendo uno degli elementi cardine su cui questa si basa. Certa parte della critica, naturalmente quasi tutta europea e in gran parte italiana, ha accusato Nolan di aver banalizzato il sogno rendendolo troppo reale. Hanno anche instaurato paragoni incomprensibili con autori come David Lynch, Federico Fellini, Michel Gondry, David Cronenberg. È ovvio che non sono questi i referenti di Nolan, così come è ovvio che Nolan non sta parlando del sogno nel senso puro del termine.
La trama del film si sviluppa su un elemento basilare: nei sogni condivisi c'è sempre un architetto. I sogni che vengono presentati in "Inception" sono il più verisimili possibile, è proprio questo il compito dell'architetto, perché così la vittima dell'estrazione non si rende conto di essere in un sogno, altrimenti il suo subconscio attiva le proprie difese rendendo vano il tentativo di furto. Non si può e non si deve prescindere da questo cardine su cui è imperniato l'intero film, perché equivarrebbe a parlare di un altro film e non di "Inception".

Ciò chiarito, abbiamo detto che Nolan ha creato un mondo immaginifico (e non esattamente virtuale) con delle regole ben precise. Per questa ragione moltissimi hanno paragonato questo film a "Matrix"(1999), pellicola con cui "Inception" ha molti meno punti di contatto di quanto non possa sembrare e ne spighiamo rapidamente il perché. In "Matrix" siamo in presenza di una società artificiale ricreata da un computer che si nutre dell'energia degli esseri umani. Si tratta di un programma che ricrea una realtà virtuale e agisce attraverso l'inganno dei sensi. In "Inception" il mondo immaginifico del sogno presenta caratteristiche differenti. Chi fa uso del sogno condiviso come una droga, lo fa perché così fugge dalla quotidianità e vive una realtà che egli stesso può creare senza limiti né vincoli. Chi sogna crea mondi dove tutto è possibile e così facendo assurge al ruolo di Dio. Solo il sogno creato dagli architetti cerca di essere reale per le ragioni suddette, ma la stessa cosa non vale per chi sogna ai soli fini di evasione. Inoltre, qui non c'e un inganno dei sensi. Essi infatti sono uno strumento che riconduce la mente alla realtà. Si consideri in tal senso tutte le affermazioni sulle funzioni uditive e di equilibrio dell'orecchio e a come gli eventi esterni al sogno influenzino il sogno stesso. Chiarissimo in tal senso l'espediente del "calcio" come fuga dal sogno e l'ascolto di un brano musicale per segnalare la scadenza dei tempi onirici.
In "Matrix", dunque la realtà artificiale era una mera prigione per l'essere umano. In "Inception" è invece una via di fuga e non si basa su un inganno dei sensi, ma su un'alterazione del filtro di percezione della realtà, di ciò che consente di distinguere il sonno dalla veglia e l'apparenza dalla sostanza.

"Inception" si divide sostanzialmente in due parti. La prima serve ad introdurre lo spettatore nel mondo creato da Nolan. Essendo questo particolarmente articolato nelle sue regole, lo spettatore vi è condotto gradualmente e questo comporta inevitabilmente una progressione narrativa a tratti didascalica. Tuttavia Nolan ha ben saputo alternare i momenti didattici a momenti di azione, mantenendo sempre elevato il ritmo del film. La seconda parte è quella in cui l'ultima missione di Cobb viene eseguita. Il ritmo qui è serratissimo, ma paradossalmente è meno avvincente della prima parte, quella che avrebbe potuto essere considerata a maggior rischio da parte dell'autore. Infatti, egli ha così ben curato i tempi della sua prima parte, che questa risulta assolutamente avvincente e convincente. Nella seconda, invece, poiché sono molti i nodi che devono venire al pettine fra cui il passato di Cobb ed i suoi trascorsi con sua moglie Mal e il rapporto fra Robert Fischer (Cillian Murphy), la vittima dell'inception obiettivo della missione, e suo padre Maurice (Pete Postlethwaite), Nolan si concede un tripudio di sparatorie e inseguimenti fra i vari scenari e i vari livelli del sogno che oltre un certo limite diventano inutilmente prolissi e fracassoni, appesantendo la visione del film e intaccandone la struttura quasi perfetta.
Inoltre gli ottimi effetti speciali e visivi, nella prima parte del film, sono perfettamente integrati all'impianto narrativo ed evocano le suggestioni dei quadri di Dalì e di Magritte, si pensi in particolar modo a tutto quel mondo creato da Cobb e da Mal ed ai momenti in cui i sogni collassano, ed il gusto del paradosso delle opere di Escher evocate esplicitamente dalla spiegazione della scala senza fine, ma anche da tutte le deformazione che Ariadne (Ellen Page) apporta alla bellissima Parigi.

Malgrado la ridondanza delle rocambolesche scene d'azione, Nolan non dimentica di sottolineare quanto "Inception" sia prima di tutto la storia di un amore straziante che è scivolato nell'ossessione e nel senso di colpa.
La relazione fra Dom e Mal non è una sottotrama del film, come a qualcuno potrebbe sembrare a causa della sproporzione fra i momenti adrenalinici e quelli in cui si incontrano i due amanti. Si deve considerare che Mal è morta e che è una proiezione del subconscio di Cobb, quindi non è un errore di Nolan il fatto che il suo ruolo sia piuttosto circoscritto e che possa sembrare privo di spessore. Anche questo è tuttavia un inganno. Mal è complementare a Dom, al punto che non si distingue più fra i due. Dom è in possesso del Totem di Mal e lo utilizza come se fosse il suo, ma questo non può avere effetto. Questo lo si evince chiaramente da quanto dicono sia Arthur (Joseph Gordon-Levitt) sia lo stesso Dom ad Ariadne, quando lei fabbrica il proprio Totem. Ma se non è la trottola il Totem di Cobb, che importanza ha che questa continui a girare o che cada inesorabilmente sotto il peso della forza di gravità? Ai fini di distinguere la realtà dal sogno non ne ha nessuno. Quella trottola è divenuta per Dom l'ennesimo punto di contatto con Mal e come Totem non ha nessun valore. Allora qual è il Totem di Cobb? La risposta è sotto gli occhi dello spettatore fin dal principio, ma egli non è in possesso dei filtri narrativi che gli permettano di accorgersene, perché il Totem di Cobb è Mal. Ogni volta che Cobb la vede sa di vivere un sogno, da cui egli per primo non ha nessuna intenzione di svegliarsi.

"Ricordi quando mi chiedesti di sposarti? Dicesti che sognavi che saremmo invecchiati insieme".

Il rapporto d'amore fra Dom e Mal è stato qualcosa di totalizzante e in un certo senso infantile. I due amanti si sono chiusi all'interno della loro coppia, tagliando fuori la realtà. Hanno creato un mondo fatto di ricordi che apparteneva a loro e a loro soltanto, dove hanno consumato insieme il loro amore. Poi, però, uno dei due è cresciuto, è maturato. Cobb si è reso conto che quello che avevano non gli bastava più e per questo ha suggerito un'idea a Mal. La conseguenza di questa evoluzione del sentimento è state la fine della coppia. E quando un amore finisce, spesso finisce tragicamente, lasciando nella parte che ha dato origine (questa è la corretta traduzione della parola inception, non innesto) alla separazione un senso di colpa. In virtù di questo senso di colpa Dom continua a tenere la proiezione della sua donna stretta a sé, punendosi perché convinto di non aver mantenuto la promessa che le aveva fatto.
Mal, il cui nome deve essere pronunciato così come si scrive, è una parola francese e significa "male" da intendersi anche come un tormento interiore. Il nome della moglie di Cobb fa da corollario alla canzone cantata da Édith Piaf, che i personaggi ascoltano per svegliarsi dai sogni, "Non, je ne regrette rien" (no, non rimpiango nulla) che dice testualmente: "Non, rien de rien, non, je ne regrette rien. Ni le bien, qu'on ma fait ni le mal tout ça m'est bien égal!" (no, niente di niente non rimpiango niente. Né il bene che mi è stato fatto né il male, non mi importa).

Il messaggio è chiaro: per poter vivere liberamente e senza rimpianti bisogna lasciar andare il passato e vivere il presente. Il concetto di rimorso si manifesta a più riprese nelle parole dei vari personaggi e in particolare in quelle di Saito e nella struttura stessa del Limbo dove un uomo invecchia prigioniero delle proprie certezze e dei propri ricordi e a fargli compagnia resta solo il rimpianto di una vita non vissuta.

Dice Cobb a Mal: "noi abbiamo avuto il nostro tempo insieme e devo lasciarti andare".
Abbandonare la proiezione di Mal è abbandonare il sogno di un amore perduto, lasciando che porti via con sé anche tutto il dolore.
Inoltre, quando Cobb ammette che Mal è solo una sua proiezione, un'ombra che non possiede né i pregi né i difetti della donna che è stata sua moglie, sembra che l'autore suggerisca come spesso le relazioni sentimentali sconfinino in un'ossessione in cui ciascuna delle parti proietta sull'altra i propri desideri e le proprie paure.

A questo punto si potrebbe aprire un ventaglio di ipotesi affascinanti ed interessanti sul finale del film e sulla funzione effettiva della trottola. Il solo Totem di cui viene mostrato il funzionamento al pubblico è appunto la trottola, ma come abbiamo detto è anche un Totem che non può funzionare perché contaminato (fra gli altri dallo stesso Saito che la prende in mano e le dà l'effetto all'inizio del film). La sequenza finale potrebbe tranquillamente indicare che Dom vive un sogno e che è stata Mal a operare su di lui un'inception. Oppure Dom è rimasto prigioniero in un limbo, che, come è spigato nel film, spesso si concretizza in un ritorno nella propria casa (vedasi appunto il Limbo di Saito). Oppure l'intero film è un sogno di Cobb. E fra tutte, perché no, Cobb si è liberato dei rimorsi e dei sensi di colpa e portando a termine l'operazione comandata da Saito, questi ha risolto davvero anche i suoi problemi giuridici permettendogli davvero di ritornare a casa dai suoi figli.
Si lascia allo spettatore la facoltà di scegliere in quale finale credere.
Chi scrive personalmente reputa che la spiegazione più semplice sia anche quella giusta e che Cobb sia davvero ritornato a casa. E francamente a suffragio di questa tesi ci sono tantissimi elementi. Resta comunque evidente che Nolan ha voluto lasciare un dubbio o quantomeno un'ambiguità. Tuttavia, seguendo l'idea che il finale sia effettivamente il ritorno alla realtà, la scelta di mostrare la trottola che vacilla, lasciando il dubbio se cadrà o meno, potrebbe voler suggerire che la realtà di Cobb è la realizzazione del suo sogno.
E i sogni, come dice Freud, sono desideri realizzati.

È nella storia d'amore fra Mal e Dom che risiede la maggior parte delle tematiche affrontate da Nolan, ma queste si estendono all'intera pellicola in differenti livelli.
Il tempo e la sua percezione è ben esplicitato dei vari livelli di sogno, ma è sempre nella relazione fra Mal e Cobb che ha la sua valenza più forte. Il loro amore è nato, ha vissuto, è invecchiato ed è morto. Che siano stati cinquant'anni oppure cinque, non importa. Quello che conta è che ha esaurito il proprio ciclo vitale.
L'elementarità della tematica del tempo è connaturata all'altra tematica che è quella della percezione della realtà. Un'ora sarà sempre composta di sessanta minuti, ma in quel lasso di tempo un individuo potrà compiere un'azione, mentre un altro ne compire tre e un altro ancora ne compie sei. Il tempo è concepito come è stato esposto da Seneca nella prima lettera a Lucilio. Esso è la sola vera proprietà che è concessa all'essere umano. Sta a ciascuno di noi saperlo spendere nel migliore modo possibile per non aver rimpianti quando questo volgerà al termine.
Per quanto concerne la tematica della fuga dalla realtà, questa è intrinseca nel concetto stesso di fantasia ed è l'origine, la vera e propria inception, di una qualsiasi idea creatrice.
Portata a livello estremo diventa la droga delle menti artistiche. Non è un caso che laboratorio gestito da Yusuf (Dileep Rau) sia del tutto simile a una fumeria d'oppio, dove si raggiunge il paradosso in cui il sogno è divenuto la realtà ed il soggetto desidera solo essere svegliato.
Tutti questi elementi sono gestiti con sapienza da Nolan e sono volto soprattutto alla sua particolare e suggestiva analisi del rapporto di coppia uomo donna, intesi come la metà di un tutto, che però sembra non poter in nessun modo funzionare. Naturalmente l'esplicitazione di questo avviene sempre attraverso la descrizione della relazione fra Mal e Cobb.

A coronare l'opera c'è anche una vasta serie di citazioni, alcune suggerite, alcune esplicitate.
Oltre che con il nome di Mal, Nolan ha giocato con quello di Ariadne, che ricorda fin troppo Arianna che fornì a Teseo il celebre filo che gli consentì di uscire dal labirinto, e con il nome di Yusuf, che significa Giuseppe come il personaggio biblico che interpretava i sogni del Faraone. Si può reputare che anche la scelta del nome Maurice per il vecchio Fischer non sia casuale e che sia un omaggio al già citato Escher.
La stanza del sogno in cui Fischer si riconcilia con suo padre ricorda molto da vicino "2001- Odissea nello Spazio" e varie atmosfere ricordano "Blade Runner", entrambi film di riferimento di Nolan già citati nelle sue opere precedenti.
A Parigi Cobb afferma che l'estradizione fra la Francia e gli Stati Uniti è un "incubo burocratico". Questa sembra un riferimento ad un altro film interpretato da DiCaprio, "Prova a prendermi" (2002), dove il truffatore viene catturato proprio a Parigi.
Le scene d'azione ricordano assai da vicino molti film di 007, in particolare gli inseguimenti acrobatici sulla neve e l'ingresso iniziale nel sogno di Saito.

La regia di Nolan come sempre è eccellente. Sobria e funzionale alla narrazione della storia, essa valorizza tutti gli elementi narrativi importanti concedendosi al tempo stesso una spettacolarità che non è mai fine a se stessa e permettendo agli attori di offrire il massimo nell'interpretazione dei propri personaggi. Tranne che per una certa lungaggine in alcune scene d'azione, è una regia perfettamente equilibrata nei ritmi e nei tempi narrativi.
Nolan come sempre si è avvalso della fotografia del fedele Wally Pfister e il risultato è visivamente sontuoso.
La sceneggiatura a sua volta è impeccabile. Complessa ed equilibrata nella sua struttura a scatole cinesi, essa dà vita ad un film solidissimo e con dialoghi intelligenti e quasi mai banali.
Il montaggio, a sua volta, ha saputo ben eseguire ed adattare le esigenze di una struttura narrativa piuttosto complessa.
La colonna sonora composta da Hans Zimmer è semplicemente superba.

Il cast è magnifico.
Leonardo DiCaprio, benché il suo personaggio non sia troppo distante da quello interpretato in "Shutter Island", regala un'interpretazione impeccabile. Ad opinione di chi scrive la sua migliore interpretazione ad oggi ( senza contare il film "Buon Compleanno Mr. Grape") quasi come se Nolan sia stato il solo regista capace di dirigerlo veramente, obbligandolo a liberarsi del personaggio DiCaprio e ad interpretare Dom Cobb.
Favolosa Marion Cotillard (che curiosamente è divenuta celebre e ha vinto il premio Oscar come miglior attrice protagonista interpretando proprio Édith Piaf) che in poche apparizione regala un personaggio di grande intensità benché, per ragioni di copione, questo debba forzatamente essere privo di un vero spessore.
Ottimi anche Gordon-Levitt e Ken Watanabe.
In parte tutti gli altri.

Complessivamente "Inception" è un ottimo film di intrattenimento, che regala una favolosa esperienza visiva e che crea un mondo in cui è bello potersi perdere. Peccato per alcune lungaggini e alcune ridondanze nelle scene di azione. Peccato anche che la meticolosa attenzione dedicata da Nolan alla costruzione del mondo di "Inception", abbia sottratto un po' di emozione e di coinvolgimento alla storia. Tuttavia, si tratta di un film che si presta benissimo a un sequel e, volendo, anche a un prequel che, partendo dal presupposto che lo spettatore ormai conosca il complesso delle regole che disciplinano il mondo di "Inception", potrebbero essere assai più snelli.
Chi scrive reputa che fino ad oggi il film più intenso ed emozionate scritto e diretto da Christopher Nolan resti "The Prestige", malgrado la struttura complessiva di "Inception" si sia dimostrata tecnicamente superiore, ma di una bellezza più fredda e meno coinvolgente.
È inoltre ammirevole la capacità di Nolan di prendere un insieme di tematiche già viste e già sfruttate, rielaborandole con originalità e freschezza, dando sempre vita ad opere fortemente personali.
Si tratta di un film che racconta il potere, la forza e la persistenza delle idee e di come queste nascano dai sogni dell'uomo e condizionino le sue emozioni e le sue scelte. Un film che, malgrado l'enorme successo di pubblico, forse sul piano contenutistico è stato un poco sottovalutato.

"L'idea è come un parassita che si insedia nella mente, comincia a crescere, ed è quasi impossibile da sradicare".

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Recensione a cura di Carlo Baldacci Carli - aggiornata al 06/10/2010 11.02.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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