Recensione il pianeta proibito regia di Fred M. Wilcox USA 1956
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Recensione il pianeta proibito (1956)

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locandina del film IL PIANETA PROIBITO

Immagine tratta dal film IL PIANETA PROIBITO

Immagine tratta dal film IL PIANETA PROIBITO

Immagine tratta dal film IL PIANETA PROIBITO

Immagine tratta dal film IL PIANETA PROIBITO

Immagine tratta dal film IL PIANETA PROIBITO
 

Nel ventitreesimo secolo, la nave spaziale C-57-D è inviata in missione su Altair IV, un pianeta appartenente a un altro sistema solare distante dal nostro alcuni anni luce, l'astronave è in grado di superare di gran lunga la velocità della luce grazie a un sistema di trasporto che riesce a manipolare sia lo spazio che il tempo, una scoperta scientifica rivoluzionaria, non del tutto fantasiosa perché oggetto di studio anche ai giorni nostri.

Il compito della missione è di capire cosa sia successo all'astronave Bellerofonte che li ha preceduti vent'anni prima, della quale non si hanno avute più notizie.

All'arrivo nell'orbita di Altair IV, l'equipaggio riesce a entrare in contatto radio con il dottor Edward Morbius (Walter Pidgeon), laureato in lettere e filologo, unico sopravvissuto della precedente missione. Il professore sembra non gradire la presenza dei visitatori terrestri e consiglia loro di andarsene.

Il comandante Adams della nave spaziale C-57-D non demorde e obbliga Morbius a dargli le coordinate per l'atterraggio; una volta sceso sul pianeta,il massimo responsabile della missione si incontra con Morbius, nella sua abitazione, trasbordato dall'astronave alla dimora dal robot tutto fare Robby
Il professore Morbius informa il comandante che tutti i componenti della precedente spedizione sono stati uccisi da una mostruosa creatura notturna, invisibile, la cui ferocia ha risparmiato solo tre persone, lui, la moglie, e la figlia Altaira (Anne Francis); la consorte di Morbius è poi morta per cause accidentali.

Morbius, ancora misteriosamente turbato della presenza dei giovani terrestri sul pianeta Altair IV, pensa, un po' compiaciuto, che le stesse aggressioni mortali potrebbero avvenire nei confronti dei nuovi arrivati.
Il professore spiega al comandante di essersi impegnato in tutti i venti anni di permanenza su Altair IV alla ricostruzione della storia civile e tecnologica dei Krell, antichi abitanti del pianeta, che proprio quando avevano raggiunto uno stato organizzativo ed etico vicino alla perfezione sono improvvisamente scomparsi.

Morbius mostra al comandante sia la macchina mentale dei Krell in grado di potenziare le facoltà intellettive del cervello, sia tutta la struttura sotterranea profonda cinquanta miglia alimentata da 9000 centrali termonucleari auto riparanti, rimasta nei secoli intatta e perfettamente funzionante nonostante la scomparsa del popolo.

In seguito la bella figlia del professore, Altaira, si innamora, ricambiata, di Adams.
Morbius teme due cose, primo che sua figlia lo abbandoni per ritornare con Adams sulla terra; secondo che le scoperte da lui fatte su Altair IV possano essere malamente utilizzate dai terrestri. Ma per quanto riguarda il senso dell'aggressività del mostro e la causa della scomparsa dei Krell,sarà Adams a svelare a sorpresa al professore come stanno effettivamente le cose, attraverso la rivelazione di una parola chiave rilasciata sul punto di morte dal dottore dell'astronave.

"Il pianeta proibito" è un capolavoro della serie fantascientifica di successo degli anni '50 negli Stati uniti , serie che comprendeva anche film del calibro di "Ultimatum alla terra", "l mostro della laguna nera", etc.

Questo film è stato prodotto nel 1956, ed è diretto da Fred MacLeod Wilcox famoso per il film "Torna a casa Lassie" del 1943.
Il film è un esempio riuscito di applicazione dei primi teoremi psicanalitici freudiani, quando ancora l'inconscio era denominato Id e considerato luogo un po' caotico di impulsi e istinti rimossi in grado di provocare nel soggetto, per reazione, sintomi caratterizzati da scariche motorie anche violente.

La storia degli abitanti originari del pianeta Altair IV, i Krell, tecnologicamente molto più evoluti della razza umana e con un cervello dotato di capacità intellettive superiori alle nostre, sembra ribadire, in nuove forme, il destino fallimentare della civiltà, anche se essa come in Altair IV si è sviluppata all'interno di una grandiosa crescita tecnologica in grado di rendere libera la popolazione dai bisogni più impellenti.

E' questo un tema ricorrente nella storia della fantascienza cinematografica, a volte elaborato, come in questo caso, in modo originale senza prendere spunti da testi scritti precisi.

Il tema dell'impossibilità per gli abitanti della terra e di altri pianeti simili di raggiungere la perfezione etica e sociale: abolizioni delle guerre, armonia e giustizia sociale, scomparsa degli omicidi e del male inteso in una forma di godimento a sé stante, dissoluzione di ogni genere di pazzia, ha affascinato negli anni '50 più di una generazione.

Era un epoca in cui, grazie alle minori possibilità di manipolare le fotografie, gli avvistamenti degli UFO godevano di una migliore attenzione eccitando l'immaginario collettivo come raramente è successo, fino al punto di farlo fantasticare piacevolmente intorno a possibili presenze di forme di vita, simili alla nostra, in pianeti non molto distanti dal nostro.

Proprio quando i Krell del pianeta Altair IV pensano di essere vicini alla perfezione vedono la loro condizione incrinarsi paurosamente, devastata dalle forze oscure dell'inconscio, da quei desideri cui erano riusciti a dare fisicità inventando una macchina che li materializzava in mostri.

E' come se gli istinti a lungo repressi, invano educati al bene, non fossero in grado di convivere pacificamente con la civiltà acquisita dall'Io e dal sociale più solidale. E' come se essi facessero parte di strutture desideranti asociali, personali, soggettive, quale la follia nell'amore, il desiderio erotico egoistico, il bisogno di protagonismo, etc., istanze incompatibili con il bene comune da sempre livellatore degli istinti più passionali.

Il film sembra voler dire che tutta questa repressione in funzione del civile ritorna per altre vie contro l'Io, come accade negli stessi abitanti Krell, e ciò avviene in modo straniante, perché la forza degli istinti viene misconosciuta per senso di colpa, proiettata all'esterno con un meccanismo inconscio che ne nasconde la vera dislocazione e struttura edipica.

La razza Krell viene distrutta da ciò che aveva creato con le proprie intelligenze tecnologiche, da una materializzazione delle aspirazioni più intime, proibite, dimostrando quanto siano forti le pulsioni legate alle origini e a un proprio modo di essere naturale che ne stabilisce l'identità animale, lontana dal civile.

La civiltà diventa allora un percorso evolutivo difficile, dettato più da una necessità sociale che da autentici desideri di progresso, più dalla impossibilità di accettare gerarchie ingiuste e autoritarie, che da qualcosa presente nella natura umana più profonda.

Il film suggerisce attraverso un parallelo narrativo una diagnosi analitica per la razza umana ma non sembra in grado di indicare soluzioni al problema della precarietà del civile se non appellandosi a Dio come fa il comandante Adams al ritorno sulla terra, un Dio monoteista che con il libero arbitrio lascerebbe all'uomo tutta la responsabilità della scelta tra il bene e il male suggerendogli con i testi sacri un amore per lui che risolverebbe il mistero del suo male.

Il pianeta proibito propone un messaggio un po' paradossale, la soluzione Dio da una parte e dall'altra la sua trasgressione, un paradosso che col tempo non si dipana , lasciandoci oggi ancora ben protetti dalla fede in Dio, ma incapaci sempre di più ad elaborare analiticamente le questioni più complesse del nostro inconscio che freudianamente parlando sembra aver trovato rifugio, tra un atto di civiltà e l'altro, nelle calde sembianze di una madre, sublimata ma incestuosa, fantasma visivo presente ormai dappertutto, grazie ai nuovi media.

Nel film esordisce alla grande il robot Robby, che con le sue innumerevoli funzioni e il rispetto delle tre regole della robotica elaborate da Asimov, diventerà una vera e propria star, trapassando per lungo tempo dal cinema al sociale più legato alla pubblicità.

Le regole di Asimov sono le seguenti:
1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Buona l'architettura e la fotografia del film che ,pur nella sua semplicità riesce a trasmettere una suggestione di alto livello emotivo, in virtù anche di una sceneggiatura di ottimo spessore letterario, che non stanca verbalmente perché i dialoghi sono ben sincronizzati con i movimenti visivi e sono alleggeriti da scene familiari che richiamano, per gestualità, alcuni aspetti della realtà di tutti i giorni.

Il film stranamente non si ispira a opere letterarie precise se non molto vagamente; alcuni critici hanno trovato relazioni tra "Il pianeta proibito" e la commedia "La tempesta" di Shakespeare, ma francamente ciò sembra il frutto di menti troppo fantasiose, incapaci di cogliere il vero spirito degli anni '50, cioè la sua modernità prorompente che con il mito della scienza irrompeva nell'immaginifico delle masse prospettando un nuovo futuro.

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 28/12/2010 11.32.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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