Recensione codice genesi regia di Albert Hughes, Allen Hughes USA 2010
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Recensione codice genesi (2010)

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locandina del film CODICE GENESI

Immagine tratta dal film CODICE GENESI

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Immagine tratta dal film CODICE GENESI
 

Trent'anni dopo la fine di una guerra che ha posto fine alla civiltà, Eli attraversa a piedi l'America con una missione. Sul suo cammino incontrerà molte persone e quando giungerà alla comunità guidata da Carnegie, il quale si dedica con accanimento alla ricerca di un particolare libro, dovrà combattere per portare a termine il suo compito.

"Codice Genesi" in origine era "The Book of Eli", ma i distributori italiani, data l'aria che tira di questi tempi, avranno pensato che nessuno sarebbe andato a vedere un film che parlava di un libro. Figurarsi poi un film che parla di un libro portato in giro per il mondo da uno che lo ha persino letto. E quindi meglio trasformare questo materiale assolutamente anacronistico in un bel titolone che suggerisca un film d'azione all'americana.
"Codice Genesi", appunto. Ma Genesi di che cosa neanche si capisce, dal momento che il film è un post atomico, lontanissimo anni luce da quasiasi idea, biblica o meno, di creazione.

Siamo alla fine del mondo. La guerra è stata dichiarata, combattuta e anche perduta. E i libri ci sono andati di mezzo.
Ecco già da subito fare capolino il primo brivido, che lo spettatore sente strisciare silenzioso e letale lungo la schiena. Non trattandosi di una trasposizione di "Fahrenheit 451" immediatamente scatta l'associazione con le guerre di religione. Quelle in cui il travisamento della Parola di qualcuno crea non pochi problemi a tutti gli altri. E infatti abbiamo un tizio che attraversa l'America da trent'anni a piedi, con un libro che legge tutte le sere, e un altro tipo che manda in giro per quel che resta del pianeta un manipolo di brutti ceffi, che neanche ne hanno mai visto uno, a cercare il Libro. Pare confuso? Ma no, poi si spiega tutto appena i due si incontrano: il Libro deve essere trovato perché dentro c'è la Parola, quella che serve a controllare la gente.

A questo punto si potrebbe pensare che i sopravvissuti non ne hanno avuto abbastanza e meditano di scatenare un'altra ecatombe solo per recuperare l'unico libro rimasto, dopo la pira catartica che aveva innescato la precedente apocalisse. In realtà soltanto uno, Carnegie, la peggiore interpretazione di Gary Oldman a memoria d'uomo, mira al controllo dei suddetti brutti ceffi, e si prefigge di farlo con il Libro. Come se le armi non fossero abbastanza efficaci.

Intanto il silenzioso, saggio e piuttosto anacronistico custode del Libro, un Denzel Washington con una leggera paralisi facciale, cerca con tutti i mezzi a sua disposizione di continuare a custodirlo, perchè una voce, trent'anni prima, gli ha detto di portarlo da qualche parte. E lui lo sta appunto facendo. A piedi, attraverso il mondo, per trent'anni. Senza neanche un dubbio, nè un dolore ai piedi. Nulla. E così viene fuori che lui è "in missione per conto di Dio".
Sorvoleremo sulla sua storia e sulle bizzarre personalità che allieteranno il suo cammino, e salteremo immediatamente alla fine: i libri sono preziosi e sono la nostra unica possibilità di ricostruire quello che era stato distrutto precedentemente da altri, i quali evidentemente non avevano ben capito quello che leggevano.

A questo punto si potrebbe invocare la mancanza di originalità cronica degli sceneggiatori americani. Oppure la triste realtà del fatto che non importa più nulla a nessuno che un film abbia un senso, ora basta solo che abbia un ritmo. Come fosse un pezzo musicale.
Ma il problema non è neanche quanto sia poco originale, se non del tutto inutile, il plot di un film del genere, ma piuttosto per quanto ancora ci toccherà sentire parlare di controllo delle masse ignoranti e di guerre di religione. Si sperava che simili grimaldelli fossero stati accantonati con la precedente amministrazione e che adesso ci si potesse dedicare a esportazioni di tipo diverso, magari richieste e solo di generi di prima necessità.

La regia sonnolenta e vagamente ispirata a mille altri film sul tema non ci avvince, purtroppo, neanche per un attimo. Peccato davvero, perchè da chi ha girato l'onesto "From Hell" ci si aspettava decisamente di meglio. E l'indolenza con cui il tutto si trascina non aiuta per niente l'identificazione col triste protagonista, il quale si limita a difendersi se attaccato e continua a rialzarsi ogni volta che viene colpito, neanche fosse il T1000. Il predicatore col pallino dei libri e con l'hobby del controllo ci pare un pochino troppo sopra le righe per essere anche solo vagamente interessante. Unica possibile variazione al destino di oblio cui ci pare avviato questo film è nella piccola cattiveria appena prima della fine.
Ma è decisamente troppo poco perchè si possa consigliarne la visione.

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Recensione a cura di Anna Maria Pelella - aggiornata al 03/03/2010

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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