Recensione ancora vivo regia di Walter Hill USA 1996
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Recensione ancora vivo (1996)

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locandina del film ANCORA VIVO

Immagine tratta dal film ANCORA VIVO

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Immagine tratta dal film ANCORA VIVO
 

La passione del regista Walter Hill per alcuni autori quali Kurosawa e Leone non Ŕ una novitÓ.
Da sempre l'autore di "I guerrieri della notte" ci ha abituato ad un certo tipo di cinema in cui l'influenza dell'italiano e del nipponico, ma anche di altri autori come Sam Peckinpah, John Huston o altri classici americani, risulta molto evidente.
Tutta la sua filmografia Ŕ caratterizzata in realtÓ da titoli che il pi¨ delle volte costituiscono veri e propri western metropolitani, caratterizzati tuttavia da altri elementi che riconducono la stessa opera ad un altro genere, come ad esempio la coppia Buddy Buddy di "48 ore" tipica della commedia, oppure lo stile postmoderno di "Strade di fuoco" dove Hill gioca sul western poliziesco ma soprattutto sul musical, ed infine "I trasgressori", vera e propria rivisitazione in chiave moderna del classico di John Huston "Il tesoro della Sierra Madre", nel quale Hill tratta il tema prettamente Hawksiano dell'assedio.
Questi sono solo alcuni dei titoli di una complessa, talvolta discontinua e soprattutto varia filmografia, nella quale il filo conduttore Ŕ sempre questo approccio al classico americano, legato spesso ad altri autori d'oltreoceano come appunto Akira Kurosawa o Sergio Leone.

"Last Man Standing" ("Ancora Vivo") ne Ŕ forse l'esempio pi¨ evidente. La trama ci aiuterÓ a comprendere.
1931. Ci troviamo in una desertica e polverosa cittadina-fantasma, Jericho, al confine con il Messico.
Qui due famiglie, gli Irlandesi Doyle e gli italiani Strozzi si contendono il mercato del contrabbando dell'alcol. Un giorno giunge al paese uno straniero senza un passato che diventa in poco tempo l'ago della bilancia tra le due bande di fuorilegge, spingendole a poco a poco le une contro le altre.

Avrete capito dalla trama che il film Ŕ in realtÓ tratto -anche se di remake non si pu˛ proprio parlare- da quel film che Sergio Leone, sotto pseudonimo rigorosamente americano, diresse nel '61, "Per un pugno di dollari", vero successo planetario, che port˛ al successo internazionale Clint Eastwood, e che a sua volta era ispirato al capolavoro di Kurosawa "la sfida del samurai".

Ad oltre trent'anni di distanza dall'originale, il produttore Arthur Sarkissian nel '95, Ŕ riuscito ad accaparrarsi i diritti del remake della pellicola di Kurosawa, incontrando non poche difficoltÓ nella sua realizzazione. Dopo aver contattato per la regia, senza ottenere comunque nessun successo, Abel Ferrara, l'incarico fu affidato a Walter Hill, che al contrario si rifiut˛ di compiere una semplice operazione di rifacimento, scegliendo invece la strada di un personale riadattamento, ambientando la vicenda nell'America del Proibizionismo, in un immaginario paesino desertico del Texas.
Hill si dimostra ancora una volta un forte conoscitore dei generi, capace al tempo stesso di fonderli all'interno della pellicola. In "Last man standing" lo scenario Ŕ prettamente da western Leoniano, desertico e soprattutto polveroso caratterizzato da una fotografia giallo-arancione. Ma la regia di Hill va ben al di lÓ della semplice ripresa dei prototipi, che pur conosce alla perfezione, nelle inquadrature, e nei punti di vista.
Il regista si diverte al contrario nel fondere lo scenario western con il Gangastar-movie, e soprattutto con il Noir, riprendendolo proprio alle basi. Mi riferisco in particolare a quel poliziesco duro e cattivo inventato in letteratura da quegli scrittori della letteratura Hard Boiled, da Hammet a Chandler.
L'ispirazione al Noir mi sembra ancora pi¨ evidente se si considera il fatto che l'atmosfera ricreata da Hill, non Ŕ certo caratterizzata da un forte realismo, ma vi Ŕ una sorta di folle onirismo, tutta la storia Ŕ calata in una atmosfera irreale, ambigua e soprattutto astratta, anche se, come afferma lo stesso regista, le passioni provate dai protagonisti sono tutt'altro che astratte.
E' in pratica, come viene definita dal suo autore, una sorta di "fiaba dark" violenta e dura.

"Last Man Standing" Ŕ da considerare in definitiva una sorta di fusione tra l'estetica della violenza attuata da Kurosawa, uno scenario prettamente da western classico ed una storia riconducibile per molti aspetti ad alcuni Noir diretti ad esempio da Raul Walsh, oppure altri francesi di Jean-Pierre Melville.
Un altro aspetto analizzabile Ŕ quello dei personaggi. Se il personaggio di Toshiro Mifune, in "Yojimbo- la sfida del samurai" aveva un suo codice etico e morale, come per altro avviene anche nelle altre pellicole del regista nipponico, quello di Bruce Willis, John Smith, risulta molto pi¨ ambiguo, e soprattutto amorale.
Egli non opera alcuna differenza tra le due parti. Da questo punto di vista il prototipo Eastwood, si avvicina molto di pi¨ al personaggio interpretato da un Bruce willis del tutto inespressivo.
L'eliminazione da parte di John Smith dei vari componenti delle bande viene attuata senza alcun criterio etico, quello che interessa al protagonista Ŕ solo il denaro. Questo aspetto lo si pu˛ considerare un fatto rilevante.
"Last Man Standing", non Ŕ certo il solito film Hollywoodiano, tutto azione e violenza. La sua autorialitÓ consiste proprio nell'essere per certi aspetti una pellicola "scorretta", e nella capacitÓ del regista nel fondere oltre al classico americano una forte forma di violenza stilizzata, che Ŕ invece tipicamente orientale, derivante dai grandi registi hongkongesi quali John Woo o Tsui Hark.

Per concludere possiamo affermare che la pellicola di Walter Hill, pur ignorando del tutto la congruenza degli eventi riesce lo stesso ad affascinare. Alla sua realizzazione hanno collaborato alcuni tra i pi¨ illustri amici del regista, dal grande caratterista Bruce Dern, nella parte del poliziotto corrotto, al "collaudatore" Freeman Davies, capace di rendere incredibili le scene d'azione nel film (la collaborazione con Walter Hill risale al 1978, quando il regista diresse "Warriors") fino al mitico Ry Cooder, autore anche questa volta di ottime musiche.

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Recensione a cura di Requiem - aggiornata al 03/06/2004

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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