Recensione americani regia di James Foley USA 1992
al cinemain tvanteprimearchivioserie tvblogtrailerclassifichespecialiregistiattorirecensioniforumfeedmy
Skin Filmscoop in bianco Filmscoop nostalgia
Ciao Paul!
Ricerca veloce:       ricerca avanzatabeta

Recensione americani (1992)

Voto Visitatori:   7,86 / 10 (99 voti)7,86Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
Dimensione testo: caratteri piccoli caratteri medi caratteri grandi

locandina del film AMERICANI

Immagine tratta dal film AMERICANI

Immagine tratta dal film AMERICANI

Immagine tratta dal film AMERICANI

Immagine tratta dal film AMERICANI

Immagine tratta dal film AMERICANI
 

Adattare una piéce teatrale per il grande schermo è cosa pericolosa, tante sono le insidie celate nel diverso linguaggio dei due mondi. Il teatro è caratterizzato da una maggiore fissità delle ambientazioni e dalla preminenza dei dialoghi sulle immagini; caratteristiche, queste, che mal si adattano alla dinamicità dei tempi cinematografici. Accade però talvolta che ottimi sceneggiatori, registi in stato di grazia ed interpreti azzeccati riescano a compiere il miracolo, generando una serie di alchimie che trasformano un adattamento cinematografico di una piéce in un film perfettamente indipendente, teso e carico di emozioni.
"Glengarry Glen Ross" (tremendo l'anonimo titolo italiano "Americani") rientra a pieno titolo in uno di questi casi: l'omonimo testo di David Mamet (anche sceneggiatore) vive di vita propria nella miglior pellicola dell'altrimenti mediocre James Foley ("Who's that girl?", "Confidence – La truffa perfetta"), coadiuvato da una girandola di interpreti come mai si era vista prima, e mai si vedrà di lì in avanti.

In una filiale minore di un'agenzia di real estate, un pugno di venditori di terreni viene lanciato in un gioco al massacro: chi riuscirà a chiudere il maggior numero di vendite vincerà una cadillac, mentre chi si classificherà secondo avrà in premio un set di coltelli. Il premio per il terzo posto sarà invece il licenziamento.
I quattro venditori (l'anziano Shelley Levene, lo spavaldo Ricky Roma, l'irascibile Dave Moss ed il pavido George Aaronow) si troveranno così proiettati in un incubo in cui verranno messi in gioco non solo il proprio lavoro, ma anche la propria morale, dignità ed integrità.

"Glengarry Glen Ross" è una tragedia. Una tragedia in cui un pugno di uomini ridicoli, ciascuno perdente a modo suo, lotta per sfuggire alla mediocrità, e lo fa per salvare non solo il posto di lavoro ma anzitutto la propria dignità di essere umano.
Sin dall'inizio è chiaro che l'agenzia, dominata dal pusillanime e rancoroso direttore di filiale Williamson (un eccellente Kevin Spacey), è un microcosmo in cui invidie e frustrazioni infestano l'aria. Quando poi sulla scena irrompe il dirigente Blake (Alec Baldwin, che con un monologo di pochi minuti fornisce probabilmente la migliore interpretazione della sua carriera) le coperture saltano, e le umiliazioni cui i venditori sono costretti li trasformano in piccoli esseri nudi dinanzi alla sconfitta.
La ricerca della vittoria a tutti i costi, superando la prova imposta da Blake, rappresenta soprattutto il tentativo dei quattro di dimostrare di non essere dei falliti: la ricerca di un alibi per quelle quattro anime disperate diventa vitale, e si materializza nei "contatti". È impossibile vendere un terreno se non si hanno dei buoni contatti, assolutamente impossibile: non è colpa mia, ma dei contatti! Senza contatti non si va da nessuna parte. I contatti, tutto gira attorno a quei maledetti contatti.
Ed è così che accade. È così che focalizzando l'attenzione sui contatti, i protagonisti di questo carosello dell'orrore distolgono l'attenzione dalle proprie caratteristiche.

Moss ed Aaronow sono agli antipodi: irascibile, arrogante e supponente il primo (interpretato dall'ottimo Ed Harris), apatico, placido ed ignavo il secondo (cui presta il volto l'eccellente caratterista Alan Arkin, recentemente premiato con l'oscar per il gioiellino "Little Miss Sunshine"). Se il secondo, a causa del suo scarso arrivismo, reagirà con un certa compostezza agli insulti ed alle umiliazioni, il primo ne verrà particolarmente toccato. Moss monterà una rabbia sconfinata dentro di sé, reazione naturale al timore del fallimento; rabbia che dirigerà tutta ora contro il mellifluo Williamson, ora contro il dispotico Blake, ora contro i propri colleghi o perfino contro il mondo, ma mai contro se stesso. Proprio questa rabbia sarà il suo miglior meccanismo di difesa contro l'ombra del fallimento, quell'ombra che lo divorerebbe se non efficacemente combattuta. Sì, perché Dave Moss è un arrivista, ricolmo di manie di grandezza che non può veder frustrate solo a causa di così tante circostanze sfavorevoli. Moss si ritiene incompreso dal mondo, lui, unico detentore della Verità in un deserto di ottusi incapaci.
Moss crede di essere tutto questo, ma nel profondo rimane un fallito che, nonostante tutti i propri proclami, non sembrerebbe nemmeno riuscire a porre in essere la sua ultima beffa.

Shelley Levene (un superlativo, intenso Jack Lemmon) è "La Macchina", il re dei venditori, il più grande, il migliore. O meglio, lo era: sono mesi che non riesce a vendere più come prima. Sarà l'età, sarà la stanchezza, saranno i problemi familiari, o forse i contatti che non sono più buoni come prima.
Shelley viene vessato da tutti i suoi colleghi in quanto anello debole dell'agenzia; tutti i suoi tentativi di replicare non fanno altro che renderlo ancora più patetico agli occhi di tutti, ed in fin dei conti sempre più solo nella propria disperazione.
Alla fine, però, seppur per pochi minuti, Shelley vivrà il proprio momento di riscatto: l'aver chiuso un contratto lo farà tornare ai bei tempi, quelli in cui era La Macchina, ed il suo racconto dell'impresa sarà ascoltato con ammirazione dal suo allievo Ricky Roma, il venditore migliore, il più bravo, e quell'attimo, coronato da uno sfogo nei confronti dell'odiato direttore Williamson, lo ripagherà di anni ed anni di umiliazioni. Finché il naturale epilogo della sua vicenda non lo riporterà con i piedi per terra. E forse anche un po' più a fondo.

E poi c'è Ricky Roma (Al Pacino, candidato all'oscar). Roma non è sfiorato dal fallimento, è sicuro di sé e della propria abilità oratoria. Lui è il top seller, ed in quanto tale è visto con profondo disprezzo da Dave Moss – perché l'altrui successo è sempre bilanciato dal proprio fallimento - ed ammirazione da Levene. Roma è sprezzante e tronfio, ma è capace di ammaliare un potenziale cliente percependone le debolezze, come accade al fragile James Lingk (un ottimo, manco a dirlo, Jonathan Pryce); allo stesso modo è capace di demolire i propri nemici, come fa nel celebre monologo finale contro Williamson, reo di avergli fatto perdere il contratto con Lingk a causa della sua superficialità.
Roma è però l'unico a mostrare del disinteressato piacere nell'ascoltare il racconto della vendita miracolosa di Levene, mostrandosi, in fondo eticamente migliore dei propri colleghi. La piéce teatrale originale di Mamet, però, svelava che anche quest'ultima cortesia era dettata dall'avidità di Roma, che vedeva prospettive di vantaggi economici dalla ritrovata capacità del suo vecchio maestro. Visto sotto questa prospettiva, anche il personaggio di Roma perde ogni parvenza di umanità, rientrando nel quadro di homo homini lupus che permea l'intera pellicola.

Proprio nel gioco al massacro in cui sprofondano i protagonisti che popolano il quadro desolato di "Glengarry Glen Ross" risiede l'essenza della pellicola, che sotto un cielo perennemente scuro e piovoso (solo in "Blade Runner" prima ed in "Seven" poi si vedrà un simile accanimento atmosferico) osserverà le reazioni di un manipolo di uomini – in tutto il cast non c'è un solo elemento femminile – di fronte alla prospettiva di un licenziamento. Ecco che il film diventa quindi uno spietato ritratto etologico prima ancora che antropologico, in cui ogni elemento sottoposto all'"esperimento" cerca di sopraffare il più debole, in un disperato tentativo di conservazione della propria specie. Votandosi però all'autodistruzione.

La regia di Foley, come s'è detto, mantiene un delicatissimo equilibrio tra la dimensione teatrale della narrazione e quella cinematografica, e la sboccatissima sceneggiatura di Mamet ha del miracoloso nel riuscire a legare monologhi lunghissimi a momenti di acceso interesse per le sorti dei personaggi; va però riconosciuto che "Glengarry Glen Ross" non sarebbe stato il capolavoro che è senza un simile cast. Tutti gli interpreti sono assolutamente perfetti nel dar vita ai rispettivi personaggi, immedesimandosi completamente nel disperato mondo che Mamet ha riservato loro, sottolineato da una malinconica colonna sonora jazz.
Una menzione speciale la merita però forse Jack Lemmon, cui l'interpretazione di Shelley "La Macchina" Levene ha fruttato una Colpa Volpi a Venezia. La sua maschera di dolore nelle inquadrature finali è una pugnalata, una dolorosa pugnalata.

In definitiva, "Glengarry Glen Ross" è un'esperienza necessaria.
Sofferta, ma assolutamente necessaria.

Commenta la recensione di AMERICANI sul forum

Condividi su Facebook Condividi recensione su Facebook


Recensione a cura di Jellybelly - aggiornata al 11/05/2009

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

In programmazione

Ordine elenco: Data   Media voti   Commenti   Alfabetico

 NEW
2 cuori e 2 capanne
 NEW
2000 metri ad andriivka28 anni dopo: il tempio delle ossa40 secondiabout luisallevi - back to lifeammazzare stancaarticolo 1attitudini: nessunaavatar - fuoco e cenerebobo'breve storia d'amorebrunello - il visionario garbatobuen caminobuon viaggio, mariebus 47caravaggio a roma - il viaggio del giubileocarmen e' partitac'era una volta mia madredie my lovedivine comedydreams (2025)ellie e la citta' di smeraldoeternity (2025)evenfather mother sister brotherfilmlovers!five nights at freddy's 2gioia miagiovani madrihambre
 R
il maestro (2025)il mio nome e' nevenkail primo figlioil profeta (2025)il rapimento di arabellain the hand of dantejay kellyjujutsu kaisen: esecuzionela camera di consigliola graziala mano sulla culla (2025)la mia famiglia a taipeila piccola ameliela ragazza di ghiacciola villa portogheselaghat - un sogno impossibilel'anno nuovo che non arrivaleopardi & col'illusione perfetta - now you see me 3lo schiaffo (2025)lo sconosciuto del grande arcol'ombra del corvolupin the iiird: the movie - la stirpe immortale
 NEW
marty supreme
 NEW
mercy: sotto accusamonsieur aznavournguyen kitchennino. 18 giornino other choice - non c'e' altra sceltanorimberga
 NEW
north - la regina delle nevioi vita miaorfeo (2025)
 NEW
polvo seran - polvere di stellepredators (2025)prendiamoci una pausaprimavera (2025)put your soul on your hand and walkradio solaire - radio diffusion ruraleregretting you - tutto quello che non ti ho detto
 NEW
return to silent hillricardo e la pitturarino gaetano - sempre piu' bluscarletsemplice cliente
 NEW
sentimental valueshelby oaks - il covo del malesiratsognando rossosong sung blue - una melodia d'amoresorry, babyspongebob - un'avventura da piratithe age of disclosurethe encampments - gli accampamentithe running manthe smashing machinethe teacher (2023)tony, shelly e la luce magicatroll 2 (2025)tua madreultimo schiaffoun inverno in coreaun topolino sotto l'alberouna di famigliavasvita privata (2025)wake up dead man - knives outwicked - parte 2zootropolis 2

1068760 commenti su 53121 film
Feed RSS film in programmazione

Ultimi film inseriti in archivio

CARLOS ALCARAZ: A MODO MIOPLAYING GODQUALE ALLEGRIARICK AND MORTY - STAGIONE 8TRAIN DREAMS

Ultimo film commentato

Ultimo post blog

Speciali

Speciale SHOKUZAISpeciale SHOKUZAI
A cura di The Gaunt

Ultime recensioni inserite

in sala


IL MAESTRO (2025)
Locandina del film IL MAESTRO (2025) Regia: Andrea Di Stefano
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano, Paolo Briguglia, Valentina Bellè, Edwige Fenech
Genere: commedia

Recensione a cura di The Gaunt

A HOUSE OF DYNAMITE
Locandina del film A HOUSE OF DYNAMITE Regia: Kathryn Bigelow
Interpreti: Idris Elba, Rebecca Ferguson, Gabriel Basso, Jared Harris, Tracy Letts, Anthony Ramos, Moses Ingram, Jonah Hauer-King, Greta Lee, Jason Clarke
Genere: thriller

Recensione a cura di The Gaunt

archivio


SEPTEMBER 5 - LA DIRETTA CHE CAMBIO' LA STORIA
Locandina del film SEPTEMBER 5 - LA DIRETTA CHE CAMBIO' LA STORIA Regia: Tim Fehlbaum
Interpreti: John Magaro, Leonie Benesch, Peter Sarsgaard, Ben Chaplin, Zinedine Soualem, Georgina Rich, Corey Johnson, Marcus Rutherford, Daniel Adeosun, Benjamin Walker, Ferdinand Dörfler, Solomon Mousley, Caroline Ebner, Daniel Betts, Leif Eduard Eisenberg, Sebastian Jehkul, Rony Herman, Jeff Book, Robert Porter Templeton, Stephen Fraser, Leon Dragoi, Doris Meier, Mark Ruppel, Christine Ulrich, Günther Wernhard, Antje Westermann, Harry Waterstone, Andreas Honold, Stefan Mittermaier
Genere: drammatico

Recensione a cura di The Gaunt

NOSFERATU (2024)
Locandina del film NOSFERATU (2024) Regia: Robert Eggers
Interpreti: Lily-Rose Depp, Nicholas Hoult, Bill Skarsgård, Aaron Taylor-Johnson, Willem Dafoe, Emma Corrin, Ralph Ineson, Simon McBurney, Adéla Hesová, Milena Konstantinova, Stacy Thunes, Gregory Gudgeon, Robert Russell, Curtis Matthew, Claudiu Trandafir, Georgina Bereghianu, Jordan Haj, Kateřina Bílá, Maria Ion, Tereza Dušková, Liana Navrot, Mihai Verbintschi, Karel Dobrý, Andrei Sergeev, Matěj Beneš, Marek Pospíchal, Jan Filipenský, Alex East, Christian Dunckley Clark
Genere: horror

Recensione a cura di Harpo

Ultima biografia inserita

Casualmente dall'archivio

Novità e Recensioni

Iscriviti alla newsletter di Filmscoop.it per essere sempre aggiornarto su nuove uscite, novità, classifiche direttamente nella tua email!

Novità e recensioni
 

Site powered by www.webngo.net