speciale la quadrilogia romeriana dei morti viventi - la pura avventura
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La pura avventura

Il mito del guerriero

Benché sotto molti altri aspetti la quadrilogia di Romero sembri criticare ferocemente l'ideologia, lo stile di vita e la cultura contemporanee americane, vi è almeno un aspetto, in palese contraddizione con il resto dei messaggi socio-politici, che percorre e caratterizza l'intera saga. In tutti e quattro i film infatti, i protagonisti sono individui che imbracciano le armi e le usano, spesso senza molti scrupoli, contro Morti Viventi e contro viventi tout-court con cui si vengano a scontrare. In essi rivive in modo evidente il pistolero del selvaggio west – l'eroe che pistola alla mano affronta i nemici, spesso in grande numero, e li uccide (In Dawn addirittura Peter ne offre una esplicita parodia, allenandosi davanti allo specchio ad estrarre le pistole da un cinturone in puro stile vecchio west). Gli eroi "armati" di Romero nulla hanno da invidiare a Yul Brinner, John Wayne o – tornando sul filone horror-fantascientifico, al Charlton Heston di 1975: Occhi Bianchi sul pianeta Terra. Sono invariabilmente, sia detto ad onor del vero, pistoleri con un animo benevolo – come si vede dalle attenzioni che mostra il protagonista di Night verso la sua sfortunata compagna di disavventura; dalla correttezza e lealtà dei due poliziotti di Dawn; dallo schierarsi coi più deboli dell'elicotterista di Day e dai buoni propositi di Riley in Land. Tutti eroi pronti ad uccidere, ma sempre con uno sguardo a mezza via tra la pietà e l'orrore, lo sguardo di chi dice "ci sono costretto, ma lo eviterei". L'umanità degli eroi è inoltre messa in risalto dalla inumanità di altri personaggi, talvolta dichiaratamente ostili ai protagonisti, altrove ambigui compagni di avventura. Nello specifico, la demarcazione umanità/inumanità sembra venire tracciata in molte occasioni da Romero anche nel comportamento verso gli stessi zombie: mentre i personaggi "disumanizzati" mostrano una sorta di frenesia nel tormentare e distruggere gli zombie, gli eroi sembrano farlo solo per necessità, spesso quasi con rammarico. Dubbi e riflessioni sull'umanità propria e assoluta sembrano sempre essere presenti nelle azioni degli eroi. Riflessioni che sfiorano invece minimamente i "violenti": è così per il signor Cooper in Night, e per i balordi che si uniscono alla guardia nazionale in una specie di "caccia" agli zombie nelle campagne; è così per il poliziotto razzista e sanguinario delle prime scene di Dawn, e per il gruppo di saccheggiatori delle ultime; è così per gli stupidi e violenti militari capeggiati dal Capitano Rhodes in Day; è così infine per gli stessi compagni di "raccolta viveri" di Riley, che sparano indiscriminatamente sugli zombies della città morta, mentre Riley spara solo per necessità quando viene attaccato, e alla fine risparmia persino il gruppo di zombie che si allontana dalla città, riconoscendo loro il diritto a vivere la loro "non-vita". Eppure, benché mitigati da questa umanità e da ottime intenzioni, gli eroi di Romero restano dei pistoleri, e fondano la propria sopravvivenza sulla propria abilità nell'uso delle armi da fuoco.

La strategia

Uno degli aspetti meno "visibili" della saga è invece, a mio parere, una colonna portante di questa serie di film, ed uno degli elementi di valore che li distingue dalla vasta e spesso potenzialmente valida produzione di altri film del genere. L'elemento di cui parlo è la strategia che i protagonisti dei film di Romero perseguono. A differenza degli altri personaggi – i violenti, i folli, i rassegnati, gli illusi - gli eroi di Romero fanno dei piani. Ci ragionano, li perseguono, rischiano la vita per portarli a compimento. In un mondo che perde ogni significato e finalità, essi hanno degli obiettivi precisi. Li scelgono e li attuano, anche a costo della loro vita. Così Ben progetta e realizza dapprima la scelta di barricarsi nella casa, poi organizza il tentativo disastroso di fuggire per raggiungere un centro di accoglienza; così Steve organizza la fuga da Filadelfia e Peter e Roger organizzano e attuano le scorribande nel supermercato e infine la sua conquista; così John sopravvive con in mente un piano ben preciso di fuga con l'elicottero; così Riley non soltanto ha uno scopo finale ma si adatta agli imprevisti che lo ostacolano elaborando, attuando e modificando piani in continuazione. La capacità di elaborare e perseguire strategie è un fondamento della godibilità dell'aspetto avventuroso dei film di Romero. Lo spettatore si confronta con la strategia scelta dal protagonista, ne vive gli imprevisti con ansia e i successi con sollievo, sovente ne rielabora mentalmente delle possibili variazioni. Le strategie offrono una sorta di ossatura, una parvenza di stabilità in un contesto il cui nucleo – il risorgere dei morti, ostili e cannibali – lacera profondamente ogni punto di riferimento umano. Lottando per attuare i loro piani, i personaggi di Romero combattono anche per restituire un senso alla loro stessa, precaria, esistenza. Si noti che il fallimento del loro obbiettivo, come ad esempio la difesa della casa e dei suoi occupanti in Night, o la difesa del supermercato e dei suoi occupanti in Dawn, coincide con lo scoramento dell'eroe. Ma gli eroi di Romero non si arrendono mai del tutto, possono soccombere alla disperazione ma poi tornano a combattere, fino alla morte.


Torna suSpeciale a cura di Stefano Re - aggiornato al 23/06/2006

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La quadrilogia Romeriana
dei Morti Viventi