un padre, una figlia regia di Cristian Mungiu Romania, Francia, Belgio 2016
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un padre, una figlia (2016)

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locandina del film UN PADRE, UNA FIGLIA

Titolo Originale: BACALAUREAT

RegiaCristian Mungiu

InterpretiAdrian Titieni, Maria Dragus, Lia Bugnar, Vlad Ivanov, Emanuel Pârvu, Gheorghe Ifrim, Adrian Văncică, Tudor Smoleanu, Liliana Mocanu, Constantin Cojocaru, Claudia Susanu, Petronela Grigorescu, Robert Emanuel, Mihai Giurițan, Andrei Morariu, Kim Ciobanu, Claudiu Dumitru, Mihai Coroian, Valeriu Andriuță, Ioachim Ciobanu

Durata: h 2.08
NazionalitàRomania, Francia, Belgio 2016
Generedrammatico
Al cinema nell'Agosto 2016

•  Altri film di Cristian Mungiu

Trama del film Un padre, una figlia

Romeo Aldea (49), un medico che vive in una piccola città di montagna in Transilvania, ha cresciuto la figlia Eliza con l'idea che al compimento del diciottesimo anno di età lascerà la Romania per andare a studiare e a vivere all'estero. Il suo progetto sta per giungere a compimento: Eliza ha ottenuto una borsa di studio per studiare psicologia in Gran Bretagna. Le resta solo da superare l'esame di diploma degli studi superiori, una mera formalità per una studentessa modello come lei. Ma il giorno precedente la prima prova scritta degli esami, Eliza subisce un'aggressione che mette a repentaglio la sua partenza. Adesso Romeo è costretto a prendere una decisione. Ci sono diversi modi per risolvere il problema, ma nessuno di questi contempla l'applicazione di quei principi che in quanto padre ha impartito a sua figlia.

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Voto Visitatori:   6,29 / 10 (7 voti)6,29Grafico
Miglior regia (Cristian Mungiu)
VINCITORE DI 1 PREMIO AL FESTIVAL DI CANNES:
Miglior regia (Cristian Mungiu)
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Voti e commenti su Un padre, una figlia, 7 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Thorondir  @  26/06/2023 14:53:09
   8½ / 10
Con "Un padre, una figlia" (al solito, titolo italiano un po' così), Mungiu vuole testimoniare la condizione del suo paese, la Romania. Finite le illusioni post dittatoriali subentra la disillusione di una paese basato su corruzione, violenza, favoritismi, illegalità (chi ha detto che sembra l'Italia?) Per raccontare lo stato del paese il regista romeno porta in scena la storia di una famiglia in disfacimento e del rapporto tra padre e figlia di fronte al peso della scelta: andare via per un futuro migliore o rimanere in patria, in un paese in cui ormai è diventato impossibile provare a mutare le cose (si dice più volte che è ormai troppo tardi). Nel film di Mungiu si intrecciano temi cardine come onestà e rettitudine morale, in un'opera di rara perfezione di scrittura (per nulla daccordo, ma proprio zero, con chi critica una sceneggiatura granitica di questa foggia): Mungiu ricerca (e trova) un realismo del racconto che è semplicemente straordinario, grazie anche ad attori che si ha l'impressione non stiano recitando quanto impersonando dei profili autentici. In questa struttura narrativa calibrata al millimetro il montaggio ha inevitabilmente un ruolo di secondo piano: Mungiu si affida a piani sequenza per quasi tutte le sequenze dialogiche, optando quindi per il tempo della realtà senza che vi sia troppo lavoro di frammentazione del montaggio. Ne viene fuori un ritmo certamente più dilatato ma anche necessario a permettere alle mille sfumature psicologiche di venir fuori, poco alla volta, in un grande e pessimista romanzo-documentario sulla vita (e le scelte) alla periferia d'Europa.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  03/02/2017 23:52:21
   7 / 10
Per essere corretti c'è un prezzo da pagare. E' questa frase pronunciata nel film che sintetizza la pellicola di Mungiu. Un uomo che cerca di agire secondo le regole, che faticosamente cerca di costruire un futuro per la figlia fuori da un paese corrotto e preda della pratica clientelare ad ogni livello. Un progetto che sembra solido, ma che una serie di misteriosi imprevisti mette in piena crisi e costringe Romeo ad entrare in quel mondo che tanto disprezza per il bene della figlia, fatto di favori, del "dai una cosa a me che io faccio una cosa per te". La tenue trama poliziesca serve solo da pretesto per pedinare questo personaggio in un'odissea che lo porterà a delle scelte sofferte che vanno completamente contro i propri principi, cercando di proteggere a tutti i costi la figlia dalla parte oscura di un paese privo di morale. Il racconto di Mungiu è incalzante. Partendo dai travagli del singolo individuo, mostra le crepe di un paese diverso da quello sognato dopo la dittatura di Ceausescu. La paura di un padre che di fronte al fallimento della propria generazione, non accetta che si trasmetta anche ai figli.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  01/02/2017 19:02:29
   8 / 10
Opera pregna di molti temi che sotto il suo taglio documentaristico risulta rilevante passarci sopra, innanzitutto Mungiu già palma d'oro 10 anni fa, non soprassiede al terribile novecento trascorso nel suo paese, la Romania.
In passato raccontò il dramma dell'aborto e tutte le implicazioni per eludere il reato (celebre e contestata la scena del feto), stavolta approfondisce alla Cassavetes un rapporto intrafamiliare tra un padre fedifrago che predica severe discipline alla figlia imponendogli quel percorso di vita a cui lui in passato si è sottratto al che pentitosi in futuro, Romania che non garantisce sbocchi per il futuro.
Mungiu con una regia acritica si pone una serie di legittime questioni, pullulando la narrazione di simbologie sibilline come il clacson o il vetro rotto, uno stupro sullo sfondo utilizzato come macguffin, non è importante sapere chi è stato, se lo farà di nuovo, o ancora peggio mostrarcelo (come il feto), lo scopo è porre l'accento sul codice morale rigidissimo su cui fondiamo la disciplina dei nostri figli usato ad uso e consumo oppure lecitamente va riposto alla temporanea cessazione in determinate eccezioni, barare nell'ultimo esame per garantirsi la meta sognata (dal padre) l'Inghilterra, testimoniare il falso per togliere un disgraziato dalla strada.
Insomma un Mungiu in splendida forma, come l'iraniano Farhadi abile anch'esso nell'unire critica nazionalista, alle tradizioni, al cinema umano esistenziale, premiato giustamente anche stavolta a Cannes (regia).


Gruppo COLLABORATORI JUNIOR wicker  @  30/01/2017 19:32:56
   5 / 10
Film molto lento e dalla sceneggiatura debole che vorrebbe mettere in risalto l'apparato burocratico e il suo riflesso sulle persone ..
Ben recitato ma decisamente troppo lungo per quello che in realtà vuole trasmettere, anche la regia di Mungiu sembra stanca e non brillante come in altre occasioni.

JOKER1926  @  25/10/2016 22:00:24
   4½ / 10
Cristian Mungiu nel contesto Cinema non è affatto una firma comune e soprattutto commerciale; si tratta, sotto tutti gli aspetti, di una regia particolare, i film di Mungiu sono definibili produzioni d'autore.

Esempio chiaro è "Un padre, una figlia", film ambientato in Romania, non è l'unico film di Mungiu ambientato in questa terra; nella rappresentazione cinematografica, a più riprese, traspaiono pesanti critiche "sociali" per quanto concerne la stessa Romania. Mungiu la descrive, o meglio, la illustra come un recinto di corruzioni e desolazione, tutto ciò accade con forza repentina in "Un padre, una figlia".

La storia impostata dal regista gravita intorno ad un uomo intrappolato in un tessuto stratificato (e paradossale) di rapporti umani, insomma il titolo, a nostro avviso, è pure riduttivo; il protagonista principale, quello incontrastato è Romeo Aldea, il rapporto con la sola figlia, non renderebbe l'idea. Il film va ben oltre il "semplice" rapporto/legame del padre con la figlia.
Emerge dal plot, dunque, un qualcosa di valente, anche se il tutto resta a distanza siderale dall'originalità; film incentrati su queste dinamiche sono all'ordine del giorno, non sempre, poi, i risultati sono sbalorditivi.

"Un padre, una figlia" sembrerebbe iscriversi quindi al partito delle opere non riuscite. Manca davvero tanto qui; difficile apprezzare il disegno filmico.
Lo stile, fin troppo realista, a nostro avviso non aiuta. Questa trovata di render quanto mai realistico il prodotto toglie quella sana artificialità che un po' tutti chiedono (o pretendono). A parte la forma, troppo ardua ed elefantiaca, traspare una scarsissima voglia della regia di badare alla sostanza delle cose, si cerca di sorvolare la linea narrativa e si va incontro ad un finale aperto. Stucchevole in ogni senso.

Lo spettatore è avvisato; dovrà sorbirsi due ore di mastodontica lentezza e dovrà, dulcis in fundo, accettare un epilogo dei fatti che lascia aperta qualsiasi strada di pensiero. Meglio di cosi…

JOKER1926

Kitiara31  @  15/09/2016 17:17:17
   4½ / 10
Anch'io ho inaugurato la stagione cinematografica, pensando di andare sul sicuro, con Mungiu. Tragico errore. Un film lento e poco coinvolgente, con un finale aperto che lascia insoddisfatti. Una storia che viene stiracchiata per farla durare troppo a lungo.
Bocciatissimo.

Allen90  @  06/09/2016 12:49:25
   6½ / 10
Ieri ho deciso di inaugurare la stagione cinematografica 2016/2017 con "Una padre, una figlia". Pur avendo da molti anni in "wishlist" "4 mesi, 4 settimane e 2 giorni" dello stesso regista, non avevo mai visto un suo film.
Ho apprezzato alcuni aspetti di contenuto del film, come il tema della trasmissione dei valori tra genitore e figlio, il tema dell'onestà e dell'integrità, così difficile da mantenere in un mondo che richiede quotidianamente di scendere a compromessi che anche le persone senza macchia sembrano dover accettare.
Per quanto riguarda lo stile, la narrazione mi è sembrata da un lato molto realistica, dall'altro però questa "vicinanza" quasi documentaristica con i personaggi non mi ha coinvolto quanto avrei voluto e mi sono ritrovato ad apprezzarlo più cognitivamente che emotivamente. Questa parte viscerale, che reputo altrettanto importante nella settima arte, è rimasta un po' insoddisfatta.
Vedrò sicuramente altri lavori dell'autore, partendo proprio dal film del 2007 sopracitato, che da allora mi propongo di vedere senza averlo mai effettivamente fatto.

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