the terminal regia di Steven Spielberg USA 2004
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the terminal (2004)

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locandina del film THE TERMINAL

Titolo Originale: THE TERMINAL

RegiaSteven Spielberg

InterpretiTom Hanks, Catherine Zeta-Jones, Stanley Tucci, Chi McBride, Diego Luna, Barry

Durata: h 2.08
NazionalitàUSA 2004
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 2004

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Trama del film The terminal

Viktor Navorsky è appena sbarcato all'aereoporto di New York dall'Europa dell'Est, ma per ironia della sorte nello stesso momento il suo paese di origine viene dichiarato inesistente a causa della fine della guerra. Viktor è senza patria e senza lavoro visto che il suo passaporto e i suoi documenti non sono più validi. Si stabilisce così nel terminal dell'aereoporto, dove viene accolto dallo staff e dove si innamora di una hostess.

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Voti e commenti su The terminal, 304 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  15/08/2010 14:11:41
   4 / 10
L'inizio non è male. L'introduzione è molto ben fatta. Ci vengono mostrate immagini del frenetico e caotico movimento in un grande aeroporto americano, le faccie delle persone che entrano, gli impiegati che ricevono, la cinepresa che gira in continuazione, svaria dal particolare al generale e inquadra un mondo artificiale e particolare fatto di luci, gente, vetro, oggetti. Un mondo sfavillante ma decisamente straniante.
La vicenda di Victor, proveniente da uno stato formalmente non "riconosciuto" e quindi essere umano burocraticamente inesistente, si presterebbe ad imbastire una critica alla degenerazione burocratica di cui soffre la società americana (e non solo), e l'aeroporto potrebbe assurgere a metafora del nostro modo di vivere da prigionieri di un mondo pieno di oggetti ma umanamente e naturalmente inospitale.
"Potrebbe" e il fatto che queste premesse vengano completamente disattese riempie di grande delusione chi ama il cinema-specchio-riflessione del nostro reale e complesso stato di vita attuale. Al film viene fatta prendere invece tutta un'altra strada, quella dell'illusorietà e dell'irrealtà ed è un precipitare in luoghi comuni, stereotipi, sentimentalismi, ruffianerie, storture idealizzate di ogni genere. Il film perde qualsiasi aggancio con la vita effettiva, per dipingere un mondo ideale, appunto illusorio, ma non di meno quanto più lontano dal reale e dal concreto, tanto da sfiorare a volte l'assurdo. Non ci si sarebbe niente di male in questa operazione se ciò non fosse l'ennesimo ripetersi allo sfinimento dello stesso modello hollywoodiano, della stessa pratica progandistica che mira all'accettazione e all'idealizzazione edulcorante del reale.
Un'operazione di bassa lega che mi meraviglia sia stata fatta da Spielberg. Se non altro nei film precedenti l'accento era sulla tensione, sull'avventura oppure sul sentimento familiare; qui invece lo stereotipo diventa l'oggetto stesso e l'argomento principale del film.
Poco aiuta la forma qui. Comunque varrebbe la pena analizzare come Spielberg abbia ottenuto il suo scopo. Intanto cambia la sensazione di tempo. Nel film non esiste noia, tempi morti, l'idea di fatica, di tempo infinito e sfinente. Gli avvenimenti si susseguono puliti e perfetti e si ricrea il tempo fantastico tipico delle favole (e in effetti a volte sembra una zuccherosa favola moderna). Viene poi evitato il "male". A tutti i personaggi viene dato un lato positivo che alla fine prevale. Si crea quindi quest'atmosfera che nonostante tutto (l'alienazione burocratica, le leggi "inflessibili" e il materialismo imperante) suggerische che la "naturale" bontà umana finisce sempre per prevalere, soprattutto in una nazione così ricca, varia e "ospitale" come gli Stati Uniti.
E pensare che questo film è uscito all'indomani dell'11 settembre, quando la vita aeroportuale fu letteralmente sconvolta e resa molto più tesa e difficile.
Tom Hanks qui appare molto scialbo. Niente da dire, un pessimo film. Peccato.

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