sulla mia pelle (2018) regia di Alessio Cremonini Italia 2018
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sulla mia pelle (2018)

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locandina del film SULLA MIA PELLE (2018)

Titolo Originale: SULLA MIA PELLE (2018)

RegiaAlessio Cremonini

InterpretiAlessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano

Durata: h 1.40
NazionalitàItalia 2018
Generedrammatico
Al cinema nel Settembre 2018

•  Altri film di Alessio Cremonini

Trama del film Sulla mia pelle (2018)

Stefano Cucchi, giovane geometra romano muore mentre si trovava in custodia cautelare a Regina Coeli, la sua morte è diventa un caso di cronaca nera e giudiziaria che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia.

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Voto Visitatori:   7,31 / 10 (18 voti)7,31Grafico
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Voti e commenti su Sulla mia pelle (2018), 18 opinioni inserite

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Snake Plissken  @  22/09/2018 12:16:07
   6 / 10
Docu-film che, con fedeltà estrema e un grado accettabile di obiettività, ricostruisce la vicenda di cronaca nera di Stefano Cucchi. Tuttavia, il risultato complessivo non mi ha molto convinto. La sceneggiatura è molto scarna e carente e la fedeltà alla vicenda, se da un lato è un pregio, dall'altro appesantisce troppo la trama. Anche altre scelte del regista (il non mostrare direttamente le violenze subite da Stefano) rendono la struttura narrativa troppo farraginosa, ripetitiva e noiosa, più simile a quella di un documentario che a quella di un film. Bene invece gli interpreti, soprattutto il protagonista, l'espressivo Alessandro Borghi che con un grande linguaggio del corpo riflette le sofferenze degli ultimi e tormentati giorni di Stefano.

Invia una mail all'autore del commento Tempesta  @  21/09/2018 12:07:18
   8½ / 10
Sulla mia pelle.
Un film basato su fatti reali che ti distrugge nell anima .

12 dosi di hashish e 2 grammi di cocaina. Sí, è un reato. No, non si condanna a morte un ragazzo per questo. Un avvocato di ufficio, neanche la possibilità di fare una telefonata al proprio avvocato, un diritto che tutti abbiamo. Questa è la legge. Stefano, un ragazzo come tanti , un ragazzo che non ha potuto difendersi. Da chi? Da animali che usano la divisa solo per sentirti i padroni del mondo. Quando finirete di cadere dalle scale ? Quando le scale finiranno di menarci! Poteva succedere a tutti noi, ai nostri figli , a persone a cui vogliamo bene, e ad uno di loro è successo. È successo questo ad un essere umano. Stefano voleva solo pagare la sua condanna, non essere massacrato. Un'esperienza terrificante che ci deve far riflettere su coloroe che ci dovrebbero tutelare, non uccidere . Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, perché non sarebbe giusto, ma quel fascio d'erba non dovrebbe avere più diritto di giustificarsi. Vedere questo film è stato come un cazzotto allo stomaco che ti lascia senza respiro. Stefano poteva essere salvato , Stefano poteva essere ancora insieme a noi, ma purtroppo qualcuno ha deciso per lui . Oltre la beffa, il danno. Agghiacciante la scena in cui i genitori non vengono fatti passare, anche se lui è in gravi condizioni. E ripeto: per pochi grammi di fumo e 2 grammi di cocaina. A volte penso a quello che farei se un giorno dovessi incontrare animali del genere. Cosa potrebbero fare loro a me? Che questo film non si dimentichi , che questo film cambi qualcosa, che la morte di Stefano non sia dimenticata, perché nessuno può fare quello che è stato fatto a lui, soprattutto chi dovrebbe in primis rispettare la legge e farla rispettare . Sentirsi dire da mia madre con le lacrime agli occhi alla fine del film " stai attento se ti fermano per strada " mi ha fatto piangere.

C_0_  @  21/09/2018 09:46:35
   5 / 10
Non mi è piaciuto. Ad un certo punto mi sono messo a smanettare col telefono perchè il film mi stava davvero annoiando. Sceneggiatura quasi zero. I personaggi non sono caratterizzati quasi per nulla. Dire che questo film è un pugno nello stomaco mi pare paradossale. Vedetevi "detenuto in attesa di giudizio" poi ne riparliamo e diciamo quale sia un pugno nello stomaco. Non si capisce come sia morto sto poveraccio. Si vede solo che ogni giorno è sempre più pieno di lividi ma il regista non si espone mai. Se hai paura di beccarti una denuncia e non sei coraggioso allora è meglio che i film non li fai. Poteva fare un documentario. Era meglio. Borghi non è male per carità ma non è nemmeno questo mostro di bravura che alcuni dicono. In sintesi: non è pessimo ma non gli do nemmeno la sufficienza.

Glenn0212  @  21/09/2018 09:08:18
   7½ / 10
Ammetto di non essere amante del genere, ma sono felice di aver superato le mie barriere e aver visto questo film. Premetto anche che la vicenda Cucchi mi ha comunque sempre interessato. Comunque questo film è veramente bello. Ben realizzato, grandissima regia, un po' meno la fotografia. Cast nella media, nonostante un grandissimo Borghi che si conferma uno dei migliori nuovi talenti italiani. Consigliato

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  20/09/2018 11:01:34
   5 / 10
Mettiamo che chi guarda il film in questione non sappia nulla del fatto di cronaca da cui è tratto, mettiamo che chi guarda questo film gli interessi la storia raccontata e non la messa in scena di articoli di giornale, mi chiedo cosa questo spettatore possa mai capire.
Perchè il cinema è racconto e sa essere anche fiction, Sulla mia pelle è la messa in scena della punta di un iceberg di una storia che ha troppe cose che non quadrano.
Il film non si pone di affrontare questo problema, non osa mai, suggerisce ma non sposa nessuna tesi. Risultato? Il risultato è un tossico che si comporta in modo tra l'incomprensibile e autolesionistico e dei carabinieri violenti che per motivi che non si sa, gli usano una violenza tale e si preoccupano di lasciarlo morire in modo che possa emergere uno scandalo.

Mi sembra un'operazione da cineforum che non regge, classico film che riempie le pagine dei giornali e svuota i cinema, fortuna che Netflix è riuscita a dare una giusta collocazione a film del genere: il divano di casa.

Jumpy  @  19/09/2018 23:18:39
   7 / 10
per me i film tratti da storie vere parton dal 6-7 a prescindere per il loro valore intrinseco. Potrebbero diventare i libri di storia del prossimo futuro.
Il film é come un pugno nello stomaco, crudo, diretto ma allo stesso tempo ben misurato e calibrato, sarebbe infatti stato facile sia sconfinare nel sentimentale/melodrammatico sia nell'eccessiva ostentazione della sofferenza.
Borghi straordinario, lo trovo effettivamente l'unico davvero bravo del cast.
Penalizzato da fotografia ed atmosfere quasi da fiction Rai

VincVega  @  19/09/2018 12:34:27
   7 / 10
Un film non facile, sia da girare che da giudicare. Sicuramente importante per la tematica attuale e di grande impatto nel nostro paese. Il regista Alessio Cremonini sceglie un approccio giusto, imparziale, mettendo a fuoco il calvario di Stefano Cucchi, ragazzo problematico e con svariate colpe, ma ingiustamente maltrattato e abbandonato dalle istituzioni. Manca un po' di approfondimento del rapporto del protagonista con i suoi familiari e del suo background di piccolo criminale. Un'ora e mezza è troppo poco, ci voleva più tempo e forse sarebbe potuto diventare un grande film. Grande interpretazioni di Borghi e anche di Jasmine Trinca.

Spera  @  19/09/2018 08:55:47
   6½ / 10
Questo film in quanto ad estetica e tecnica ne esce con le ossa rotte dal confronto con l'ultimo film di Garrone dove regia e fotografia erano superlative.
Qui il livello qualitativo si abbassa e se non ci fosse uno dei migliori attori del panorama italiano a reggere l'intero il film parleremmo di un altro prodotto.
Borghi si conferma un grande e si trova a suo agio in ruoli di questo tipo, l'abbiamo già visto in film come "Non essere cattivo" o "Suburra".
Per quanto riguarda la fedeltà ai fatti purtroppo non sono abbastanza preparato ma la storia riesce ad incuriosire, più per il fatto di essere una storia vera che scosse l'Italia che per una solida sceneggiatura.
Ho accusato molto il fatto che il regista volesse narrare solo un evento, io avrei apprezzato maggiormente un set up più lungo e avrei aggiunto almeno una ventina di minuti in più all'inizio per farci calare meglio nella storia e un filo di più nel personaggio.
Mi è sembrato tutto troppo frettoloso all'inizio e sono arrivato a metà film poco coinvolto in quanto la storia del protagonista non è poi così interessante.
L'unico interesse rimane quello sociale, di un caso che ha tuonato in tutto il nostro paese il suo sdegno verso un'istituzione che dovrebbe garantire la nostra sicurezza ma che troppo spesso se ne dimentica.
In un mondo saturo di violenza ho apprezzato molto la scelta di non mostrarla, mezzo voto in più.
Per me nel complesso si poteva fare molto meglio.

Un filmetto?
Non all'altezza del peso che dovrebbe avere un caso di questa portata?
Parlandone a fine film il dubbio rimane, almeno a me e a molti altri presenti alla proiezione.

genki91  @  18/09/2018 17:26:20
   7½ / 10
Come hanno già detto in tanti, un film duro, ma necessario.

Alessandro Borghi è la cosa migliore che sia capitata negli ultimi anni al cinema italiano, insieme a Luca Marinelli. Non a caso i due formano una coppia perfetta nell'ultimo lascito di Claudio Caligari, "Non essere cattivo".
Borghi è viscerale, rende difficile anche allo spettatore più temerario guardarlo intensamente per tutto il film. Non un pugno allo stomaco, ma una discesa negli abissi, annaspando. L'atmosfera è lugubre, sudicia, spietata, insofferente. Non c'è speranza. Mai.
La regia, affidata ad un attento Alessio Cremonini, è estremamente curata e fa di primi piani e dettagli necessari i punti cardine del racconto. Non mostra mai la scena delle percosse. Preferisce concentrarsi in maniera disturbante sul declino fisico di Cucchi mentre è affidato alle autorità.

Il film non parla di buoni e cattivi, non è ingenuo, non scade in beceri cliché. È un racconto che non rappresenta sullo schermo tanto la brutalità degli agenti in divisa, quanto invece la magnanimità di coloro che si dissociano da questo comportamento.
Sono in molti, gli uomini di legge che chiedono a Cucchi di spiegarsi, di raccontare cos'è successo, di parlare, di accettare le cure. Delle richieste che Stefano rifiuta fermamente ogni volta. Forse perché non vuole cedere ad un sistema che l'ha incastrato per dei reati di cui sa di essere colpevole, ma che lo condanna al di fuori delle proprie regole, quelle regole che per i tutori della legge dovrebbero essere sacre come i comandamenti per un sacerdote.

La pellicola si basa su atti processuali e testimonianze e non credo avrebbe visto la luce qualora ci fossero stati gli estremi per oscurarlo.

Ogni sistema ha degli attori che agiscono al di fuori delle regole.
L'istituzione che rappresenta la giustizia non fa eccezione. Perché non si parla di buoni e cattivi. Si parla di uomini. Si parla di sentimenti forti, ma estremamente umani. Rabbia, insofferenza, delusione. Odio. Per dei comportamenti, per delle idee, che si riflettono sugli individui.

"I medici e i periti non hanno ancora trovato una spiegazione scientificamente condivisa sulla morte di Stefano Cucchi", cita una delle ultime didascalie.
Una didascalia che potrebbe valere per migliaia di altri casi di malagiustizia.
Stefano è solo l'ennesimo, non è stato il primo, non sarà l'ultimo.
Come non è stato il primo Giuseppe Uva.
Come non sarà l'ultimo Federico Aldrovandi.
Uomini sfortunati, per quanto colpevoli.
Colpevoli dei loro reati, punibili secondo legge, sfortunati nell'esser caduti fra le braccia dei loro carnefici. Nelle braccia di chi dovrebbe proteggere e invece uccide. Ma il film non fa martiri, né carnefici. Non santifica Cucchi. Non condanna le autorità in senso generale. Non vuole la gogna, attiva un senso di responsabilità.

Testimonia una situazione nascosta, dimenticata, invisibile. Testimonia il marcio che c'è fra l'integro. Testimonia gli abusi di un sistema. Quegli abusi che senza un aiuto dall'interno, non potranno mai avere fine.
È un film che parla del buio dell'anima, dell'umanità. È un film di cui andare estremamente orgogliosi.


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maxi82  @  16/09/2018 18:16:51
   7 / 10
Ottimo film cronaca ben raccontato e ben interpretato...ansia per quasi tutta la durata!!!!lo avrei fatto più duraturo ma sarebbe forse stato stancante!!!film da far vedere a tutti

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  15/09/2018 14:12:26
   7 / 10
Cronaca fredda, lineare di un episodio che deve far discutere e riflettere, uno dei pochi portati all'attenzione generale.
Buona prova di Borghi, Jasmine Trinca lasciata un po' troppo in disparte.
Regia più che sufficiente.
Film diretto al cuore e alla testa.
Mezzo punto in più di incoraggiamento.

2 risposte al commento
Ultima risposta 15/09/2018 14.29.24
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daaani  @  13/09/2018 22:31:09
   9 / 10
Oh mamma mia.
Ho faticato molto a vedere questo film. Molto brutale.

Terzo occhio  @  13/09/2018 18:35:59
   8½ / 10
Struggente. Trascinante. Teso. Vero, storia verissima che respira l'aria di strada, quella di Roma, di un ragazzo che sa cos'è il rispetto pur non rinunciando alla sua indole di simpatica "romanità", probabimente quella che ha dato luogo a un pestaggio che sarebbe stato immotivato anche se il buon Stefano avesse aggredito le "guardie", come le chiamava lui. O forse no. Forse è solo frustrazione di schiavi del sistema che si ribellano con chi è più debole e soprattutto solo. O forse è semplicemente un'abitudine visto che il buon Stefano è solo una delle tante vittime di situazioni simili. Interpretazioni divine, per quanto il film si faccia odiare nei momenti in cui la "divisa" appare in scena non si può non riconoscere la bravura degli attori carabinieri che incutono quell'ansia e quel timore che di solito ci si aspetta quando si viene affiancati da criminali da strada che uccidono per 10 grammi di hashish, non da una macchina dei carabinieri. Quello che resta alla fine è solo tanta rabbia e la solitudine non solo del ragazzo ma anche di una famiglia nella quale nessuno di noi non può immedesimarsi. Il film è una passione, come quella di Cristo e il paragone non è azzardato, c'è tutto. Stefano non ha mai detto di essere un santo, si è dichiarato colpevole del reato di detenzione quindi a quelli che dicono "lo fate martire" risponderei che sono loro a renderlo martire, loro e le "guardie" che si potevano attenersi al protocollo! I medici poi...probabilmente ha ragione chi parla di persone senza anima, logorate da un sistema fiacco, saturo e corrotto in ogni dove, ma non mi ha stupito che fossero così cinici e disconnessi con la realtà, sarà perché alla fine come dicevano le "guardie" quello in cui era a curarsi il buon Stefano non era un ospedale ma "pur sempre un carcere" e allora non mi sono stupito in merito. Interpretazione del ragazzo da 10 e lode. Film da vedere assolutamente, un'ora e quaranta che volano via insieme, mentre lo guardi quasi speri che il finale cambi. Ma la triste realtà è già stata decretata, spegnendo la luce di una persona al pari di un corpo malridotto... di un ragazzo... che non sarà dimenticato mai.

Kit Carson  @  13/09/2018 18:31:01
   8 / 10
Il film di Cremonini è un bel cazzotto allo stomaco e fa riflettere, senza abbandonarsi ad eccessi di qualsiasi genere, rimanendo anzi focalizzato su ciò che è davvero importante. E questo è esattamente ciò che doveva fare un film del genere. Borghi davvero molto bravo.

Invia una mail all'autore del commento cupido78  @  13/09/2018 14:21:52
   7 / 10
un girone infernale quello in cui si è trovato Stefano Cucchi. Lui, anima in pena, tra altre anime in pena: giudici disumanizzati, cinici uomini in uniforme, medici svuotati anche di un ultimo residuo di sensibilità. è un film su un ragazzo-fantasma che incontra dei morti, i dipendenti statali rassegnati al loro meccanico ruolo dimicro ingranaggi della fallimentare macchina penitenziaria - sanitaria. Loro stessi malati, carnefici (innanzitutto di sè stessi), da curare tanto quanto Cucchi da un malessere grave e profondo.
Al di là delle dinamiche su cui ancora la verità giudiziaria (l'unica possibile, non si può pretendere di più) deve fare piena chiarezza, il film scivola ogni tanto su qualche momento didascalico, su qualche debolezza espressiva del padre - tortora. Per il resto un gran plauso a Borghi, molto, molto bravo, che ha condotto l'interpretazione dalla spocchia iniziale ad un lento spegnersi fra paura, omertà, e anche voglia di spegnersi per sempre. Quasi una liberazione da quel sè stesso che forse lui stesso non accettava più.

piripippi  @  13/09/2018 00:24:23
   10 / 10
difficile parlare come film e dare giudizi quando c'è un procedimento in corso. mi limitero a dire che tecnicamente è fatto benissimo e gli attori sono stati bravissimi. un pugno nello stomaco a vedere questo film

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  09/09/2018 15:46:31
   7½ / 10
La vicenda di Cucchi è una storia che va raccontata ed alla sua opera seconda Cremonini sceglie la fredda cronaca in tutta la sua crudezza. Dal momento del suo arresto fino alla sua morte, Stefano Cucchi rimane vittima di meccanismi e situazioni tipicamente italiani, perchè purtroppo questa è una storia tipicamente italiana nei suoi risvolti. Cucchi vive giorni di passione ma non è nè un Cristo, tantomeno un santo e di questo va datto atto a Cremonini. Allo stesso tempo Cucchi non meritava una fine del genere, perchè chiunque può vivere un calvario del genere. Dimostra ancora una volta che il concetto stesso di omertà non può essere applicato solo a criminali mafiosi, ma investe tutti e corrompe tutti, anche coloro che per indole non sarebbero portati (cosa guardavano il pubblico ministero ed il giudice dell'udienza preliminare?). Il gioco dello scaricabarile appicato in maniera piò o meno raffinata nel trattare nelle varie fasi un caso controverso, una rogna di cui liberarsi il più presto possibile. Il film inizia e finisce in quel letto d'ospedale del Pertini, completamente solo. Una famiglia incredula, fiduciosa della legge, colpita al cuore da un evento dai contorni kafkiani. Cremonini dirige con estrema asciuttezza questo film lontano da toni emotivi eccessivi, riuscendo a tramettere emozioni, mentre Borghi ne conferisce l'anima, il dolore e la paura.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  04/09/2018 01:04:01
   7½ / 10
La scansione temporale degli eventi, da rotocalco Noir, potrebbe far discutere, eppure il film di Cremonini funziona perfettamente. Anche quando il regista sente un fortissimo bisogno - in parte represso - di giudicare ed esporsi. Cronaca di un Paese spazzato via dai veti Burocrati, con un finale di respiro quasi internazionale nonostante il tema trattato rientri nei nostri ahimè mesti parametri territoriali. Ottima prova di Borghi, riflesso della nostra passività, dal quale possiamo uscirne solo a costo della nostra (r)esistenza

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