riprendimi regia di Anna Negri Italia 2007
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riprendimi (2007)

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locandina del film RIPRENDIMI

Titolo Originale: RIPRENDIMI

RegiaAnna Negri

InterpretiAlba Rohrwacher, Marco Foschi, Leonardo Bono, Damiano Bono, Valentina Lodovini, Alessandro Averone

Durata: h 1.33
NazionalitàItalia 2007
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 2008

•  Altri film di Anna Negri

Trama del film Riprendimi

Il film racconta la storia di una giovane coppia, Giovanni e Lucia, un attore e una montatrice. I due giovani vivono di lavori a breve termine e non Ŕ facile vivere in queste condizioni con un figlio piccolo, Giovanni e Lucia accettano di diventare i protagonisti di un documentario sul precariato nel mondo del cinema, in modo da mettere in luce l'aspetto meno conosciuto di questo lavoro, ovvero l'instabilitÓ economica, l'insicurezza, la fragilitÓ che comporta. A pochi giorni di distanza dall'inizio delle riprese, Giovanni lascia la sua compagna, il documentario si trasforma cosý in un reportage su una coppia in crisi come a voler testimoniare che a una precarietÓ economica spesso corrispnda una precarietÓ sentimentale.

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Voto Visitatori:   5,50 / 10 (12 voti)5,50Grafico
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Voti e commenti su Riprendimi, 12 opinioni inserite

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DarkRareMirko  @  13/05/2014 01:48:59
   8 / 10
Film molto simile a Giorni dispari di Tambasco, del 2000, che a sua volta si rifaceva ad Ed tv uscito l'anno prima.

Comunque sono interessanti tutti e 3 i lungometraggi, anche se ognuno di loro mira a fini differenti; questo film della dotata Negri (che all'attivo aveva già il discreto In principio erano le mutande) usa il pretesto delle vita ripresa quasi 24 ore su 24 per parlare di precariato ed amore, in modo sincero e garbato.

Non innova molto come tematiche (anche se sono pochi i mockumentaries girati in questo modo, che peraltro mescolano questo con la commedia) e non è troppo credibile (la protagonista che si concede a molti, le amiche strane, ecc.) ma emoziona e coinvolge, e questo basta ed avanza.

Producono Amendola e la Neri, bravi attori e bella la Lodovini.

Un film che ha qualcosa da dire, o da mostrare.

Schizoid Man  @  09/07/2011 11:16:43
   7 / 10
Eros e Giorgio sono due giovani e intraprendenti filmmaker - cameraman il primo, fonico il secondo - che hanno intenzione di realizzare un documentario sul mondo del lavoro precario: pur di riuscire nel loro intento, sono disposti a tutto, se necessario anche ad indebitarsi fino al collo, tanto da ridursi a dormire in macchina. Come soggetto del loro documentario scelgono una giovane coppia, Lucia e Giovanni, i quali lavorano entrambi nel mondo dello spettacolo: lei si occupa di montaggio; lui, invece, fa l’attore. Per Eros e Giorgio sarebbe tutto perfetto, se non fosse che all’improvviso Giovanni scopre di non amare più Lucia. Nemmeno la nascita di un figlio, Paolo, riesce a far cambiare idea al ragazzo, che prende e se ne va di casa lasciando Lucia sola con il bambino. Dopo la separazione, lui conosce un'altra ragazza, Michela, con la quale comincia una relazione; lei, invece, cade immediatamente nella disperazione più totale. Eros e Giorgio, intanto, oltre ad avere pure loro problemi con le rispettive ragazze, più che un documentario sul lavoro precario, si ritrovano, inevitabilmente, a girare un film su una crisi di coppia. Con tutto quello che ne consegue, ovviamente.
L’ambizione non manca di certo alla regista di questo film, Anna Negri, che aveva esordito nel cinema nove anni prima con “In principio erano le mutande”, dopo aver lavorato come assistente alla regia per un gigante della Settima Arte del calibro di Nagisha Oshima. Ambizione, quella della regista veneziana, unita ad una bella dose di coraggio, perché i modelli cui ella si ispira sono importanti: su tutti, naturalmente, John Cassavetes, il maestro del cinema indipendente americano, autore di capolavori come “Ombre” e “La sera della prima”, che faceva dell’improvvisazione totale e dell’anarchia creativa i punti di forza del proprio cinema. Il suo nome salta spesso alla mente guardando questo film. C’è da dire, però, che in “Riprendimi” non tutto fila liscio: a volte, infatti, la storia scivola nel banale (troppi i tira e molla sentimentali tra i due protagonisti); tuttavia, bisogna ammettere che la pellicola possiede pure dei pregi: non di rado, ad esempio, si respira una vitalità contagiosa, e questa è una cosa che difficilmente capita col cinema italiano di oggi. Le sequenze migliori sono quelle che vedono Lucia insieme alle sue amiche, perché in quei momenti tra di loro traspare una complicità tale da far sembrare quelle scene quasi vere. E non è certo una cosa da poco. “Riprendimi”, in definitiva, è un film imperfetto, ma comunque stimolante. Buona la prova degli attori.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  23/08/2010 19:08:53
   6½ / 10
A me è parso più vero e sincero delle varie proposte sentimentali da cioccolatini che il cinema italiano ci ha offerto negli ultimi anni, su tutti l'ultimo, ridicolo film di Muccino "Baciami ancora". Purtroppo le petulanti paranoie dei trentenni che si rifiutano di crescere le abbiamo viste già tante volte, ma qui almeno c'è un idea di regia, uno stile insolito, la voglia di andare oltre le solite cascate di retorica. Le ambizioni della Negri andavano forse ridimensionate ma il ritmo regge bene e Foschi e la Rohrwacher sono bravissimi. E' cinema italiano coraggioso, che rischia e che va sostenuto.

marg˛  @  27/05/2010 09:41:46
   4½ / 10
L'idea era eccezionale ma è andata sprecata! Peccato perchè la Rohrwacher è una delle migliori giovani attrici italiane in circolazione...dovrebbero farle fare dei ruoli un pò diversi ogni tanto!!!

pat3  @  06/03/2010 12:52:33
   4 / 10
mamma mia che brutto film! un documentario sulle conseguenze del precariato sulla vita di coppia? no.....riflessioni sulle difficoltà del vivere insieme? no.....solo isterismi, battute sciocche e t........e.
mi sono persa qualcosa di più profondo?

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  26/08/2009 18:11:51
   4 / 10
Nella primavera del 2007, due documentaristi decisero di girare un film sul precariato nel mondo dello spettacolo, seguendo un attore e la sua famiglia (mamma + bambino appena nato). Ma le cose andarono in modo diverso dal previsto… Ci voleva la produzione di Francesca Neri e Claudio Amendola per far vedere la luce a questo film di Anna Negri.

Quella che sembra una pellicola sul lavoro temporaneo e in bilico, vira ben presto sui legami affettivi, i quali paiono risentire (e come non potrebbero?) delle incerte condizioni lavorative. Insomma… uno, dopo un po’ che è precario nel lavoro, lo diventa pure nei rapporti sentimentali.
E’ per questo che Giovanni lascia Lucia e se ne va di casa. La regia, però, decidere di indugiare un po’ troppo e persiste a indagare e a curiosare su questa forma di rapporto, tanto che pare di assistere a una tipologia poco più che romanzata di love story un po’ anonima e scialbetta, una crisi di coppia da sbadiglio.
La retorica ci giunge a pacchi: “Dopo un figlio si perde il desiderio”, “Magari le vuoi bene ma come a una sorella o, peggio, come a una madre”, “Vedrai che è una cosa momentanea”, “No, no. Lo sapevo che sarebbe stato per sempre”. Federico Moccia, dove sei? Questi si fanno i dispetti e si mandano a fan**** come dei tredicenni. Aiuto!
Ma in Italia siamo davvero così indietro anche sulle storie da raccontare al cinema? Ci dovevamo arenare proprio su una novelletta di vecchi adolescenti presi tra gli squillini del cellulare e “amoreamoreamore” gridato ai quattro venti?

Si aggiunga un commento musicale lounge e jazz che vuole essere a tutti i costi accattivante, con una tromba ben in evidenza ad agevolare i momenti intimi fatti di baci, amplessi e piedi nudi ripresi allo specchio e l’occhio vitreo è assicurato.

Tra crisi d’isteria, vere come una moneta da 3 euro, e ridicolume a fiumi, Lui, Marco Foschi, si aggira per il set compassato ed espressivo come una polpetta senza uova e pangrattato. Sia che pianga, che rida, che faccia l’amore o che fumi una sigaretta, Lui sa impostare il pilota automatico solo sull’espressione del bel tenebroso, il piacione stereotipato, quello col sorriso da furbetto, la frangia spettinata e l’occhio vispo. A questo punto sorge spontanea un’idea sul perché ci sia davvero del precariato, no?
Il suono in presa diretta non contribuisce a valorizzare le interpretazioni, prodighe di toni che vorrebbero essere drammatici quando invece risultano piatti e vorrebbero essere simpatici ma appaiono giusto ruffiani.

Tra provini, montaggi, prove di regia con controcampi da aggiustare, la Negri si crede di essere Truffaut in “Effetto notte” (e per giunta un pisolino al buio riesce pure a indurlo).
Le telecamere digitali che seguono i personaggi, che forse vorrebbero creare tanto quell’effetto di cinema nel cinema o finto documentario, risultano alla lunga tediose, rappresentative di un cinema che vuole dipingersi per forza di cose come d’Autore ma che dovrebbe invece volare più basso, senza complicazioni visive inutili e fini a se’ stesse.
I cameraman (i quali risultano anche più simpatici e abbozzati meglio di Giovanni e Lucia) si scoprono, alla fine, come i veri precari e diventano essi stessi attori e protagonisti della storia, con le loro esclamazioni, i giudizi sugli accadimenti e le loro comparsate sullo sfondo, ripresi ora dalla vera regista, ora dal loro comprimario che gira il “documentario”. Nonostante l’espediente narrativo del “mockumentary” il film rimane freddo e inospitale.

Accostare le vicende quotidiane al vissuto cinematografico e teatrale praticato sui set, poi, non aiuta l’approfondimento sul precariato in un mondo che è molto più complicato di quanto non venga descritto dal film. E la pellicola, di per se’, non vale nemmeno come ipotetica risposta al precariato perché un prodotto così irritante e autoreferenziale non è la strada per uscirne. E’ un ibrido, oltretutto discontinuo.

E le interviste fuori dal film? Con lo sfondo bluastro dove gli attori danno il loro giudizio sullo spettacolo, sul lavoro nel settore, sulle insidie che possono colpire gli affetti… patetici prigionieri di un sogno infranto e anticipatori del finale che arriva dopo un inutile panegirico.
Il pistolotto illuminante della psicologa alla quale i due sposi si rivolgono lascia basiti: “Perché c’è la crescita zero? Perché siamo continuamente bombardati da immagini che ci propongono una felicità irraggiungibile”.

L’unica a risultare idonea a essere consacrata vera attrice è Alba Rohrwacher, una che recita anche con un semplice colpo di tosse, un sospiro, un urlo, un capello messo fuori posto e ciondolante davanti a un occhio. Una donna che imprime così tanta forza ed energia in quello che fa che vederla in questo guazzabuglio dispiace molto. Il suo talento risulta disperso e sprecato in un calderone costantemente sopra le righe.

“Riprendimi!” non è un film: è l’invocazione lanciata da un cinema italiano tradizionale che non c’è più e che invita quello presente a raggiungerlo. Ma l’impressione è che quest’ultimo si muova ancora troppo lentamente perché lo possa avvicinare. Adesso capisco pure il titolo originale, che era “Elettrocardiogramma”: perché non basta un defibrillatore per riprendersi.

vale1984  @  09/08/2009 20:06:59
   6 / 10
Film carino che dovrebbe parlare dl pecariato ma finisce col riguardare le vite e gli amori dei protagonisti...abbastanza prevedibile e fatto di luoghi comuni.

antonioba  @  04/03/2009 11:23:54
   6½ / 10
Un film sul precariato, di chi tira avantie ha trasferito tale condizione in uno stato dell'anima e non riesce a configurare nessuna relazione stabile.
Ma è anche un film che fa della precarietà dell'osservazione una sua pecularietà: si scivola da un punto di vista all'altro e nessuna è quella definitiva sottolineando l'inevitabile parzialità di ogni momento di osservazione. Un'opera corale dove tanti sguardi interagiscono e dialogano su un piano orizzontale.

Gruppo COLLABORATORI peter-ray  @  28/08/2008 17:02:40
   1 / 10
Luoghi comuni... Luoghi comuni... luoghi comuni....

Stupido, sciocco, ridicolo.
trama insignificante
Questo prodotto escrementizio secondo la scarsa regista sarebbe una degna rappresentazione del disagio giovanile e della precarietà?

Questa pellicola è più falsa dei soldi del monopoly.

sto film racconta il vero nulla.

Attori scarsi per un film scarso di idee come scarsa la regia.

Vera mer*a

giumig  @  18/07/2008 18:31:22
   6 / 10
Idea originale, realizzazione sufficiente, attori mediocri, sceneggiatura buona ma sa di gia visto, malgrado, appunto, l'idea di farlo sembrare un documentario.

In italia ormai il 90% dei film sono su amore e tradimento.

mirapto  @  04/07/2008 16:28:31
   5½ / 10
Buon film con ottimi spunti di riflessione sul sociale e conseguentemente sui sentimenti. Buonissima prova di Anna Negri, la regista, e degli interpreti in particolar modo di Alba Rohrwacher. Da vedere. Una sola considerazione personale, io che sono avanti con gli anni, lasciamo ai nostri figli una società di ***** e il film ne da una visione cruda con una speranza. Io spero molto nei giovani

mikyross  @  22/05/2008 18:34:34
   7 / 10
L'idea del documentario voyeurista sulla crisi della coppia precaria italiana avrebbe potuto essere stancante, banale e sessualmente enfatico, invece ne esce fuori un prodotto gradevole e non privo di spunti di riflessione.

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