l'insulto regia di Ziad Doueiri Francia, Libano 2017
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l'insulto (2017)

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locandina del film L'INSULTO

Titolo Originale: L'INSULTE

RegiaZiad Doueiri

InterpretiAdel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Rita Hayek

Durata: h 1.50
NazionalitàFrancia, Libano 2017
Generedrammatico
Al cinema nel Dicembre 2017

•  Altri film di Ziad Doueiri

Trama del film L'insulto

Durante la ristrutturazione di un edificio a Beirut, Toni, un cristiano libanese, e Yasser, un profugo palestinese, si scontrano su uno sciocco problema di tubature. Ne deriva una discussione e Yasser finisce con l'insultare Toni. Ferito nella sua dignità, Toni decide di sporgere denuncia dando così avvio a una spirale infernale con l'inizio di un lungo processo destinato a far parlare molto di sé.

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Voto Visitatori:   7,50 / 10 (12 voti)7,50Grafico
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Voti e commenti su L'insulto, 12 opinioni inserite

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Thorondir  @  15/09/2018 12:03:27
   7 / 10
C'è molto da scrivere su questo film. Cercherò di dire in breve cosa ne penso.

A Doueiri non serviva la storia di due persone che litigano per un tubo, serviva un retroterra politico su cui costruire quello che è essenzialmente un film politico. Non un dramma o un thriller legale come ho letto sui giornali. L'insulto è un film politico e i due personaggi del meccanico cristiano falangista e del carpentiere rifugiato palestinese servono al regista per tornare sui dolori della guerra civile libanese. Anche il processo, più che soffermarsi sulla vicenda dei due, che verterebbe semplicemente sul fatto della legittima difesa o meno (codice penale 228), diventa un eviscerare i dolori mai sopiti del passato: e sia chiaro, da questo punto di vista, contrariamente a ciò che si è detto sul film, il regista non è imparziale anche se cerca di esserlo. La sua visione è quella dei cristiani e ha anche affermato che il film è stato girato per dare ai cristiani ciò che l'opinione pubblica dal suo punto di vista ha spesso messo in secondo piano. Altrimenti non si spiega la scena della rievocazione in tribunale del massacro di Damour, tacendo il fatto che fu la ritorsione musulmana per il precedente massacro cristiano di Karantina. Insomma, sebbene Doueiri faccia un po' il piacione cercando di essere equidistante e dando un po' agli uni e un po' agli altri, il film è sbilanciato verso il punto di vista dei cristiani. E infatti cristiano è il protagonista principale. Proprio nella politica Doueiri fallisce clamorosamente, arrivando a girare un film che sembra voler gettare la croce sul mezzo milione di palestinesi rifugiati in Libano senza spiegare il perchè sono lì e il loro ruolo di emarginati, cittadini senza patria e esclusi anche dalla vita che conta nello stesso Libano. Tutto il tentativo di virare il film dalla vicenda personale alla politica finisce non solo per non funzionare perchè da uno sguardo di parte (seppur furbescamente mascherato), ma risulta anche incomprensibile comprendere i lasciti della guerra civile. Anche chi come me ha studiato quell'area del mondo e il Libano, ha trovato estremamente superficiale un racconto per cui "tu sei chi mi ha causato dolore" e allora ci si picchia. Insomma, il lato politico fa acqua un po' da tutte le parti e forse non è un caso che anche in Libano il film sia stato criticato sia dalle frange più estreme dei partiti musulmani sia di quelli cristiani.

Decisamente meglio quando la vicenda rimane ancorata alla divergenza tra i due personaggi, ognuno con le loro storie, il loro passato, le paure, la famiglia, le contraddizioni. Quando il film racconta la vita delle viuzze di Beirut, si riesce quasi a comprendere meglio la realtà del maldestro tentativo di voler buttare tutto in politica. L'aspetto che invece riesce è quello di aver disvelato le contraddizioni di un paese che i dolori della guerra civile li ha semplicemente messi da parte, ma che sono ancora lì, sopiti, pronti solamente ad essere risvegliati. E la frase finale dell'avvocato prova a riconciliare una storia di sofferenze, morti e sangue.

Nonostante i limiti dal punto di vista dell'impostazione politica del film, Doueiri ha il mertio di aver porttato sul grande schermo un film che ci parla di contraddizioni e che riapre ferite che solo ora si stanno chiudendo e lo fa girando complessivamente un film soliddismo nel comparto tecnico e con due attori che riescono a dare l'incertezza delle storie che si portano dietro. Per tutto questo, merita comunque di essere visto e che se ne discuta.

1 risposta al commento
Ultima risposta 15/09/2018 12.07.07
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Spera  @  09/07/2018 12:14:16
   7½ / 10
Mi allineo anche io alla media perchè questo è veramente un film riuscito.
Buona regia, attori ottimi, musiche interessanti, sceneggiatura quasi perfetta.
Non metto di più perchè a mio avviso i personaggi dell'avvocato e della figlia non sono riusciti come tutto il resto, sono personaggi importanti ma troppo poco approfonditi e l'escamotage di fare vedere padre e figlia a confronto è una scelta troppo forzata (poi quale giudice in un'aula di tribunale chiamerebbe gli avvocati evidenziando il loro rapporto di parentela??!) e che non funziona perchè non viene approfondita, vuole lanciare il sasso (probabilmente su come, in primis, certe discordanze di ideologie politico/religiose abbiano inizio in nuclei piccoli come quello famigliare, figuriamoci tra gli altri normali rapporti tra i popoli cosa può accadere) ma poi questi due personaggi rimangono impalpabili e senza sfumature, con una caratterizzazione troppo povera (soprattutto la figura della figlia).

Detto questo rimane un film da vedere in quanto tratta di una parte molto importante della questione palestinese in Libano che non conoscevo e mi ha aperto la mente su un tema che senza dubbio approfondirò da solo.

Bene, anzi benissimo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  21/04/2018 20:51:49
   7½ / 10
Fino al 1975, anno dello scoppio della guerra civile, il Libano all'interno dello scacchiere mediorientale poteva definirsi un paese prospero, ma dopo quell'infausto anno è stato un susseguirsi di massacri, stragi e ritorsioni varie che alla luce della situazione attuale, apparentemente pacificata, non è altro che una foglia di fico dove le ferite non si sono mai rimarginate e basta poco, come narrato nel film nel far riemergere odi alimentati dall'effetto domino generato da una banale disputa. Il contesto da legal thriller è semplicemente funzionale a rievocare l'irrisolto di una nazione alla ricerca di giustizia e di una propria identità. Se il film è efficace nell'evidenziare il pericolo di lasciare ancora aperte tali ferite, lo è altrettanto nel mostrare che tale conflittualità possa perpetrarsi per generazioni. Molto bravi gli attori, non solo i due protagonisti, ma anche tutti i comprimari. Spiace solo che il concorso di Venezia non preveda ex aequo. La Coppa Volpi solo a Kamel El Basha senza il suo antagonista è un mezzo insulto.

wicker  @  08/04/2018 15:18:28
   7½ / 10
Film che presto diventa un thriller legale ,teso,diretto
Soprattutto in una diatriba così importante e complessa ha il pregio di non adottare mai nessuna presa di posizione . Attori superiori per come si calano nella parte e per come sentano il peso degli eventi sulla loro pelle.
Storia che sale di livello col passare dei minuti e giunge a un finale con morale drammatica,grottesca e ironica.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  06/04/2018 10:37:18
   7 / 10
Dietro un insulto può celarsi molto più di una semplice frase ingiuriosa proferita in un momento di rabbia; ad esempio quella che Toni, meccanico libanese di fede cristiana, si sente rivolgere da uno zelante capomastro palestinese.
Siamo nella polveriera medio-orientale, più precisamente a Beirut, dove anche una parola poco opportuna può scatenare un vespaio, facendo riemergere vecchi rancori, accendere antiche diatribe, con l'odio e il pregiudizio pronti ad animare violentemente l'opinione pubblica, a far scatenare i soliti giochetti politici e ad accendere la verve verbale di brillanti avvocati.
Non è un caso che il film di Ziad Doueiri, partendo da un gesto quasi insignificante, si tramuti in pellicola di stampo giudiziario dove la scottante questione viene affrontata attraverso le arringhe legate ad una storia fatta di soprusi e umiliazioni. I due contendenti diventano emblemi loro malgrado di una lotta intestina tenuta a bada con somma fatica, fatta oggetto di interesse nazionale con tutto ciò che ne consegue. Pur inciampando in qualche momento ridondante Doueiri riesce a far passare il messaggio, e pur aderendo a certe situazioni politically correct di certo cinema legale americano, giunge al nocciolo della questione senza ricorrere a sentenziosi moralismi.
Ovviamente la soluzione è scontata, quasi banale, ma difficile da accettare. Più facile odiare a prescindere e creare un nemico, che tollerare la reciproca conoscenza abbracciando l'idea che il "mostro" non sia poi così tanto spaventoso.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  01/04/2018 04:17:44
   7 / 10
Un film che piange per... Odio. Prestazione attoriale straordinaria cfr. Ma dove li vanno a prendere questi attori?
Io ho trovato il film un po' eccessivo e specialmente nel Processo un po' retorico e piu' politically correct di quanto sembri. Non prende posizione anche se il palestinese buono e il libanese cattivo sono forzati nelle loro sfumature ideologiche o politiche. Le scene clou sono cmq. ottimamente realizzate. Buon film

dagon  @  22/03/2018 23:55:43
   7½ / 10
Odio, odio, odio. Il sonno della ragione ha generato mostri. Ferite secolari segnano questa terra e le popolazioni. In questo contesto un episodio apparentemente irrilevante, diventa un caso che accende le polveri. Bel film, dai cui, volendo, si possono trarre messaggi che vanno bel al di là della situazione specifica.

JOKER1926  @  08/03/2018 01:40:00
   7 / 10
Il nuovo film di Ziad Doueiri, "L'insulto" ha goduto di un buon processo critico/mediatico, il film ha fatto parlare di se ed è riuscito ad accaparrarsi molti giudizi positivi.
Parliamo di una produzione politica con i conflitti fra libanesi e palestinesi; nel frangente lo spettatore , molto probabilmente, si presterà alla visione con poche conoscenze della situazione politica locale, ma la regia di Doueiri , riesce ad esporre i fatti con semplicità e sostanza.
"L'insulto" di conseguenza non può esser solo un semplice film; lo scopo è quello di presentare un prodotto di diverse chiavi di lettura; le varie dinamiche (specie quelle giudiziarie) illustreranno doverosamente la situazione: l'odio è alla portata dei due schieramenti.
Vien fuori una gradevolissima opera di concretezza e interesse. Gli attori e la maestria della regia rendono tale film un prodotto sicuramente non banale. Al di la del tema abbastanza scottante, in un'ottica prettamente critica, notiamo una storia costruita su una sceneggiatura abbastanza comune. Di sicuro "L'insulto" non gode di alcun originalissima idea ma riesce a trasmettere il messaggio. La valenza del messaggio può, da parte dello spettatore, esser colta solo parzialmente; la questione sociale libanese non è chiara a tutti e parliamo di società abbastanza lontane da quelle globalizzate.
In chiusura confermiamo la validità del prodotto e l'impegno onesto del regista. "L'insulto" merita la visione ma resta, in linea di massima, un film di limitate pretese di originalità e di audacia. Per il resto funziona tutto molto bene.

polbot  @  01/02/2018 21:58:43
   7½ / 10
Come in IL CLIENTE e UNA SEPARAZIONE, da un piccolo scontro parte una escalation in salsa mediorientale.. solo che menre nei primi due il climax è drammaticamente continuo, qui ad un tratto

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER il ritmo cambia ed un fatto privato serve a raccontare la ferita di una nazione. Film coraggioso.

suzuki71  @  28/12/2017 09:44:57
   9 / 10
Come un capo alla moda, a volte indossiamo l'abito d'odio per emulazione e pigrizia, perchè così fa il gruppo.
Un'offesa privata diventa caso giudiziario e un pretesto per risalire ad alcune delle cause della guerra civile in Libano. Palestinesi contro cristiani, contro israelliani, contro. Il risentimento ha radici lontane e cause incerte. Eppure la solidarietà è cosa facile ed irresistibile.
Uno script che scorre liscio come olio, attori premiati, regia sicura, occhi che parlano, musiche giustissime. Imperdibile.

Mattia100690  @  17/12/2017 12:33:30
   7½ / 10
Film coraggioso, e solo per questo merita di essere visto. La storia, i dialoghi e i personaggi rendono la pellicola molto interessante e avvincente. Manca un tocco di poesia tipica di altri film che trattano lo stesso argomento - l'odio, il razzismo, la guerra - ma si guarda più che volentieri e spinge lo spettatore a riflettere sulla questione palestinese e - più approfonditamente - sull'essere umano e la sua natura.

Invia una mail all'autore del commento kampai  @  02/10/2017 09:19:05
   8 / 10
La trama dice l'inizio da cui parte il film,un insulto che l'ingegnere capo palestinese rivolge al cristiano libanese per poi svilupparsi in un analisi tragicomica sulla questione profughi palestinesi. Naturalmente da una cavolata , si va a un processo in cui gli avvocati ignorano il contenzioso per poi farsi battaglia tra il nuovo e il vecchio che avanza.naturalmente i politici vedono un opportunità per fare campagna politica lasciando basiti i contendenti, stritolati da un meccanismo più grande di loro fino all' intervento del presidente libanese.poi la ragione ha il sopravvento. Il cast è semplicemente perfetto e personalmente la coppa volpi l' avrei data a entrambi,sublimi.

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