la fine e' il mio inizio regia di Jo Baier Italia 2011
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la fine e' il mio inizio (2011)

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locandina del film LA FINE E' IL MIO INIZIO

Titolo Originale: LA FINE E' IL MIO INIZIO

RegiaJo Baier

InterpretiBruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvßrt, Nicol˛ Fitz-William Lay

Durata: h 1.38
NazionalitàItalia 2011
Generedrammatico
Tratto dal libro "La fine Ŕ il mio inizio" di Tiziano Terzani
Al cinema nell'Aprile 2011

•  Altri film di Jo Baier

•  Link al sito di LA FINE E' IL MIO INIZIO

Trama del film La fine e' il mio inizio

Al termine della sua vita densa di avvenimenti, il grande viaggiatore, appassionato giornalista e autore di libri di successo, Tiziano Terzani, si ritira a vivere con sua moglie nell'appartata casa di famiglia in Toscana. Vede chiaro in se stesso, Ŕ preparato a chiudere il cerchio della sua vita. Convoca a sÚ il figlio Folco, che vive a New York. Gli vuole raccontare la storia della propria vita, l'infanzia e la giovinezza a Firenze, i tre decenni trascorsi come corrispondente dall'Asia per il Corriere della Sera e Repubblica, e infine lo sconvolgente viaggio dentro sÚ stesso, quando a causa del cancro si congeda dal giornalismo e si apre a esperienze spirituali in Asia. Tre anni presso un grande saggio nell'isolamento dell'Himalaya diventano per lui l'esperienza decisiva. Gli rendono possibile guardare alla morte pacatamente. Ora Tiziano vorrebbe trasmettere queste esperienze al figlio Folco.

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Voto Visitatori:   6,44 / 10 (16 voti)6,44Grafico
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Voti e commenti su La fine e' il mio inizio, 16 opinioni inserite

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DarkRareMirko  @  07/04/2014 01:31:48
   8½ / 10
Posso capire che come film possa non interessare a tutti (è un film molto parlato, riflessivo e filosofico, ma comunque mai pesante e/o presuntuoso), però c'è anche da dire che i 90 minuti che lo compongono sono irremidiabilmente volati, tanto da farmi gustare molto il tutto.

Autobiografia di Terzani, tratta dal suo omonimo libro; Ganz magistrale a recitare e molto buona anche la spalla offerta da Germano.

Tutto sommato neanche così innovativo nella mentalità ("l'uomo come parte di un tutto", e anche i discorsi sulla natura hanno qualche punto in contatto con Sade), vale comunque molto per dialoghi e location.

Semplice, abbstanza lineare, quoto comunque chi dice che un aiuto da gente del calibro di Herzog avrebbe perfezionato un'opera già di per sè soddisfacente e, di certo, inusuale (anche se il tema della paura della morte è eterno).

Potrebbe piacere anche a qualche mainstreamers.

steven23  @  07/10/2013 17:28:28
   6½ / 10
Film decisamente atipico, direi pure un azzardo vista l'assoluta mancanza di una trama e la grandissima prevalenza di dialoghi. Proprio da questi dipende il voto, e se alcuni li ho trovati davvero interessanti e di una notevole profondità, altri sono risultati invece eccessivamente lunghi e prolissi, esattamente come viene detto nel commento precedente. E questo va a inficiare sulla loro credibilità.
Per il resto buone musiche e un'ottima ambientazione. Ovviamente sul cast spicca Ganz per il ruolo attribuitogli: Germano ha un ruolo secondario che comunque affronta bene, così come ancor più marginali sono le parti della Pluhar e, soprattutto, della Osvart.
Confermo comunque il voto superiore alla sufficienza visto che non mi è del tutto dispiaciuto ed è senza dubbio ben diretto. Forse dovrei leggermi qualcosa di Terzani dato che non l'ho mai fatto!

Jumpy  @  12/09/2013 00:46:05
   6½ / 10
Non mi ha convinto del tutto.

I lunghi dialoghi, l'ambientazione nella natura, scenografie semplici, da vita quotidiana, mi han ricordato molto Rohmer.

Peccato che i dialoghi siano troppo spesso esageratamente ampollosi e inutilmente verbosi... privi di quella freschezza e spontaneità che avrebbe reso il film più godibile e naturale.

D'accordo che è un film tratto da un libro scritto in un certo modo e con un certo stile... ma un libro è un libro, appunto, nasce da continue e successive riscritture, rifiniture, correzioni, qualche pensiero sparso... attori che come apron bocca sembran, a volte, leggere le pagine del libro, son per me poco naturali in un film.

Il regista è stato comunque bravo a rendere il lato umano di Terzani.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  17/04/2012 23:53:50
   5 / 10
Per apprezzare al meglio qesto film bisognerebbe prima documentarsi sulla vita di Tiziano Terzani visto che la pellicola narra del suo ultimo periodo di vita fatto di dialoghi sul figlio per porre nuovi interrogativi sul senza della vita e della morte!
Si va' all'essenziale,solo dialoghi,natura e una buona prova fornita da Ganz...avrei sinceramente gradito qualche flash-back sulla vita passata invece dell'ennesimo monologo...tanto vale leggere il libro...
"Perché il morire ci deve fare così tanta paura? Ma come, è la cosa che hanno fatto tutti prima di noi!"

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  01/04/2012 23:59:36
   7 / 10
Un film fatto più che altro da monologhi, può stancare, ma dipende.
Vedo che a non tutti i sostenitori di Terzani è piaciuto.
Io di Terzani ho letto solo "Un indovino mi disse", per cui non ho molto materiale per dare un giudizio oggettivo su questo film.
Dico solo: bravissimo Ganz, ottime musiche e bella fotografia.

TopoXL  @  14/02/2012 11:31:54
   6½ / 10
ho spettato tanto questo film.
una delusione.
lontano secondo me da quello che questo film sarebbe dovuto essere.

uzzyubis  @  04/09/2011 20:13:25
   5 / 10
Il mio voto è soltanto riferito alla mancanza di ricostruzioni storiche che potevano inframezzare il dialogo. Per quanto riguarda il personaggio Terzani consiglio sicuramente il bellissimo documentario uscito postumo che è proprio incentrato sul Terzani dell'Orsigna in cui lui racconta la sua vita..e questo per dire che senza di lui e la sua personalità e carisma il racconto risulta vuoto..

strade  @  22/08/2011 21:45:51
   7½ / 10
Sono rimasto davvero sorpreso da questo film. C'è poco da dire in realtà: è un film incentrato sulla parola, sugli sguardi, sulle pause, sulle attese. Non c'è una vera trama da descrivere, e la tecnica (in ogni caso modesta) passa in seconda piano.
Storia di un grande uomo che può piacere o meno, ma che ha lasciaro messaggi forti e importati, che personalmente condivido fino in fondo. Tra l'altro è la storia di un italiano, ma il film è solo marginalmente una produzione italiana. Questo conferma quanto sia fertile il cinema italiano oggi: non c'è voglia di rischiare e di fare qualcosa di nuovo.
Il doppiaggio di Bruno Ganz risulta essere inizialmente un po' fastidioso, ma poi prende il ritmo e calza bene sul personaggio.

dio padre  @  25/04/2011 01:16:39
   10 / 10
Che dire..
Non avevo letto il libro e poco sapevo di quest'uomo, di quest'uomo che Ŕ simile ad una nuvola bianca che ben conosce le gocce che porta in grembo.
Un p˛ mi sorprende e un p˛ no, che il film non sia stato gradito in modo deciso da molti che lo hanno visto.
Sorprende perchŔ non Ŕ solo un film... Ŕ una carezza, Ŕ un'intima carezza, un dono oserei dire. E' un dono da parte di un uomo che si Ŕ Voluto lasciar comprendere, finanche nella sua pi¨ profonda natura realizzativa, mettendosi a nudo in relazione alle sue pi¨ intime fragilitÓ che durante la vita lo hanno toccato, fragilitÓ di cui si pu˛ prendere o meno coscienza, ma che riguardano un p˛ tutti noi. Tematiche che profumano di veritÓ per la semplicitÓ con la quale sono state trattate, e per il cuore. Tematiche... che ispirano una discussione, un parlare ed un ascoltarsi reciproco, di quelle che dilatano le pupille. Tematiche che possono costituire, anche, una Porta...

Suggerisco di "svuotare la ciotola" prima di guardare quest' ottima produzione cinematografica. Lasciar perdere, cioŔ, le proprie convinzioni, le proprie idee..... e lasciarsi toccare da un sapore, da un'intuizione..... da qualcosa di pi¨ evanescente, ma senz'altro pi¨ REALE.

Non viviamo in mezzo alla logica, nŔ ai numeri....

VIVIAMO IN MEZZO AI FIORI E QUESTA E' LA VERITÓ.


E complimenti a Bruno Ganz.
Sguardi, tono di voce, gestualitÓ, mimica facciale... decisamente espressivi.

E' un film diverso, ma che pu˛ dare molto...

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  23/04/2011 21:31:39
   6 / 10
Vedi recensione.

"E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell'aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio." (T.T.)

tonnorefanio  @  10/04/2011 21:01:47
   7½ / 10
Bel film. Mi piace molto come viene affrontato il concetto della morte, così distante dal pensiero della massa, che non si ferma un attimo a pensare e a "mettere in pausa" la propria vita, concedendosi, dopo un'esistenza fatta di viaggi e di esperienze, come è stato per Tiziano Terzani, una libertà che così fa pensare alla morte quasi con serenità.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  10/04/2011 01:53:54
   6 / 10
Conoscevo poco Tiziano Terzani, ne avevo visto qualche anno fa un'intervista a scuola, durante l'ora di religione (il professore lo adorava). Ho dovuto resistere per tutta la durata della pellicola contro la voce malefica dentro di me che criticava ogni parola pronunciata dal bravo Bruno Ganz (doppiaggio inadeguato a parer mio). All'ennesimo attacco all'individualismo e all'egoismo umani non ho potuto fare a meno di pensare ad Ayn Rand, autrice tragicamente bistrattata in Italia, ma che io amo. Non la amo, attenzione, nel senso che assorbo inerme tutto quel che sostiene. La amo perché, seppur spesso eccessiva e radicale, soprattutto nelle idee politiche, ha una visione della vita che trovo, caso raro, perseguibile. E' madre, non a caso, dell'Oggettivismo e seguace dell'egoismo razionale. In altre parole, quando Terzani dichiara dolente che l'uomo E' egoista, la Rand risponde che l'uomo DEVE essere egoista (detta così è fuorviante, me ne rendo conto). Due filosofie agli antipodi, tanto più degne d'interesse se messe a confronto.
Il film mi ha allontanato ancora di più, se possibile, dalle correnti di pensiero mistiche/ ascetiche. Mi incuriosisce il Terzani viator, mentre provo antipatia per il Terzani "maestro di vita", supponente e incoerente. Ma non sarei potuta arrivare a questa conclusione senza gli spunti della pellicola. Peccato per la regia, a tratti davvero irritante e per un Elio Germano sottotono, quasi intimidito.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  08/04/2011 21:34:37
   6½ / 10
Giudicare un film del genere è una bella gatta da pelare, perchè innanzitutto è basato sulla forza della parola, il testamento spirituale di un uomo all'approsimarsi dell'ultima tappa. In effetti ascoltare i racconti, le riflessioni di Terzani/Ganz è un po' come quando da bambini si ascoltavano gli aneddoti dei propri nonni con immensa curiosità. Quella curiosità di conoscenza del mondo che in fondo era la molla principale dello stesso giornalista italiano.
La forza verbale del film sostenuta da un bravissimo Bruno Ganz, tuttavia oscura tutto il resto a cominciare da Elio Germano alle prese con un personaggio con pochi spazi di manovra, per tacere degli altri ridotti quasi a delle comparse. Un film dalla forma molto asciutta, nè flshback o inserti documentaristici, di difficile resa commerciale sulla carta e proprio per questo dotato anche di un certo coraggio.

kerkyra  @  06/04/2011 11:33:28
   4½ / 10
verboso, noioso, privo di nerbo... secondo me Terzani non l'avrebbe apprezzato...

2 risposte al commento
Ultima risposta 11/06/2011 18.17.16
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paolomagna  @  05/04/2011 12:14:25
   4 / 10
Film abbastanza noioso.......piu che drammatico è un film autobiografico ma molto statico e che a me non ha preso assolutamente.Il film racconta la morte, in particolare la paur che ognuno di noi ha di essa, le riflessioni che ogni persona fa a tal riguardo.Un film forse adatto ai tantissimi estimatori di Terzani con le proprie teorie sulla vita ma veramente pesante e che non scorre assolutamente.Termini linguistici alcune volte che si rifanno alla filosofia ma che allo spettatore comune risultano di una noiosità pazzesca. Unica nota di rilievo sono gli scorci paesaggistici. Jo Baier poteva fare molto ma molto di piu anche perchè il personaggio gli dava l'occasione di fare un prodotto cinematografico di ottimo livello.
Io non mi pronuncio se andarlo a vvedere oppure no, certo interessante per chi vuole sapere qualcosa sulla vita di Terzani che comunque sia ha lasciato un suo segno, ovviamente può piacere oppure no.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  01/04/2011 21:03:10
   6 / 10
Capita raramente, soprattutto nel cinema italiano - perchè questo film è almeno parzialmente una produzione italiana - di riflettere, dopo tanti film sulla paura della morte, sul distacco terreno come forma serena di abbandono corporale. Il pretesto è dato dalla biografia di Tiziano Terzani, reso magistralmente - anche se con un certo gigionismo - da Bruno Ganz. Lo confesso, gli asceti non mi hanno mai ispirato grande simpatia, e neanche l'onestissimo tributo a Terzani di questo film è riuscito a farmi cambiare idea. Dirò di più: ha aumentato la mia diffidenza. Non mi colpiscono gli "illuminati" che seguono l'uomo tentando invano di condurlo nella retta via, semmai ne posso subire (indirettamente) un certo fascino (per le scelte di vita e per le mirabolanti avventure della loro esistenza). La critica è andata facilmente in visibilio. Ben venga un film come questo, a muovere i riflessi e i pensieri di un mondo così lontano/così vicino (per dirla alla Wenders), soprattutto se allo spettatore italian... ehm occidentale piace cullarsi al suono didascalico e forzatamente poetico del Panteismo. Non a caso Mauro Corona vende parecchio). Ma alla fine mi chiedo il perchè di un film così. Perchè il riflesso incondizionato della storia nei racconti di Terzani/Ganz è un'atto di coraggio, ma raramente il film riesce a infondere la profondità umana che si prefigge.
Ci sono sequenze che vorrebbero essere metaforiche (cfr. il figlio che sale su un albero, il drappo rosa dove sono raccolte le ceneri di T.) e al massimo spingono lo spettatore a crogiolarsi nella suggestione delle immagini - senza contare gli splendidi scenari dei monti Pistoiesi. Ci sono scelte linguistiche - piuttosto artificiale e confusa l'opinione su Mao-Tse Tung e il comunismo cinese, nel pensiero di Terzani - e stilistiche (il fastidioso commento sonoro new age) troppo semplicistiche e ovvie anche per un film del genere.
Forse sarebbe stato lecito il supporto di un'altro grande tedesco, il regista Werner Herzog, che avrebbe fornìto il soggetto di meno elegia e maggior carne al fuoco. Il film è "solo" interessante, così onesto da mangiarci dentro, ma temo di aver respirato la prospettiva di un'ottima occasione in parte sprecata

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