la femme publique regia di Andrzej Zulawski Francia 1984
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la femme publique (1984)

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locandina del film LA FEMME PUBLIQUE

Titolo Originale: LA FEMME PUBLIQUE

RegiaAndrzej Zulawski

InterpretiValérie Kaprisky, Francis Huster, Lambert Wilson, Patrick Bauchau

Durata: h 1.53
NazionalitàFrancia 1984
Generedrammatico
Al cinema nel Dicembre 1984

•  Altri film di Andrzej Zulawski

Trama del film La femme publique

Ethel, ventenne aspirante attrice parigina, per vivere si spoglia per presunte foto artistiche. Fa un provino per il film di un regista possessivo e genialoide, Lucas Kiesling, apolide e visionario. Inizialmente accettata, viene licenziata per incapacità, pur rimanendo amante occasionale del regista. Sulla sua strada incontra anche Milan, profugo ceco, con cui ha rapporti di contrasto e di passione funambolica. Inserita in un gioco più grande di lei, fra complotti e omicidi, diverrà una star tornando sul set e interpretando Liza ne "I Dèmoni".

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Voto Visitatori:   6,33 / 10 (9 voti)6,33Grafico
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Voti e commenti su La femme publique, 9 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

stratoZ  @  24/06/2025 13:05:45
   7 / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Ammetto che Zulawski spesso mi mette in difficoltà, con queste storie un po' estreme, dai tratti isterici, particolarmente esasperanti, qui in "La femme publique" sembra continuare coerentemente, come aveva fatto precedentemente in film come "Possession" o "L'importante è amare" nella sua personalissima descrizione della donna, nella sua natura sfuggente, lunatica, impulsiva, è così che ci presenta il personaggio di Ethel, bellissima donna che lavora come modella per delle fotografie di nudo che un giorno ha l'occasione avere il ruolo da protagonista in un film, da qui inizia la sua altalenante - per usare un grosso eufemismo - relazione col regista e protagonista stesso dell'opera che presto si trasformerà in un triangolo, con l'inizio di un'altra relazione, quella con Milan, esule dell'est.

Zulawski tramite queste due relazioni tratta tanti temi, il suo è un saggio sull'amore nella sua personalissima visione, nella versione più sofferente ed esasperata, a partire dalla dicotomia tra i due amanti di Ethel, Lucas è un regista ambizioso, egocentrico, arrogante, estremamente sicuro di sé, dai modi dispotici, la sua figura autoritaria esercita un fascino magnetico su Ethel, ma allo stesso tempo causa numerose liti, portando alle tipiche scene dei film di Zulawski dove si urlano addosso e ogni tanto si tirano roba, Milan invece è di tutt'altra pasta, relativamente più equilibrato nel carattere, ideologicamente coerente, non possiede lo status di Lucas, non ha lo stesso successo, è molto più umile, eppure il suo pensiero, la sua rappresentazione di intellettuale maledetto riesce a creare un certo interesse in Ethel.

Da qui il film si trasforma in un continuo tira e molla dalla regia nevrotica, se non schizofrenica, Zulawski regala le sue tipiche sequenze dinamiche con la camera a mano a seguire con ossessione i personaggi, uno stile che simboleggia lo stato d'animo degli stessi persi in relazioni stremanti, in cui l'ossessione per l'attraente corpo di Ethel li divora, è un film con una componente erotica molto marcata, pieno di scene di nudo, che mette una sessualità grezza al centro, motore della passione ma anche delle crisi dei personaggi, una rappresentazione della natura umana nei suoi istinti più spontanei.

Non di facilissima comprensione, con anche diverse sequenze metacinematografiche - spesso e volentieri molte scene che sembrano reali poi si riveleranno essere parte del film girato da Lucas - e con la ormai tipica narrazione di Zulawski molto frammentata, "La femme publique" è un film dall'indubbio fascino, che per quanto sfiancante e criptico difficilmente lascia indifferenti, dalle tinte fredde, quasi gelide di un mondo in cui il sentimento lascia spazio all'amore più grezzo e atavico, senza fronzoli, diretto nella sua componente più morbosa ed ossessiva.

Oskarsson88  @  16/04/2020 16:16:27
   7 / 10
Abbastanza enigmatico e complicato in pieno stile del regista polacco, qua si apprezzano particolarmente la fotografia con delle riprese abbastanza interessanti e ricercate soprattutto in movimento, e sopra ogni cosa l'intensità delle prestazioni attoriali. I temi trattati sono vari e incastonati, intrecciati, e rendono molto difficile una chiave di lettura, ma sicuramente possiamo dire che al centro c'è l'arte e la sovrapposizione tra mondo reale e mondo cinematografico con la ricerca della bellezza, e la domanda è: a quale costo? Ci sono poi delle sfumature thriller che però vengono tutto sommato lasciate in disparte e un elemento molto forte sulla psicologia dei personaggi in cui realtà e finzione si mescolano senza neanche sapere fino a che punto si è consapevoli di questo. Ho visto qualche vago parallelo con Possession, sia nello stile delle riprese cittadine, che soprattutto in quanto l'attrice dovrà recitare "the possessed" nella trasposizione cinematografica dei Demoni che avviene all'interno del film stesso.
Per concludere: enigmatico, intenso, visivamente bello ma di difficile comprensioni e non per tutti.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  29/05/2016 23:48:05
   7 / 10
Zulawski e l'universo femminile, una costante della sua filmografia. Un'ossessione verso il corpo e l'anima del femminile che per quanto plasmabile e a sua volta dominabile, è un oggetto che riesce a sfuggire ogni volta, che si ritorce contro. La trasformazione nella Liza de I demoni di Dostojewskji comporta un prezzo altissimo all'altezzoso regista. Lo stile del regista polacco è sempre frenetico e sopra le righe, sovraccarica di tematiche un film già carico di suo. Frammentario nella narrazione, ai limiti del comprensibile, gli deve essere dato atto, pur nella sua imperfezione, di un fascino particolare e sinistro.

Gruppo COLLABORATORI Compagneros  @  14/01/2015 21:10:58
   5 / 10
Difficile da decifrare. Arduo intendere dove Zulawski volesse andare a parare. Trascurabile.

JOKER1926  @  24/01/2013 16:24:31
   6½ / 10
"La femme publique" di Zulawski è un altro esempio che sintetizza a meglio ciò che è la natura del regista in considerazione.
Il film del 1984 è impostato in contesti quanto mai teatrali, tanto per cambiare.
La trama della regia è assai fugace, qui abbiamo in analisi le dinamiche esistenziali di una giovane donna , Valérie Kaprisky, impegnata nelle riprese di un film.
Il plot sembra morire già in questi precisi istanti.
Il resto de "La femme publique" è l'inserimento in scena di personaggi stralunati, violenti e pazzeschi.
Si creano diverse linee, linee che si accavallano senza alcuna logicità; l'obiettivo, appare chiaro, Zulawski è vuole stordire il pubblico attraverso un esercizio di stile, depresso e oppressivo, senza conduzione narrativa. In risalto quindi si colloca la circostanza, suggestiva e malsana, che attornia, a più riprese, i personaggi.
Ci resta da sottolineare il lavoro di Zulawski per le grandi recitazioni degli attori, il regista carica a dovere la mente dei propri attori, nascono prove di animo, di passione.
Il film non può essere consigliato a tutti, visionare questo tipo di prodotti cinematografici è quasi una tortura; il ritmo è basso, le sequenze offrono tanta ripetitività e monotonia. Le ambientazioni , abbandonate a sfere quasi atemporali, sigillano la massima cupidigia di un film sicuramente artistico ma sottilissimo.

Critica ad oltranza dello spaccato Zulawskiano

Il messaggio che potrebbe indirizzare la regia polacca al suo (ristretto) pubblico risiede anzitutto nella concezione dell'arte, dell'interpretazione e dunque della finzione.
La ragazza, protagonista del film, vive per raggiungere una linea verticale, attraverso sacrifici psicologici, fisici e mortali. Per lei si sacrifica persino un regista nell'intendo di donar lei quell' "immortalità", quell'esperienza consona per farla elevare, una volta e per tutte, sui celi della sublime arte, quella dell'incarnare alla perfezione la parte del copione. Insomma l'arte a tutti i costi , secondo vangelo di Zulawski, deve essere incamerata da chi crede nella medesima.
Ma in questo calderone di realtà e finzione si perde l'orientamento, lo spaccato del 1984 potrebbe fungere da manuale del "Non mollare mai" per chi vuole arrivare ad un punto di non ritorno, ad un punto terminale, fra gloria e catastrofe.

sweetyy  @  01/12/2012 04:31:20
   6½ / 10
Non male, personaggi ben caratterizzati e interessanti nella loro stravaganza (vedi Kiesling). Certo non un capolavoro, ma merita sicuramente una visione.

Neurotico  @  15/01/2011 15:33:34
   7 / 10
Intrigante film di Zulawski,poco lineare confusionario e anarchico,come nello stile (criptico) del regista.Grande Valérie Kaprisky,il suo **** e' magnifico.Peccato che dopo circa 40 minuti lo spunto da giallo non si sviluppi come poteva,conferendo quell'interesse e quella suspence che pero' avrebbe fatto di La femme publique un film piu' convenzionale.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  15/03/2010 22:22:29
   7 / 10
Non sarei cosi severo con questa opera di Zulawski.
Certo,siamo lontanissimi da Possession ma la regia è sempre la solita,schizofrenica e criptica.
Come in L'importante è amare,ci viene narrata la storia di un attrice costretta ad essere una femme publique,a spogliarsi per presunte foto artistiche. Ci vengono mostrate le sue focose relazioni con vari personaggi e fin qui ci siamo.
Ma poi? Tutto diventa più difficile da seguire,nuovi personaggi vengono introdotti velocemente e il senso di confusione aumenta con il passare dei minuti. Fino al finale che ci lascia più di un dubbio. Finzione o no?
Bravissima l'attrice protagonista Kaprisky,oltre che splendida. Le scene di nudo sono molto belle e gran parte del merito va a lei.
Il resto,la descrizione delle passioni e l'irrazionalità Zulawskiana,mi ha lasciato perplesso in più di un punto.
Promosso ma con riserva.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  22/06/2009 16:44:02
   4 / 10
Mi dispiace per il buon Zulawski, ma in questo film ha fallito clamorosamente dove nel suo “Possession” era invece il suo punto di forza. Un film stressante, noioso, con una sceneggiatura priva di qualsiasi logica. Non ci siamo per niente anche perché per tutto il film non ci sono altro che isterismi, nudità gratuite, confusioni… una roba allucinante. Mi passava la voglia di guardarlo già dopo 20 minuti. Non è un film riflessivo, shockante, angoscioso come invece lo è “Possession”, tutt’altro.
Il nudo femminile è l’unico spunto interessante, ma mica basta per salvare il film.
Peccato perché la regia è buona.

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