il volto regia di Ingmar Bergman Svezia 1958
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il volto (1958)

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locandina del film IL VOLTO

Titolo Originale: ANSIKTET

RegiaIngmar Bergman

Interpreti Bibi Andersson, Gunnar Björnstrand, Ingrid Thulin, Max Von Sydow

Durata: h 1.41
NazionalitàSvezia 1958
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 1958

•  Altri film di Ingmar Bergman

Trama del film Il volto

Per vendicarsi dell'arresto e degli scherni di un medico e di un poliziotto, un mago illusionista si finge morto. Può così apparire al medico che crede di star facendo l'autopsia sul suo corpo, come un fantasma, terrorizzandolo.

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Voto Visitatori:   8,50 / 10 (16 voti)8,50Grafico
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Voti e commenti su Il volto, 16 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Libss  @  16/03/2010 12.24.32
   9 / 10
Grande film di Bergman: il volto come maschera, la magia come illusione, la vita come tutto ciò. Impressionante.

Tautotes  @  13/03/2010 23.47.34
   9½ / 10
E qui ci siamo, alla grande. Uno dei migliori di Bergman. Personaggi che simbolizzano tutto: le credenze antiche, le stregonerie alle quali non crede più nessuno (nonna), la magia nuova, l'illusionismo e la magia "tecnica" che von sydow tenta di far passare per soprannaturale ma viene immediatamente smascherata dall'uomo di scienza, che rifiuta l'inesplicabile ma vi è insistentemente affascinato. La magia nuova è inganno, ma l'inganno travolge la stessa scienza, e il raggiro finale è lo scacco a cui anche la scienza è sottoposta, perchè "la verità è niente" e nemmeno la scienza può coglierla. Di mezzo personaggi affascinati dalla vecchia magia, dalla magia nuova e arroccati alla scienza (la giovane che parla con la nonna, la moglie del ministro, il capo della polizia). Alla fine vince l'inganno, ma la verità appare come un fantasma, quella dell'attore finto morto e poi realmente deceduto, che rivela il messaggio di fondo dei film di Bergman: la verità è il nulla, l'oscurità a cui siamo destinati. E la moglie del prestigiatore ha capito, lei più di tutte, che le cose stanno così. "Se solo fosse vero".
Capolavoro nichilistico? No, capolavoro della nostra epoca.
Grandissimo.

Gruppo COLLABORATORI The Gaunt  @  16/01/2010 14.51.14
   7½ / 10
E' una pellicola interessante sempre in bilico fra il drammatico e il surreale, ma con una punta di ironia di fondo. La deriva verso l'irrazionale, l'emergere del proprio inconscio è qualcosa di imprenscindibile nell'uomo. Si può nascondere sotto la maschera della razionalità, si può negare perfino, però è sempre in agguato.

dave89  @  12/06/2009 10.19.37
   8½ / 10
come sempre superbo bergman

AKIRA KUROSAWA  @  30/09/2008 15.34.24
   9 / 10
tra i piu belli in assoluto del grandissimo bergman, max von sydow gransissimo come sempre, regia perfetta, fotografato in un bianco e nero come al solito splendido; grandissimo bergman

Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  06/08/2008 13.08.51
   7½ / 10
Una sorta di fiaba cupa a lieto fine, giocata sul dualismo maschera-volto/realtà-finzione.
In questa antinomia, Bergman mette in scena il confronto tra il razionale e l'irrazionale, tra la verità scientifica e il bisogno immanente della metafisica, che qui si oggettiva non nella religione bensì nella superstizione e nella magia. L'incontro/scontro tra due mondi diametralmente opposti metterà in crisi i vari personaggi, determinando la caduta delle loro maschere e ponendoli di fronte alla realtà della loro condizione: così la maga si rivelerà una truffatrice, il capo della polizia -sbugiardato dalla propria moglie che in stato di ipnosi, smessi i panni della perbenista borghese, racconta tutti i particolari più degradanti della sua vita con il marito- un mediocre vizioso, e Vogler uno povero e spaurito mendicante lontanissimo dall'immagine potente dell'illusionista che può tutto con i suoi poteri taumaturgici; anche lo stesso medico Vergerus, che incarna una “weltanschauung” puramente razionalistica, al momento della messa in atto dello scherzo, rivelerà i segni di una latente crisi di coscienza. Insomma nulla appare com’è, e proprio perché la verità che si cela dietro le apparenze è spesso dolorosa da accettare e da manifestare, il ricorso all’impostura, alla menzogna e alla maschera diventa una necessità irrinunciabile; così come è imprescindibile nella vita, che altrimenti sarebbe un fardello insostenibile nel suo essere un vuoto senza scopo, il ricorso alla metafisica, cioè a un (non)luogo ove collocare la meta di ogni esistenza.
L’elemento fiabesco (che si può riscontare nella immagine della carrozza che si inoltra nel bosco nonché in quella della vecchietta rappresentata come una sorta di strega, e soprattutto nella ambientazione quasi atemporale) si sposa con la cupezza di certe atmosfere che, nei giochi di luci ed ombre e in talune parti narrative, si configurano come spettrali e macabre, ma anche con i toni ilari che venano altra parte del racconto e che culminano nel felice finale che sa un po’ di felliniano.
I punti di contatto con il “Settimo sigillo” sono svariati, ma siamo lontani dalla profondità delle caratterizzazioni contenute in quest’ultimo.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  26/05/2008 11.30.55
   8 / 10
Il percorso sperimentale di Bergman inizia con "Il volto", ed il suo fotografo di allora Gunner Fischer. Il film sin dall'inizio presenta controluci ed illuminazioni particolarmente espressioniste e surrealiste, con quei meravigliosi fasci di luce che fendono il bosco, tanto da essere chiara l'essenza metafisica dell'opera.
Il dualismo dell'anima tra verità e menzogna, la sottile linea che separa tutto ciò che è da tutto ciò che sembra, l'illusione, è qui indagato attraverso le due diverse esercitazioni mediche, una scientifica e l'altra illusoria, Gunnar da una parte, Von Sydow dall'altra; tutto sembra far parte di un'amara critica al suo mondo del cinema.
Tuttavia credo la pellicola soffra di un certo schematismo nella proiezione dicotomica attraverso questi due personaggi, comunque, per restare in campo medico, questo film rappresenta il classico e sperimentato effetto placebo.
Buona la prova di tutti gli attori, e Von Sydow era meglio se non avesse mai parlato.

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  28/10/2007 15.40.11
   9 / 10
Sicuramente meno famoso di altre pellicole come "Il posto delle fragole" o "Il settimo sigillo" che sono più o meno dello stesso periodo, "Il volto" è comunque un film manifesto del bergmanismo primo periodo. Il tema portante de "Il volto" è l'inganno e Bergman lo analizza totalmente, lasciando comunque allo spettatore ampie possibilità di considerazione individuale. Se ci si vuole avvicinare alla filmografia del regista svedese, "Il volto" è uno dei film ideali.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Terry Malloy  @  10/09/2007 15.19.14
   8½ / 10
favola metafisica del Maestro del "genere" fiabesco-allegorico sul tema della Verità.
è bellissimo come Bergman sviluppi una linea conduttrice narratologica dualistica: i "colti" presuntuosi che mettono alla prova il protagonista (particolare Max Von Sydow) i quali avvinti dalla loro freddezza scientifica (personaggi del genere sono frequenti nella poetica di Bergman, per esempio i giovani de Il Posto delle Fragole) non riescono ad approcciarsi a quell"insondabile" di cui il mago è emblema.
secondi, ma non meno importanti, sono i giovani (positivo lo sguardo cinematografico di Bergman sul futuro e mai fossilizzato) che nella loro puerilità sono letteralmente "toccati" dall'"aura" degli stravaganti ospiti.
il pretesto narrativo della magia è secondario dal momento che quell'"insondabile" di cui si parla non è altro che l'Essere Umano e la sua relazione con noi stessi, in verità infatti noi siamo inconsciamente molto più vicini al personaggio del dottore scettico che fa fatica a instaurare rapporti, ma che in verità non è biasimevole come sembra, piuttosto che ai giovani i quali sì comprendono cosa si portano dietro Sydow e Thulin, ma ne afferrano solo la parte istintuale e non quella razionale. in sostanza "Il Volto" è una metafora sull'equilibrio fra Mente e Istinto che l'Uomo dall'inizio della sua Storia cerca di raggiungere. questo equilibrio è uno studio sulle persone che la Vita ci pone in relazione? noi lo raggiungiamo venendo a contatto con persone che professano umanesimi diversi dal nostro? per Bergman ciò sembrerebbe difficile (anche se non proprio impossibile) dal momento che il dottore consiglia al protagonista di ritruccarsi, di mascherarsi perchè ha paura di conoscere veramente il soggetto studiato...e i giovani sono ancora molto ingenui e impulsivi, ma forse la risposta positiva giunge dalla ragazza che decide di seguire la Thulin e Von Sydow nel finale.

2 risposte al commento
Ultima risposta 10/09/2007 18.24.26
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento thohà  @  18/06/2007 11.47.24
   8½ / 10
"Che cosa leggete, signore?" - "Un romanzo. Parla di impostori" - "Come dire: colleghi" - "Non ci sono impostori tra di noi" - "E' un libro molto interessante. L'inganno è così universalmente diffuso che dire la verità significa farsi tacciare da bugiardi".
Con il suo stile asciutto e privo di inutilità, Bergam sforna un altro film formidabile, sia per le interpretazioni che per la tematica.
Ognuno ha un suo volto, ma non è quello che viene mostrato al prossimo.
Questa piccola banda di maghi e piccoli imbroglioni vive esibendosi in 'magie' e 'magnetismo'.
C'è chi è convinto della realtà delle magie (il console) e chi invece (il medico) è scettico e vuole svergognare pubblicamente i trucchi e soprattutto l'ipnotizzatore, un magnifico Max Von Sydow, quai mefistofelico così scuro di capelli e barbuto. Malgrado il medico cerchi di essere razionale, si prenderà dei bei coccoloni con i trucchi dell'ipnotizzatore.
Bravissima anche la strega e, alla fine, tutti i protagonisti.
A mio avviso un film riuscitissimo, come un gioco di specchi riflettenti realtà diverse, non univoche quali, alla fine, siamo noi tutti.

Beefheart  @  04/04/2007 22.18.25
   6½ / 10
Per quanto particolare e meritevole non credo sia uno dei film più memorabili di Bergman. Si parla di magia e illusionismo da saltimbanco a confronto con il poco simpatico pragmatismo e l'arrogante scetticismo della ragione. Una ragione che, per altro, il regista non manca di mettere efficacemente in dubbio attraverso un'alternanza di atmosfere e situazioni che variano dal meditativo, al drammatico, all'horror, che spiazzano e insospettiscono lo spettatore. A parte questo, si ha la sensazione che si sia voluto mescolare un po le carte per rimediare ad una trama piuttosto scarna e ad un soggetto piuttosto vago. L'interpretazione di Max Von Sydow appare, francamente, un po goffa e non all'altezza dei suoi colleghi Bjornstrand e Thulin. Equidistante dal brutto film e dal capolavoro.

Mpo1  @  10/03/2007 0.31.00
   8 / 10
Film di Bergman appartenente al periodo de “Il Posto delle fragole” e “Il Settimo sigillo”; con quest’ultimo in particolar modo condivide la compresenza di elementi seri e grotteschi, l’ambientazione nel passato, il gran numero di personaggi (divisi in due gruppi, con i personaggi “umili” che occupano la parte “leggera” del film).
Il film si basa sul contrasto tra realtà e finzione, razionale e irrazionale. Bergman ci presenta due punti di vista opposti, senza dare una soluzione definitiva. Il mago protagonista può essere visto anche come il regista, che incanta il pubblico con le sue illusioni. Il film si presenta anche come una denuncia della censura cui va incontro l’arte, dell’opposizione che incontra da parte del potere, e in questo anticipa “Il Rito”. Invece alcune scene quasi “horror” anticipano “L’Ora del lupo”.
I cognomi Vogler e Vergerus ritornano spesso nella filmografia di Bergman. Vogler, qui il cognome del mago, è anche quello del personaggio di Liv Ullmann in “Persona”, due personaggi che scelgono il silenzio.
Credo che questo sia l’unico film in cui sono presenti contemporaneamente i tre principali attori di Bergman: Max von Sydow, Gunnar Bjornstrand e Erland Josephson. Inoltre ci sono anche Ingrid Thulin e Bibi Andersson, che all’epoca aveva una relazione con Bergman. Da notare anche l’attrice che fa la nonna, che interpretava la madre del protagonista ne “Il Posto delle fragole” e poi la donna col cappello ne “L’Ora del lupo”.

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Ultima risposta 14/03/2007 11.52.05
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ds1hm  @  11/01/2006 15.22.19
   9 / 10
1955 - Sorrisi di una notte d'estate
1957 - Il posto delle fragole
1958 - Il volto
Nel giro di tre anni Bergman realizza tre film di una diversità immensa, e sopratutto Il volto che secondo il mio modesto parere resta un film a se stante in tutta la sua produzione. Risulta infatti difficile giudicare questo film non tanto per la sua complessità ma proprio per la stranezza della rappresentazione, per la permanente sensazione che rimane allo spettatore di aver visto un film che sembra non essere di Bergman se paragonato a "il silenzio" "luci d'inverno" o "persona". Per la prima volta nel cinema di Bergman irrompe la magia, vista in questo film come elemento che si contrappone alla scienza. Tornerà in altri film per poi sfociare in Fanny e Alexander dove magia è anche desiderio di vita e di morte. Del film resta molto dell'interpretazione di Von Sydow, credo una delle sue migliori in assoluto.

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Ultima risposta 11/01/2006 16.26.32
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Gruppo COLLABORATORI bungle77  @  07/12/2005 16.45.18
   9½ / 10
E' forse il mio film di Bergman preferito (me ne mancano ancora tantissimi da vedere)... Bergman riesce sapientemente ad alternare scene horror a scene sensuali, ironiche e dolci....
Un film dalle molteplici chiavi di lettura... la sfida tra scienza e illusione... la vita e la morte... tra la razionalità e l'irrazionalità... il protagonista Vogel è un illusionista che si diletta nel presentare una realtà ingannevole (che poi non è altro che quello che fa il cinema)...
in fin dei conti è molto personale scavando a fondo nel pensiero dell'autore...

Crimson  @  03/06/2005 11.45.38
   8 / 10
Il film è molto bello. Ho fatto un pò di difficoltà ad inquadrarlo inizialmente per via dei molti personaggi (intendo "molti" rispetto agli standard di Bergman) ma poi è risultato tutto chiaro. E' un film davvero surreale, che prende in giro la scienza, o meglio, l'assoluta inadeguatezza di chi si rifugia in essa in modo più che viscerale, quasi cieco. E' in nome della scienza che il dottore in particolare si burla del povero Vogel, senza sapere che a sua volta si appresta ad essere preso in giro, e alla grande. E' tutto ben orchestrato ma alla fine il tema dominante, forse per via della sua inusualità, mi ha un pò spiazzato nel senso che non mi ha lasciato da fare riflessioni particolari, per cui non attribuisco il massimo in termini di voto. Ciò non toglie che il film è da vedere!

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Ultima risposta 07/12/2005 20.19.32
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antonius block  @  09/05/2005 10.08.39
   10 / 10
ambiguo,ipnotico, surreale, magico.
Come commentare un film di tale levatura artistica ?
Ingmar Bergman è un maestro e ce lo conferma ad ogni suo film (che sarbbe meglio chiamare affresco).Un Max Von Sydow all'apice della sua recitazione
in un turbulento susseguirsi di immagini , inquadrature e tagli di luce sognanti .
altro che troppo belli ! convertitevi alla vera arte cinematografica .

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