gruppo di famiglia in un interno regia di Luchino Visconti Italia, Francia 1974
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gruppo di famiglia in un interno (1974)

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locandina del film GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INTERNO

Titolo Originale: GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INTERNO

RegiaLuchino Visconti

InterpretiBurt Lancaster, Silvana Mangano, Helmut Berger, Claudia Marsani, Stefano Patrizi, Romolo Valli

Durata: h 2.00
NazionalitàItalia, Francia 1974
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 1974

•  Altri film di Luchino Visconti

Trama del film Gruppo di famiglia in un interno

Un anziano professore americano vive barricato nel suo appartamento romano, pieno di libri e dipinti. Un giorno però la marchesa Bianca Brumonti, facoltosa esponente di una borghesia nuova e arrogante, si stabilisce al piano di sopra insieme all'amante Konrad, la figlia Lietta e il di lei fidanzato Stefano: dapprima infastidito dagli "scandalosi" intrusi, l'uomo tenta un avvicinamento, destinato tuttavia a risolversi in un'amara disillusione.

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Voto Visitatori:   8,36 / 10 (18 voti)8,36Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
Miglior filmMiglior attore straniero (Burt Lancaster)
VINCITORE DI 2 PREMI DAVID DI DONATELLO:
Miglior film, Miglior attore straniero (Burt Lancaster)
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Voti e commenti su Gruppo di famiglia in un interno, 18 opinioni inserite

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Romi  @  01/07/2018 20:06:30
   9 / 10
Con questo film Visconti affronta i cambiamenti socio/culturali dei primi anni '70, esprimendo il suo pensiero pessimista e disilluso su quella contemporaneita'. Una critica anche alla decadenza della borghesia in una sicieta' capitalistica. Un film intenso e bellissimo, girato esclusivamente in un interno per motivi di salute di Visconti.

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  25/10/2017 22:31:25
   7½ / 10
La casa del professore è un mausoleo fuori dal tempo. Solo attraverso i personaggi che provengono dall'esterno ci permette di collocare a livello temporale tutta la vicenda. La famiglia che si insedia nell'appartamento soprastante al suo è volgare e chiassosa, segno dei tempi che cambiano ed al quale il professore non può far altro che constatare il proprio isolamento. Malgrado tutti i loro difetti, il professore li adotta perchè c'è qualcosa che comunque vale la pena (l'amore per l'arte di Konrad). Allo stesso tempo si espone, uscendo dal proprio guscio. L'isolamento era anche una sicurezza ma non è più tale.
In Gruppo di famiglia in un interno c'è molto del Visconti autobiografico, intellettuale ormai malato ed isolato, supoerato dal tempo stesso. La struttura teatrale del film, fatta anche per necessità di Visconti stesso, ammalato, è come un presagio di morte. La morte di un'epoca senza eredi.

ZanoDenis  @  03/06/2015 21:20:49
   8½ / 10
Ecco, questo è un signor film, penultima opera di Visconti, secondo me una delle più riuscite, pessimista e cupo, significativo e riflessivo, c'è tutto.
Partiamo dagli attori: fin ora non ho mai avuto occasione per esaltare Burt Lancaster, avendolo visto in molti film americani, in personaggi anche poco impegnati, non mi aveva mai convinto totalmente, beh, qui per me è consacrato, interpretazione perfetta, che, come hanno sottolineato molti utenti sotto di me, ruba la scena a tutti, interpreta un personaggio caratterizzato divinamente, un professore, colto, saggio, ma anche solo e sofferente, arrivato alla vecchiaia pieno di rimpianti e con il timore che la morte possa sopraggiungere da un momento all'altro, per me il personaggio più interessante del film, ma anche gli altri non sono da meno.
La contessa, interpretata dalla Mangano, altro personaggio significativissimo, rappresentante degli alti ceti e della loro evoluzione nella società moderna, a differenza di come avveniva in molti film passati, è spogliata di tutta l'eleganza, l'eleganza anzi è più superficiale che mai, si limita ai vestiti o ai gingilli vari tra orecchini e bracciali, ma gia dal linguaggio, dalla volgarità che esprime ci si rende conto della caduta di moralità ed eleganza del ceto.
Anche il personaggio di Berger è rappresentativo al massimo, rappresenta quel ceto più basso che in tutti i modi ha tentato di elevarsi, sia con mezzi consoni come lo studio, sia con mezzi meno consoni come la relazione con la contessa, ma alla fine, come da morale, sarà destinato anch'esso al fallimento e alla fine tragica.
Anche i due ragazzi in un certo senso nel loro rappresentare il futuro non fanno sperare in meglio, Visconti li descrive come poco responsabili, egoisti e curanti solo dei piaceri della vita e non dei doveri e del buonsenso, alla fine da questa analisi dei personaggi non ne esce in maniera felice nessuno, se non fosse per la cameriera del professore, che forse rappresentando il ceto più basso, facendo il suo lavoro senza dare nell'occhio, restando tra le righe e non impicciandosi dei fatti altrui, è l'unica che non subisce particolari conseguenze dalla vicenda e ne esce in maniera pulita da tutto. Sotto questo punto di vista, sociale, il film è più pessimista che mai.
Ma il pessimismo non è finito qua, anzi la vicenda è ancora più colma di esso, la trama principale del film racconta della vita del professore, dedita allo studio e al collezionismo di opere d'arte, piena di valori, eleganza e grazia, ma allo stesso tempo piena di solitudine, di una vita quasi non vissuta, di turbe mentali per fatti che gli accaddero in passato, nel film mai chiariti, ma solamente accennati da alcuni flashback. Questa vita verrà bruscamente invasa dalla famiglia che si trasferirà nel suo interno, che nonostante i continui rifiuti del professore irromperà nella sua vita. La reazione del professore è ambigua, prima sarà abbastanza contrario all'avvenimento, poi pian piano si renderà conto che dedicandosi alla famiglia, ai vari problemi che causa, tornerà a sentirsi vivo, tornerà ad avere contatti umani, e dal desiderio di non vederli più, passa al desiderio di non vederli andar via, forse per allontanare la morte che potrebbe incombere, forse una morte non tanto fisica, ma intesa come morte di tutte le emozioni e di tutti i rapporti umani che poteva provare. Sotto questo punto di vista il film è intensissimo, tutto ambientato all'interno di questa casa, c'è sempre di più un crescendo di sentimenti ed emozioni, un suggerimento di sensazioni che possono essere gradevoli, o angoscianti, come nel finale, probabilmente più angosciante che mai, col professore che sente i passi della morte avvicinarsi.
Il tutto è arricchito dalla bravura tecnica di Visconti, l'uso espressivo degli interni, la casa del professore in old stile, quasi ottocentesco e il nuovo interno dei giovani realizzato in maniera moderna, quasi a porre il contrasto tra le generazioni.
Secondo me è un gran prodotto, malinconico e angosciante quanto basta, forse frutto anche della vecchiaia del regista, che probabilmente si rispecchiava molto nel protagonista e ci lascia quasi un testamento. Gran film.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  16/04/2013 20:29:20
   7½ / 10
Nelle ultime opere Visconti manifesta una chiara identificazione con il protagonista suo alter ego in scena, inequivocabile nel Bogarde di 'Morte a Venezia' tanto quanto il Lancaster di 'Gruppo di famiglia in un interno' alienato alla travagliata società moderna nel post '68 rifugge nella sua solitudine, tra un ricordo sbiadito di sua madre e sua moglie asseconda un contatto con la nuova generazione pur restando impenetrabile ad essa, comprenderà il movimentista Berger e si specchierà nelle sue analogie, sin dalla passione verso la pittura non consumata a causa del movimento, ai compromessi di Konrad ormai disilluso dai propositi del movimento. Porta avanti il fil rouge del decadentismo nobiliare qui espressa simmetricamente sulla vecchia (asociale diffidente verso una realtà studentesca ritenuta anarchica e ribelle) e nuova (incivile e artisticamente regressa) generazione.

baskettaro00  @  19/04/2012 18:30:55
   8 / 10
visconti fa riflettere sul contrasto tra vecchie e nuove generazioni,interessando pur non muovendo la camera dagli interni della casa.la storia prende il via sin da subito e nel suo evolversi non incappa in cadute o scene poco credibili.
grandi lancaster e berger.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  15/03/2012 22:33:59
   8 / 10
Controverso film di Visconti.
Un confronto generazionale e culturale, una feroce critica alla modernità resa ancor più incisiva dalle straordinarie prove dei protagonisti.
Visione consigliata.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  09/03/2012 13:46:09
   7½ / 10
In questo penultimo film di Visconti troviamo quasi tutto del suo cinema ma anche qualcosa di nuovo...
Torna Burt Lancaster che ruba la scena a tutti interpretando quest'uomo borghese ricco di libri,cultura ma anche di solitudine...in questa bizzarra famiglia cerca e trova quella vitalita' e trasgressione che non fanno parte del suo Mondo ma che osserva con attenzione e forse con un po' di rimpianto.
Angosciante il finale che pero' ci offre un colpo di scena non so quanto utile ai fini della storia...ne avrei fatto volentieri a meno.

cris_k  @  27/08/2010 13:27:27
   10 / 10
10 a uno dei miei film preferiti in assoluto. Bellissima storia, così grottesca e improbabile. Strepitosi attori, soprattutto la bravissima Mangano. Affidabile in buon vecchio Burt Lancaster, a pennello nel personaggio Helmut Berger. Un film che non stufa mai. Un film che si apprezza guardandolo o meglio contemplandolo.

cit.i corvi volano in schiera, le aquile volano da sole

Gruppo REDAZIONE maremare  @  03/07/2009 09:38:23
   8½ / 10
Il film possiede la potenza della struttura drammaturgica di Medioli e la regia ferma e autorevole del Maestro.
Con un trio di attori assolutamente in parte, è reso interessante il confronto e scontro tra due generazioni e culture apparentemente lontane, ma unite da quel germe di sofferenza perversa che ha caratterizzato la cinematografia viscontiana

VikCrow  @  11/06/2009 01:00:20
   9 / 10
Questo film è una perla.
L'uomo si circonda di solitudine, e su di essa costruisce il proprio equilibrio. Basta davvero pochissimo per distruggerlo...

paride_86  @  29/12/2008 18:21:29
   9 / 10
Bellissimo film di Luchino Visconti, mi è piaciuto più di "Morte a Venezia" e "Ludwig". E' la storia di un vecchio professore che, suo malgrado, avrà a che fare con una famiglia della nuova altoborghesia italiana.
L'identificazione dello spettatore con l'anziano protagonista funziona molto bene, e sia l'uno che l'altro rimarranno torbidamente affascinati dalla volgarità di Silvana Mangano (strepitosa, stavolta più del solito), dalla spavalda irrequietezza del suo amante e dalla sincera e innocente amoralità della figlia e del suo fidanzato.
Sono contento che il regista non abbia insistito più di tanto sul contrasto vecchio-nuovo, perché altrimenti il film sarebbe scaduto nella solita solfa del "si stava meglio prima", "noi uomini di una volta avevamo dei valori e voi giovani di oggi no" ecc. Invece il film parla di tutt'altro: innanzi tutto è una critica feroce ad una certa società nobile-altoborghese, ipocrita e volgare (la marchesa Brumonti mi ha ricordato molto la contessa De Blanck quando va in tv a dire parolacce e a gridare turpiloqui); è un discorso esplicito sulla solitudine (memorabile il discorso che il professore fa ai suoi ospiti durante il caffè) e comunque vengono toccati anche temi politici e sociali, ma sempre dall'interno dell'appartamento e quindi ristrettamente ai punti di vista dei protagonisti.
Mi è piaciuto anche l'uso dei flashback, posti come a significare che il contatto con i nuovi arrivati avesse risvegliato nel professore piacevoli ricordi lontani. A questo proposito voglio citare Claudia Cardinale, sempre bellissima e qui davvero incantevole.
Insomma, questo film è davvero bellissimo, ottimamente girato e interpretato. Lo consiglio a tutti.

Crimson  @  23/09/2008 19:35:40
   8½ / 10
Un grande film sulla solitudine. Iva Zanicchi che canta 'la mia solitudine sei tu, la mia rabbia vera sei sempre tu', intenso sottofondo di uno scontro generazionale che malinconicamente si risolve in un nulla di fatto, complice un inconciliabile quanto insanabile divario tra due generazioni differenti nella concezione della memoria storica, delle ideologie, del proprio ruolo sociale e in definitiva del modo stesso di intendere la propria esistenza in relazione con se stessi e con gli altri, in un preciso momento storico. Adoro le sceneggiature di Enrico Medioli, questo è uno dei film che più amo di Visconti perchè esprime una sofferenza difficile da descrivere: sembra che sia la natura umana stessa a beffarsi di quello che apparentemente potrebbe sembrare un genuino incontro tra due mentalità diverse rivestite dei ruoli rispettivamente di 'padre' e 'figlio' (alludo al rapporto tra il professore e Konrad). E' la natura di due personaggi negativi che non riescono a trovare la dimensione a cui agognano, frutto di una placida illusione che resta soffusa e legata all'aspetto squisitamente non verbale per gran parte del loro incontro. Il professore nella sua autocommiserazione e misantropia può essere visto forse come un monito a credere di più negli uomini indipendentemente dalle loro diversità culturali e ideologiche. La strada da seguire è ignota, quel che resta è il doloroso commiato di un uomo che si accorge di aver troppo compiaciuto il proprio attaccamento a ricordi e oggetti (ancora una volta il rapporto uomo/Arte al centro di un film della 'decadenza' di Visconti, elemento che accomuna questo film soprattutto a 'Ludwig' e a 'Morte a Venezia', oltre che a 'la prima notte di quiete' di Zurlini sceneggiato proprio da Medioli) e di aver vissuto con egoismo la propria esistenza.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  18/09/2008 10:12:32
   6 / 10
Dopo un capolavoro del calibro di "Ludwig", si rimane un po' perplessi di fronte a questa penultima opera -dell' anno successivo appena- di Luchino Visconti. Secondo me è la pellicola meno emozionante, e meno sentita dallo stesso regista. La storia di un intellettuale che, forse un po' per il bisogno d' amicizia, un po' per la famiglia che non ha mai avuto e sempre voluto, si ritrova ad essere quasi inerme di fronte all' intromissione nella propria vita di borghesi dalla condotta decisamente ambigua. La storia è senza nervo, manca quel compiacimento a cui ci ha abituati nella trilogia decadentistica, Berger è sempre perfetto per quell' avvertimento di una omosessualità latente anche nel personaggio di Lancaster. Non ci sono vere emozioni.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Marlon Brando  @  11/10/2007 15:03:15
   8 / 10
Le premesse fanno pensare a un altro capolavoro assoluto di Visconti: una sceneggiatura di ferro e Burt Lancaster, Berger e la Mangano straordinariamente in parte. Il tema dell'incompatibilità di culture diverse è trattato con la grande cura metodica di Visconti e la prima parte è di grande raffinatezza figurativa nella ricerca del particolare e della sfumatura psicologica. Ma nella seconda parte Visconti si fa "prendere troppo la mano" nel descrivere gli eventi e i personaggi e soprattutto i vari flashback sono resi in maniera non del tutto riuscita, sembrano quasi impropri all'interno di una narrazione fino ad allora così pacata e contenuta.
Un film non del tutto riuscito, ma comunque stupendo come lo sono tutte le opere del genio italiano Luchino Visconti.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  08/07/2007 09:25:27
   9 / 10
straordinario e maturo film di un Visconti ormai sul viale del tramonto, ma ancora capace di creare mondi e nuclei famigliari come ha sempre saputo fare...
la cosa più bella di Gruppo di Famiglia in un Interno è che si nota una mescolanza fra l'universalità dell'Uomo nella relazione con la Morte (nel personaggio interpretato dal magnifico Burt) e il regresso culturale della società anni '70 (nei personaggi della Mangano e di Berger) che è composto di sesso, droga e politica.
quindi vengono presi spunti di una coralità indubbia e spunti riguardanti specialmente una società marcia a partire ovviamente dal complesso famigliare, una sceneggiatura estremamente poliedrica dunque.
ma il personaggio migliore è sicuramente il professore che è direttamente preso da vari romanzi di Mann e che rappresenta un ceto di intellettuali inutili e chiusi in se stessi a rimembrare il passato (vedi Cardinale e Sanda), essi si autocompiacciono della loro solitudine, ma prontamente interviene Visconti col personaggio di Conrad (analogo a quello del Teorema di Pasolini) che sconvolge con la sua liberalità e senso del peccato dissacrante la morte apparente la quale avvolge il professore.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  01/04/2007 22:34:36
   7½ / 10
Volevo parlare di questo film che è amato e (soprattutto) odiato, anche dagli ammiratori dello stesso Visconti... in parte posso comprenderne i motivi: blandamente trasgressivo (o remissivo?) nella sua forzata contemporaneità, abbastanza controverso, se non persino recidivo, nella sua deriva ideologica (v. il personaggio di Berger), tuttavia splendido per la capacità di affrontare il dolore della solitudine e della separazione nel personaggio del professore (straordinario Lancaster): per certi versi, e malgrado la deriva onirica di certe sequenze (camei di Claudia Cardinale, della Sanda) il suo personaggio sembra la prosecuzione del Von Aschenbach di "Morte a Venezia".
Con tutti i suoi difetti formali, pero', è un film che non si dimentica: facile passarlo per una semplice variazione sul tema della borghesia e del libero amore, meno semplice entrare nel meccanismo di una pulsione erotica - affettiva che, nel protagonista, si trasforma in una letale forma di sopravvivenza e (apparente) rinascita.
Notevole nella sua volgarità "nobile" e sgualdrinesca il personaggio della Contessa interpretato dalla Mangano

6 risposte al commento
Ultima risposta 10/07/2007 19.13.06
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pabren  @  01/10/2006 22:54:04
   10 / 10
dei film di visconti è per me il film piu toccante quello che mi piace di piu e gli do un bel dieci.pare sia la storia del grande esteta e collezionista romano mario praz lo scrittore dello splendido saggio la carne la morte e il diavolo,
per tornare al film che dirvi non so raccontarlo lo trascinerei in un banale resoconto di fatti e il film non lo merita....la scena col pezzo di iva zanicchi testarda io e semplicemente favoloso helmut primo nudo posteriore del cinema italiano stupefacente...se nella penombra vedi una bella forma afferrale se puoi non esiste il sesso nella tomba.........

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento Giordano Biagio  @  20/02/2006 23:55:48
   9 / 10
Film straordinario per come riesce a mettere a fuoco alcune crisi esistenziali e di cambiamento di costume degli anni '70.
La nuova borghesia viene messa sotto accusa da Visconti nei suoi aspetti più infantili ed egoistici nonché ignorantisti che sfociano nella perdita di un'identità e nel cinismo dell'oblio delle proprie feroci mancanze etiche nel campo dei sentimenti impegnati. Non sta meglio la vecchia borghesia colta(Burt Lancaster) che ha bisogno del rumore dei giovani per sopravvivere.

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