detroit regia di Kathryn Bigelow USA 2017
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detroit (2017)

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locandina del film DETROIT

Titolo Originale: DETROIT

RegiaKathryn Bigelow

InterpretiJohn Boyega, Will Poulter, Algee Smith, Jason Mitchell, Anthony Mackie, Hannah Murray, Jack Reynor, Ben O'Toole, John Krasinski, Jacob Latimore, Kaitlyn Dever, Joseph David-Jones, Ephraim Sykes, Leon G. Thomas III, Nathan Davis Jr., Peyton 'Alex' Smith, Malcolm David Kelley, Gbenga Akinnagbe, Chris Chalk, Jeremy Strong, Laz Alonso, Austin Hébert, Samira Wiley, Tyler James Williams, Miguel Pimentel, Kristopher Davis, Glenn Fitzgerald, Mason Alban, Bennett Deady, Tokunbo Joshua Olumide, Benz Veal

Durata: h 2.23
NazionalitàUSA 2017
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 2017

•  Altri film di Kathryn Bigelow

Trama del film Detroit

La storia è ispirata alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit nel 1967. Tra le strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad pera della polizia, in cui persero la vita tre afroamericani e centinaia di persone restarono gravemente ferite. La rivolta successiva portò a disordini senza precendenti constringendo cosi', ad una presa di coscienza su quanto accaduto durante quell'ignobile giorno di cinquant'anni fa.

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Voto Visitatori:   7,42 / 10 (19 voti)7,42Grafico
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Voti e commenti su Detroit, 19 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Chemako  @  09/12/2018 20:56:24
   8 / 10
Forse un po' lungo ma molto bello...

Thorondir  @  26/09/2018 12:09:13
   7½ / 10
Come già per Zero dark Thirty, la Bigelow costruisce un film che è un ibrido: all'inizio sembra voler essere un film corale sui didorsini di Detroit, poi diventa un thriller tesissimo che per oltre un'ora indugia in 3 stanze e poi diventa un legal drama. L'inizio e la fine sono i tratti meno rigorosi e riusciti, entrambi "sbrigativi", e quasi "superficiali" rispetto alla densità e alla potenza della parte centrale nel motel, dove il razzismo si esplica negli sguardi, sull'insistenza dei primi piani, sulla modulazione del tono della voce. Detroit è quindi atto d'accusa contro le ingiustizie della polizia, perpetrate ai danni degli afroamericani grazie alla connivenza di un sistema giudiziario profondamente iniquo (da notare che il giudice del processo e l'intera giuria sono bianchi): l'ingiustizia diventa norma e le ingiustizie cambiano il corso della vita degli uomini.

Il più politico degli ultimi tre film della Bigelow (non che The hurt locker e Zero dark thirty non lo fossero, a modo loro) è politicamente schierato, visivamente ineccepibile, crudo nei giusti canoni del realismo, muscolare come l'ultimo cinema della regista. Manca però, la forza, la potenza, delle due opere precedenti.

Filman  @  27/08/2018 14:33:10
   8 / 10
Il bisogno di parlare in fretta di temi all'ordine del giorno rende DETROIT un film necessario che sfrutta la buona intuizione del parlare del presente attraverso il passato per due ragioni: rimarcare cosa significa per la società tornare indietro e studiare un fenomeno attraverso la sua origine. Intenzioni non commerciali e rating ristretto rendono il film automaticamente un biopic non ordinario, alla quale si aggiunge uno stile moderno e poco hollywoodiano come quello di Kathryn Bigelow, appartenente alla categoria di registi americani indipendenti e fidelizzata ad un cinema diretto fatto di camera a mano e tempi realistici. Già dai tempi in cui il suo linguaggio visivo era anche molto diverso da quello attuale, la regista, ora come allora, porta a cuore temi civili come i diritti delle minoranze e l'abuso di potere dell'istituzione armata, realtà che persistono e sembrano immutate in una nazione la cui cultura è influenzata da razzismo e repressione.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  17/04/2018 14:43:58
   7 / 10
Forte e ben diretto, riesce a far provare disgusto per l'ingiustizia commessa. Cast perfetto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  01/04/2018 04:59:43
   8 / 10
Costruito su parametri quasi Carpenteriani, un vero e proprio film bellico-urbano. Magnifico in tutta la prima parte paga qualche tributo di troppo al cinema di massa v. Il Processo resta l'anello debole di un'opera altrimenti impeccabile. Ti neutralizza ti indigna ti provoca e anche se la Bigelow qualche volta perde il freno e' sempre una Cineasta capace di risaltare come pochi la sua credibilita' tecnica.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  29/03/2018 23:22:57
   8 / 10
Vedere Detroit è come ripetere il medesimo copione in circostanze differenti. E' innegabile che c'è il riflesso dei disordini di Watts, il pestaggio di Rodney King, le recrudescenze razziali ancora attuali negli Stati Uniti. E' un copione che si ripete perchè il problema esiste ed è tuttora irrisolto. Ciò che la Bigelow ci fa provare è la sua visceralità. Quelle riprese con la camera a mano che ti introducono dentro l'inferno di Detroit e tutta la parte centrale in cui sadismo, dolore e disperazione li senti dentro la pelle, perchè sono tanti pugni nello stomaco che non lasciano scampo. Non è tanto la descrizione di una questione ancora aperta, ma come ho detto prima, la Bigelow ce lo sbatte in faccia nella maniera più dura senza inutili fronzoli, in tutta la sua potenza. Incredibile come questo film sia passato così in sottordine a livello distributivo. Un percorso emotivo angosciante e doloroso che lascia veramente il segno.

2 risposte al commento
Ultima risposta 31/03/2018 22.02.05
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wicker  @  28/03/2018 14:04:15
   7½ / 10
Film di denuncia duro e potente come un pugno nello stomaco .
Marchio di fabbrica della Bigelow nella prima parte la telecamera a spalla la fa da padrona e rende molto l'idea della tensione degli scontri.
una volta che l'azione si sposta nella casa il film perde un pò di mordente e va detto che qualche scena è probabilmente superflua.
Finale didascalico e necessario solo a chiudere il cerchio della vicenda .
Resta un buon film ,ma io dalla Bigelow mi aspettavo il colpo di classe .
Menzione speciale per Poulter che con il suo viso da pazzo schizzato rende molto l'idea del poliziotto cattivo!

john doe83  @  22/03/2018 17:35:37
   6½ / 10
Film drammatico ben diretto dalla Bigelow, forse un po' troppo lento nella parte centrale.

DogDayAfternoon  @  21/03/2018 13:21:40
   7 / 10
Ogni tanto anche il cinema contemporaneo mi regala qualche gradita sorpresa.

La parte iniziale quasi documentaristica non mi ha molto entusiasmato soprattutto a livello registico, ma devo dire che poi quando si entra nel core della faccenda c'è un bel coinvolgimento. Il cast non è assolutamente di primo grido ma è davvero impeccabile, sia la "parte" bianca che quella nera.

Prima parte come detto così così, ottima parte centrale fino alla conclusione della vicenda: e lì secondo me sarebbe stato meglio chiudere anche il film, che invece si dilunga malamente e molto superficialmente nel processo ai colpevoli di tali misfatti. Troppa carne al fuoco, o fai un film sui fatti, o lo fai sul processo, almeno a mio modo di vedere.

Comunque davvero un bel film, che avrebbe ampiamente meritato una maggiore visibilità (probabilmente paga il fatto di raccontare un avvenimento abbastanza scottante per l'opinione pubblica americana).

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  15/03/2018 11:03:22
   7½ / 10
Memore dei suoi più recenti lavori Kathryn Bigelow trasforma la Detroit del 1967 in un campo di battaglia, in cui la guerriglia urbana impazza documentata da montaggio frenetico sommato a regia nervosa con camera a mano. È puro antefatto quello dei riots con relativi sciacallaggi e tolleranza zero da parte di autorità messe sotto pressione, ma incapaci di gestire la situazione destinata a degenerare abuso dopo abuso.
Basta quindi uno stupido quanto innocente gioco per innescare la miccia, animi già surriscaldati a dovere si riversano nell' hotel Algiers dove va in scena la parte centrale, quella più lunga, cruda e insostenibile.
A Bigelow non interessare analizzare la rivolta e approfondire più di tanto le cause scatenanti, il suo è puro cinema politico innervato all'interno di un sistema in cui la ghettizzazione diventa risoluzione errata, in cui le violenze psicologiche e soprattutto fisiche subite da vittime innocenti dimostrano le difficoltà di un paese in cui la pacifica mescolanza razziale è pura utopia. È un odio che cova da sempre, ed infatti i riferimenti all'attuale politica americana non sono certo casuali, bensì frutto di riflessioni semplici, in cui basta esporre i fatti per capire da quale parte stare.
L'attacco è frontale, diretto, anche in una seconda parte in cui, lungaggini a parte, il caos regna: quello di vittime talmente traumatizzate da non saper ricostruire in maniera inattaccabile i fatti, quello di aguzzini in cui l'embrione del male ha attecchito senza una particolare motivazione razzista, in quella che più verosimilmente è una visione primigenia di dominazione a prescindere.
"Detroit" è un quadro corale fatto di tante voci e suggestioni, scontro fomentato da incomprensione reciproca in cui l'azione predomina sulla riflessione, dove la violenza prende piede in un contesto alienato, in cui i tumulti cittadini sono semplice eco. Il sopruso diventa così retaggio di una controcultura probabilmente impossibile da estirpare, buono per essere adottato ovunque la situazione limite lo permetta.

JOKER1926  @  13/03/2018 01:50:18
   7 / 10
La storia contemporanea è piena di situazioni cruente e drammatiche; le regie che riprendono tematiche simili vanno elogiate. Quanti sono gli episodi che la società ignora? I film impegnati, se fatti con logica, possono offrire, sostanzialmente, delle situazioni inedite.
"Detroit" di Kathryn Bigelow è uno spaccato della guerra civile fra bianchi e neri nel pieno degli anni sessanta. Come rammenta la stessa regia , si tratta dopotutto, di un film che si basa anche sulla stessa forza del Cinema, ossia quella di romanzare. Ma al di la di questo, possiamo da soli constatare la situazione tranquillamente. La mano pesante e l'abuso della polizia sono temi che riguardano da sempre la storia degli stati uniti d'America; tema attuale.
La lotta della polizia agli afroamericani fu violenta, noi non ci sentiamo di scendere in dettagli vari; al di la della spietatezza del corpo poliziesco bisognerebbe studiare più fonti.
Quanto alle situazioni "specifiche" del film possiamo affermare che "Detroit" è un film riuscito a pieno. Si parte da un plot di spessore e l'elaborazione del prodotto cinematografico è degna di nota.
Nonostante la durata non banale, "Detroit", riesce a non annoiare e l'interesse resta, in linea di massima, sempre costante. Su questo la sceneggiatura svolge ruoli importanti. Si tratta il problema ma si analizzano (per quanto è possibile) anche le storie di sbirri e vittime. Gli attori non deludono il disegno della sceneggiatura.

Con "Detroit" si avverte un clima di massima drammaticità e di miseria umana; quando in una produzione riesce a trasparire tutto ciò significa che il film è pienamente riuscito.
La visione ovviamente non è per tutti; in sala alcune persone , giunti ad un certo punto, hanno abbandonato la sala.

JOKER1926

TheLegend  @  02/01/2018 19:23:01
   5½ / 10
Eccessivamente lungo e a tratti abbastanza noioso.

VincVega  @  13/12/2017 18:51:24
   7½ / 10
Con "Detroit" la Bigelow conferma, se ancora ci fosse bisogno, di essere una regista coi controc***i. Un film realisticamente duro e crudo, con la parte ambientata al Motel Algiers straordinariamente intensa. La lunga durata a volte si sente e non sempre la pellisola centra l'obiettivo, ma si può dire che i momenti di grande cinema siano parecchi.
Ottima la ricostruzione scenica di Detroit (tra l'altro è stato girato principalmente in altri luoghi) e l'atmosfera di fine anni '60. Molto bravi anche gli interpreti, con un Will Poultier che quasi non ci si crede da quanto è bastardo. John Boyega ne deve fare di strada prima di diventare il "nuovo Denzel Washington", come molti dicono. Sorprendente invece Algee Smith, forse con il personaggio più protagonista tra tutti.
Peccato non abbia avuto il riscontro mediatico che meritava, "Detroit" è passato un po' in sordina.

dagon  @  08/12/2017 17:31:00
   7 / 10
Solido film dell'abile Bigelow, che ci mostra ancora una delle mirabolanti nobili pagine della grande democrazia ammaracana. Girato nel (ormai troppo) consueto stile "reportage", con camera a mano, diversi film stock e via dicendo, manca di potenza viscerale, ma è, comunque, interessante.

Manticora  @  01/12/2017 18:50:20
   9 / 10
Film eccellente, a mente fredda capisco perchè negli USA è stato un flop: troppo duro, troppo scomodo ma soprattutto troppo ATTUALE. La violenza e prevaricazione della polizia condita anche da un notevole razzismo racconta gli eventi dei riots della città di Detroit senza sconti. La Bigelow è riuscita FINALMENTE a raccontare senza essere in qualsiasi modo a favore di una delle parti, cosa che invece aveva decisamente abbandonato in Zero Dark Thirthy, un film troppo schierato in cui la violenza verso i presunti terroristi era GIUSTIFICATA. Qui invece tratta un argomento più scomodo, che riguarda l'america, e non fà sconti a nessuno. La strage del motel è raccontata in maniera quasi insostenibile

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Il personaggio carogna interpretato da Will Poulter è perfetto nella sua banale malvagità, un folle psicopatico, meriterebbe come minimo una nomination agli oscar, ma visto la retorica dell'accademy non accadrà.John Boyega è discreto, ma il suo personaggio ha comunque poco spazio, probabilmente per aderenza al personaggio reale, Anthony Mackie esce dal ruolo di Falcon e per una volta dopo pain e gain regala un altra ottima intepretazione, l'attore di colore può essere MOLTO DI PIù.
Il resto del cast è al servizio della storia, spicca il ragazzo cantante, il fratello, le ragazze bianche prostitute.Insomma è un film duro, che non lascia scampo, Mark Boal scrive una sceneggiatura PERFETTA che la Bigelow condensa in maniera scaltra, senza fronzoli, con abbondante uso di camera a mano, filmati dell'epoca e quant'altro. Peccato che il film è già passato TOTALMENTE INOSSERVATO.

lucasssss  @  30/11/2017 11:24:16
   6½ / 10
buon film, spietato, duro, ma non è riuscito a trasportarmi più di tanto, forse troppo lungo, peccato, le premesse c'erano tutte

raggiunge cmq la piena sufficienza






lucasssss

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  29/11/2017 23:40:37
   8 / 10
Detroit. Una città che piange pioggia nera, sanzionata e scansionata dalle micce che si accendono e che esplodono, giochi di potere in perdita da alta tensione come al solito sublimata sotto pelle dal cinema di K. Bigelow. Difficile giudicare un film quando il cinema si fa testimonianza e modo di sopravvivere, quando si fa scelta politica perennemente in tensione, coercitiva, divina, controcorrente. I fatti di cronaca non ci daranno mai la meglio, e la realtà nemmeno, ma il cinema ci restituisce la giusta dimensione dell'ingiustizia, perpetrata e perseverante. E così sia, fuori dai cortocircuiti del plauso smodato e dentro la coerenza di una scelta perfettibile e indiscutibile.

venetoplus  @  28/11/2017 23:05:23
   7½ / 10
Concordo appieno con il commento precedente. Davvero ottima la prova di Pounter in un film duro, crudo, feroce, quasi didascalico. La Bigelow, se ce ne fosse ancora bisogno, si conferma regista di assoluto, grandissimo, spessore

matt_995  @  26/11/2017 19:31:47
   8 / 10
Ci sono film che raccontano la storia di uno o più personaggi, focalizzandosi sulla loro interiorità e sulla realtà (piccola o grande che sia) che li circonda.
Ci sono poi film che si preoccupano di raccontare non tanto il personaggio quanto invece un'epoca, un luogo, un'atmosfera, un clima storico.
Questo Detroit dell'inaffondabile Bigelow, con l'aiuto di una portentosa sceneggiatura di Boal, riesce nell'impresa di fare entrambe le cose: raccontare una parte, un singolo, un gruppetto ristretto di personaggi e raccontare il tutto, il luogo e il tempo in cui quei personaggi agiscono.
Ecco quindi che con uno stile imparziale, senza fronzoli, quasi documentaristico siamo catapultati nella Detroit di fine anni '60, tra scontri razziali, sommosse, repressioni, tensioni, paure e desideri di riscatto e libertà. Seguiamo i personaggi, quasi li spiamo, come se non dovessimo essere lì e assistiamo, nostro malgrado, alle ingiustizie che subiscono.
Punta di diamante nel cast di attori semi-sconosciuti è Will Poulter, il ragazzino impacciato e succube delle angherie di Tom Hardy in Revenant, qui molto lontano da subire ancora soprusi e invece molto più propenso a torturare i suoi malcapitati. Una vera faccia da schiaffi! Forse troppo... forse il suo personaggio è sempre cattivo - cattivo - cattivo e non lo si percepisce mai a tutto tondo. Ma tant'è... il film è di suo riuscitissimo, angosciante e snervante.

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