come in uno specchio regia di Ingmar Bergman Svezia 1961
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come in uno specchio (1961)

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locandina del film COME IN UNO SPECCHIO

Titolo Originale: SÅSOM I EN SPEGEL

RegiaIngmar Bergman

InterpretiHarriet Andersson, Max von Sydow, Gunnar Björnstrand

Durata: h 1.29
NazionalitàSvezia 1961
Generedrammatico
Al cinema nel Luglio 1961

•  Altri film di Ingmar Bergman

Trama del film Come in uno specchio

Nell'isola di Gotland una famiglia svedese si riunisce durante le vacanze d'estate: il padre, lo scrittore David, la figlia Karin appena uscita dal manicomio, il marito Martin e il figlio Minus. Ognuno per ciascun altro lo specchio della propria angoscia.

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Voto Visitatori:   8,63 / 10 (23 voti)8,63Grafico
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior film straniero
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Voti e commenti su Come in uno specchio, 23 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

7219415  @  26/12/2011 18.56.56
   6 / 10
E' il mio primo Bergman e sinceramente non mi è piaciuto molto...

7 risposte al commento
Ultima risposta 27/12/2011 20.03.33
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Oskarsson88  @  25/12/2011 2.47.29
   6 / 10
I film di Bergman sono spesso dei veri mattoni, tosti e difficili da comprendere e digerire...anche questo non è da meno. La visione è semplicemente faticosa nonostante il buon intento del regista di scavare nell'animo dei personaggi e nonostante alcune ottime scene. Purtroppo rimane un prodotto che resta troppo sullo stomaco...

Gruppo COLLABORATORI elio91  @  29/05/2011 12.45.20
   7½ / 10
Nulla da criticare sulla messa in scena perfetta e ben delimitata sia spazialmente che temporalmente; il luogo in cui si svolge la vicenda è un isolotto lontano e chiuso in sé stesso come la protagonista di cui riflette lo stato d'animo scisso e irrequieto,mentre la vicenda accade tutta in successione e in appena un giorno.
Per quanto non mi abbia entusiasmato moltissimo come altro del regista (lo ammetto) è interessante notare il cambiamento di un Bergman che tratta della follia in maniera esplicita e inquietante,di legami familiari uniti a religione. L'essere umano nelle sue mani diventa allegoria del mondo reale,espressione artistica di sentimenti profondi e nascosti dentro la propria anima nella parte più profonda.
E ovviamente gli unici 4 attori sono superlativi ma spicca la Andersson per l'intensità e la bravura.

4 risposte al commento
Ultima risposta 25/12/2011 00.59.11
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Gruppo REDAZIONE amterme63  @  27/11/2010 16.58.44
   8½ / 10
Con questo film Bergman compie la scelta di intensificare e concentrare la rappresentazione e la riflessione sui suoi temi tipici: la difficoltà di comunicazione e comunione sentimentale fra gli individui, accompagnata dal dolore e dal desiderio di conoscere e rimediare; nonché l'eterno dilemma sull'esistenza di un ente supremo o di una legge eterna che regoli la vita umana di qua e al di là della vita.
Intensifica e concentra, perché isola i personaggi dal contesto sociale e li pone proprio su di un isola (la splendida Faro), al cospetto della sola natura (mare, cielo, tramonto, alba, luce, vento, erba, spiaggia, un vecchio relitto) e di una vecchia e suggestiva casa (arredamento essenziale, finestre, porte, scale, stanze vuote e misteriose). I personaggi sono in pratica soli con se stessi e la natura e quindi non possono far altro che riflettere sulla propria esistenza e quella delle persone a cui tengono, sviscerandone tutti gli aspetti, anche i più scomodi, oscuri e reconditi.
Alla riflessione sulla (propria) natura umana si accompagna anche quella più generale sull'esistenza e sulla natura della divinità. Il tutto vissuto in maniera molto molto drammatica, fisica, a volte dolorosa e lacerante, certamente assai forte e coinvolgente.
L'intensità e la concetrazione si riflettono anche nello stile cinematografico. Le scene si susseguono in maniera più lenta e pacata. L'effetto di teatralità si accentua. A volte la mdp sta ferma su di una scena, mentre i personaggi si spostano, vanno e vengono (emulando la quinta teatrale). Altre volte si concentra sui personaggi e con insistiti primi piani ne mette in risalto la sofferenza e la lacerazione interiore. Altre volte si apre su interni e paesaggi con viste suggestive che creano un'atmosfera poetica e riflessiva.
La quotidianità e la banalità diventano delle quinte discrete e sfumate, quasi semplice sfondo, mentre i discorsi diventano complessi, etici e a volte poetici, di aspetto certamente artistico letterario/filosofico/teatrale, non da vita di tutti i giorni.
I personaggi sono resi in maniera molto fine e complessa, in tutte le contraddizioni e sfumature. Sono persone a tutto tondo, in qualche maniera "perfette" e fuori del comune, nel loro piccolo rappresentano dei modelli universali.

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Una cosa strana è il fatto che tutti siano affetti da incomunicabilità, mancanza di confidenza e contatto interiore. Eppure tutti provano un desiderio irrefrenabile di confessarsi, di parlare, di sviscerare, di conoscere, di considerare. E' questa capacità di "rendersi conto" il punto fermo, la terra su cui mettere i piedi, la speranza di risolvere e cambiare. Si sa cos'è che non va e forse si conosce anche la soluzione: amare, amare, amare il più possibile, rendere la vita più sopportabile per gli altri. Addirittura questa può essere forse la concreta manifestazione di Dìo sulla terra.

Invia una mail all'autore del commento Elly=)  @  19/11/2010 18.37.29
   7½ / 10
Primo capitolo di una trilogia dedicata alla questione religiosa (sebbene Bergman abbia ampiamente diffidato dall'uso di approcci formali di questo tipo alle opere in questione), "Come in uno specchio" si apre con quattro personaggi che emergono dal mare, come usciti dal nulla, tra scoppi di risate, in un'atmosfera di felicità e unità.

Tautotes  @  23/03/2010 20.12.11
   9 / 10
La malattia, la nostra malattia. L'illusione, la nostra illusione. L'impossibilità di guarire, non per tutti. La scoperta della vanità dell'illusione, non per tutti. La speranza, ultimo appiglio.
Ma ne Il Volto, moriva anche quella.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  11/01/2010 13.13.55
   9 / 10
Premio Oscar nel 1961, questo film di Ingmar Bergman è un vero gioiello. Un film teatrale in cui quattro personaggi si trovano a trascorrere una vacanza su un’isola del Baltico. Tutti i personaggi sono fondamentali come parte integrante del film è il titolo, poiché proprio come in uno specchio Karin, David, Minus e Martin vedono nel volto dell’altro il proprio peccato. Il film ha come solide basi il tema della schizofrenia e della difficoltà di comprendere da parte degli altri tale patologia e quello della ricerca dell’infinito e del divino. Splendido il dialogo finale.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  03/01/2009 18.48.45
   8½ / 10
"La realtà esplose e io ne caddi fuori"
"In ogni cosa vedi solo il tuo io"
"La tua sensibilità ti ha reso un essere perverso"

Bergman stupisce.
Discorsi memorabili.
Disegno dellà realtà perfetto.

Non deve mancare nella vostra videoteca anche se non è assolutamente un film per tutti.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  02/07/2008 12.34.27
   8 / 10
Meno male che i distributori italiani non storpiano quasi mai i titoli di Bergman. "Come in uno specchio", esattamente come in quella formula indispensabile all'interiorità e all'esistenza dell'essero umano: confrontarsi con chi ti sta davanti, entrarci in discussione. Questo ***** di film mette davvero tensione.
Una ricerca spasmodica di D.io. Sintomatia di Speranza o Disperazione?.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento Giordano Biagio  @  02/02/2008 23.33.42
   8½ / 10
Questo film di Bergman uscito nel 1962 è uno dei più autobiografici del regista svedese. La pellicola rappresenta soprattutto un'originale chiave di lettura del senso religioso legato alla follia.
L'opera ha uno svolgimento delle parti visive e verbali ben equilibrato. Inoltre le idee letterarie nell'insieme sono efficaci e ricche di sottigliezze. Il film si avvale anche della musica di Bach che svolge una parte di rinforzo del significante filmico con notevoli risultati di rilievo estetico. Bergman riesce a mettere in luce con dovizia di particolari alcuni importanti nodi psicologici dei personaggi evidenziandone con bravura i relativi approdi di trasformazione esistenziale e comportamentale.

AKIRA KUROSAWA  @  20/12/2007 19.54.43
   8 / 10
altro stupendo film di bergman il primo film della cosidetta trilogia su dio..ottimamente recitato, fotografato splendidamente e con significati e spunti di riflessione davvero fantastici sopratutto il finale con la discussione dio-amore...
mostruoso cm al solito il grande max von sydow il pupillo di bergman..grande, grandissimo film

addicted  @  27/09/2007 18.16.37
   10 / 10
Che senso ha vivere nel dolore?
Se c'è un dio perchè ci abbandona alla sofferenza?
E' forse un mostro?
Questo non è il migliore dei mondi possibili.
Bergman invece è il miglior regista possibile.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  13/09/2007 21.53.30
   10 / 10
Lo specchio come strumento di [ riflessione ] dell'anima. All'interno della casa dove passano una breve vacanza i quattro unici protagonisti del film, anche i muri trasudano tristezza, angoscia, stupore. E' incredibile la capacità di Ingmar Bergman di racchiudere in un universo cosi' piccolo temi tanto importanti come l'incomunicabilità, la malattia, la ricerca di Dio, la richiesta d'amore. Il limbo nel quale entra Karin ogni volta che le sopraggiunge una crisi di schizofrenia, rappresenta la scissione del proprio Io, da una parte c'è l'allontanamento dalla famiglia (il mondo reale) dall'altra il momentaneo avvicinamento a Dio (il mondo spirituale), ossessione? bisogno? necessità? o soltanto pazzia?. Altro tema cardine della pellicola è l'incomprensione, nel piccolo nucleo che compone la famiglia non si comprendono padre e figli, non si comprendono marito e moglie, non si comprendono fratello e sorella, tutto in un vortice interrotto soltanto dalle apparizioni di Karin partorite dalla sua fantasia.
Il grande regista svedese in seguito confessò di aver voluto tralasciare l'aspetto puramente cinematografico preferendo scrivere qualcosa che si avvicinasse più ad una commedia teatrale, tanto da inserirne una, recitata dai protagonisti del film con tanto di costumi e palco improvvisati.
Come altri lavori di Bergman il film congeda lo spettatore con un messaggio di speranza dopo essere stato intriso del più nero pessimismo, speranza che comunque non riequilibra lo stato d'animo con il quale ci lascia il film. I misteri reconditi delle malattie mentali lasciano sempre un senso di oppressione e di paura a chi ha la fortuna di non conoscerli, e Harriet Andersson con la sua interpretazione magistrale li incarna perfettamente.

Ch.Chaplin  @  04/09/2007 13.20.23
   9½ / 10
ottimo film di bergman, incentrato sul problema della fede, della malattia e dell'incomunicabilità. la didascalica conclusione è la certezza, ke verrà successivamente messa in serio dubbio da un film come "il silenzio". nel gioco degli specchi tra i 4 personaggi mi ha lasciato un po perplesso la figura di martin interpretata da von sydow, poco efficace rispettoa gli altri 3 (per lo spessore datogli da bergman, non dalla sua recitazione!)

Beefheart  @  30/08/2007 20.27.17
   7½ / 10
Film definito dallo stesso regista come "un caso di isterismo religioso". In effetti la storia, concentrata nell'arco di un week-end al mare, racconta di una donna schizzofrenica che, reduce da un elettro-shock che pare averle fortemente acuito l'udito, sotto gli occhi dei familiari, degenera nel suo stato di alterazione mentale, sino a "sentire" delle strane voci che, insistentemente, le preannunciano la venuta di "qualcuno". Presumibilmente Dio. Tale sconvolgente percezione costringe la protagonista a vacillare e ad allontanarsi progressivamente dal marito e da tutto ciò che è reale e concreto. Il tutto si svolge sull'isolotto di Faro, adiacente all'isola di Gotland, in pieno Mar Baltico, di fronte alle coste della Lettonia, laddove Bergman sceglierà di abitare sino alla fine dei suoi giorni (30 Luglio 2007). Il cast, come di consueto non è molto nutrito, ma composto dai suoi attori fedelissimi, come sempre in grande forma, soprattutto per quanto concerne una più che convincente Harriet Handersson. In questo contesto, spoglio di cose e persone e suggestivamente fotografato dall'inseparabile Sven Nykvist, prende forma un dramma che insiste sui temi più cari al regista: l'incomunicabilità tre persone anche fra loro molto vicine ed intime, la figura di Dio, la conflittualità nei rapporti sentimentali, la malattia e l'angoscia che portano alla deriva mentale, l'importanza e la preponderanza dell'arte. La narrazione non si basa tanto su un susseguirsi di eventi significativi, quanto sull'evoluzione della consapevolezza nelle teste dei protagonisti (e degli spettatori), favorita da alcuni intensi dialoghi e confronti, tra individui che cercano sostegno e sollievo l'uno nell'altro. Tutto, dalla location, alla fotografia, all'interpretazione, trasmette un forte senso di isolamento e smarrimento. Per il commento musicale questa volta il regista si affida agli archi di Bach, che contribuiscono a rendere ancora più grave un'atmosfera già di per sè sufficientemente dura e difficile. Forse il tutto scorre in maniera troppo poco febbrile e disfattista, per sconvolgere fino in fondo gli animi di chi lo guarda e, di conseguenza, non si erge alla posizione di "capolavoro", ma in ogni caso il film non scherza affatto e non manca di pregio.

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  17/05/2007 18.44.07
   9½ / 10
Splendido capolavoro bergmaniano che, per certi versi, anticipa di una decade "Sussurri e grida", specie per quanto concerne le tematiche affrontate (tra le altre: dolore, attaccamento ai cari).
"Come in uno specchio" è un film difficile da vedere, non per tutti; i concetti che vengono toccati lo rendono un film incredibilmente duro.
Osservabile da varie angolazioni, la pellicola di Bergman, è indubbiamente un'opera alquanto complessa e profonda.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  01/03/2007 17.47.25
   8½ / 10
ancora un bellissimo film di Bergman che come al solito ti lascia stranito al termine del film...certo non lo puoi vedere per passare una serata in compagnia o in allegria perche la pellicola è invesa di tristezza dall'inizio alla fine e non ti lascia speranza nemmeno sulla sponda religiosa!e se finisce quello che rimane?la pazzia!
vengono affrontati temi molto particolari e pericolosi(coraggiosa la scena dell'incesto)...veramente mi è piaciuto moltissimo e mi spiace che abbia ancora cosi pochi voti!
da vedere assolutamente!

aiemmdv  @  28/12/2006 22.53.26
   9 / 10
Karin è entusiasta dell'incontro con Dio: spera di poter trovare la salvezza dalla sua follia
Ma Dio è un ragno che cerca di assalirla per possederla.
Da quella visione riceve solo ulteriore sofferenza: ormai anche il suo mondo parallelo, è contaminato dal marcio e dall'odio.
10 min da brivido. Ma in tutto il film non esiste un dialogo banale né una riflessione scontata: è TUTTO ECCELLENTE!

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ds1hm  @  25/01/2006 14.56.34
   10 / 10
Come in uno specchio, anche a distanza di anni, lo trovo sempre un film sconvolgente. Un'illusione di normalità per lo spettatore dura giusto il tempo di accomodarsi sulla sedia poi, dopo i primi due minuti, il racconto si fa tipico dei film indimenticabili di Bergman. Dell'appartenenza o meno ad una trilogia si potrebbe discutere all'infinito; dal film emerge una grandissima Harriet Andersson che con il suo personaggio psichicamente al limite s'impone e domina sugli altri. Il marito credo sia consapevole di non essere amato dalla sua donna (c'è un dialogo brevissimo e stupendo tra i due coniugi nel quale la moglie rimprovera al marito i suoi errori nonostante nella realtà non ne commetta, volendo quasi comunicare un'impossibilità di ogni sentimento).Il fratello appare come un personaggio simile al marito della sorella, a suo modo debole, vittima e profondamente solo. Il padre anticipa il tema di "Persona", quello scontro morale tra persone normali e artisti, tra una normale moralità ed una moralità fredda ed amorale. Il finale appare rivelatore di una speranza, di un'illusione, in netto contrasto con i film reputati uniti a Come in uno specchio in una trilogia: sopratutto "il silenzio" appare come la negazione di ogni rapporto sia tra gli uomini che tra l'uomo e dio.
Guardando in seguito Decalogo 4 ho sempre voluto pensare a qualche influenza di Bergman in alcuni aspetti del cinema di Kieslowski, così come in Ordet si anticipava, in una visione prettamente mistica, l'esistenza di un rapporto tra fede e pazzia.

Mpo1  @  09/08/2005 0.46.31
   10 / 10
'Come in uno specchio' è il primo film di una trilogia che comprende 'Luci d'inverno' e 'Il Silenzio'. E' anche un film che segna una svolta importante nell'opera di Bergman: 'Come in uno specchio' è il primo dei cosiddetti "drammi da camera", film concentrati su un gruppo ristretto di personaggi che si muovono in uno spazio chiuso, in cui viene delineata una situazione più che una serie di eventi. Oltre allo stile, anche le tematiche sono quelle di molto cinema d'autore di quegli anni: l'impossibilità della comunicazione, la difficoltà dei rapporti umani, l'angoscia esistenziale, l'alienazione, la follia. Il film è anche il primo di Bergman ad essere ambientato nella sua amata isola di Faro, dove girerà altre opere importanti nella seconda metà degli anni '60.
Grande interpretazione di Harriet Andersson, la sua migliore, nel ruolo di Karin. Karin non ama il marito, si sente respinta dal padre (che inoltre studia la sua malattia per utilizzarla in un suo libro) e cerca un rapporto incestuoso col fratello Minus, ma nessuno riesce ad aiutarla. Ogni personaggio è prigionerio della propria sofferenza.
La scena più famosa è sicuramente quella in cui Karin "vede" dio sotto forma di un mostruoso ragno che tenta di aggredirla. La scena ha avuto diverse interpretazioni, a seconda dell'ideologia dei critici. In realtà due sono le possibilità: o il ragno è dio, che si presenta quindi come un "mostro" crudele e indifferente alle sofferenze umane, oppure non lo è, quindi Karin cercava qualcosa che in realtà non esiste.
La scena finale, da alcuni criticata, può esssere vista nella stessa luce. L' affermazione "dio è amore" significa che quello che Karin e suo padre cercavano non era in realtà dio, ma l'amore. Il padre alla fine capisce che è inutile cercare una divinità che o non esiste o cmq è indifferente alle nostre sofferenze, bisogna invece cercare di comprendersi e aiutarsi l'un l'altro, per quanto è possibile.

2 risposte al commento
Ultima risposta 09/08/2005 23.34.14
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  02/08/2005 12.40.34
   10 / 10
Uno di quei film di Bergman che non si dimenticano, cupo e angosciante come pochi.
"Come in uno specchio" è un film sulla follia che colpisce e sconvolge, e a mio avviso è una delle opere migliori di Bergman.


4 risposte al commento
Ultima risposta 10/11/2005 02.17.28
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Crimson  @  01/08/2005 13.21.21
   9 / 10
Spesso i film di Bergman sono costruiti su pochissimi personaggi, con l'intento chiaro di basare tutto il senso della pellicola sulle relazioni strette tra di essi, essendo "l'incomunicabilità" uno dei temi cari al regista. "Come in uno specchio" è un grandissimo film perchè non si "limita" ad affrontare tale tematica, anzi, attraverso dialoghi potentissimi e variegati si sposta di continuo su moltissimi aspetti delle riflessioni dell'uomo. Per di più descrive in modo fedele e naturale la schizofrenia. E' tale disturbo di Karin a rappresentare il fulcro su cui si muove l'intera vicenda, eppure come al solito (inteso nei film di Bergman) si delineano pian piano altre vicende non ascrivibili ad una ragione "terrena" che funga da motore, bensì a meccanismi inconsci, alla forza distruttiva della diversità e incompatibilità di carattere che spesso intercorre tra gli esseri umani. Martin è un chiaro esempio: ama Karin ma non la capisce, e la cosa che mi ha colpito e affascinato è che Bergman descrive questa incompatibilità prima che si manifestino i sintomi del disturbo di Karin, e ha rinforzato la mia opinione che la schizofrenia sia solo un pretesto per descrivere una realtà forse ancor peggiore (come ho accennato in precedenza). Inoltre la riflessione sul "silenzio di Dio" non manca neanche in questo film: è presentata apparentemente nascosta in un finale incredibile, in cui accade di tutto. Bellissima anche la descrizione del rapporto padre-figlio, che lascia un segnale di speranza.

3 risposte al commento
Ultima risposta 15/09/2011 20.55.46
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Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  28/07/2005 16.50.45
   9 / 10
Dal punto di vosta della sceneggiatura, forse uno dei migliori film di Bergman
e uno dei film migliori sul tema della della follia. Angoscioso, cupo, il film descrive quattro personaggi tesi a confrontare le proprie paure e le proprie speranze, chiusi però nel loro mondo, nelle proprie stanze.
Meraviglioso il finale, nel quale non c'è chi vince o chi perde, ma solo l'amarezza di una triste realtà, a volte non compresa e a volte solo compatita.

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