Recensione notorius regia di George Tillman Jr. USA 2009
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Recensione notorius (2009)

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locandina del film NOTORIUS

Immagine tratta dal film NOTORIUS

Immagine tratta dal film NOTORIUS

Immagine tratta dal film NOTORIUS

Immagine tratta dal film NOTORIUS
 

Notorious è un film biografico, che racconta la vita di Christopher Wallace, in arte Biggie Smalls e poi The Notorious B.I.G., arrivato velocemente ad ottenere fama e successo e morto assassinato all'età di 24 anni da uno sconosciuto. Il film è stato fortemente voluto e prodotto dalla madre e da due suoi manager, e Sean Combs ne è il produttore esecutivo.

Per la realizzazione del film è stato chiamato il regista George Tillman Jr, che conosceva e apprezzava la musica di Biggie ed era interessato a raccontare la storia dell'uomo, della sua evoluzione e non solo dell'artista di successo. Rivelare cosa ci fosse dietro la maschera, dietro abiti costosi e macchine di lusso, era ciò che premeva di più a tutte le persone coinvolte nel progetto. Senza tralasciare il lato oscuro, senza censure e enfatizzazioni, svelando allo stesso tempo la complessità dell'uomo, mostrandolo integralmente, sia la parte peggiore che la parte migliore. Rendere noto, in maniera rispettosa, ciò che di lui non si sapeva per mostrare al mondo chi fosse. Si parte dal bambino Chrissy Pooh, come lo chiamava la madre, e si giunge a The Notorious B.I.G., animale da palcoscenico.

Christopher Wallace è cresciuto in un quartiere newyorkese di Brooklyn negli anni '80. Bravo studente di una scuola cattolica, ben presto se ne allontana per diventare spacciatore di crack agli angoli delle strade del quartiere, facendo carriera velocemente, ancora adolescente. Nel frattempo scrive, per conto suo, delle rime rap, partecipa alle battaglie rap che vince sistematicamente, mostrando uno straordinario talento. Un giorno viene presentato al giovane produttore in ascesa Sean "Puffy" Combs, che compresa la grandezza del suo talento lo spinge a lasciare il "lavoro" per le strade e lo mette sotto contratto. La sua ascesa nell'Olimpo dei più conosciuti rapper della East Coast è fulminea e travolgente. La rivalità con quelli della West Coast si fa sempre più accentuata e Biggie ne rimane coinvolto.

L'artista è noto per le sue rime rap molto sciolte, per i testi autobiografici e per la sua abilità nel raccontare storie di vita in musica. È tutt'ora ritenuto un poeta urbano che raccontava la realtà del vissuto in maniera cruda e appassionata.

Il regista ha selezionato i momenti ritenuti più considerevoli, fondamentali e di interesse maggiore che potessero rappresentare e riassumere tutti gli anni della sua vita.
Il cineasta mette in scena un uomo, che ha cercato di essere tutto per tutti, un buon figlio, un buon padre e marito, un buon artista. Christopher è riuscito, per un lungo periodo, a tenere nascoste alla madre le sue attività illegali e i soldi che passavano per le sue mani. La sequenza in cui la madre butta nella spazzatura quello che crede essere purè di patate, che Chris nascondeva sotto il letto, è una sequenza rivelatrice e pungente. L'impegno c'era nelle sue parole, anche se non sempre bastava l'intenzione a portare avanti una vita in cui bisognava accontentare tutti.

George Tillman Jr parla della condizione umana ed emotiva dietro la musica, oltre alla musica stessa, di un uomo che ha impersonificato "il sogno americano". Un ragazzino che non aveva molto, cresciuto da una madre single, che ha scritto della musica che è rimasta nonostante il trascorrere del tempo e che ha contribuito a rendere l'hip-hop una parte del tessuto americano.

La musica occupa un ruolo e uno spazio tanto importante quanto la vita di Christopher all'interno del racconto. La musica, in effetti, è sempre stata, fin da piccolo, una parte fondamentale del suo essere. È stata il mezzo attraverso il quale Chris esprimeva i propri sentimenti e la sua personalità.
Il regista ha organizzato dei piccoli concerti con centinaia di comparse, e ha fatto esibire gli attori veramente e senza playback per creare delle situazioni realistiche che potessero far toccare con mano allo spettatore l'energia che Biggie sprigionava.

Bisognava trovare qualcuno che impersonasse un uomo pieno di carisma e di talento, un ammaliatore, che fosse in grado di esprimere una personalità complessa e multi sfaccettata come quella di Christopher. Inoltre il prescelto doveva possedere, o comunque saper esternare, la sicurezza che l'uomo possedeva. Il ruolo è stato affidato ad un aspirante rapper Jamal Woolard, un non attore qui alla sua prima prova cinematografica, che ha saputo centrare tutte le caratteristiche che il protagonista del film possedeva, fisiche, gestuali e interiori. Woolard ha reso un'interpretazione degna di nota, catalizzando l'attenzione su di lui come doveva essere già nell'intento del titolo.

L'intento del film, a detta di coloro che hanno partecipato alla sua realizzazione, è quello di tentare di cogliere qualcosa di nuovo in persone che il pubblico crede di conoscere.
Il film è stato girato in 38 giorni, interamente a Brooklyn e a Los Angeles, mostrando i luoghi storici dove Christopher ha speso la sua vita, insieme al gruppo nutrito di persone che ne hanno fatto parte.

Particolare attenzione è stata data alla fotografia. C'è un differente schema di colori nelle diverse fasi evolutive di Christopher. Il ragazzino è immerso nei colori caldi, che infondono un senso di amore e di famiglia, soprattutto nella casa materna. Poi in Fulton Street, il giovane spacciatore è mostrato con un colore scuro, monocromatico. L'artista sul palcoscenico è fotografato in una effervescenza di colori e il rosso è utilizzato per rappresentare un senso di pericolo che lo accompagna.

Nel realizzare Notorious, George Tillman Jr ha voluto creare uno dei primi film hip-hop che parli di personaggi afroamericani drammatici e seri, che possiedono un'ampia gamma di emozioni che va oltre l'universo di questa cultura musicale e di stereotipi di vissuto sociale. E ci è riuscito.
È un film curato e interessante, che si sofferma sui personaggi, a volte forse un po' troppo buoni, sicuramente di parte. La bilancia pende più sul lato buono dell'individuo, come se fossero stati gli altri a scegliere per lui, e Biggie si fosse trovato coinvolto suo malgrado, vittima degli eventi.

Probabilmente Christopher Wallace non era un santo, ma è riuscito a realizzare qualcosa di grande col suo genio musicale, e questo traspare dal film.

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Recensione a cura di Francesca Caruso - aggiornata al 03/09/2009

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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