Recensione dream regia di Kim Ki-Duk Corea del sud, Giappone 2008
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Recensione dream (2008)

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locandina del film DREAM

Immagine tratta dal film DREAM

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Immagine tratta dal film DREAM
 

Jin intaglia timbri e Ran cuce abiti. Non si conoscono ma entrambi hanno una storia alle spalle di cui ancora combattono il ricordo. Una notte lui sogna di provocare un incidente e lei lo provoca davvero, pur perdendone il ricordo. Da quel momento tra i due si crea un legame difficile da comprendere, ma che avrÓ effetti devastanti.

Il sogno Ŕ il terreno di battaglia su cui si combatte la guerra del ricordo, nel nuovo lavoro del regista coreano pi¨ famoso al di fuori del suo paese. Il ricordo di due amori finiti, male e con dolore, fa da tessuto alla storia attuale di Ran e Jin che declinano, ciascuno a suo modo, il tema di un rapporto che non Ŕ mai stato cosý vivo come dal momento in cui Ŕ stato troncato.

Jin sogna di fare cose molto brutte, di cui Ran si macchia nel sonno e, da sonnambula quale effettivamente Ŕ, non ne conserva alcun ricordo.
La rabbia di lui trova sfogo negli acting out di lei, che per˛ non riesce mai a godere appieno delle sue vendette, intanto perchÚ non le ha neanche desiderate, e poi meno che mai agite in consapevolezza, si Ŕ soltanto limitata a sognarle, pilotata per lo pi¨ dal dolore e dal potere di lui.

La posta in gioco si alza ogni notte, e il senso di colpa di Jin lo spinge a tentare di tenere Ran al riparo dal suo odio. La ammanetta, dorme con lei, a turno si sorvegliano, ma tutto ci˛ non basterÓ. Alla fine quello che nessuno dei due potrÓ prevedere sarÓ che il legame che li tiene insieme non Ŕ in questa dimensione, e poichŔ nel sogno tutto Ŕ possibile, nulla potrÓ esser fatto per fermare i veri desideri dei due.
La tragedia incombe, come spesso nei lavori di Kim, e il vero portato del significato di tanto affannarsi a dimenticare, sarÓ il dato di fatto che nei sogni siamo liberi, in questo caso anche di odiare, e pazienza se non ne siamo consapevoli, alla fine qualcuno pagherÓ per il nostro dolore. Un dolore provocato dall'abbandono o dalla gelosia, di cui da svegli non si chiede neanche conto a chi lo ha provocato, ma che si finirÓ col pagare col sangue, lÓ dove tutto Ŕ possibile. E il linguaggio con cui Ran e Jin si parlano non Ŕ quello del dolore, ma ancora una volta quello del sogno, dove due persone che si esprimono in lingue diverse si possono intendere. Jin parla giapponese e Ran coreano, ma solo nei sogni i due avranno un unico linguaggio e condivideranno un solo intento.

Kim Ki-duk firma con questo Dream il suo lavoro pi¨ rarefatto e nel contempo il punto pi¨ alto della sua recente tendenza alla perfezione stilistica. Se in Time il tema portante era l'incomunicabilitÓ e la perdita e in Soffio la solitudine, qui abbiamo il dolore per un'incomprensione che mina alla base ogni rapporto umano. E l'unico spiraglio, quello dato dal sogno, Ŕ inquinato dal rancore e dal passato, come splendidamente evidenziato nella scena pi¨ bergmaniana dell'intero film: quella del sogno a quattro, in cui gli attori sono rispettivamente figura e sfondo di un dramma che non ha soluzione, perchÚ giÓ vissuto e mai risolto, nella realtÓ come nel sogno.

Le due figure centrali hanno ciascuna un amore da dimenticare e un dolore da smaltire. E se da una parte l'incontro potrebbe essere un balsamo, dall'altra diviene un'arma. Ci˛ che uno sogna l'altro realizza, e se il rapporto Ŕ speculare, lo sarÓ anche l'attuazione delle dinamiche sognate. Quindi se Jin sogna di fare l'amore con la sua ex, Ran si troverÓ a letto con un uomo che ormai odia, e di cui cerca con forza di cancellare il ricordo. Ma il doppio, speculare e pertanto opposto, non sarÓ mai nŔ vivificato da questo agire le dinamiche inconsce, nŔ mai potrÓ guarire dal mettere in pratica ogni cosa sognata. E nel dolore di chi ricorda c'Ŕ posto solo per un linguaggio, quello delle possibilitÓ mai espresse, perchÚ mai rese coscienti in un universo quotidiano in cui chi abbandona non si cura di chi viene lasciato indietro.

Ran e Jin non hanno in realtÓ nessuno scampo da una dinamica negata e resa potente dall'espressione inconscia. E se i due perfetti protagonisti di questo dramma del sogno e della negazione assoluta della realtÓ hanno, anche solo per un istante, dato l'impressione che ci fosse una via di fuga, sarÓ solo perchÚ l'illusione di sopravvivere ad un dolore, talvolta, supera le barriere del desiderio di soccombere ad esso. E trattandosi di un film di Kim Ki-duk lo spettatore sa giÓ quale aspetto del dramma finirÓ per prevalere.

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Recensione a cura di Anna Maria Pelella - aggiornata al 16/03/2009

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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