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Film molto interessante, visto anche con un ottica didattica (magari integrata prima da qualche lettura sul fatto narrato) e di istantanea su un cruciale periodo storico italiano: il rapimento di Aldo Moro.
Il racconto ha un punto di vista originale, decisamente al femminile, cioè tramite gli occhi di Chiara, una giovane brigatista.
Ma non è certo solo un film didattico ed è molta la simbologia, che come spettatori possiamo intravedere: un film che accenna alla pazzia, sugli ideali che spingono fuori dal proprio seminato e rinchiudendo in prigioni dell'anima, invece che liberare.
Ricorre spesso la canzone dei Pink Floyd "Shine on you, crazy diamond".(Crazy=Pazzo)
Bello il dialogo in biblioteca tra un ragazzo e la protagonista, in cui lui la ravvedere della pazzia dei brigatisti. Essi si troveranno più chiusi (hanno in effetti delle sbarre nell'appartamento) dello stesso sequestrato, perdendo di vista la loro coerenza: sono carcerieri di Moro, e carcerieri di gialli canarini che amano e poi gli scappano, ma che per questi arrivano irrazionalmente ad esporsi uscendo sul terrazzo; tengono poi un crocifisso in casa che con i loro ideali Marxisti ha poco a che vedere, ecc...
E' un film che ammicca moltissimo al cinema stesso, come del resto i film francesi di Truffault. Il piano sequenza d'apertura è rivedibile anche nel genere sopra citato, cioè telecamera che non stacca mai: bello, con l'agente immobiliare e i due finti sposini dell'appartamento. Chiara, la protagonista, è come fosse Bellocchio o lo spettatore: guarda attraverso lo spioncino come noi. Nel film c'è poi molto video dalla televisione, immagini da Film-documentari russi, macchina da presa in posizioni strane, proprio a far notare che c'è un regista dietro (sempre della scena alla biblioteca, Chiara ha un primo piano, con macchina da presa sotto la scrivania, con delle sbarre davanti a lei: è prigioniera).
Il regista Bellocchio usa disporre i suoi personaggi nella stessa inquadratura, ma sfuocandoli se stanno su piani diversi: credo voglia sottolineare la lontananza tra loro.
E' abbastanza evidente, quando arriva un prete in casa a benedire (a chiedere soldi, con il chierichetto che mostra bene la cassetta delle elemosina) : telecamera mette a fuoco la testa di Chiara (di spalle...quindi perchè questa scelta registica, se non per sottolineare qualcosa?) , sfuocato il prete frontale (la Chiesa ufficiale) sullo sfondo. Distanza quindi anche dalla Chiesa (e il Papa non ci fa una bella figura nel film). Non una distanza da Gesù e il suo messaggio per il regista: Moro è visto come un agnello sacrificale. Chiara in fondo, nella sua latente "pazzia"- ritorno alla normalità, si immagina che liberi lo statista, ma lui sceglierà di non fuggire. Come Cristo, che se avesse voluto poteva certo salvarsi. Questa tematica è ancor più evidente quando Moro cita l'orto dei Getsemani e il destino di Gesù...
Non per nulla la chiusura del film, che non anticipo in dettaglio, simboleggia un Moro "risorto": la sua morte sarà in verità la fine delle BR.
Bellocchio ci sottolinea dei brigatisti uniti solo dall'ideale, ma mancherà poi il collante umano a renderli diversi e distanti (Chiara è la prima che scricchiola e con i suoi "sogni" vede i compagni sul finale che si fanno pure il segno della croce).
Chiudo la mia recensione sottolineando due cose. E' per me una scena brillante, per come è stata congegnata, la scoperta di una scritta BR in un ascensore: Bellocchio, da buon regista che vuole spiazzare il suo pubblico, fa invece sembrare che tutti abbiano visto un cadavere insanguinato.
Nel finale c'è una scena in cui il regista compare brevemente al tavolo di una seduta spiritica: questa però non l'ho trovata particolarmente interessante e quasi esula dal racconto.
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Recensione a cura di fromlucca - aggiornata al 30/07/2004
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