speciale takashi miike - sesso senza identità
al cinemain tvanteprimearchivioserie tvblogtrailerclassifichespecialiregistiattorirecensioniforumfeedmy
Skin Filmscoop in bianco Filmscoop nostalgia
Ciao Paul!
Ricerca veloce:       ricerca avanzatabeta

5. Sesso senza identità

Nel cinema di Miike anche il sesso viene privato della sua identità fondamentale, ovvero dell'erotismo. Esso si configura, infatti, come un mero gesto fisico slegato completamente dai sentimenti di chi lo pratica e mai viene rappresentato in modo erotico, bensì, semmai, in maniera disincantata, cruda, a volte disgustosa. Ciò che ne consegue è un ulteriore smarrimento da parte dei personaggi, per i quali il sesso non è mai, se non la soluzione, almeno un momento di svago dai propri problemi; anzi, ne è talvolta la causa stessa.
Come abbiamo visto, la frustrazione dovuta al fallimento della propria virilità può portare ad atteggiamenti di violenza, mentre altri personaggi devono convivere con una sessualità difficile. Un esempio di sesso rappresentato senza erotismo lo abbiamo in "Kenka no hanamichi - Osaka saikyo densetsu" ("The Way to Fight", 1996), in cui il protagonista Toshio, frustrato dall'incapacità di dichiararsi alla sua amata, si reca da una prostituta per avere un facile rapporto a pagamento. La freddezza di lei e la totale incapacità di lui daranno, però, risultati decisamente scadenti e lo spettatore non potrà in alcun modo giudicare erotica la scena in questione. In "Kishiwada shonen gurentai - Chikemuri junjo hen" ("Young Thugs: Innocent Blood", 1997), Yuji si arrabbia quando trova a casa sua Ryoko e Riichi che stanno facendo l'amore, ma l'amico in tutta risposta gli chiede se vuole partecipare anche lui, dimostrando come quello non fosse un momento particolare condiviso dalla coppia, bensì un semplice gesto fisico a cui potrebbe partecipare anche un terzo senza che vi siano problemi di sorta. In "Katakuri no kofuku" ("The Happiness of the Katakuris", 2002) vi è un'unica scena di sesso tra un lottatore di sumo e una studentessa delle medie. Anche qui, essa è rappresentata senza alcuna traccia di erotismo e per di più ha dei risvolti tragicomici: il lottatore di sumo muore d'infarto durante il rapporto e la ragazzina soffoca rimanendo schiacciata dal suo peso.

Il concetto di sesso senza identità è ripreso dall'ampio spazio riservato nella filmografia di Miike al mondo della prostituzione. I due esempi più significativi li abbiamo in "Shinjuku Triad Society" e "Imprint". Nel primo il personaggio di Ritsuko si prostituisce e assume della droga prima di avere qualsiasi rapporto; l'unica volta in cui riesce a provare piacere anche da sobria, è quando subisce uno stupro da parte di Tatsuhito durante un violento interrogatorio. Nel secondo la protagonista femminile del film è una prostituta dal volto mostruoso e viene mostrato un frangente della sua vita all'interno della casa di piacere: ella durante un rapporto volta il suo viso verso il cliente, ma viene subito ricacciata indietro, perché lui non vuole vederla in faccia durante l'atto sessuale.

Nei film di Miike inoltre il sesso ha una forte componente animalesca e sembra venir ridotto a una semplice esigenza fisica dell'essere umano, inteso proprio come specie animale. Ne consegue la moltitudine di depravazioni, che i personaggi spesso disturbati di Miike si trovano, per loro indole, costretti a soddisfare. Significativa è, in questo senso, la sequenza di "Ley Lines", in cui il rapporto tra Anita (nuovamente una prostituta) e un suo cliente viene intervallato, tramite la tecnica del montaggio alternato, dalle inquadrature sui clienti del ristorante sottostante che mangiano voracemente le loro ciotole di ramen. Il sesso si configura così, come un semplice bisogno fisico al pari della fame, da consumare ingordamente come fosse un piatto da mangiare.
Tale concetto si conferma anche in "Izo". Quando la furia vendicativa del protagonista si calerà anche sulla sua amante della vita passata, ella le chiede perché avesse fatto sempre l'amore con lei. La risposta che le verrà data è che non vi era alcun sentimento particolare e che l'avrebbe fatto anche un animale. Ishimatsu, il protagonista di "Graveyard of Honour", è incapace di esprimere i propri sentimenti se non con atteggiamenti eccessivi, da cui deriva il suo depravato rapporto col sesso, dove la violenza è un elemento principale e necessario. Anche quando inizierà a provare un amore sincero per la moglie Chieko, egli dovrà comunque continuare a sfogare la sua natura animale picchiando e violentando altre donne, per poter avere con lei una vita sessuale (e non) in cui la violenza sia completamente assente.
Ma il film che presenta maggiormente il sesso nelle sue depravazioni è forse "Visitor Q". Nella famiglia Yamazaki si prostituiscono sia la madre, sia la figlia, la quale può annoverare tra i clienti anche il suo stesso padre. Egli, dal canto suo, si renderà protagonista addirittura di un episodio di necrofilia, in cui ha un rapporto con il cadavere della sua amante, da lui uccisa in un impeto d'ira dovuto alla frustrazione per l'eiaculazione precoce che lo perseguita. Come se ciò non bastasse, tale rapporto presenta delle complicanze: il rigor mortis del corpo di lei, infatti, renderà necessario l'intervento della moglie per far avvenire il disincastro dei due corpi, altrimenti impossibile.

Il sesso inteso come momento puro condiviso da due persone che si amano profondamente è quindi completamente assente dal cinema di Miike. O perlomeno non viene mai rappresentato, anche quando le situazioni e l'intreccio lo lascerebbero presagire. Significativo è l'esempio di "Blues Harp": il protagonista Chuji riesce a costruire un nucleo familiare insieme all'amata Tokiko, realizzando così ciò che per lui, che non aveva mai avuto una vera famiglia, era il più grande sogno. Nonostante lei rimanga incinta, e commovente è la scena in cui lo fa sapere al fidanzato felice al punto da essere incredulo, le scene di sesso tra loro due vengono quasi completamente omesse. Di contro, ampio spazio sono dedicate a quelle tra la moglie di un boss yakuza e Kenji, che essendo però omosessuale prova in quei momenti una grande repulsione: siamo sicuramente lontani dal profondo erotismo che si sarebbe potuto scorgere nei momenti intimi tra Chuji e Tokiko, qualora fossero stati mostrati. E proprio questa sembra essere la volontà di Miike: mostrare il sesso esplicitamente solo nelle sue depravazioni e nei suoi momenti più animaleschi, lasciandolo invece sottointendere quando è frutto dell'amore. Le motivazioni di tale scelta possono essere sostanzialmente due: o al regista semplicemente non interessa rappresentare su pellicola l'atto sessuale nei suoi momenti erotici e amorosi, oppure egli considera quegli istanti talmente puri e privati da renderli zona off-limits alla finzione cinematografica, che in Miike non ha alcuna pretesa di veridicità. O forse, più probabilmente, entrambe queste considerazioni concorrono in egual modo alla visione, così particolare, del sesso nel cinema di Miike Takashi.


Torna suSpeciale a cura di Tommaso Ghirlanda - aggiornato al 19/12/2011

Speciali Filmscoop.it

Takashi Miike

  1. Miike Takashi: un regista "senza identità"
  2. Personaggi senza identità
  3. Corpi senza identità
  4. Film senza identità
  5. Sesso senza identità
  6. La felicità: famiglia, infanzia e lotta