hunger regia di Steve McQueen Gran Bretagna 2008
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hunger (2008)

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locandina del film HUNGER

Titolo Originale: HUNGER

RegiaSteve McQueen

InterpretiMichael Fassbender, Liam Cunningham, Stuart Graham, Lalor Roddy, Liam McMahon, Laine Megaw, Brian Milligan, Helena Bereen

Durata: h 1.41
NazionalitàGran Bretagna 2008
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 2012

•  Altri film di Steve McQueen

Trama del film Hunger

Il film racconta della rivolta attuata nel carcere nordirlandese di Maze all'alba degli anni Ottanta, quando i detenuti dell'IRA, per costringere il governo inglese a dargli lo status di prigionieri politici, diedero prima il via d uno sciopero dell'igiene e successivamente, per iniziativa di Bobby Sands, ad uno sciopero della fame che portò alla morte dello stesso Sands e di altri nove detenuti.

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Voto Visitatori:   7,86 / 10 (33 voti)7,86Grafico
Voto Recensore:   8,00 / 10  8,00
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Voti e commenti su Hunger, 33 opinioni inserite

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Tuonato  @  16/05/2012 17:35:42
   5 / 10
La seconda della coppia McQueen/Fassbender non mi ha convinto.
A fine visione ero insoddisfatto.
McQueen punta tutto sull'ermetismo, esagerando.
Se in "Shame" era coraggioso il lungo piano sequenza della canzone cantata dal vivo, in "Hunger" lo è altrettanto quello della pulizia del pavimento dell'infinito corridoio. Ma in quest'ultimo caso assolutamente non funzionale, senza senso.
E' un peccato, dedicandosi un po' di più al contesto storico, alla storia dell'IRA, al passato recente di quei ragazzi, magari si sarebbe fatto centro lo stesso. Assomiglia ad un documentario girato all'interno di un penitenziario, mentre noi osservandolo ci chiediamo cosa fosse Belfast a quel tempo e come funzionassero certi meccanismi.

Estonia  @  14/05/2012 10:42:34
   8½ / 10
La lotta per ottenere il riconoscimento della condizione di 'prigionieri politici' diventa sacrificio di sé come protesta estrema. Il corpo oltraggiato dai pestaggi disumani si fa arma quando i detenuti usano le loro stesse feci per rivendicare i diritti violati. E soprattutto quando la scelta di Bobby Sands di iniziare lo sciopero della fame diventa una decisione irriducibile dalle conseguenze devastanti.
Opera prima caratterizzata da una messa in scena dura e rigorosa, attenta ai dettagli, che predilige la potenza evocativa delle immagini: dolorose e terribili nella loro cruda rappresentazione. Dalle spirali di escrementi sui muri ai corpi ridotti a larve denutrite, alla violenza dei carnefici 'prigionieri' dello stesso rituale di morte. Poche le parole pronunciate tra le celle e i corridoi. Prevalgono invece i rumori sordi dei colpi inferti coi manganelli e coi pugni, quelli strascicati delle scope che spazzano via lo sporco, i gemiti e le grida soffocate, la voce fuori campo della Thatcher che gracchia i suoi diktat burocratici. L'unica parte dialogata è il lungo intermezzo verbale tra il protagonista e il prete, a metà tra duello dialettico e testimonianza di una fede politica totalizzante. L'agonia interminabile del protagonista nell'ultima parte del film ha il sapore di un lento calvario in cui le ferite scarnificate e devastanti assumono un valore simbolico di spirituale bellezza. Strepitosa l'interpretazione di Fassbender.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  12/05/2012 17:05:08
   8 / 10
Nessun dubbio che Hunger sia un film destinato a lasciare un'impronta indelebile nello spettatore. E' talmente rigoroso nella sua essenza da suscitare impatti differenti, nel coinvolgimento totale o l'asettico realismo della finzione. L'ottimo McQueen confeziona un'opera monolitica che esprime con una serie di gesti (le nocche delle mani insanguinate di una guardia e l'abluzione con l'acqua) di rumori di fotogrammi brevi o immagini incisive (la messa davanti ai volti indifferenti ma Cristologici dei prigionieri) un clima violento e opprimente che appartiene purtroppo alla storia recente di una democrazia occidentale.
Discorso analogo per la parte centrale (1/4 di film) dalla lunghezza spropositata, ovvero la visita del prete a Bobby S. - o magari anche la voce dell'ineffabile Iron Lady.
Davanti alle giuste rivendicazioni in un contesto politico che avvertiamo molto più vicino a noi di quanto siamo disposti a credere, il film supera di gran lunga il narcisismo demagogico di tanti film del genere.
Tecnicamente superbo, lontano anni luce dal sensazionalismo di facciata di un'opera nostrana come Diaz, brilla di luce propria anche davanti alla sperimentazione di un cineasta che cita Bresson senza saperlo, o quando ricorre alla mdp fissa che immortala un movimento verticale nei corridoi del carcere. C'è indubbiamente una buona dose di compiacimento visivo, soprattutto nell'epilogo finale à la Nick's Movie (cfr. Wenders) riscattato cmq. dalla prova fisica di Fassbender, uno dei pochi attori in circolazione in grado di incarnare la tipologia spirituale dei suoi personaggi, oltre il glamour della sua immagine divistica

M0rg4n  @  12/05/2012 15:35:10
   8½ / 10
Sono due giorni che, tra le altre cose, non riesco a togliermi dalla mente quella meravigliosa fotografia.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  11/05/2012 17:16:52
   7½ / 10
Condivido quello che ha scritto atticus.
Ho adorato i silenzi di questo film, McQueen e Fassbender si rivelano vincenti in questo campo; la sofferenza è un sentimento fisico, ma anche interiore. Lo si percepisce nel corridoio che viene pulito dagli escrementi, all'aperto con la neve e in modo evidente nell'ospedale.
Ho adorato decisamente meno il dialogo; botta e risposta che stonano col resto, prete e Sands che rigirano sui stessi discorsi. Sia chiaro, a livello recitativo quel piano sequenza è straordinario, da voto 9, ma a livello di contenuti il voto è 5.

2 risposte al commento
Ultima risposta 11/05/2012 17.20.57
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TheLegend  @  08/05/2012 18:05:37
   7 / 10
Tecnicamente molto valido ma mi aspettavo qualcosa di più.
Non è riuscito ad emozionarmi e a farmi entrare nella storia come avrei pensato.

genki91  @  08/05/2012 02:33:01
   7 / 10
Tanto lento, quanto intenso e crudo. Buona trasposizione del movimento di Bobby Sands all'interno del carcere di Maze. Mc Queen confeziona un buon prodotto inadatto ai deboli di cuore. Sostanzialmente da vedere, per farsi un'idea e per ammirare un buon film.

Gruppo COLLABORATORI atticus  @  07/05/2012 23:20:20
   7½ / 10
Mistica del martirio che trasfigura, attraverso uno stile visivo ineccepibile, in pura poesia.
Quasi un calvario cristologico, con un Fassbender davvero impressionante.
McQueen, però, pecca di eccessiva superbia: in un film per larga parte fondato sull'immagine ricercata, quel blocco centrale di dialogo mi è sembrato fin troppo supponente.
Notevole, comunque.

barone_rosso  @  06/05/2012 21:11:39
   5 / 10
Film interessante dal punto di vista tecnico, ma estremamente vuoto... Sembra che si siano dimenticati di spiegare allo spettatore il perchè degli eventi (a parte qualcosa di scritto all'inizio e alla fine), costringendolo a documentarsi in seguito. Direi che lo spazio per approfondire di piu' non mancava.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  06/05/2012 11:57:44
   8 / 10
Film potente.
McQueen fa una scelta che si rivela vincente ossia fare raccontare alle immagini tutta la prima parte e questo è un pugno allo stomaco davvero forte.
Per poi arrivare a una seconda parte con un dialogo/confessione sincero, umano, diretto. Incredibile prova di Fassbender.
Da vedere.

guidox  @  06/05/2012 11:04:43
   7½ / 10
lo stile è meraviglioso ed esalta tutta la pellicola; Fassbender è bravissimo e l'unico vero dialogo del film fa centro.
a mio gusto personale non troppo fluido, si perde forse un pochino proprio nelle sue caratteristiche che gli fanno da punto di forza a lungo andare.
stranamente asciutto, forse in alcuni punti troppo.
comunque validissimo.

gaino  @  05/05/2012 17:32:05
   9½ / 10
Pellicola estremamente cruda,pochi dialoghi. Bellissimo,da vedere assolutamente.

nunve91  @  04/05/2012 00:12:18
   8½ / 10
sono rimasto piacevolmente impressionato da questo film perchè parla di guerra, di una ideologica. e come in ogni guerra, il dolore fisico, ma anche quello psicologico non mancano, ma si fanno drammaticamente sentire. complimenti dunque al regista e fassbender per la sua eccezionale interpretazione.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  03/05/2012 16:52:09
   5 / 10
Mi vedo costretto a iniziare questo articolo rievocando dati e contesto storico durante il quale si svolsero i fatti raccontati dalla pellicola. Per cui segnalo che ci troviamo nell'Irlanda del Nord, a cavallo tra il 1980 e l'81. Do risalto alle oltre 3000 persone che furono uccise durante i cosiddetti "disordini" nordirlandesi creatisi dal 1969 in poi, e richiamo l'attenzione sui risvolti politici (perché quello che accade nel film è tutto vero) di cui furono protagonisti i terroristi dell'IRA.

L'obbligo di inserire una prefazione informativa è motivata dal fatto che Steve McQueen decide di lavarsi le mani in merito all'universo storico-politico, affidando a fredde didascalie su sfondo nero gli avvenimenti, e rivelando fin da subito l'intenzione di mettere in scena un lento processo disumano di logoramento fisico. Convinti che la strategia del Blanket and dirty protest fosse quella giusta da adottare in risposta ai silenzi e alle reticenze governative, le condizioni nelle quali si ritrovarono a vivere i prigionieri NON politici furono quanto di più sporco e bestiale si riesca a pensare. Ri-uniti come un insieme di rivoli pisciosi, i comuni criminali attuarono lo "sciopero dello sporco" come strumento di rivolta all'interno del carcere di Maze: così facendo confluirono in un unico ideale di rivolta che, passo dopo passo, scardinò a suo modo l'inflessibilità del Primo Ministro inglese Margareth Thatcher. Va da sé che in mezzo ci furono una serie di umiliazioni e percosse da film dell'orrore, in un crescendo di brutalità visivamente quasi impossibili da sostenere visti i soprusi delle guardie carcerarie e della polizia.

Poi, come un sollievo che permette di rifiatare (e pensare), il dialogo. Quello tra Bobby Sands (Michael Fassbender) e padre Moran. Lunghissimo, intenso, girato magnificamente e ultimato solo da un paio di stacchi. È uno spartiacque che contribuisce a far riaffiorare un flashback della memoria, quella di un'adolescenza passata a correre per i campi. Una visita tragica e spietata ai territori del sud del paese, che segna per sempre il destino del giovane Bobby. Oltre il confronto tra i due, metafora incompiuta dell'intera situazione, inizia una meschina tiritera durante la quale la cinepresa-avvoltoio indugia sulla carogna-Fassbender, in un corteggiamento che tergiversa sul prosciugarsi di sangue e muscoli, carne e anima.

"Hunger" è l'esempio perfetto di come si manifesta oggi certo cinema d'autore. Chiuso nel vicolo cieco della mancanza di ispirazione, cozza contro un sistema espressivo estremo che non sempre concilia il contenuto con la forza della comunicazione. Il dover passare attraverso forme sempre più terminali, nonché tecnicamente ineccepibili, di raffigurazione dell'immaginario, non consente il rinnovamento dell'effigie, alimentando anzi un cul de sac soffocante, decisamente anaffettivo e teorico. Una specie di sindrome da Real Time che racconta sempre e solo di se stessa, un tassello dopo l'altro, scendendo sempre più nella descrizione di dettagli non richiesti. Tutti perfetti, per carità, ma eternamente uguali.

F(autore) di questo cinema dell'annullamento, McQueen inganna la tragedia originaria estorcendo con la forza quelle poche emozioni rimaste, tirandole fuori come si fa con le viscere degli animali di cui siamo soliti cibarci. Se il regista è un'esteta della modernità, allora è la modernità a non avere più spessore artistico, incapace com'è di trasmettere la più basilare delle percezioni. Volendo mettere il dito nella piaga, concedo a McQueen II di essere un provetto videoartista ma non un esauriente regista.

E non basta controllare che la strada sia libera e che sotto la macchina (da presa) non si nascondano bombe pronte a farti saltare in aria; la pulizia formale di "Hunger" abbassa le difese immunitarie e conduce a luttuose lacerazioni dermatologiche. E' come il puledro morente tutto pelle e ossa ricoperto da brutte ferite: allo spettatore che lo incontra non rimane altro che sperare nell'esistenza di un ruscello nelle vicinanze.

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Ultima risposta 08/05/2012 15.15.03
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Sestri Potente  @  01/05/2012 18:49:24
   4½ / 10
Film di denuncia crudo e spietato, che non lascia spazio ai sentimentalismi.
Trattandosi di una storia vera non poteva essere altrimenti, anche perché alcune scene (soprattutto durante l'agonia finale) sono davvero difficili da digerire.
Ottima anche la prova di Fassbender, che ha messo a dura prova il fisico per interpretare al meglio Bobby Sands.
Questo è tutto ciò che apprezzo di Hunger, perché la mancanza di una colonna sonora e i pochissimi dialoghi l'hanno reso pesantissimo.
Addirittura non capisco l'inserimento di alcune scene, come quella in cui il poliziotto pulisce il pavimento del carcere.
I due personaggi iniziali, poi, non si vedono più dopo l'apparizione di Bobby Sands.
Evidentemente si è voluto puntare più sulla fotografia, sull'atmosfera, sull'agonia del protagonista, piuttosto che sulla storia.
Forse, più che un film dovevano fare un quadro...

gandyovo  @  01/05/2012 16:03:53
   8 / 10
non amo troppo il cinema di denuncia ma è impossibile non premiare questa regia e questa fotografia. un film davvero drammatico che, in tempi come questi in cui trovare un ideale o un punto di riferimento, fa riflettere in uno straziante silenzio

PATRICK KENZIE  @  30/04/2012 22:54:07
   7½ / 10
Un film crudo e non per tutti senza dubbio... Una pellicola forte e molto coraggiosa che ho davvero apprezzato per tutta la sua durata..
Ammiro davvero il regista e Fassbender per il coraggio di fare un film di questo genere....

Vaffaflanders  @  29/04/2012 23:58:11
   9 / 10
Un film da vedere assolutamente. Forse è l'unico film che ho visto che riesce a comunicare quello che può fare la forza di un ideale.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  18/04/2012 22:13:24
   10 / 10
Voglio premiare con voto pieno un film che mi ha scosso e coinvolto emotivamente come pochi altri.
Sarà per la regia "alla Mullan" che adoro, sarà per il tema, sarà per Fassbender che è un attore che non se ne vedeva uno così dai tempi di Marlon Brando, sarà per la novità classica e tradizionale (ossimoro voluto) di questo film, sarà perché sono un pericoloso anarco-insurrezionalista da manganellare a sangue come i patrioti dell'IRA, sarà per la presenza del dialogo più bello della storia del cinema, sarà per la terribile purezza e essenzialità con cui è diretto questo gioiello del cinema di sempre, sarà perché è bellissimo andare avanti di "sarà", sarà perché mi ha commosso senza commuovermi, sarà perché contiene uno dei più bei finali che mi sia mai capitato di vedere, sarà per tutto questo insieme con in più quel quid che purtroppo è mancato in Shame e che mi fa gridare al capolavoro, sarà sarà sarà, ma questo film è troppo bello.

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Ultima risposta 03/05/2012 20.09.14
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paride_86  @  02/03/2012 02:24:17
   7½ / 10
Il bravissimo Michael Fassbender in un film che spiazza per semplicità e intensità.
Le ultime settimane di Bobby Sands sono raccontate con vivida sofferenza e altrettanto chiaro rigore idealista.
Steve McQueen è sicuramente un regista da tenere d'occhio.

romrom  @  27/01/2012 15:54:40
   8 / 10
Film 'sui generis', con dialoghi ridotti all'osso, eccezion fatta per il lungo dialogo tra Bobby Sands ed il prete.
Bellissima la fotografia.
Impressionante la trasformazione fisica del protagonista Michael Fassbender.

willard  @  27/01/2012 11:49:34
   9 / 10
Storia drammaticamente intensa, con scene crude di violenza e sofferenza, ambientata nel carcere irlandese di Maze, nei giorni in cui i terroristi irlandesi dell'IRA incarcerati, per cercare di farsi riconoscere lo status di prigioniero politico dall'Inghilterra, decisero di indire lo "sciopero della sporco", per finire poi in uno sciopero della fame che portò alla morte di diversi detenuti tra cui Bobby Sands, magnificamente interpretato qui da Michael Fassbender.

Dopo la prima parte, in cui con una fotografia nuda e cruda vengono mostrati i maltrattamenti a cui vengono sottoposti i detenuti, si passa ad un intenso e bellissimo dialogo tra Bobby Sands ed il sacerdote del carcere in cui viene annunciato l'avvio dello sciopero della fame. L'ultima parte sposta il fuoco su Bobby Sands e sul deperimento fisico a cui andò incontro nei 66 giorni in cui resistette prima di morire.

Chi ha conosciuto e apprezzato Fassbender magari solo con il recente "Shame" (2011) dello stesso regista Steve McQueen, in "X-Men: L'Inizio" (2011) o in "Bastardi Senza Gloria" (2008), comprenderà qui ancora meglio la sua bravura, trattandosi di un film in cui era ancora più giovane e non era ancora arrivato agli occhi del grande pubblico, in un'interpretazione che lo costringe ad una trasformazione fisica degna del Robert De Niro di "Toro Scatenato" (1980) o del più recente Christian Bale ne "L'Uomo Senza Sonno" (2004).

Un'ultima annotazione su questo bel film: per potervelo vedere dovete fare i salti mortali (con sottotitoli, ovviamente, e per fortuna non si parla molto) perché scandalosamente non è ancora riuscito a trovare una distribuzioine italiana dopo quattro anni dalla sua uscita. Forse il successo del già citato "Shame" che è valso anche la "Coppa Volpi" a Micheal Fassbender come miglior attore, convincerà qualche distributore "illuminato" a recuperarne la diffusione in Italia.

lupin 3  @  16/01/2012 20:17:31
   7 / 10
Film che non lascia indifferenti, vale la pena vederlo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR VincentVega1  @  04/01/2012 00:19:50
   8½ / 10
L'Ideale che un uomo porta con sè non ha bisogno di tante parole.

Basta una confessione, senza alcuno scopo di redenzione, atea, umana ma anche spirituale, accompagnata da una sigaretta rollata su una pagina della bibbia.

L'Ideale corre e corre e non si ferma mai, nemmeno con i crampi allo stomaco e i lividi sul corpo. L'Ideale è l'Uomo, e di Uomini oggi ne sono rimasti pochi.

Anteros  @  05/12/2011 19:35:33
   9½ / 10
Ho stoppato per qualche secondo gli ultimi dieci minuti del film per riprendere fiato e cercare di non farmi stendere dalla forza emotiva delle immagini.
La storia è molto coinvolgente ed il protagonista è veramente bravo.
In pochissimi film ho visto una fotografia così bella.

Guardalo!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR kubrickforever  @  10/10/2011 13:02:52
   8½ / 10
Opera prima per il regista S. McQueen, di una classe e potenza visiva sconvolgenti. Fassbender bravissimo come al solito.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR jack_torrence  @  06/10/2011 15:47:16
   9 / 10
Opera straordinaria; resta da vedere se questo McQueen saprà confermarsi a questi livelli ma l'autorevolezza di questo esordio è pari a quella di pochi altri giovani esordienti con altissima urgenza espressiva.

Sullo stile c'è poco da dire: affascinante padronanza del mezzo. Dopo le prime 3 inquadrature capiamo che siamo nelle mani di un artista che sa come sfruttare le potenzialità del cinema per parlare un linguaggio tutto suo.

Primi 45 minuti. Il regista ci fa arrivare gradualmente in prossimità del protagonista, uomo di cui non viene raccontato il passato al fine di rendercelo totalmente uomo al pari di tutti. L'incipit centrato sul secondino che va a lavoro è un'idea fenomenale.

La sequenza del dialogo con il prete, di cui 17 minuti in piano sequenza. I virtuosismi di regia di McQueen si ritirano, lasciano il posto alla parola per far emergere l'uomo, le sue motivazioni, la sua determinazione, la sua convinzione morale.

L'ultima mezzora. Racconto bressoniano di una libertà scandalosa e paradossale, una determinazione muta.
I paralleli culturali con la simbologia cristiana non sono pochi e quella raccontata da McQueen è a modo suo una imitazione di cristo. La passione di Bobby Sands si svolge dentro un carcere ma di fronte agli occhi di spettatori cui il regista ha saputo mettere per immagini di un rigore (e anche un'inventiva) estremi, un'esperienza inimmaginabile.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  17/03/2011 21:18:08
   8½ / 10
Ho ancora il ricordo del notevole impatto mediatico che all'epoca provocò la scelta di Bobby Sands ad affrontare fino alle estreme conseguenze la sua protesta verso il governo britannico. Il film di Mcqueen non si limita ad una semplice ricostruzione dei fatti, ma ci offre uno spaccato in cui è maturata una scelta estrema. La figura di Sands inizialmente è defilata, si entra nel contesto duro del carcere di Maze attraverso figure secondarie (il secondino e un nuovo detenuto), dove avviene lo stillicidio a base di violenza fisica e psicologica che non risparmia nessuno, nemmeno i carnefici. Tutto lo stupendo piano sequenza centrale vede Bobby Sands protagonista assoluto, essere umano messo a nudo nelle sue motivazioni e determinato a perseguirle fino in fondo con coerenza, senza guardarsi indietro fino al sacrificio finale.
E' un film straodinario sotto l'aspetto emotivo, senza il minimo accenno di retorica, in cui il corpo martoriato del protagonista (bravissimo Fassbender) e di quelli che verranno dopo di lui, sarà l'unico strumento a loro disposizione.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  26/02/2011 13:32:42
   8½ / 10
Credo che la prima fonte sia ancora il "Condannato" di Bresson, e non tanto per il prosciugamento narrativo ed emotivo, questa volta, ma per la vicenda storica che sfuma e si centralizza in quella individuale ed esistenziale.
Il regista ne supera inizialmente la componente mistica. Le pagine della bibbia che comparivano assieme al caso nella pellicola di Bresson, qui tornano utili per fumare. Ne fa un rifiuto più estremo, che piuttosto riporta agli ultimi lavori del regista francese. Perché da ciò che non intendeva considerare "Un condannato", l'impossibilità di una fuga, parte la riflessione "Hunger"; che aspira tuttavia alla stessa libertà, nella fede in essa e all'affermazione della dignità dell'individuo, anche e soprattutto entro i crimini dell'umanità e dell'esistenza.

Non lascia le violenze fuori campo, anzi le mostra spesso interamente, ma senza spettacolo, dimostrando invece una profonda cognizione del dolore. Indugia, con l'iperrealismo, sui corpi, sulle lesioni, sullo sporco; ugualmente, sulle nocche ferite del secondino incaricato a picchiare. Saranno mani impegnate a lavare, nascondere i segni lasciati dalla protesta umana: il cerchio della sporcizia sulla parete, i rivoli di urina sul corridoio della prigione, le macchie di sangue rappreso sul materasso bianco che viene voltato.
Non c'è voce narrante, e si rinuncia quasi completamente ai dialoghi, se non nel brano centrale. Dice: "Dìo mi punirà"; come il prete punì per avere dato la morte al puledro sofferente sulla riva di un torrente. Ma i compagni lo approveranno, quell'atto di rispetto per la vita - perché il giudizio divino dovrebbe discostare da quello umano?

Dopo l'inferno comune della prima parte, dopo il breve "purgatorio" del colloquio con il don, dunque, in un bianco della stanza tra candore e cadaverico, il "paradiso" individuale, questa sorta di breve paradiso fatto ancora di magrezza e piaghe. Le voci svaniscono, la famiglia, l'Irlanda e il mondo, le immagini svaniscono. Non un transito, insomma, ma il sollievo della fine del dolore e della prigionia.

9 risposte al commento
Ultima risposta 02/03/2011 18.14.26
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popoviasproni  @  17/02/2011 21:01:58
   8 / 10
Severa cronaca di un rigoroso e drammatico percorso di autodistruzione.
Magistrale.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR strange_river  @  16/02/2011 22:55:36
   9 / 10
"Name?" "Roselyn Sands"
"Name?" "John Sands"

Il loro figlio sta morendo per lo sciopero della fame, ma la piccola burocrazia non viene mai meno ai suoi doveri e impone di chiedere le generalità ai genitori arrivati in prigione ad assisterlo nelle ultime ore di vita.
Colpisce per la meschinità quella domanda e colpisce duro il film che racconta la via della scelta estrema di Bobby Sands e dei suoi compagni di prigionia.
Chi sia stato Bobby Sands, quali le ragioni politiche sue e di altri appartenenti all'IRA rinchiusi nelle prigioni inglesi, appartiene alla storia ed è sufficiente informarsi.
E' alle ragioni più intime delle sue scelte, però, che McQueen prova a dare voce e lo fa in quello che è il cuore di questo suo bellissimo film, il dialogo serratissimo tra Sands ed il prete: raramente capita di assistere ad uno scambio così pieno di significato, ad un confronto intellettuale forte e doloroso e allo stesso tempo quasi sfrontato, sincero fino alla crudezza, palpitante intelligenza e vita.
C'è un prima di quel dialogo che ci spalanca le porte della prigione e ci fa entrare a sentirne i rumori, gli odori, a immedesimarci nelle privazioni e nelle violenze, che espone la cruda fisicità dei corpi diventati strumenti di protesta, dove la sporcizia intacca le pareti, ma non l'integrità delle idee: spogliati di tutto, l'unico vestito da poter indossare.
E c'è un dopo quel dialogo, che è il martirio di Bobby Sands che martire non voleva essere, ancora il proprio corpo usato come testimonianza e lotta, la discesa verso l'agonia che lo trasfigurerà fino a farlo assomigliare al Cristo deposto quando, senza più forze, si abbandona in braccio al suo aguzzino.
Il corpo che, nel perdere il peso fisico, acquista una spiritualità non religiosa, ma che tanto le si avvicina, ed esalta la forza dell'uomo che fa ciò che crede sia giusto fare.
Bobby Sands ricorda che da ragazzo amava gareggiare nella corsa e che quando arrivava al traguardo dovevano fermarlo, perché lui avrebbe continuato a correre, a correre.

5 risposte al commento
Ultima risposta 11/05/2012 17.23.51
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Gruppo COLLABORATORI K.S.T.D.E.D.  @  07/02/2011 12:48:21
   8 / 10
Clint Eastwood  @  01/02/2010 18:07:05
   9 / 10
Un'altro gioiellino passato inosservato.

E' il dramma di Bobby Sands - attivista nordirlandese (che prima del film non ne avevo mai sentito nominare in quanto mi ritengo estraneo alla storia dell'Irlanda/Irlanda del Nord in conflitto da sempre con la Gran Bretagna/Inghilterra), quando per far sentire la sua voce alle alte sfere del governo e al mondo intero ci rimise la propria vita insieme ad altri detenuti durante lo sciopero della fame del '81 allo scopo di ottenere lo status di "prigioniero politico".

Questo film è fatto di pochi dialoghi se non in alcuni casi necessari di cui UNO vale la visione dell'intera pellicola, poche parole, tante immagini, colori scuri, con uno stile quasi documentaristico mescolato con quel poco di fiction regala un quadro durissimo sul trattamento e le condizioni dei detenuti per concludere con un finale inquietante dedicato agli ultimi giorni di Sands.
Sul piano tecnico è molto curato, fotografia tipica britannica, colonna sonora quasi inesistente, bravi attori (uno su tutti Fassbender nel ruolo principale).

Da vedere assolutamente.

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Ultima risposta 29/09/2010 21.11.24
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