ferrari regia di Michael Mann USA 2023
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ferrari (2023)

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locandina del film FERRARI

Titolo Originale: FERRARI

RegiaMichael Mann

InterpretiAdam Driver, Penélope Cruz, Shailene Woodley, Patrick Dempsey, Jack O'Connell, Sarah Gadon, Gabriel Leone, Erik Haugen, Michele Savoia, Valentina Bellè, Tommaso Basili, Andrea Dolente, Lino Musella, Brett Smrz, Massi Furlan, Peter Arpesella, Giuseppe Russo, Luca Della Valle, Andrea Bruschi, Giuseppe Bonifati, Agnese Brighittini, Samuel Hubinette, Wyatt Carnel, Leonardo Caimi, Gianfilippo Grasso, Alex Tonti

Durata: h 2.10
NazionalitàUSA 2023
Generebiografico
Al cinema nel Dicembre 2023

•  Altri film di Michael Mann

Trama del film Ferrari

La vita dell'imprenditore italiano che ha dato il nome alle celeberrime automobili di lusso, in un biopic che si concentra più sulla sua figura di uomo, dal punto di vista privato, che su quella pubblica.

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Voto Visitatori:   6,38 / 10 (20 voti)6,38Grafico
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Voti e commenti su Ferrari, 20 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR wicker  @  18/02/2024 13:51:44
   5½ / 10
Decisamente un film debole che se non fosse per il super cast , comunque non a livelli eccelsi , sarebbe veramente mediocre .
Molto spazio al rapporto di Ferrari con le sue donne , pochino lasciato alla sua storia con le macchine .. Figura dello stesso poco delineata ( il rapporto con la madre, la perdita del fratello ) .
Molto meglio la miniserie RAI allora se proprio si vuol vedere qualcosa sul personaggio

TheLegend  @  14/02/2024 22:52:38
   5 / 10
Abbastanza noioso e poco ispirato.

benzo24  @  10/02/2024 18:09:06
   2 / 10
Dopo aver visto questo ho rivalutato la mini serie mediaset. Veramente brutto e inutile, più telenovelas che film

Mauro@Lanari  @  10/02/2024 03:24:28
   4½ / 10
Non ingrana, è ingrippato, vorrebb'esser'una sinfonia di morte, il rosso Ferrari come colore non di passione ma di sangue versato, uno pseudo biopic all'altezza dei capolavori del 1° Mann. Invece imbocca la strada sbagliata del luttuoso espresso a parole, coi dialoghi e non con la drammaturgia narrativa. Tre scene al cimitero e un altro paio per gl'incidenti nefasti non possono colmare due ore di film diretto con un distacco da regista post mortem.

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2 risposte al commento
Ultima risposta 10/02/2024 18.26.15
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jason13  @  09/02/2024 23:52:15
   4 / 10
Mi meraviglio molto delle recensioni...l'ho trovato davvero brutto e noioso.

BlueBlaster  @  09/02/2024 16:38:53
   7 / 10
Purtroppo non è un biopic completo sul personaggio di Enzo Ferrari ma si concentra in un momento ben preciso e decisivo per il famoso imprenditore.
E' comunque un film ben fatto con un bravo Adam Driver.
Le sequenze con le automobili sono ottime e la parte finale da brividi!

JOKER1926  @  30/01/2024 19:43:37
   6½ / 10
Negli ultimi anni vari registi si sono cimentati con opere/illustrazioni biografiche di grandi personaggi e famiglie della storia contemporanea. Dopo il ritratto della casa Gucci del 2021 (prodotto da Scott), è il momento di un altro regista e di un'altra storia: "Ferrari" di Mann.

Adam Driver nel personaggio di un film che ha la facoltà di raccontare solo un "pezzo" di un arzigogolato puzzle di cose e vicissitudini intorno alla famosa e storica azienda automobilistica. Ne consegue un prodotto alquanto "unilaterale" con picchi di interessi che esplodono in determinati momenti, a libera discrezione della regia.

"Ferrari" appassiona i tifosi e chi conosce la storia, destabilizza, se così si può dire, un altro tipo di pubblico.
Al di là di questo concetto, il film di Mann ha dalla sua una discreta e faticata confezione tecnica dagli attori carismatici (applauso a Cruz veramente in un ruolo sofferto e ben recitato) ad una cupa fotografia abbastanza memorabile. Convincono poi le atmosfere storiche, precisione agguantata anche nei piccoli dettagli di vecchie località di un tempo ormai passato.

Prodotto cinematografico da vedere essenzialmente al Cinema, compito svolto con onestà ma con un estro un pò dormiente.

Jumpy  @  27/01/2024 15:15:05
   7½ / 10
Adam Driver stratosferico... la sua interpretaione è magistrale, impersona Enzo Ferrari già solo per la presenza fisica e la mimica, certo aiutato anche per la vaga somiglianza dei tratti del viso (naso pronunciato e lievemente asimettrico).
Non è un biopic, non fa un excursus su tutta la vita di Ferrari, piuttosto si concentra su un arco di tempo molto ristretto e ben preciso. Periodo che conosco molto poco, se non un vago ricordo di

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Anche se non sono un vero e proprio appassionato di auto ed F1, ho sempre simpatizzato per la Ferrari, l'ho visto e mi è piaciuto molto.
Mi è piaciuto che abbia toccato anche aspetti più intimi e personali dell'uomo, il suo continuo destreggiarsi tra vita prsonale/familiare e lavoro, il suo carattere a volte passionale altre apparentemente freddo, cinico e distaccato. Ovviamente, da un certo punto in poi del film, auto e piloti sono protagonisti assoluti.
Certo, non era da leone d'oro: l'impatto visivo di alcune scene è ptenntissimo, ma non brilla per particolare originalità o innovazione, ma buon cinema sicuramente si.

Boromir  @  18/01/2024 00:20:41
   8 / 10
Motivi per cui Ferrari di Michael Mann va annoverato tra i film più fraintesi del nuovo decennio:

1. Si incanala perfettamente nel solco dei biopic anticonvenzionali che negli ultimi anni stanno rompendo con la tradizione lineare, didascalica e melassosa nella quale versa il genere: lo fa scegliendo una fase transitoria nella vita del Commendatore Ferrari, che permette a Michael Mann di amplificare la portata emotiva di un racconto lugubrissimo sulla perdita.

2. È un punto esclamativo lucidissimo su una mascolinità desensibilizzata, incapace di trovare una quadra tra ossessione per il lavoro e costruzione di rapporti personali sani (nel Commendatore si ravvisano palpabilissimi echi sia di Vincent Hannah sia di Neil McCauley). A tutto questo si aggiungono l'impossibilità di elaborare il dolore, la tensione alla perfezione tecnologica e l'urgenza dell'ereditarietà: possibile metafora della condizione artistico-personale dello stesso Mann, dall'avventura digitalizzata di Blackhat in giù?

3. C'è un'accoppiata di primi attori la cui performance è terrificante anche senza che venga pronunciata una parola: Adam Driver è un drago persino quando recita di spalle, la sua mimica e la sua postura sono pazzesche e aderenti alla figura del Commendatore; Penelope Cruz è puro fuoco d'artificio emozionale.

4. Con buona pace di Pierfrancesco Favino, lo sguardo esterno, anglosassone e comunque sempre umanista di Mann evita la cieca celebrazione o le ridicolaggini macchiettistiche nelle quali una qualunque produzione italiana sarebbe scaduta, adattando tale materiale.

5. Per quanto il film si concentri di più sugli aspetti imprenditoriali in preparazione della Mille Miglia, la messinscena di collaudi automobilistici e gare è di potenza assoluta: Mann inchioda la macchina da presa ai veicoli, la piazza rasoterra, si concede incursioni in soggettive e dolly-zoom che trasmettono le idee di dinamismo, adrenalina e pericolo che si richiede a questi tipi di scene (a volte sembra di rivedere gli inseguimenti di Heat). E ci regala due degli incidenti più realistici e d'impatto che si siano visti in un film di questo tipo.

6. Poco mi interessa che si tratti di brani riciclicati dal capolavoro Insider: se un film ti piazza Lisa Gerrard in colonna sonora, merita il mio rispetto a prescindere.

stratoZ  @  04/01/2024 18:20:23
   7½ / 10
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

L’ultima fatica di Michael Mann è un film coerente ma soprattutto aderente col suo stile, sebbene sia lontano dagli intrecci poliziesco/metropolitani per cui l’autore è diventato famoso conserva una forte impronta personale, specie se si guarda la caratterizzazione dei personaggi, in primis il protagonista, un uomo che dovrebbe essere considerato nel suo paese quasi come una divinità per il suo successo, il suo status di vincente, la passione per le corse che trasmette e le grandi possibilità lavorative che la sua industria offre ai cittadini, e invece Mann sfuma parecchio questo personaggio, mettendo a nudo tutte le sue debolezze, da un’elaborazione del lutto non del tutto risolta anche per via di un senso di colpa latente ai forti dubbi riguardanti le scelte sia imprenditoriali che nella vita privata, essendo un uomo sotto i riflettori mi ha dato l’impressione di non voler lasciare definitivamente la moglie per una questione di immagine per entrambi - contestualizzata all’Italia degli anni 50’ -, nonostante la lunga relazione extraconiugale intrapresa, discorso ben diverso e più sentito per l’aspetto imprenditoriale, con quell’orgoglio tipico dell’uomo del novecento, attaccato alla sua creatura - la ditta, ma anche la singola macchina in se - tanto da non voler scendere a compromessi: è la sua arte, è la sua grandezza, un eventuale partner sarebbe vitale per l’azienda, ma anche una potenziale minaccia per il suo miglior modo d’esprimersi e rimanere impresso nella storia.

Ferrari è un film fatalista, in cui la morte incombe continuamente, raramente ho visto un film sul genere automobilistico essere così pessimista e spogliato del tipico pathos e del lirismo con cui vengono rappresentate le vittorie, qui sia la narrazione che la messa in scena di Mann invece puntano a togliere tutta la gloria, sia al protagonista che agli stessi piloti, le scene della gara principale stessa sono asciugate e prive di tensione, si conserva qualche rallenty per accrescere il senso estetico ma vi è ben poco focus sulla competitività della gara in se, se non in un ambito di sopravvivenza dell’azienda, una sorta di vittoria mutilata per cui non gioisce nessuno, che lascia lo spettatore in bilico e a chiedersi se ne sia valsa la pena, ma che mostra anche l’accanimento del fato.
Dalla fotografia cupa e poco contrastata, con un ocra predominante ma essenzialmente desaturato, mostra un'Italia lontana dagli stereotipi d’oltreoceano, Driver ce la mette tutta e sforna l’ennesima interpretazione di valore, in un personaggio che stando così in alto deve mantenere la sua impassibilità anche quando non vorrebbe, così come la Cruz che nella sua versione imbruttita e ossessiva regala un personaggio di grande spessore e maturità.

Mann ad ottant'anni suonati continua a porre domande e far riflettere, continua ad assottigliare la linea, ormai invisibile tra bene e male, sfuma e rende umani i caratteri con una naturalezza imbarazzante, vola lontano dagli schieramenti di pancia tipici di Hollywood, non rinunciando comunque a romanzare e creare una forte empatia - guardare la morte di de Portago e tutti gli affetti correlati ad esso, dalla fidanzata al piccolo Piero -
Mann ad ottanta anni è ancora un grande autore.

Light-Alex  @  02/01/2024 16:34:50
   4½ / 10
A me non ha convinto. La storia, tratta da una versione biografica dello statunitense Brock Yates, diventa sin da subito iper-settoriale, scegliendo di raccontare una specifica e limitatissima fase della vita di Enzo Ferrari, a parer mio nemmeno così entusiasmante e speciale da meritarsi 2 ore di film.

Mi è mancata una visione di insieme del prima e del dopo, si rimane con questo spaccato di vita dell'industriale italiano, un po' avulso da tutto.

Tecnicamente non è male ma bocciato il doppiaggio italiano.

Filman  @  01/01/2024 13:02:18
   7 / 10
Sorvoliamo sul fastidio per la mancanza di cura nella scrittura delle battute di praticamente tutti i personaggi non principali, ma anche nella loro scelta di casting e nell'eventuale scelta di non doppiarli, cosa che a questo punto riapre in parte il discorso sugli americani che fanno film italiani...
FERRARI è un film biografico che funziona in quanto tale ed è tutto merito del personaggio protagonista e di quello di sua moglie, scritti bene fino a renderli controversi e contraddittori (cioè fino ad ottenere due personaggi ottimali) e interpretati in maniera sostanziale da Adam Driver e in maniera pressoché straordinaria da Penelope Cruz.
La ricostruzione storica di questo periodo avanguardistico, in cui persino l'Italia passava dalla borghesia all'imprenditoria, è di buon mestiere. La modellazione, anche quando avviene attraverso gli effetti speciali, delle auto e delle corse è mirabile e sempre credibile, nonché piacevole, essendo accompagnata anche da un ottimo sonoro.
E' proprio per questi aspetti sani e positivi che lasciano increduli alcune scene, principalmente nella prima parte, per i dialoghi, come già detto, o per delle scelte di montaggio, come nel caso dell'incidente e della morte del primo pilota, che porterà de Portago sulla sella del Cavallino. Accade anche questo quando un progetto attraversa un periodo di gestazione così lungo e tormentato.
Per il resto Michael Mann decide di diventare trasparente spesso e volentieri, utilizzando delle inquadrature sempre stabili, eppure emoziona tantissimo anche quando decide di apparire con i suoi piccoli zoom e le sue inquadrature più introspettive.

Gruppo COLLABORATORI Mr Black  @  01/01/2024 11:06:17
   6 / 10
Si può vedere, ma non ha un'anima in sè. Buone le scene delle corse, capaci di attivare in noi un effetto nostalgia piuttosto scontato, ma per il resto?

Gruppo STAFF, Moderatore Jellybelly  @  30/12/2023 08:55:08
   6 / 10
Mhmmmm… non mi ha convinto affatto questo film. Mann è un maestro come sempre e alcune scene sono meravigliose (come quella dell'incidente), ma l'ho trovato un film scritto malissimo, che non sa mai quale direzione prendere: cosa ci interessa della vita di Enzo Ferrari? Le difficoltà finanziarie? Le difficoltà emotive e familiari? Il rapporto coi piloti? Il rapporto con l'azienda? Il suo genio o le sue debolezze? Alla fine è un po' un tutto e niente in cui nessun personaggio è veramente caratterizzato a dovere, e così quando accadono le varie cose il trasporto emotivo è pressoché nullo. Poi Driver è bravo come al solito, ma Penelope Cruz recita come se fosse perennemente ubriaca o sotto Xanax (sua classica faccia che sfoggia in tutti i film in cui fa la donna ferita, ma qui stona particolarmente) e tutti gli altri attori sono drammaticamente monoespressivi. E Patrick Dempsey in versione silver fox è francamente ridicolo.

Capitolò a parte per il doppiaggio: non ho mai, mai, mai sentito un doppiaggio così amatoriale in un film così importante. Una cosa assolutamente vergognosa. A parte i 2-3 attori principali, tutti gli altri recitano esattamente come se fossero presi dalla strada la sera prima.

Wilding  @  22/12/2023 08:06:30
   8 / 10
Gran bel film, concentrato su uno spaccato, piccolo quanto cruciale, della vita di Enzo Ferrari e realizzato benissimo. Grande Cast, su tutti ho apprezzato la Cruz, divina!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR rain  @  19/12/2023 21:03:30
   8 / 10
Mann fa un lavoro strepitoso nel raccontarci uno spaccato della vita di Enzo Ferrari.
Colpisce soprattutto la rappresentazione dello stesso fondatore della famosa casa automobilistica. Difficile capire se sia più merito dell'ottantenne regista, della sceneggiatura di Kennedy-Martin o della superba interpretazione di Driver (ovviamente tutti e tre ci mettono il loro tocco), fatto sta che ne esce un ritratto dell'uomo Ferrrari molto più che credibile: l'apparente impassibilità di fronte a tutto, il dolore per la morte del figlio sempre nel cuore, il mito che non viene mitizzato, il poco "corretto" rapporto con la moglie Laura e quello con Lina Lardi (bravissime anche la Cruz e Shailene Woodley) e il piccolo Pietro.
E dopo averci raccontato le ambizioni dell'uomo, Mann fa parlare anche la strada, perché un film su Ferrari non può essere tale senza un po' di sana, spettacolare, adrenalina, culminante, in questo caso, nella tragedia.

"Ferrari" è un film che, a mio avviso e contrariamente ai pronostici, piacerà più ai profani di storia automobilistica che agli appassionati, perché per i primi ciò che viene raccontato sarà tutto una sorpresa, e un narratore come Mann è quanto di meglio ci si possa aspettare.

Thorondir  @  19/12/2023 12:23:15
   7½ / 10
Dopo "Blackhat" Mann torna a muoversi fuori dagli Usa e lo fa con un film accarezzato e voluto da decenni. Il suo "Ferrari" non è (e non poteva essere altrimenti) un semplice e banale biopic riepilogativo della vita di Enzo Ferrari: è un cupissimo film sulla morte, la perdita, la sconfitta che colpiscono anche i più "grandi", quelli che mai ci si aspetterebbe alle prese con le difficoltà più nere della vita. E invece Mann decide di raccontare il matrimonio ormai defunto di Ferrari (verso cui è rivolto l'unico sparo del film, di un regista che invece ha sempre fatto sparare molto i suoi personaggi), la storia parallela con un figlio che non ha il cognome di suo padre, le sconfitte umane e sportive dei suoi piloti, "mandati a morire" dal cinico Ferrari. Riferimenti continui alla sconfitta (nel più ampio senso del termine), alla morte, alla mancanza, al fallimento (finanche societario-finanziario): Ferrari è ingabbiato da se stesso, da una mascolinità superflua, poi puntualmente salvata dalla moglie rinnegata. Ci sono momenti in cui si percepisce un Mann forse non totalmente a suo agio all'interno di un mondo cinematografico/estetico che non è propriamente il suo: ma nello stile, nella poetica, nell'oscurità crepuscolare, nel racconto del fallimento e della morte e non della vittoria e della gloria, sta la forza di un altro grande lavoro di un regista tra i più importanti e innovativi degli ultimi 40 anni.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  17/12/2023 17:24:03
   8½ / 10
C'è un'enorme differenza fra la presenza fisica di Enzo Ferrari e ciò che gli accade attorno. Il figlio Dino è morto da bambino, ha due famiglie di cui la principale non conosce l'esistenza della seconda, è finanziariamente al collasso e impassibile e determinato si aggira per le case e per le officine, case come officine, officine come casa, fabbrica, letteralmente, con l'aria di chi non si piegherebbe nemmeno con una granata. I missili che produce, dal nome Ferrari sono bolidi implacabili, catapulte mortali, lui, "collezionista di vedove", perché i piloti che lui vuole e stima, devono essere votati alla vittoria, o alla morte. Nemici pubblici della Maserati, della Fiat, ma senza futuro (cit. Miami Vice). E tanto quanto la vita di Enzo si fa complicata e marcescente (Insider) tanto quanto brillano le sue carrozzerie, mentre studia le condutture per capitalizzarne la velocità, mentre rimbrotta chi molla l'acceleratore con una lezione di fisica prima della vittoria (o della morte). Perché lui, come nella vita privata, tira dritto e aizza, chi non è come lui, allo stesso dogma.
Adam Driver è perfetto. La sua andatura, le sue movenze, la sua decisione, la sua maschera, come Enzo nasconde tutto sotto il cofano, lo fa con grazia, stile, assenza di divismo o parole inutili.
Penelope Cruz è perfetta. Sul suo viso vediamo il suo dolore, passato e presente. Vediamo i segni. Ne vediamo le reazioni. Magistrale come ai tempi di Vicky Cristina Barcellona di Woody Allen.
L'ultima Mille Miglia, che deciderà le sorti economiche della Ferrari, siamo nel 1957, sarà la protagonista del fatale incidente mortale, la tragedia di Guidizzolo. La scena della tragedia così come della corsa tutta è il manuale di cinema di Michael Mann. I cavalli di Luck (serie tv, Michael Mann) finiscono nei motori, le superfici lucenti e le velocità sono talmente esasperate da uscire loro malgrado dalle inquadrature e da sfidare corpi dei piloti, gomme, forza centrifuga. Le morti senza retorica, una naturale conseguenza, corpi falciati che volano come manichini, senza spettacolarizzazione, solo arti e asfalto.
A Guidizzolo (MN) - a pochi minuti da me - "la Tragedia di Guidizzolo" - perderanno la vita 5 bambini e un totale di 11 persone.
"I piloti sanno che vanno incontro alla morte, i bambini no", dice, ripete, Enzo. Non ancora, diremmo noi, vista la dipartita di un Guido scomparso prematuramente, la cui malattia Enzo ha cercato di evitare come un meccanico che gioca a fare il chirurgo, contro il destino imperturbabile che lo sovrasta.
Ed è ancora cinema di destino, implacabile, di visi dalle inquadrature parziali, sghembi, un cinema di nuche e orizzonti (Miami Vice, All, Heat, Manhunter, Public Enemies, Blackhat, tutti*), è ancora un cinema di ultimi sguardi, quando tutto si allontana e si rimane impassibili fuori, implacabilmente avvitati all'asfalto mentre si coglie la portata della tragedia e del destino, dentro.
È un cinema compiuto, testamentario, che Manniano rimane al midollo, in ogni scelta, lontana dall'ovvia spettacolarizzazione delle emozioni in un'era (oggi) in cui tutti si ritagliano uno spazio di voce e ribalta orwelliana, Enzo tace.
Si corre senza mappe, senza cintura, senza protezioni, come nel suo cinema, impossibilitati a decifrare la prossima curva, l'esistenza di un traguardo che si fa portavoce della vita, dove l'ossessione maniacale pensa come un pilota, mortale fra i mortali eppure con l'unica possibilità concepita dalla vittoria: l'immortalità.

Gruppo COLLABORATORI Harpo  @  17/12/2023 17:13:29
   7½ / 10
Un Mann con il pilota automatico inserito? Senza dubbio, ma mecojoni, uno come lui anche quando fa il compitino, difficile che sbagli.
La fotografia è semplicemente sublime: agli Oscar se la giocherà con Killers of the flower moon e nessuno griderà allo scandalo se Messerschmidt dovesse vincerlo un'altra volta. La scrittura è robusta e grazie al cielo non viene fuori la solita immagine stereotipata con italiani caricaturali. Ottima l'interpretazione di Adam Driver, sceso perfettamente nella parte del Drake.
Da emiliano che conosce abbastanza bene la sua terra e che cerca un po' il pelo nell'uovo, ho trovato un po' fastidioso il montaggio della Mille Miglia: mi rendo perfettamente conto che già se vivi in provincia di Verona, neanche ti rendi conto che stanno sempre girando intorno a Modena e Novellara, però la dronata su Roma e il Palazzo Ducale di Modena subito dopo, anche no dai. Non in una produzione da 100 milioni di dollari, almeno. Bellissimo, invece il montaggio alternato tra l'Offertorio nella messa in San Pietro a Modena che fa da preludio all'incidente di Castellotti.
Per il resto, comunque, grazie ancora Michele Uomoo, uno che a 80 anni non dovrebbe più dimostrare niente a nessuno, ma che continua a regalarci ottimo cinema.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  16/09/2023 12:15:23
   7 / 10
Il doppiaggio aiuterà un film come il Ferrari di Mann. Detto da me sembra un paradosso visto come la penso sul doppiaggio, ma la visione del film di Mann a Venezia è stata piuttosto straniante. A dei personaggi principali che parlavano in inglese o al massimo con italiano stentato, venivano contrapposte figure secondarie di attori italiani che parlavano in italiano o in inglese maccheronico. Come ripeto l'effetto è veramente straniante. Fatta tale premessa il film non rientra tra i migliori di Mann ma ha l'indubbio merito di raccontare di dirigere un biopic dove non ti accorgi dei tipici stereotipi sugli italiani visto da un americano e di non dare una rappresentazione agiografica dell'uomo. Il periodo preso in esame è molto breve e racchiude un nodo focale della vita di Ferrari, venuto fuori dal lutto della morte di Dino, diviso tra due famiglie dove nella prima è in rotta con la moglie e nella seconda ha una donna con cui ha avuto un bambino. Inoltre la necessità di trovare finanziatori per la sua azienda senza che venga stravolta la sua struttura. Ma soprattutto l'imminente edizione della Mille miglia, una delle più pericolose e mortali corse al mondo (il '57 se non sbaglio fu l'ultima edizione). E' un film che riesce a trovare un certo equilibrio, ma che non riesce a spiccare il volo anche quando dovrebbe. Mi riferisco proprio alla Mille miglia. Belle sequenza dove tuttavia non sono riuscito ad avvertire la tensione della pericolosità di quella folle corsa. Comunque un lavoro coerente con la filmografia del regista americano.

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