il finale è estremamente ambiguo e se letto male potrebbe dare ragione alle teorie del complotto, anche se non è quello il senso
Detto questo, la qualità c'è, mi è sembrato di vedere molti parallelismi con Melancholia di Von Trier fin dall'inizio, con il countdown e il tono. Mi è piaciuto, ma resta ambiguo.
Lucone 13/01/2026 10:33:46 » Rispondi È curioso definire il finale “estremamente ambiguo” e poi in mezzo riga ammettere che potrebbe dare ragione alle teorie del complotto, salvo subito negare che sia “quello il senso”. In realtà Lanthimos non gioca sull’ambiguità, gioca sull’asimmetria di percezione: mostra un sistema che reagisce come un sistema, non come una fiaba moralista. Non serve “leggere male” per vedere il tema — basta togliere il filtro rassicurante. Quanto ai paralleli con Melancholia, ci stanno per atmosfera, non per contenuto: lì la catastrofe è inevitabile e cosmica, qui è umana, sistemica e costruita. Quindi no, non è un incentivo alle “teorie del complotto”: è cinema che rappresenta la paura della realtà, non la nega.
il finale non è aperto “perché non sapevano cosa dire”, è aperto perché tocca allo spettatore scegliere se restare dentro la narrazione di superficie o vedere come funziona una struttura di potere quando deve normalizzare un evento scomodo. Se uno scambia questa cosa per “ambiguità”… beh, è la prova che il film funziona 😄 Boooooommm .