Funeralopolis Membri Standard


Registrato: 07 Agosto 2005 Residenza: Italy
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| Postato: 23 Agosto 2005 alle 18:19 | IP Salvato
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Scusate, è un po' lungo, ma lo devo postare:
Ora immaginiamo che per attrarre i clienti verso la nuova marca e gettare le fondamenta della loro fidelizzazione sia stato adottato come simbolo non già un’immagine capace di rappresentare la felicità primigenia dell’Eden, bensì uno strumento di tortura. E non una macchina per procurare la morte scelta a caso, ma esattamente lo strumento con cui il primo imprenditore di quella che sarebbe diventata la più grande industria della storia, figlio di un artigiano, scelse di sacrificarsi «per il bene dell’umanità». Il tizio doveva avere avuto senz’altro un notevole carisma ma in quell’occasione volle superare sé stesso, immolandosi interamente per la missione aziendale, almeno secondo quanto raccontano. E se con Tertulliano teniamo per buona l’ipotesi di un suicidio, nessuno avrà modo di sapere se l’animatore della piccola setta in realtà si fosse suicidato avendo previsto i fraintendimenti successivi, oppure avendo avuto sentore della possibilità che il prodotto artigianale della setta sarebbe presto caduto in mano di una grande industria che l’avrebbe poi completamente snaturato. Comunque sia andata, il successo di questa iniziativa è sotto gli occhi di tutti: lo strumento di morte viene tuttora riprodotto come trademark in centinaia milioni di copie, affisso sui muri degli asili, delle scuole, perfino trasformato in uno dei più popolari gioielli unisex ingentilito nelle versioni per signora da pietre preziose. In fondo, non è andata male: c’è da chiedersi quale gadget porteremmo addosso oggi se Giesù fosse stato impiccato o decapitato.
È un estratto di "Giesù lava più bianco" (almeno credo), e l'ho preso da un commento nel blog di Giuseppe Grillo, detto Beppe. Il finale mi ricorda tanto una battuta di Luttazzi: una signora del pubblico si fa il segno della croce, e lui: "e meno male che non l'hanno impalato".
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