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Oggetto Discussione: Su Silvio: un parere pacato ma corretto. Posta RispostaInserisci Nuova Discussione
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Raistlin
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Postato: 23 Marzo 2005 alle 15:38 | IP Salvato Riporta Raistlin

Ora il dovere
della chiarezza
di GIUSEPPE D'AVANZO

Che imprenditore è stato Silvio Berlusconi prima di diventare presidente del Consiglio? Quel che ha fatto "in azienda" merita l'ammirazione e la fiducia degli italiani che lo hanno voluto premier o, al contrario, deve sollecitare soprattutto diffidenza? Sono domande che chiamano anche in causa il lavoro giudiziario e la disputa in aula dove gli agonisti adducono prove, affermano, negano, elaborano i rispettivi materiali: un giudice decide. Sarà un giudice a dirci, tra sei mesi, se ci sono sufficienti fonti di prova per sostenere che Silvio Berlusconi ha "comprato" la testimonianza dell'avvocato inglese David Mackenzie Mills.

Quale che sia l'esito giudiziario di quest'ultimo caso, la domanda (che imprenditore è stato Silvio Berlusconi?) non può chiudersi nell'aula di un Palazzo di Giustizia, lungo i lenti e tormentati sentieri giudiziari. Silvio Berlusconi ha voluto e ottenuto, con il voto popolare, responsabilità pubbliche e di governo. Quelle responsabilità - anche a voler dimenticare le leggi ad personam che si è acconciato - gli sono state di vantaggio. Ad esempio. La Corte di Appello di Milano, il 12 maggio del 2001, decide di concedere al premier le "attenuanti generiche" che lo liberano "per prescrizione" dall'accusa di aver corrotto i giudici dell'affare Mondadori. Quelle attenuanti sono giustificate dall'"oggettivo rilievo delle attuali condizioni di vita individuale e sociale dell'imputato".

Bene. Le responsabilità pubbliche che formano il giudizio della magistratura, estinguendo il reato, lo obbligano oggi alla chiarezza dinanzi all'opinione pubblica e alla trasparenza dinanzi all'elettorato. Sempre più intenzionato a dare una dimensione internazionale alla sua leadership nazionale, Berlusconi può e deve avvertire l'urgenza di fare finalmente luce, in pubblico, sulla sua avventura imprenditoriale.

I soliti coriferi usano in queste ore le abituali formule per esorcizzare i fatti. Purtroppo i fatti appaiono molto ostinati e, in questo capitolo sulle irregolarità di Mediaset nell'acquisto dei diritti cinematografici, interpellano la natura stessa dell'azienda di Silvio Berlusconi. Che imprenditore è stato? E' legittimo chiederselo, è corretto chiederlo al capo del governo.

Egli stesso si è presentato agli italiani come l'"uomo del fare", come il campione di uno straordinario successo imprenditoriale costruito su buone idee, determinazione, capacità, "visione". Ora non importano le ipotesi di reato, le istruttorie, i processi, le prescrizioni, la legittima suspicione, le leggi Cirami e Cirielli che possono levargli dalle spalle quelle accuse anche a prezzo di qualche contorsione costituzionale.

Quel che conta da tempo è sapere se si può comprare un'auto usata da Silvio Berlusconi; se quel che ha detto di sé ha solide e verificabili fondamenta; se possiamo credere a quel che dice di noi e del nostro presente; se dobbiamo aver fiducia nel futuro che promette all'Italia. Ci sarà il tempo per comprendere e valutare la concretezza delle sue responsabilità penali, ammesso naturalmente che ce ne siano. Quel che conta oggi è che il presidente del Consiglio affronti la responsabilità che gli viene dal suo incarico pubblico e, superando il comprensibile imbarazzo, dica la sua sull'oscura rappresentazione del "miracolo Fininvest" che si è andata componendo a Milano. Una rappresentazione che non è stata elaborata a mano libera da un procuratore, ma ricostruita soprattutto con le sorprendenti testimonianze del management e dei consulenti Fininvest.

Tra questi, David M. Mills. L'avvocato, ora sospettato di essere stato "comprato" (testimoniò a favore di Berlusconi nei processi All Iberian, tangenti alla Guardia di Finanza, corruzione Sme), non è un avvocaticchio. Ascoltatissimo consigliere legale di imprese globali, marito del ministro inglese Tessa Jowell, fantasioso architetto di piramidi societarie e castelli finanziari, David M. Mills rivela ai procuratori di Milano di aver organizzato per Silvio Berlusconi le offshore della "tesoreria occulta" Fininvest (il cosiddetto "group B"). Mette al mondo le società che dovevano rimanere riservate "per destinare una parte del patrimonio privato di Silvio Berlusconi ai figli del suo primo matrimonio".

Mills crea così le società Accent e Timor che poi diventano Century One e Universal One. Fininvest sostiene che "quelle società non fanno parte del gruppo", Mills ammette dinanzi ai procuratori che i "beneficiari economici sono (come dimostrano le firme sulle contabili) Marina e Pier Silvio Berlusconi" pur se con un'operatività subordinata al "consenso di Gironi, Foscale e Confalonieri che rappresentano la volontà di Berlusconi". Ogni risorsa dalle società "in luce" defluisce nell'arcipelago sommerso del "group B".

"Nulla deve rimanere in Italia" è l'ordine che viene impartito da Milano a David Mills, e l'avvocato a Londra esegue. E' un marchingegno truffaldino che trucca la situazione patrimoniale. Svuota le casse della società quotata in Borsa ingannando i soci e i risparmiatori. Protegge la creazione di fondi neri. Il sistema è utile per sottrarre e dirottare su conti esteri, gestiti da fiduciari, più o meno 280 milioni di euro o per evadere, nel quadriennio 1996/1999, 124 miliardi di lire di imposte.

Se si dovesse credere a David Mackenzie Mills, sarebbe molto avventuroso comprare un'auto usata da Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio non può permettersi il silenzio. Chi governa un Paese deve a se stesso e ai governati parole limpide che cancellino finalmente ogni dubbio. Che imprenditore è stato Silvio Berlusconi è una domanda che merita una risposta.


(23 marzo 2005)

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luisa75
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Piccola scrivana fiorentina

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Postato: 23 Marzo 2005 alle 16:18 | IP Salvato Riporta luisa75

Trovo una parola sola da dire: INQUIETANTE!!!
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thohà
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La Madrina

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Postato: 24 Marzo 2005 alle 13:58 | IP Salvato Riporta thohà

Non so che dire. Ho un istintivo moto di rifiuto e repulsione per questa 'figura' politica.
Ci vuole coraggio per esprimere un parere su di lui e già questo, di per sé, non è bello: significa "aver paura". Come si fa ad aver fiducia quando si ha "paura"?

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