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gerardo Collaboratori


Registrato: 03 Novembre 2003 Residenza: Korea, North
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| Postato: 10 Febbraio 2006 alle 18:19 | IP Salvato
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"a Pola xe l'Arena/ la Foiba xe a Pisin
che i buta zo in quel fondo/ chi ga certi morbin”
(Canzoncina fascista antislava)
Due anni fa è stata istituita per legge “la giornata del ricordo” delle vittime delle foibe, a coronamento di una politica culturale fascista di rilettura storica nazionalistica, becera, che vorrebbe gli italiani brava gente, innocente e vittima, appunto, dei crimini dell’occupazione slava delle truppe partigiane comuniste di Tito. Una sorta di riequilibratura storica e morale dei crimini di guerra pesati sempre sul nazifascismo e sui loro diretti eredi. Alleanza Nazionale e MSI (con tutte le loro derivazioni), per intenderci. Coronamento a cui ha prestato il fianco una larga schiera politica, giunta ad abbracciare persino la sinistra moderata, ovvero i DS, Violante in primis.
Con grande scempio della Storia e della coscienza del popolo italiano sono stati sepolti decenni di occupazione e di crimini italiani in Slovenia e Croazia in nome di un nazionalismo revanscista e revisionista.
"Ho sentito dire che siete dei buoni padri di famiglia. Ciò va bene a casa vostra, non qui. Qui non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori." (Mussolini arringa le truppe stanziate in Montenegro)
L’Italia non è innocente. Né in Jugoslavia, né in Albania e Grecia, né in Africa.
Anche su internet potete trovare il documentario di Ken Kirby, Fascist legacy (L'eredità del fascismo), GB 1989, 100', v.o. con sottotit. in italiano, prodotto dalla BBC, comprato e mai trasmesso dalla RAI.
Buona giornata del ricordo.
__________________ La mente si rifugia nell'orrore.
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gerardo Collaboratori


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| Postato: 10 Febbraio 2006 alle 18:22 | IP Salvato
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Tanto per rinfrescare la memoria agli italiani brava gente:
(dal libro di Claudia Cernigoi, Operazione foibe a Trieste, Edizioni Kappa Vu)
(...)La storia di Trieste e della Venezia Giulia non è purtroppo molto conosciuta, neanche in zona, e spesso la gente tende a dimenticare che prima del 1° maggio del 1945 (giorno della liberazione di Trieste per mano partigiana) erano accadute un bel po’ di cose, la maggior parte delle quali di gran lunga peggiori delle peggiori azioni compiute nei 40 giorni di amministrazione jugoslava. Ma la maggior parte della gente, purtroppo, tende a dimenticare le cose avvenute prima, anche perché, come diceva il poeta Carolus Cergoly nella sua poesia sulla Risiera di S. Sabba: «Su, femo i bravi. / In fondo xe un brusar / Ebrei e Slavi». Così era la concezione mentale del triestino medio, che non visse male sotto il fascismo prima ed il nazismo poi, perché “non si occupava di politica”, innanzitutto, e poi era “italianissimo” ed “arianissimo”, ed in fin dei conti sotto il duce non ci mancava niente e poi i Tedeschi mettevano un po’ d’ordine ed in fin dei conti gli Slavi sono un popolo di bifolchi e gli Ebrei lasciamo perdere... così era, ma così, disgraziatamente, è ancora, almeno in parte.
A Trieste il nazionalismo italiano assunse delle connotazioni esasperate, con caratteristiche che saranno poi tipiche dello squadrismo fascista, già prima dell’inizio della prima guerra mondiale. I propugnatori di questo “ideale” furono gruppi irredentistici, legati soprattutto ad alcuni ambienti massoni di cittadini. Tra gli “ideologi” di questo irredentismo troviamo Ruggero Timeus il quale, dopo essersi autodefinito “irredentista-imperialista”, “militarista e conquistatore” asseriva: «A noi che la lotta abbia un carattere civile o anticivile non importa nulla... contro questi “ignari bifolchi” ...noi non possiamo rispondere con la severa coscienza nazionale... ma con l’odio che sussulta, che aggredisce, che affama... nell’Istria la lotta nazionale è una fatalità che non può avere il suo compimento se non nella sparizione completa di una delle due razze che si combattono... Se una volta avremo la fortuna che il governo sia quello della patria italiana, faremo presto a sbarazzarci di tutti questi bifolchi sloveni e croati...». Va precisato che nell’”Istria” Timeus comprendeva anche tutta la zona di Trieste, retroterra carsico compreso. Diceva ancora Timeus: «è dovere d’ogni popolo uccidere ogni imperialismo che non sia il suo», «noi accettiamo l’assioma germanico che la bontà di un’idea si dimostra con la forza» ed ancora: «l’italianità si afferma imponendola ai popoli stranieri. È questo un ideale che non si esaurisce che con la conquista del mondo».
Riteniamo a questo punto opportuno ricordare che al signor Timeus, propugnatore di simili “ideali”, è tuttora dedicata una via di Trieste...
Le idee di Timeus non erano solo sue, erano condivise da buona parte di quel movimento irredentista di cui si diceva prima, magari non in maniera tanto “estremista”, ma che comunque vedeva necessario stroncare i popoli slavi per fare spazio all’imperialismo italiano e che identificava nel plurinazionalismo asburgico il proprio nemico da eliminare.
Dopo la fine del primo conflitto mondiale le tappe della repressione “antislava” procedettero rapidamente: i soldati austroungarici prigionieri che rientravano a casa, soprattutto se slavi, vennero internati in campi di prigionia speciali e particolarmente duri, dove molti trovarono la morte per le privazioni e le malattie. (…)
Trieste ha anche un altro primato: «il 3 aprile 1919, a pochi giorni di distanza dalla fondazione dei fasci in piazza S. Sepolcro a Milano (23 marzo 1919), il fascio veniva costituito a Trieste». Cresce l’attività di violenza squadrista del neo-costituito partito fascista: nel 1920 a Trieste viene incendiato il centro economico, politico e culturale dei gruppi etnici sloveni e croati della città, il Narodni Dom, costruito all’inizio del secolo su progetto dell’architetto Max Fabiani, che ospitava al proprio interno una sede bancaria, un centro culturale, un albergo e la tipografia dei principali giornali sloveni, tra cui il quotidiano “Edinost”. L’edificio non verrà restituito, neppure dopo la Liberazione, alla comunità slovena della città ed oggi è trasformato in sede universitaria.
Tra il 1919 ed il 1922 i fascisti, finanziati dalla destra economica, «incoraggiati dall’alta burocrazia civile e militare, aizzati dalle campagne provocatrici e sciovinistiche del quotidiano “Il Piccolo” diretto da Alessi», compiono decine di azioni squadristiche contro centri culturali e politici di tutta la “Venezia Giulia”, incendiando e distruggendo sedi, redazioni di giornali, tipografie; aggredendo, picchiando ed anche uccidendo militanti politici (però vi furono violenze anche contro scolaresche e va citata la strage di Strugnano, del 19.3.21, dove i fascisti spararono dal treno contro un gruppo di bambini che giocavano, ne uccisero due e ne ferirono cinque, due dei quali rimasero invalidi per tutta la vita). (…)
Oltre le azioni squadristiche v'erano anche altri sistemi per attuare la “pulizia etnica”: ad esempio i dipendenti non italiani (Sloveni, Croati, Tedeschi...) delle amministrazioni pubbliche (ferrovieri, insegnanti, poliziotti...) vennero o allontanati mediante trasferimento in località all’interno del Regno, oppure addirittura costretti a licenziarsi. Contemporaneamente inizia la “riduzione” in forma italiana dei toponimi e dei nomi e cognomi “stranieri”, in modo tale da cancellare, ove possibile, anche la memoria dell’esistenza slava in queste terre. (…)
Il 6 aprile 1941 l’Italia sferra l’attacco alla Jugoslavia, arrivando alla creazione della “Provincia di Lubiana”, ed arrestando numerosi esponenti antifascisti sloveni, originari delle province di Trieste e Gorizia, che erano stati costretti all’esilio dalla repressione fascista. L’occupazione della Provincia di Lubiana, durata 29 mesi, fu contrassegnata da particolare durezza, tanto che esistono documenti del comando superiore delle Forze Armate italiane che recitano: «il trattamento da fare ai partigiani non deve essere sintetizzato dalla formula “dente per dente” bensì da quella “testa per dente”» e «si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno mai perseguiti. Perseguiti invece, inesorabilmente, saranno coloro che dimostrassero timidezza ed ignavia...». Già i1 27 aprile del 1941, a Lubiana, si era costituito l’Osvobodilna Fronta–Fronte di Liberazione che, basandosi su un accordo interpartitico di lotta contro gli invasori italiani, tedeschi ed ungheresi, ed appoggiandosi ad alcuni militari jugoslavi non disposti ad arrendersi, sviluppò azioni di lotta partigiana fin dall’inizio contro gli occupanti, collegandosi anche con elementi attivi nel Litorale sloveno, cioè nelle province di Trieste e Gorizia.
Delle repressioni compiute dai fascisti in Istria, in Slovenia e nell’entroterra triestino e goriziano durante il secondo conflitto mondiale, stragi, incendi di villaggi, deportazioni in campi di sterminio (che non erano solo tedeschi ma anche “italianissimi” come quelli di Arbe-Rab, in Dalmazia e di Gonars in Friuli), esiste ampia documentazione, tanto per citare delle cifre: «Dopo il 1941 l’occupazione italiana e poi tedesca di ampi territori jugoslavi (vengono annesse all’Italia la “provincia di Lubiana”, capitale slovena e la Dalmazia occupate) è particolarmente feroce e provoca sino al 1945 nei territori adriatici (Litorale) tra gli Sloveni e i Croati ed anche tra antifascisti italiani complessivamente 45.000 morti, 7000 invalidi, 95.460 arrestati, internati e deportati in campi di concentramento italiani e tedeschi, 19.357 case distrutte totalmente e 16.837 parzialmente (per lo più interi villaggi), il tutto con atrocità in cui si distinguono sia italiani che tedeschi».
Scrive Galliano Fogar: «II 7 ottobre (1943, n.d.a.) Berlino annuncia la conclusione dei rastrellamenti “nella regione di Trieste da parte delle truppe tedesche e di reparti fascisti: sono stati contati i corpi di 3.700 banditi uccisi. Altri 4.900 sono stati catturati fra cui gruppi di ufficiali e soldati badogliani". Un comunicato del 13 afferma che la “pace” è stata raggiunta grazie a più di 13mila banditi uccisi o fatti prigionieri... A parte la gonfiatura propagandistica delle cifre, il numero delle vittime è stato altissimo e fra esse buona parte è di inermi civili.(...) “L’impeto dei tedeschi è meraviglioso” commenta il quotidiano triestino “Il Piccolo”. Raccontando l’odissea di un gruppo di prigionieri liberati dall’intervento germanico, il cronista rileva che gli scampati, mentre si dirigono verso Trieste, possono constatare che “ogni casa ha uno straccetto bianco di resa e tutti i rimasti salutano romanamente chiedendo pietà” (questo si riferisce alla zona di Pinguente, in Istria, n.d.a.). Dopo il passaggio delle truppe tedesche, il giornale riferisce che è tornata la tranquillità e giustifica lo strazio della cittadina di Pisino, osservando che “dure misure sono state provocate” dalla resistenza dei partigiani...».
Nella provincia di Trieste furono bruciati per rappresaglia i paesi di Mavhinje-Malchina, Čerovlje-Ceroglie, Vižovlje-Visogliano, Medjevaš-Medeazza, Mačkovlje-Caresana, Gročana-Grozzana.
Anche nella città di Trieste furono compiuti diversi eccidi di rappresaglia, di cui i più noti sono i seguenti: 3 aprile 1944: 71 fucilati al poligono di Opčine Opicina; 23 aprile 1944: 51 impiccati nell’edificio del Conservatorio di musica di via Ghega; 29 maggio 1944: 11 impiccati a Prosek-Prosecco; 18 settembre 1944: 18 ostaggi fucilati od impiccati; 21 settembre 1944: 5 fucilati della “missione Molina”; 28 marzo 1945: 5 impiccati in via D’Azeglio; 28 aprile 1945: 20 fucilati al poligono di Opčine-Opicina. Ed abbiamo qui citato solo gli eccidi di maggior rilievo, senza contare i morti (dai 3 ai 5.000) della Risiera di S. Sabba, le migliaia di deportati nei lager tedeschi, sia Israeliti (tra cui gli 80 Ebrei prelevati dall’ospizio della Pia Casa Gentiluomo ed i 25 prelevati dall’Ospedale Psichiatrico di Trieste), sia militari che non avevano voluto collaborare con la Repubblica di Salò ne con il Reich tedesco, sia partigiani e resistenti che semplici civili.
(…)
Ma ce n'è ancora molto...
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mimmot Redattore


Registrato: 29 Settembre 2004 Residenza: Italy
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| Postato: 10 Febbraio 2006 alle 19:55 | IP Salvato
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E' da ricordare, nella gerarchia delle responsabilità e delle colpe che condussero alla tragedia delle foibe, che il progetto del maresciallo Tito era il ribaltamento o il rovesciamento del progetto a lungo praticato dall'Italia prefascista e fascista.
Si comincia dall'annessione dell'Istria e del Carnaro dopo il 1920, terre mistilingue a prevalenza slava.
Prosegue con la persecuzione di sloveni e croati, impediti a usare la loro lingua, repressi, espropriati e giustiziati quando si ribellavano.
"Cinquecentomila barbari slavi", diceva Mussolini, non valevano"cinquantamila italiani".
Di lì a poco anche la modifica dei cognomi, la rovina dei contadini slavi, gli espropri e la liquidzione delle cooperative e delle assoiazioni croato-slovene.
Con massiccia immissione di "sangue italiano"nelle terre abbandonate dai proprietari non italiani.
Poi vennero le aggressioni fasciste, il sostegno ad Ante Pavelic e agli Utascia, l'occupazione del Montenegro e della Dalmazia, i 202 lager italiani che fecero migliaia di vittime, le rappresaglie e le torture contro gli slavi in rivolta, i villaggi bruciati.
Tutte cose deplorate dal Vescovo di Trieste, Antonio Santin, che assisteva, tra l'altro impotente alla sostituzione del clero slavo con sacerdoti fedeli all'Italia fascista.
Dunque, l' antecedente che causò la ferocia titina fu, senza dubbio, la ferocia italiana.
Questo andrebbe ricordato per bene nel "rifare" la storia, senza sconti per neofascisti e post, divenuti paradossalmente "campioni" della causa giuliana.
__________________ L'erbaccia è una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù.
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gerardo Collaboratori


Registrato: 03 Novembre 2003 Residenza: Korea, North
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| Postato: 10 Febbraio 2006 alle 21:51 | IP Salvato
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Stamattina, ad Unomattina, ho sentito una cosa aberrante. Ormai non c'è più limite allo scempio. In un clima di televisiva commozione (e commemorazione emotivamente partecipata, quasi da copione), dagli studi RAI di Trieste interveniva nella discussione una donna che raccontava, col pathos di una tragedia che esige giustizia e sdegno pubblico, la sua vicenda personale negli anni della guerra. Ebbene, questa donna diceva di essere andata in vacanza con la sua famiglia a Cherso, che è un'isola croata, in Dalmazia, nel '44... (in vacanza... mentre milioni di persone, in tutto il mondo, pativano la fame e la violenza della guerra). Cherso era italiana, ma fu "occupata" - secondo le parole della donna - dalle truppe jugoslave di Tito che nel giro di una notte cacciarono via tutte le autorità italiane isolando, di fatto, i civili italiani che rimasero senza più contatti e viveri. La LIBERAZIONE avvenne per mano dei tedeschi... A questo punto non ho più resistito e ho spento la tv ché era troppo, sentire con quanta normalità passasse in un programma televisivo di tale portata l'assunto che il tedesco è il liberatore e lo slavo l'occupante criminale. Placida e spudorata mistificazione storica, etica e morale.
E da quando riprendersi le proprie terre è sinonimo di "occupazione"?
...
Che Luca Giurato fosse una me.rda si sapeva, ma un pizzico di senso critico alla Maggioni glielo davo ancora. Triste smentita.
__________________ La mente si rifugia nell'orrore.
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spizzoinbuca Membri Standard

Registrato: 21 Ottobre 2005
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| Postato: 11 Febbraio 2006 alle 18:49 | IP Salvato
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Parlare con la carta manipolata da anni di imbroglio e raggiri per nascondere la verità orribile è facile.
Si da il caso che mio padre fosse di Capodistria e che abbia vissuto la vergogna delle Foibe.
Uomo di sinistra si è sempre vergognato dei comunisti italiani e iugoslavi che non per ideologia, non per ragioni politiche o di di patria ma solo per ragioni economiche e di tornaconto personale fecero sparire in modo orribile migliaia di innocenti che nulla avevano a che vedere nè con il fascismo nè con il comunismo.
Mio padre partigiano fuggì dagli orribili delitti dei partigiani e dei comunisti italiani.
Qualche anno prima di morire mi parlò delle foibe di cui non mi aveva mai parlato ... e mi raccontò degli orrori di uomini italiani e jugoslavi che si dicevano comunisti e partigiani che uccisero, stuprarono, rubarono ...
Mio padre è morto e per gli infami che hanno ricoperto la vicenda di falsità è un altra vittoria per la manipolazione finale di una orribile realtà seppellita da delinquenti comuni che sono poi diventati"eroi".
La vergogna oggi è che ci sia gente che cerca di trovare giustificazioni a una decimazione di massa che nulla ha da invidiare all'olocausto ebreo ... anzi!
Parlate con le carte, parlate pure, la storia ha sempre vissuto di orribili manipolazioni ... ma la realtà resta nelle voci di coloro che tramandano la testimonianza di chi ha vissuto in prima persona l'orrore commesso dai tanti eroi del dopoguerra.
Vergogna! Vergogna! Vergogna!!!
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mimmot Redattore


Registrato: 29 Settembre 2004 Residenza: Italy
Stato Connessione: Disconnesso Messaggi: 5954
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| Postato: 11 Febbraio 2006 alle 19:21 | IP Salvato
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Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire!!!
Dunque, l' antecedente che causò la ferocia titina fu, senza dubbio, la ferocia italiana.
Questo andrebbe ricordato per bene nel "rifare" la storia, senza sconti per neofascisti e post, divenuti paradossalmente "campioni" della causa giuliana.
Hai letto quello che avevo scritto??
allora, prima di far vergognare me, VERGOGNATI tu per il tuo modo rozzo di rispondere.
__________________ L'erbaccia è una pianta di cui non sono state ancora scoperte le virtù.
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spizzoinbuca Membri Standard

Registrato: 21 Ottobre 2005
Stato Connessione: Disconnesso Messaggi: 5
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| Postato: 11 Febbraio 2006 alle 19:56 | IP Salvato
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Mi hai frainteso.
La vergogna che io richiamo è verso chiunque abbia tentato di nascondere o giustificare l'ingiustificabile, vergogna è per chi oggi strumentalizza per scopi politici o peggio, vergogna e per chi parla senza sapere.
Vergogna per i falsi eroi di allora e vergogna per i falsi moralisti di oggi.
Nessuno sconto nè per i fascisti nè per i comunisti. Ripeto per quello che ho avuto modo di conoscere dalla viva voce di chi ha vissuto in quel periodo non posso e non ritengo giusto dare alcuna connotazione politica a questa squallida orribile storia e condanno il silenzio di allora e l'assurdo clamore di oggi.
Ricordo in silenzio ... questo auspico.
Mi dispiace se ti sei sentito offeso, non era mia intenzione indirizzare la mia vergogna verso di te o verso gerardo, e vi chiedo scusa se vi ho offeso; ma anch'io sento con imbarazzo le chiacchiere e le falsità di oggi.
Ripeto trovo assurdo fare politica su un massacro che di politico non aveva proprio nulla.
Penso che le migliaia di morti innocenti (specialmente le donne e i bambini che proprio non c'entravano nulla) non troverebbero molto giusto sentire le giustificazioni alla ferocia di allora nè troverebbero serenità nelle strumentalizzazioni di oggi.
E' giusto lasciarli dormire in pace ricordandoli, per sempre, in silenzio.
Solo questo era il mio messaggio.
P.s. Cosa c'è di rozzo in tutto ciò?
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gerardo Collaboratori


Registrato: 03 Novembre 2003 Residenza: Korea, North
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| Postato: 12 Febbraio 2006 alle 19:59 | IP Salvato
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Con tutto il rispetto per il dolore personale, non posso fare a meno di ribadire un concetto molto semplice: che la Storia non può essere mistificata per interessi di parte. Non si tratta di giustificare qualcuno, ma di essere intellettualmente onesti e di prendersi ognuno le proprie responsabilità.
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641660 Membri Oro


Registrato: 05 Dicembre 2004 Residenza: Italy
Stato Connessione: Disconnesso Messaggi: 923
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| Postato: 12 Febbraio 2006 alle 20:01 | IP Salvato
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Lascia spizzoinbuca, sei capitato in un covo della sinistra...tra gente che legge e interviene solo quando ne giova la propria fede politica.
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gerardo Collaboratori


Registrato: 03 Novembre 2003 Residenza: Korea, North
Stato Connessione: Disconnesso Messaggi: 8445
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| Postato: 12 Febbraio 2006 alle 20:15 | IP Salvato
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641660 ha scritto:
Lascia spizzoinbuca, sei capitato in un covo della sinistra...tra gente che legge e interviene solo quando ne giova la propria fede politica.
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Almeno io leggo...
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