Una parentesi più aperta al grande pubblico questo film di Bogdanovich, che tuttavia mantiene buoni standard di qualità, una storia toccante quanto efficace nel narrare la vita di Rocky Dennis, nato con una rara malattia che ha causato evidenti malformazioni al suo volto e che secondo i medici, ne riduce drasticamente l'aspettativa di vita, come al solito Bogdanovich dimostra il suo talento nella scrittura, impostando un film che ripudia ogni retorica e punta su un realismo secco e senza fronzoli, evitando momenti troppo lacrimosi o spiegoni inutili, contestualizzando fin da subito la vita di Rocky, il suo rapporto con una madre dalla salute mentale altalenante, che alterna momenti di lucidità e particolare affetto a ricadute nella dipendenza da sostanze psicotrope, portandola a distacco ed attacchi d'ira anche nei confronti di Rocky.
Interessante la descrizione dei contesti sociali, quello della scuola, nella quale il ragazzo entra col parere contrario del preside, che avrebbe insistito per un istituto per ragazzi con problemi simili ai suoi, smentendo clamorosamente ogni previsione e finendo per dare ripetizioni agli altri ragazzi, andando a smorzare l'iniziale stigma nei suoi confronti causato dal suo aspetto, che causa un approccio freddo da parte dei compagni, come si vede in quella scena dell'introduzione in classe, efficacemente sdrammatizzato dall'autoironia di Rocky, ma anche qualche amaro episodio di bullismo, che viene subito corretto dagli amici della madre, biker grandi, grossi e rozzi ma con un cuore d'oro.
Poi c'è la toccante parte della storia d'amore al campus per ciechi, dove Rocky conosce Diane, interpretata da una giovane Laura Dern, una ragazza non vedente con cui inizia una relazione che dopo l'iniziale idillio al campus, verrà più volte ostacolata dai genitori di lei, non perfettamente a loro agio con l'aspetto di Rocky, che più avanti proveranno a tagliare ogni contatto tra i due.
E poi c'è quella parte finale toccantissima, che dosa bene il dramma, che lascia col magone, che concentra tutte le sensazioni del film in pochi momenti, l'amarezza di non aver fatto quel tanto desiderato viaggio, la consapevolezza di aver vissuto a pieno, l'arrivo quasi inaspettato dell'evento a cui quasi non si credeva più, ed a tal proposito, in questo film Cher è eccezionale.
Niente male, un biopic intelligente gestito dalla regia sapiente di Bogdanovich che gestisce bene le emozioni, senza mai calcare la mano su sentimentalismi gratuiti, anzi.