Ho apprezzato molto questo neo noir di Wenders, soprattutto per il suo approccio peculiare, un certo spirito destrutturante, che mi ha ricordato il cinema di Altman, "Il lungo addio", in particolare, per il suo tratteggiare un protagonista così inadeguato al punto da riservare anche qualche sequenza con un po' di ironia tra le righe, alternando sapientemente una componente drammatica decisa, ponendo il forte dilemma riguardante il futuro del protagonista, o meglio, l'incertezza del futuro, visti i pareri contrastanti degli specialisti riguardo la sua malattia, ed allo stesso tempo quello spirito ormai coraggioso per giocarsi le sue ultime cartucce ed assicurare un futuro agiato alla famiglia, è così che Jonathan, corniciaio di mezza età, evidentemente disilluso dalla vita e con notizie non troppo confortanti sul suo stato di salute, finisce in questo giro di loschi favori per conto di un gangster parigino, ed a tal proposito è interessantissima la messa in scena che Wenders propone, una componente visiva straniante, con una Friburgo buia, nella quale sono in risalto queste luci al neon verdi ed ocra, con contrasti netti ed un saltuario uso della silhouette, una Parigi volutamente brutta, lontana dalla visione cartolinesca che spesso il cinema gli ha affibbiato, in cui la Tour Eiffel si vede soltanto come uno sfondo lontano, ambientando l'azione tra i grigi palazzi della periferia ed una sporca e buia metropolitana, una visione che in fondo potrebbe coincidere con quella del protagonista, che vede un futuro privo di speranza davanti a sé.
E poi c'è l'elemento da buddy movie, col rapporto tra i due protagonisti, Jonathan, il corniciaio ed appunto il cosiddetto amico americano, Tom, inizialmente freddo per l'approccio diffidente di Jonathan ma che poi troverà una svolta nell'aiuto di Tom per sbrigare quelle losche faccende, andando a rimarcare la forte solitudine dei due, il rapporto di forte incomunicabilità che ha Jonathan con la moglie, che sembra continuamente non apprezzare i suoi sforzi e verso la quale non riesce a dire la verità, ma anche un senso di colpa nei confronti delle recenti azioni, e la condizione di immigrato di Tom, così solo nella sua grande dimora, che in fondo, vorrebbe soltanto un amico, arrivando a trasgredire pericolosi accordi che potrebbero anche costargli la vita, ma il tempo per Jonathan è limitato.
Tante splendide sequenze, su tutte, quelle dei due omicidi sono delle chicche assolute, il primo nella metro a Parigi, così anticonvenzionale, col protagonista totalmente goffo, che arriva ad addormentarsi mentre pedina il bersaglio, barcollando fino alle scale mobili dopo essere anche inciampato e sparando alle spalle, praticamente vengono ribaltati tutti gli archetipi del noir, il secondo in treno con la collaborazione di Tom ed una tensione più presente, ma comunque con una componente antispettacolare marcata, arrivando all'ironicissimo momento del controllore, che pensa Jonathan stia facendo il furbetto in bagno per sfuggire al controllo, quando in realtà nasconde un cadavere, o ancora, gli splendidi momenti finali, in cui l'ambientazione cambia totalmente, si passa dal buio della città con le sue luci al neon a quella gigantesca spiaggia così radiosa, una visione quasi paradisiaca che anticipa il triste destino di Jonathan.
Affascinante, suggestivo, decadente, introspettivo, un noir che gioca con gli stessi stilemi del genere modellandoli a suo piacere per creare una storia d'amicizia e solitudine, di bisogno e timore, francamente, stupendo.