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IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE regia di Jean-Pierre Jeunet

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stratoZ     6½ / 10  03/08/2026 12:20:27 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Cult di inizio anni 2000, ormai ampiamente entrato nell'immaginario collettivo, è un film che apprezzo, ma per cui non stravedo, tra i migliori di Jeunet, autore che spesso col suo stile così colorato, arzigogolato, ridondante, non mi convince a pieno, seppur abbia dalla sua parte alcuni film che ritengo riusciti, ma andiamo con ordine.

La cosa migliore del film è proprio la protagonista, francamente, scritta molto bene, le avventure di Amelie si seguono con interesse, ed anche tanta empatia proprio per la caratterizzazione del personaggio, la dolcezza con cui è descritta, la sua timidezza, il suo buon cuore, il background così approfondito, come il rapporto con i genitori, con la madre persa troppo presto ed un padre che, nonostante la buona fede, è un blocco di ghiaccio e non è mai riuscito ad essere affettuoso nei confronti della figlia, il tutto confluisce in una narrazione che racconta come Amelie decida di iniziare a fare del bene ad altre persone senza neanche prendersene il merito, la buona azione incondizionata, andando a creare un montaggio parallelo delle vicende dei personaggi, che sia il giovane ragazzo che lavora dal fruttivendolo, alle prese con un proprietario dispotico e sgarbato, che sia la sua collega di lavoro, estremamente ipocondriaca, ma che sembra risolvere pian piano i suoi problemi una volta che nasce un flirt con un bizzarro cliente del bar, partendo dal simpatico episodio dell'uomo che abitava nell'attuale appartamento della protagonista a cui consegna in anonimo quella scatola piena di ricordi della sua infanzia.

Ed ovviamente, tra i momenti migliori vi è pure la storia dell'infatuazione di Amelie nei confronti di questo ragazzo, i fugaci incontri che non riescono mai a concretizzarsi, i tentativi della protagonista di riuscire ad entrarci in contatto, anche tirandosi fuori sul più bello per la sua timidezza e la paura di sbagliare, ecco l'empatia nei suoi confronti in quei momenti raggiunge il picco, Amelie diventa una validissima rappresentante degli introversi, di quelli con una certa ansia sociale, che hanno paura di farsi avanti, dalla spiccata sensibilità e proprio per questo, intimoriti dalla possibilità di essere feriti, e proprio per questo risulta estremamente umana, e la parte finale è un abbraccio malinconico per lo spettatore, sotto questo punto di vista, è un film che valorizza le emozioni, e difficilmente lascia indifferenti.

Allo stesso tempo, per puro gusto personale, io non apprezzo lo stile del film, a partire dai colori che con questo filtro molto pop, questo verde acetato spiattellato su tutto, il giallo ottone estremamente invadente, così come lo stile che spesso e volentieri è ipertrofico, stracolmo di dettagli, il narratore esterno, che specie nella prima parte è invadentissimo, proponendo una carrellata di situazioni a cui è quasi difficile stare dietro, la stessa regia che si dedica ad evidenziare questa componente sopra le righe, giocando con le esagerazioni, un'ironia iperbolica che tra aneddoti e battutine raramente mi ha colpito, si salvano le ambientazioni, in una Parigi lontana dagli spot più inflazionati, tra i vicoletti di Montmartre e queste casette strette, molto pittoresche.

Nel complesso è comunque un discreto film, per cui non vado matto soltanto per gusti personali, ma almeno narrativamente, lo apprezzo parecchio.