Film che adoro particolarmente, a mio parere il migliore di Jarmusch, anche se la concorrenza sarebbe abbastanza agguerrita, era il 1995 e sicuramente girava qualcosa di buono, perché a pensarci bene proprio in quell'anno diversi registi hanno sparato le loro migliori cartucce, fateci caso, nel 1995 è uscito il miglior film di Fincher, il miglior film di Michael Mann, il miglior film di Bryan Singer, il miglior film di Kusturica, il miglior film di Kassovitz, magari non il migliore, ma tra i migliori di Scorsese, Gilliam, Kathryn Bigelow, un'annata straordinaria, di cui è comunque protagonista anche lo stesso Jarmusch, "Dead man" è uno splendido acid western, un film esistenziale e meditativo, lisergico e trascendentale, che parte da un soggetto molto semplice, quello di un contabile, tale William Blake, volutamente omonimo del poeta, che va in treno in questo posto dell'Arizona per iniziare il lavoro che gli era stato promesso, ma le cose non vanno per il verso giusto e tra una delusione e l'altra, finirà per uccidere un uomo per autodifesa, mentre era finito a letto con la compagna di quest'ultimo, scatenando la vendetta del padre, che per un'ironica casualità è lo stesso datore di lavoro che lo aveva mandato via poche ore prima, che gli metterà addosso tre temibilissimi cacciatori di taglie, oltre che le forze dell'ordine, da qui, durante la sua fuga, incontra quest'uomo indiano, che si fa chiamare "Nobody", che gli comunica che ha un proiettile troppo vicino al cuore per essere estratto, essendo di fatto, condannato a morte.
Da qui inizia un lungo e dilatato viaggio per le terre desolate del west, un viaggio senza alcuna meta, e senza precisi riferimenti temporali, il montaggio impone un ritmo continuamente spezzato, con brevi scene aperte e chiuse da rapide dissolvenze, con i due, William e Nobody, che vagheranno per non essere beccati dai cacciatori di taglie, col progredire della narrazione vi è un'interessante evoluzione del personaggio, inizialmente pavido e tirato, con occhiali e vestiti formali, andrà pian piano ad abbracciare uno stile di vita più selvaggio, in cui dovrà combattere con una natura ostica e terribili tipi alle sue calcagne, arrivando ad essere capace di uccidere a sangue freddo, una trasformazione che va di pari passo alla consapevolezza dell'avvicinarsi della fine, la percezione del rischio che diminuisce, la sentenza che genera una sostanziale reazione, ed allo stesso tempo, avvicinandosi alla cultura nativa di Nessuno, intraprendendo un percorso spirituale che mostra una nuova visione della vita, della morte e di questo continuo ciclo, fino al rito finale, in una scena straordinaria per poesia e messa in scena, nella quale si compie il rito definitivo.
Ma ciò che stupisce, come spesso accade in Jarmusch, è l'approccio, il film sta ben lontano da momenti lacrimosi, da retorica e miele aggratis, Jarmusch condisce il tutto con una spiccata ironia, evidenziabile in tanti momenti, dai siparietti riguardanti i tre cacciatori di taglie, ad alcune uscite di Nobody, ironia che si mischia alla morte, andando a creare questa bellissima atmosfera rarefatta, un far west desolato, tra boschi fitti, spesso mostrati al buio, vista la prevalenza di ambientazione notturna, in cui la morte ci ricorda con costanza la sua presenza, con anche inquadrature che sono una gioia per gli occhi, mi viene in mente quel campo largo col teschio del bisonte in primo piano e sullo sfondo i due che camminano, o ancora i momenti sul fiume con l'inquadratura della canoa vista da lontano, con le acque placide spezzate dall'incedere dell'imbarcazione, probabile riferimento semantico all'attraversata di Caronte, ad altre sequenze di stampo più lisergico, come l'incontro col cerbiatto morto, toccante e che porterà a numerose visioni, tra dissolvenze e sovrapposizioni d'immagine, fino a momenti di stampo più gore, tra la testa spappolata dell'ufficiale al cannibalismo dei cacciatori di taglie.
A completare l'insieme, c'è quella meravigliosa colonna sonora di Neil Young, uno dei miei artisti musicali preferiti di sempre, qui con la sua chitarra acida ad improvvisare, ripetendo poche note, con un suono ipnotico e corrosivo che accompagna costantemente le avventure dei personaggi donando ancora di più una componente straniante alla pellicola, contribuendo ad alimentare quest'atmosfera sospesa.
Film straordinario, particolarmente esperienziale, un viaggio verso la fine che prende tratti esistenzialisti, con un Johnny Depp che fornisce un'interpretazione convincentissima, molto meno sopra le righe di quello a cui ci abituerà in futuro, sentita, toccante, per un film che trovo favolosamente poetico.