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PINK FLAMINGOS regia di John Waters

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stratoZ     8½ / 10  30/07/2026 14:08:40Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Pietra angolare del trash, l'exploit di John Waters che qui regala la sua pellicola più di culto, scatenando tutta la sua verve, la quintessenza del disgusto, a partire dallo stesso soggetto che appunto narra di questa competizione nell'essere la persona più disgustosa al mondo, titolo attribuito dalla stampa a Divine, criminale che vive nel totale degrado in una roulotte assieme alla madre, altro personaggio particolarissimo, un'anziana obesa che passa tutto il giorno dentro un box per bambini e mangia solo uova, con la fissazione per l'uomo delle uova, che finirà addirittura in matrimonio, il figlio, un pervertito con strane tendenze sessuali, protagonista di alcune scene assurde e Cotton, una sua amica che è una guardona, questo status di "filthiest person alive", causerà l'invidia da parte dei coniugi Marble, che faranno le peggiori malefatte pur di ottenere quel titolo, a proposito dei coniugi, anche la loro descrizione è molto sobria, si fa per dire, sono una coppia di benestanti, che rapisce giovani donne, le rinchiude in cantina, le fa violentare sessualmente dal maggiordomo, e poi fa nascere i bambini per rivenderli, lasciandole morire di parto, che idea di business, nel frattempo investono in altri traffici illeciti tra cui quello della cocaina rivenduta nella scuola elementare.
A livello di significato, nell'insieme considero il film una sorta di inno alla libertà, Waters propone uno scenario agli antipodi delle rappresentazioni romanzate americane, becca proprio il punto più lontano possibile, quello che qualsiasi altro americano non aspirerebbe mai a toccare, eppure descrive la grottesca famiglia in una bolla di assoluto menefreghismo dei preconcetti, delle convenzioni, delle imposizioni, dei dogmi, di qualsiasi barlume di perbenismo possa esserci, e questo, li rende liberi, li riporta ad uno stato brado irraggiungibile dall'uomo esposto e cresciuto nella società consumistica, impositiva e moralista, e gli apici di disgustosità raggiunti, sottolineando questa libertà assoluta, ma allo stesso tempo, anche avere questo status non poi così desiderabile, può provocare delle gelosie, la fama accumulata, seppur in negativo, da Divine, fa gola ai coniugi Marble, colti da una forte euforia di diventare noti come Divine, e la loro situazione economica, essendo benestanti, è in fondo una rappresentazione del capitalismo più spietato che arriva ad inglobare anche la controcultura più improbabile, anche la fama più meschina, più ripugnante, affascina i coniugi, anche far parlare di sé in maniera estremamente negativa, in fondo è comunque far parlare di sé. Ed inoltre, la parte finale, col processo sommario e l'omicidio, tutto ripreso dalla stampa, è una conferma della complicità dei media nell'alimentare questa attutidine.

Ed il film si fa ricordare per una serie di sequenze ben oltre il limite dell'eccesso, Waters fa di tutto per mostrare ciò che potrebbe dare fastidio allo spettatore, va oltre il ripugnante, tra la scena del sesso con i polli nel mezzo, una delle perversioni del figlio della protagonista, che finiranno per graffiare i corpi dei due, alle terribili scene nella cantina dove il maggiordomo insemina le donne rapite, con annesso vomito di una sopra l'altra mentre lui si masturba, o ancora la fellatio tra madre e figlio, la festa di Divine con questo qua che ha un deretano estesissimo e riesce a creare melodie, ed ovviamente quella scena durante i titoli di coda, fatta così, senza stacchi, che devasta di disgusto lo spettatore.

Dallo stile underground, simil amatoriale, è un film con una tecnica, anche volutamente, molto grezza, una recitazione esagerata che spesso sembra sfociare nel comico, ed un'immagine spesso piena di rumore, eppure tutti questi elementi, aggiungono ulteriore fascino, rendono ancora più reali le shockanti sequenze messe in atto.

Provocatorio, grottesco, estremamente sopra le righe, che vuole causare il voltastomaco allo spettatore a tutti i costi, un cult gigante del trash.