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LOS COLONOS regia di Felipe Gálvez

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stratoZ     6½ / 10  28/07/2026 12:42:35 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Discreto film di Galvez, un western revisionista che si scaglia contro il colonialismo e l'imperialismo, spostando il focus non nel Far west americano, quanto in una frontiera ancora più remota, quella della terra del fuoco, siamo tra Cile ed Argentina, lontani dai deserti e dai colori caldi delle ambientazioni tipiche del genere, domina una componente fredda ed angusta, un cielo plumbeo ed un grigiume invadente, è qui che sotto ordine di un ricco imprenditore, tre uomini vanno a reclamare le terre promesse dal governo cileno, la prima parte è un road movie in cui le personalità dei tre vengono approfondite, a partire dallo stesso uomo meticcio, facente parte dell'etnia nativa del posto, silenzioso e succube dei pregiudizi degli altri due uomini, pieni di sé e con una presunzione di superiorità, in fondo, gli altri due sono dei convinti colonialisti, uno inglese l'altro americano, anche veterani di altre guerre, soggetti emblematici della mentalità del tempo, col progredire della storia il film diventa sempre più cruento, arrivando a mostrare dei veri e propri massacri della popolazione indigena del posto, per reclamare queste terre, spargendo crudelmente sangue di innocenti e di fatto compiendo un vero e proprio genocidio nei confronti della tribù Onas.

Altro importante elemento della pellicola è la parte finale, ambientata qualche anno dopo i fatti cruenti, in cui vi è quel momento consolatorio in cui il governo decide di indagare su quello che è successo, mostrando un nuovo tipo di colonialismo che ha deposto le armi ma tenta di inglobare culturalmente i nativi, probabilmente per pulirsi la coscienza, ancora più probabilmente per ripulire l'immagine di un governo complice del genocidio agli occhi di un contesto che stava iniziando a farsi qualche domanda, andando tuttavia a cancellare, sminuire, quella porzione di storia così disumana, così terribile.

Discreta messa in scena, vuoi per la fotografia e le ambientazioni, così desolate, sperdute, quasi mistiche in certi punti, vuoi per l'ottima regia che privilegia campi lunghissimi, quasi a distaccarsi completamente dal comportamento dei personaggi, mostrando anche le infinite pianure dell'estremo sud america, un buon ritmo ed una critica storico sociale molto forte, niente male.