Western di Corbucci con molte somiglianze al precedente "Il mercenario", a partire dall'ambientazione, quella del Messico di inizio novecento in preda alle turbolenze rivoluzionarie, ma anche per il ruolo di Franco Nero, nel precedente era "Il polacco", qui è "Lo svedese", ma cambia poco il succo, fa sempre il ruolo del mercenario che si schiera dalla parte di chi lo paga, forse forse, qui riesce a sviluppare un po' più di empatia nei confronti degli alleati, arrivando a stringere un minimo di amicizia con El Basco, un buon Thomas Milian che interpreta un personaggio novizio, che passa dall'essere un umile lustrascarpe a, per una serie di coincidenze, diventare un uomo di punta della rivoluzione, la sua trasformazione del personaggio mostra una vera e propria parabola che passa dall'essere estraneo ai fatti, all'abbracciarne gli ideali, fino ad una certa disillusione nei confronti dello stesso generale che stava servendo, tale Mongo, capo dei rivoluzionari che tuttavia sfrutta gli ideali e la sua posizione solo per fare soldi.
Il viaggio intrapreso dal duo protagonista, col fine ultimo di trovare questo professore capace di aprire la famigerata cassaforte, diventa uno spunto di riflessione politica, sulla rivoluzione stessa, sul contrasto tra idealismo e pragmaticità, il professore è uno di quei teorici con un gran numero di seguaci che rifiuta la violenza a tutti i costi, e nel corso della sua avventura ci proverà costantemente a restare incollato a questi ideali, il problema è che il contesto è estremo, ed arriva ad un punto dove per tutelare la propria sopravvivenza, diventa necessario praticare la violenza, introducendo anche interessanti dialoghi, soprattutto quelli che intraprende col suo esercito, sul non utilizzare metodi dispotici per non diventare ideologicamente come quelli che combattono, come il vecchio sistema, eppure alla fine, l'uomo nel momento di estremo bisogno, quando messo spalle al muro, sarà costretto a tutelarsi.
Diverse belle sequenze, a partire dal primo agguato al generale da parte delle forze rivoluzionarie a scene in cui la tensione si fa ben presente, come quella del passaggio del fiume, con i due che attraversano il posto di blocco militare fingendo di essere frati che portano la bara con dentro uno del loro ordine, o i confronti della seconda parte con lo stesso generale Mongo, che viene violentemente crivellato di colpi in una scena ben cruenta.
Film tutto sommato discreto, da menzionare la solita bella colonna sonora di Morricone e la canzone principale che si ripete in più parti.