-"Mom, are you a serial killer?" -"The only "serial" I know anything about is Rice Krispies."
Altra bella commedia di John Waters, forse uno dei suoi prodotti più divertenti della seconda fase di carriera, frizzante, cinico, dissacrante, che tramite una storia lineare quanto semplice riesce a trattare svariati argomenti, con le sue solite frecciate alla società americana e qui anche uno sfacciato citazionismo che mostra l'amore per i film di genere.
Kathleen Turner domina la scena, perfettamente calata nella parte di questa madre di una famiglia quasi perfetta, col marito dentista, una casa enorme nel bel mezzo dei sobborghi di Baltimora, la zona bene per intenderci, due figli e la passione per gli uccellini a cui da a mangiare nel suo verde e rigoglioso prato, un'apparenza così idilliaca che abilmente nasconde la vera natura del personaggio e la sua tendenza per l'omicidio, andando a scandagliare l'individualismo estremo del personaggio, che in fondo rappresenta una middle class americana totalmente imbevuta nei propri principi, con dei fattori scatenanti minimi, che sia un professore critico col figlio, che sia una signora che non ha riavvolto il nastro prima di riportare il vhs al figlio, che sia il ragazzo della figlia che l'ha fatta soffrire, che portano a giustificare l'omicidio, secondo una morale alquanto singolare, all'interno di questa critica viene introdotta anche l'estrema ipocrisia di fondo, con la donna che è una religiosa praticante, chiedendo alla famiglia di recitare la preghiera prima di un pasto e andando a messa tutte le domeniche.
La narrazione procede con una serie di situazioni al limite, tra il demenziale e la nerissima ironia intrinseca, Waters non rinuncia nemmeno al gore, citando anche esplicitamente diversi film horror di cui il figlio è un grande fan, mettendo in scena omicidi anche parecchio cruenti, come quello del ragazzo della figlia, infilzato dall'attizzatoio da camino, che gli porta via il fegato, o l'amico dei figli, preso a fuoco davanti a tutti durante un concerto metal, fino ad arrivare alla signora uccisa a colpi di bistecca mentre canta una canzone di "Annie",inserendo anche numerosi personaggi iperbolici che sembrano sfaccettare la società americana, dalle varie vecchiette rimbambite, come la vicina che non riesce a fare la spesa, ai poliziotti stessi, devo dire, i meno efficienti della storia, che nonostante prove evidentissime tardano moltissimo ad arrestare la donna, probabilmente per via del suo aspetto rassicurante e del suo status rispettabile.
La parte finale invece si concentra sulla massificazione della violenza, pone delle riflessioni sul mito, la stessa protagonista in fondo è influenzata ed affascinata dalle figure dei famosi serial killer, ed in un certo senso fa la stessa fine, una volta incolpata diviene una celebrità - fantastici i figli che la paragonano a Freddy e Jason -, come si vede ad esempio col buttafuori del locale che la fa passare senza perquisirla solo perché famosa, o nelle fasi del processo in cui i figli vendono gadget della madre sfruttando il suo periodo di celebrità, fino alla bellissima trovata della serie TV su cui lucrare ancora di più.
Waters dirige un film divertentissimo, nero nell'anima ma colorato e limpido nella messa in scena, con le sue casette tutte ordinate, i suoi colori pop, i giardinetti curati, ed un mare di cinismo, dialoghi di altissimo livello - grandioso il cliente del padre che per quanto dolore gli fa durante l'intervento lo paragona al dentista de "Il maratoneta" - l'ennesima, frizzante, stoccata alla middle class americana.