Discreto western di Sollima con un ottimo cast, specialmente il duo di protagonisti, così diversi da loro, il primo è un Lee Van Cleef autoritario, che in parte ricalca quel temperamento freddo, quello sguardo glaciale, visto già nei film con Leone, che interpreta un famoso pistolero con ambizioni politiche a cui viene affidato il compito di far fuori un ultimo criminale in cambio di grossi fondi per la propaganda, dall'altro abbiamo un Tomas Milian che interpreta questo fuggiasco messicano, un personaggio picaresco, sporco, dai comportamenti quasi primitivi, furbissimo ma mai violento, accusato dell'omicidio di una ragazzina, il contrasto tra le personalità dei due riesce a dare un buon brio al film, sfociando spesso e volentieri in una simpatica ironia.
La parte centrale del film è una sorta di inseguimento tra i due, che riescono a beccarsi a puntate, con diverse scene simpatiche, Van Cleef è un po' quel pistolero infallibile che non sbaglia mai colpo quando deve cacciare i criminali, ma proprio in quest'ultimo, la sua controparte un po' per furbizia, un po' per fortuna, riesce a farla franca, come si vede nella bella scena del serpente, nel quale Milian riesce ad ingannarlo facendogli credere di essere stato morso e poi fuggendo via, o nella successiva alla prigione, in cui trova un nuovo stratagemma per fuggire attraverso una falla delle sbarre.
Questo dualismo diventa presto la colonna vertebrale del film, ed allo stesso tempo, pone le basi per l'interessante riflessione che la sceneggiatura vuole esplicitare, col personaggio di Milian accusato di questo omicidio, che non ha la possibilità di replicare, con Van Cleef che prova a farlo fuori prima che possa difendersi a parole, da qui scaturisce anche una riflessione sullo status, sul pistolero che inizialmente crede alla parola del ricco latifondiere, perché pieno di soldi e non da modo al povero messicano di parlare, ma sul finale, il film prede quasi una piega da buddy movie, in cui queste due personalità in qualche modo entreranno in sintonia, fino all'inevitabile confronto finale, erede del triello di Leone, che riserva delle belle sorprese.
Non il migliore di Sollima ma è un discreto prodotto di genere, menzione di merito per l'ennesima grande colonna sonora di Morricone.