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EUROPA '51 regia di Roberto Rossellini

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stratoZ     8 / 10  oggi alle 13:13:00 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Seconda collaborazione tra Rossellini ed Ingrid Bergman e anche questo come il precedente è un film bellissimo, un dramma molto potente, lacerante ed amaro, che mostra la cinica società del dopoguerra senza filtri, con lo stile diretto del regista ed una Bergman che regala l'ennesima interpretazione straordinaria, la storia di Irene è estremamente toccante, una donna della borghesia romana, sposata con un ricco dirigente che sembra vivere in una bolla fatta di apparenze, una casa lussuosa ed il pensiero solo a fare bella figura con gli ospiti, è durante questa cena con amici che il figlioletto, che provava ad attirare le attenzioni della madre, tenta il suicidio, gettandosi dalle scale e morendo in ospedale qualche giorno dopo, è qui che inizia il percorso psicologico ed esistenziale della protagonista, che sembra intraprendere una sorta di viaggio di redenzione per i lancinanti senti di colpa che la affliggono, realizzando quanto fosse stata distaccata in precedenza dal figlio e cercando di fare del bene per alleviare questo dolore, venendo anche spronata dal cugino.

Il film, nella parte centrale, mostra la nuova vita intrapresa da Irene, il suo continuo fare del bene alle famiglie bisognose, sviluppando una forte empatia, venendo a contatto con una realtà totalmente diversa da quella vissuta fino a quel momento, entrando in una quotidianità fatta di stenti, portandola sempre di più ad avvicinarsi alla causa, a legare con le persone a cui dà aiuto, fino a conseguenze spiacevoli con la sua famiglia, che inizia ad ostacolare questo percorso, è qui che fuoriesce tutta la critica alla mentalità altoborghese, la totale mancanza di empatia del marito e dei restanti familiari, che riesce a far sospettare che dietro tutto questo fare del bene ci sia un doppio scopo, come può essere un tradimento, cosa che non riusciranno mai a provare, arrivando alla parte finale del film nella quale la donna, dopo aver aiutato un giovane a fuggire dopo un furto, nonostante l'abbia efficacemente persuaso a costituirsi, finisce per essere internata in una clinica psichiatrica, ecco questo elemento è il cuore del significato del film, la totale non accettazione della famiglia del comportamento di Irene la fa bollare come una pazza, una persona che fa del bene incondizionato in questa società così cinica viene subito etichettata, gli stessi dottori sono succubi di questa mentalità e pure lo stesso prete col quale Irene ha un confronto, vede dei problemi di fondo in questo suo comportamento, andando in un paradossale contrasto con la stessa religione che professa, e da qui il film si può collegare ad argomenti più importanti, la figura della protagonista, come nel precedente capitolo, oltre ad essere una mosca bianca, oltre ad avere una solitudine interiore disarmante in una società così distaccata, assume anche un ruolo cristologico, e proprio per questo non viene compresa, viene automaticamente bollata come fuori di testa e pericolosa, in questo il film sembra avere un sottile collegamento con l'opera di Dreyer che nel corso della sua carriera ha approfondito questo concetto, rendendolo in maniera particolarmente toccante nelle bellissime sequenze finali dove almeno c'è la magra consolazione, che il bene, almeno dagli ultimi, viene riconosciuto, ma purtroppo, sono quelli più forti a decidere le sorti.

Dramma bellissimo.