Prima collaborazione tra Rossellini ed Ingrid Bergman, "Stromboli" è un film che ho apprezzato parecchio, soprattutto stilisticamente, è un Rossellini atipico, nel quale unisce il suo stile ad altre influenze, prosegue coerentemente con le sue tematiche, mostrando l'Italia del tempo, tra la guerra e le sue conseguenze, ed allo stesso tempo integra momenti fino ad allora inediti, uno degli aspetti migliori è l'ambientazione, quella appunto di Stromboli, luogo recondito, quasi estremo, nel quale l'uomo vive a contatto con la natura e ne subisce l'impeto, fin dall'inizio con le storie sulla precedente eruzione, allo stesso tempo, subendone anche le conseguenze a livello demografico, con una progressiva depopolazione dell'isola, tra quelli che emigrano per cercare fortuna altrove e quelli impauriti da un'eventuale nuova catastrofe naturale, è in questo contesto che si inserisce il personaggio di Karin, profuga lituana che sposa un pescatore ai tempi arruolato, pur di fuggire dalla vita del campo in cui era costretta a stare, tuttavia l'inserimento di Karin non sarà per nulla facile, la narrazione, soprattutto nella parte centrale, mostra efficacemente una grossa differenza dei punti di vista, quello di una popolazione abituata a vivere in quelle condizioni, in un borghetto semideserto dove il tempo sembra essersi fermato, in cui ancora vige un certo bigottismo ed arretratismo - e qui, ci potrebbero essere delle interessanti influenze su un cinema come quello della Wertmuller ad esempio, ma anche alcune opere di Fulci e Rosi, autori che hanno spesso indagato e mostrato una tale condizione nei decenni successivi -, e quello di una giovane donna venuta da lontano che non riesce ad entrare in sintonia con gli usi ed i costumi del posto, attirandosi le avversità del resto della popolazione.
Rossellini in questa vicenda riesce a toccare svariati temi, dall'incomunicabilità di coppia, data dalla notevole differenza culturale, soprattutto per via dell'arretratezza del marito, mai empatico, dispotico e possessivo, al punto da portare la donna sull'orlo dell'esaurimento, alla fede, con la figura del prete ed il rapporto che ha con la protagonista, "Con me Dio non è mai stato misericordioso", enuncia lei in un momento di frustrazione, mostrando fin da quegli attimi una forte distanza tra i due, col prete che, anch'esso influenzato dal contesto, fa barriera, non provando la minima empatia nei confronti della donna, la tematica ripresa negli attimi finali sembra riportare ad una fede senza intermediari, nella quale la donna riesce a comunicare con Dio in un estremo atto di sopravvivenza ed amore per il figlio che porta in grembo, riportando il prete ad una dimensione umana e di conseguenza fallace.
E poi c'è lo splendido scontro uomo natura, il contesto di Stromboli, così efficace nel creare un'atmosfera asfissiante come i suoi gas, nella quale la protagonista si sente costantemente intrappolata, regalando sequenze meravigliose, mi viene in mente quella della pesca ai tonni, nella quale si sente una forte influenza del cinema di Flaherty, o l'eruzione del vulcano, scena non presente in sceneggiatura ma che Rossellini ha voluto girare perché avvenuta davvero durante le riprese, ed ovviamente lo splendido finale sulle vette, che regala dei momenti intensissimi.
Film splendido, con una Bergman che dimostra ancora una volta tutto il suo talento, l'algido temperamento del personaggio che tuttavia riesce a trasmettere un'empatia incredibile, tutta la sua sofferenza in un contesto che sembra sopprimerla, l'ottimo cast di contorno, fatto di attori non professionisti, quasi tutta gente del posto che recita in siciliano, la speranza di un futuro migliore rinvigorita da una nuova vita dentro di sè.