stratoZ 8 / 10 oggi alle 11:28:27 » Rispondi ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER
Giulio Questi, peculiarissimo autore del cinema di genere italiano, dirige uno spaghetti western totalmente atipico, un'opera cattivissima, violenta, estremamente cruenta e senza pietà, con un forte cinismo di fondo, un film che si scaglia amaramente contro l'avarizia, mostrando una cittadina finire nel caos più totale per via dell'arrivo di questo tanto agognato oro, lo fa con un linguaggio grezzo ed iperbolico che va a scavare nei lati più bui dell'animo umano, innescando una componente gore addirittura vicina all'horror.
L'incipit sembra quello di un comunissimo spaghetti western, col protagonista che dopo un colpo assieme ad altri banditi viene tradito, fucilato e lasciato morire in mezzo al deserto, con i traditori che si porteranno l'oro fino alla cittadina successiva, successivamente viene ritrovato da degli indiani che in qualche modo riescono a salvargli la vita, da qui va a cercare i vecchi compagni meditando vendetta, ma già da qui, il film, che sembrava prendere i tratti di un revenge movie, cambia totalmente aspetto, infatti non sarà più il protagonista a vendicarsi, quanto gli stessi abitanti della cittadina, che intuiscono la presenza di un gran bel bottino d'oro, che decidono di far fuori i banditi ed appropriarsene, scantenando a loro volta altri doppi giochi e tradimenti che portano la città totalmente nel caos.
Ora, personalmente ritengo il film, specie nella parte centrale, soffra un po' narrativamente, probabilmente per la mole di personaggi, comunque corposa, che tende a far perdere lo spettatore tra le loro vicende, vecchi attriti, accordi sottobanco, tradimenti e via dicendo - ad esempio, il personaggio della moglie considerata pazza, per me poteva essere tranquillamente tagliato, aggiunge ben poco -, con un montaggio non sempre ottimale, almeno sotto il punto di vista della gestione dei tempi, tuttavia, tuttavia, questo difetto viene ben coperto dall'abilità registica di Questi, che obiettivamente, impone il suo stile, ed imprime alcune sequenze semplicemente clamorose, andando ad estremizzare questa rappresentazione dell'avarizia, con momenti disumani che mostrano quanto l'oro riesca a far smettere di ragionare qualsiasi cittadino, quanto anche i sentimenti vengano messi da parte, una brama che passa sopra anche la morte di un figlio, come nel caso di Templer, andando addirittura ad intaccare il rito dei morti, segno di civiltà fin dalla preistoria, nascondendo l'oro nella bara e con conseguente disseppellimento dei cadaveri, ecco questa simbolicamente è la definitiva regressione della civiltà umana, messa in scena così splendidamente, con quella splendida sequenza dei cittadini che spoliano ogni tomba.
O ancora, la bellissima scena del cadavere del bandito, che viene tenuto in vita inizialmente per reperire informazioni sull'oro, ma che viene distrutto e scavato a mani nude tra atroci sofferenze appena scoprono che le pallottole sono fatte d'oro e fanno a gara per accaparrarsele, o ancora la sottrazione dello scalpo all'indiano, in una scena cruentissima che mostra come ormai la situazione nella città sia fuori controllo, l'esplosione del cavallo, in questa guerra che coinvolge anche gli innocenti animali, ed infine, quella meravigliosa sequenza finale dell'incendio, con Hegermann che antepone l'oro alla sua stessa vita, finendo ustionato dall'oro fuso dalle fiamme, in perfetto contrappasso.
Film bellissimo, violento e cattivo, con un protagonista interpretato da Tomas Milian che resta quasi inerme nell'assistere a quest'autodistruzione per l'oro da parte dei cittadini, un film che racchiude tutta la follia causata da una cupidigia così contaminante, che annulla ogni residuo di umanità.