Fritz Lang dirige un western abbastanza atipico, soprattutto per il periodo, a cui va dato il merito di essere uno dei primi prodotti del genere a presentare una figura femminile così carismatica e con così tanta importanza narrativa, negli anni successivi, autori come Nicholas Ray - "Johnny Guitar" - e Samuel Fuller - "Forty guns" - con buona probabilità ne verranno influenzati, qui una Marlene Dietrich ormai matura, oltre la soglia dei cinquant'anni, caratterizza una variazione dei ruoli che l'hanno celebre prima nel dramma e poi nel noir hollywoodiano, di cui lo stesso Lang è stato uno dei protagonisti assoluti, ed in parte si vede nello sviluppo dei rapporti.
Il film, soprattutto nella prima parte, ha una struttura da vero e proprio revenge movie, narrando la ricerca da parte Vern, un tranquillo proprietario di un ranch, degli assassini che hanno ucciso la sua fidanzata durante una rapina finita male, andando a mostrare con una certa costanza la testardaggine del personaggio nel cercare indizi che possano portarlo ai carnefici, venendo a conoscenza del nome di Chuck-a-luck, luogo gestito da Altar Kane, il personaggio della Dietrich appunto, una sorta di oasi per criminali dove trovano copertura tramite lei, potendosi dedicare agli stravizi tipici del west, tra alcool e gioco d'azzardo.
Nella seconda parte il film incrementa la componente melodrammatica, ed è qui che Lang mostra tutta la sua maestria - non che ce ne fosse bisogno, visto i titoli che aveva diretto fino a quel momento - innescando i rapporti sentimentali, che vedono al centro il personaggio di Altar e creando dei contrasti emotivi molto forti, con Vern deciso a cercare vendetta per quanto accaduto precedentemente, fino alle inevitabili sparatorie che portano ad un climax finale fortissimo e particolarmente doloroso.
Girato con due lire, non è un film privo di difetti, basti vedere gli sfondi, spesso fin troppo artefatti, anche per il periodo, le poche location, con una fotografia particolarmente satura, ha comunque una componente narrativa validissima, che mostra quanto il regista austriaco sia stato capace di giostrarsi ottimamente in più generi, andando a toccare tematiche molto vicine al suo cinema, dalla vendetta, alle riflessioni su bene e male, dalla morte all'amore, spesso legati indissolubilmente, una collaborazione non prima di problemi, quella con la Dietrich, che regala un personaggio che da un lato ricorda quella femme fatale, tanto cara ad entrambi negli anni precedenti, dall'altro porta con sé una riflessione sul cambiamento.