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TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE regia di Alan J. Pakula

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stratoZ     8 / 10  19/06/2026 14:46:48 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Grandissimo film di Pakula, tra i migliori rappresentanti del cinema d'inchiesta americano, da cui tanti altri autori prenderanno spunto in futuro - penso Oliver Stone, ad esempio, che apprezzo molto, deve fare un monumento a sto film - nonché un'icona della New Hollywood per il suo stile secco, quasi minimale, senza fronzoli, che valorizza una grandiosa sceneggiatura che va a scavare i meccanismi del potere tramite l'inchiesta giornalistica di due reporter del Washington Post, riportando la vera storia che vi è alla base dello scandalo del Watergate.

Eravamo nell'America di inizio anni settanta, un paese in fase di transizione, appena dopo il grande fenomeno della controcultura ed in una fase di ritiro dalle truppe del Vietnam, con Nixon all'apice della popolarità, lo scandalo emerge quasi casualmente, con questi ladri fermati dalle forze dell'ordine che vengono interrogati dal giudice, dei quali Bob Woodward sente la deposizione, venendo insospettito dal loro collegamento con la CIA ed altri enti governativi, da qui lui ed il suo giovane collega Carl, andranno pian piano ad approfondire la vicenda, il cuore del film è una splendida descrizione del contesto nel quale i due giornalisti lottano per tirare fuori ogni minima informazione, la regia ricostruisce un'atmosfera tesa, dominata dall'omertà delle persone interpellate dai giornalisti, con la costante sensazione che ci sia dietro qualcosa di più grande, arrivando nella seconda parte anche a delle velate minacce e temere per la propria vita, tramite questa indagine pian piano emergono delle dinamiche di potere collegate al Comitato per la rielezione del Presidente ed altri importanti membri della Casa Bianca, tra contabili, gestori di fondi e via dicendo, che riportano allo scandalo principale, tra spionaggio, intercettazioni, pedinamenti e gravi violazioni della privacy di avversari politici.

La sceneggiatura procede efficacemente tra i rumorosi uffici del Washington Post, il continuo struggersi dei due protagonisti per tirare fuori a forza delle verità da tante persone collegate alla vicenda, la titubanza dei superiori, costantemente in dilemma sulla decisione se coraggiosamente procedere o fermarsi prima di avere conseguenze che siano legali o di reputazione, con i due giornalisti che come delle palle pazze fanno avanti ed indietro dalle abitazioni delle persone coinvolte, dichiarazioni confermate che vengono smentite subito dopo, il vento del potere che arriva e cambia le carte in tavola, mostrando come questa macchina abbia di tentacoli lunghissimi, andando a toccare tutto, dalle agenzie di sicurezza nazionale ai ministeri, passando per gli stessi tribunali, una serie di informatori impauriti, come il mitico Deep Throat, sempre inquadrato in quel parcheggio in penombra con la sigaretta in bocca e la sua assertività, sembrava appena uscito da un film con Humphrey Bogart.

Pakula propone uno stile secco ed essenziale, che basa la sua potenza sui dialoghi, ovviamente, è impossibile non citare le grandi interpretazioni di due giganti del cinema come Hoffmann e Redford, entrambi in prestazioni eccelse, soprattutto Hoffmann mi ha stupito per il suo essere così calibrato, mai sopra le righe a differenza di tanti altri film del periodo, una performance misurata di gran valore, oltre che, il mitico Jason Robards, che addirittura si è portato l'oscar, nel ruolo del direttore del giornale, una fotografia particolarmente povera di colore, dominata dal bianco degli interni della redazione e negli esterni spesso ambientata in notturna con le luci della città che spezzano quel buio pesto, un ottimo ritmo che nonostante il ripetersi ciclico di tante situazioni, riesce a tenere sulle spine per tutta la durata.

Molto bello.