Kevin Costner all'esordio alla regia dirige uno dei western revisionisti più famosi di sempre, da fan del genere, e di questo, considerabile, sottogenere, non lo trovo tra i migliori esempi, principalmente per il suo essere fuori tempo massimo, per intenderci, erano passati più di vent'anni dall'esplosione del fenomeno, da western come "Little big man", "Blue Soldier", "Jeremiah Johnson" o "A man called horse", che in quell'epoca caratterizzata da grossi cambiamenti culturali in occidente, avevano dato un nuovo punto di vista, il film in questione è una versione lievemente più edulcorata dei film appena citati, che comunque presenta delle brutalità non indifferenti, vista la storia narrata, ma a mio parere è poco costante qualitativamente, alternando elementi di grosso pregio a scelte di pura convenienza per non destabilizzare troppo lo spettatore, in ogni caso, è un buon prodotto, non eccellente, con l'ottima funzionalità di riuscire ad essere didattico nel mostrare gli orrori dell'esercito americano alla conquista del west, un vero e proprio genocidio a danno dei nativi, tanto che ricordo, la mia prima visione fu alle medie, con la professoressa di storia che volle farcelo vedere a tutti i costi, diciamo che per un contesto del genere è ottimo.
Ma in ogni caso il film ha evidenti pregi, la storia molto semplice, dilatata in ben tre ore che tuttavia scorrono benissimo, narra di questo ufficiale dell'esercito americano a cui, dopo una rocambolesca combinazione, nella quale fa un gesto eroico tentando il suicidio, viene data la possibilità di scegliere il posto dove servire, andando in un avamposto lontanissimo, un posto di frontiera disabitato nell'attesa arrivi l'esercito, è qui che l'uomo, interpretato dallo stesso Kevin Constner, viene a contatto con la natura incontaminata del posto, prima facendo conoscenza con un timido e poco aggressivo lupo che si aggira per le zone e poi venendo a contatto con i Sioux, una tribù nativa, con la quale inizierà un progressivo avvicinamento, è questa la parte centrale del film che ben mostra i rapporti tra l'uomo bianco, colonizzatore e violento, temuto dalla stessa tribù, come si vede nell'approccio che hanno all'arrivo del protagonista ed i nativi, andando pian piano a scandagliare le abitudini, le tradizioni, di quelli considerati fino a prima selvaggi, questa parte centrale sembra una vera e propria bolla, nella quale la mente del protagonista si apre alla curiosità ed alla conoscienza, nella quale si integra e combatte con loro, nella quale comprende la spiritualità del popolo, impara la lingua, stabilisce un vero e proprio contatto con la natura come da usanza, allo stesso tempo però, uno degli elementi migliori del film, è la malinconia intrinseca alla vicenda, con lo spettatore che pian piano si affeziona e prova empatia verso la stessa tribù che però è avvertito e consapevole di un futuro arrivo dell'esercito, che sembra segnare il destino dei nativi vista la natura violenta e xenofoba dei militari.
L'ultima parte è quella che concretizza questa paura, con l'arrivo dell'esercito all'avamposto, che se la prende anche col protagonista, considerato un traditore per aver accolto le tradizioni ed i costumi della tribù, mostrando con brutalità quanto il razzismo e la chiusura mentale dilagassero, e spesso sfociassero in atti violenti, riservando diverse sequenze non facilmente digeribili - il povero lupetto ucciso per gioco è stato terribile -
Il film presenta una componente tecnica notevole, con una gradevolissima fotografia che valorizza le lunghe distese del Nebraska, i fiumi incontaminati, i tramonti dai colori caldi, così come una regia che ben mostra le scene d'azione, come la caccia al bisonte o la lunga sequenza di guerra contro la tribù rivale, assieme ad una bella colonna sonora, tra gli aspetti che ho gradito di meno c'è invece la storia d'amore, che fondamentalmente, sembra ficcata lì forzatamente per accontentare il pubblico, e l'uso del narratore esterno, a mio parere assolutamente non necessario, dato che gli eventi vengono narrati così bene dalle immagini, in ogni caso, è un gran bel western revisionista, che raggiunge ottimamente il suo scopo.